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	<title>Trame 1 &#187; giovanni falcone | Trame 1</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>Una penna, tante pagine scritte e il ricordo di Giovanni Falcone</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 17:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il secondo giorno di Trame e davanti al pubblico di Palazzo Nicotera, che ha ormai esaurito la sua capienza massima, Marcelle Padovani racconta &#8220;Cose di Cosa Nostra&#8221;. &#160; *foto di Mario Spada Tano Grasso introduce questo secondo &#8220;libro senza tempo&#8221;, che segue a ruota la presentazione di &#8220;La Mafia in Casa Mia&#8221; tenutasi ventiquattr&#8217;ore prima a Palazzo Panariti. Raffaella Calandra modera magistralmente la discussione: le sue domande ci fanno scoprire i tratti salienti della personalità di Falcone e, grazie alla testimonianza del procuratore aggiunto di Napoli Gianni Melillo, mettono in nuova luce i suoi insegnamenti. Giovanni Falcone era una persona &#8220;diffidente e timida&#8221; dice Marcelle Padovani, che lo ha conosciuto a Palermo nel 1984, dopo le prime confessioni di Buscetta. Un personaggio scomodo, &#8220;molto ostacolato in vita&#8221; sottolinea Gianni Melillo, non solo dai nemici ma anche dai colleghi. Ma lui andava avanti nelle sue indagini, con grandi capacità di &#8220;osservazione, memoria e attenzione ai dettagli&#8221; dice Marcelle Padovani. &#8220;Falcone sapeva interpretare il più piccolo gesto delle persone che interrogava&#8221; e riusciva così a ricavare delle testimonianze fondamentali. Ma sempre manteneva il distacco con grande professionalità, in mezzo al giudice e al pentito c&#8217;era sempre &#8220;il tavolo dello stato&#8221;, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È il secondo giorno di Trame e davanti al pubblico di Palazzo Nicotera, che ha ormai esaurito la sua capienza massima, Marcelle Padovani racconta &#8220;Cose di Cosa Nostra&#8221;.</p>
<p><span id="more-2137"></span><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/marcelle-padovani-mario-spada.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2139" title="trame festival" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/marcelle-padovani-mario-spada.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><a title="Mario Spada - Photographer" href="www.mariospada.it"><span style="color: #888888">*foto di Mario Spada</span></a></p>
<p>Tano Grasso introduce questo secondo &#8220;libro senza tempo&#8221;, che segue a  ruota la presentazione di &#8220;La Mafia in Casa Mia&#8221; tenutasi  ventiquattr&#8217;ore prima a Palazzo Panariti. <img title="More..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />Raffaella Calandra modera magistralmente la discussione: le sue domande ci fanno scoprire i tratti salienti della personalità di Falcone e, grazie alla testimonianza del procuratore aggiunto di Napoli Gianni Melillo, mettono in nuova luce i suoi insegnamenti.</p>
<p>Giovanni Falcone era una persona &#8220;diffidente e timida&#8221; dice Marcelle Padovani, che lo ha conosciuto a Palermo nel 1984, dopo le prime confessioni di Buscetta. Un personaggio scomodo, &#8220;molto ostacolato in vita&#8221; sottolinea Gianni Melillo, non solo dai nemici ma anche dai colleghi. Ma lui andava avanti nelle sue indagini, con grandi capacità di &#8220;osservazione, memoria e attenzione ai dettagli&#8221; dice Marcelle Padovani. &#8220;Falcone sapeva interpretare il più piccolo gesto delle persone che interrogava&#8221; e riusciva così a ricavare delle testimonianze fondamentali. Ma sempre manteneva il distacco con grande professionalità, in mezzo al giudice e al pentito c&#8217;era sempre &#8220;il tavolo dello stato&#8221;, il rispetto reciproco dei ruoli. Nutriva grande fiducia nello stato e speranza nella lotta alle mafie, &#8220;era convinto che Buscetta fosse il primo di una serie di pentiti&#8221;, aggiunge la Padovani, che avrebbero aiutato a sconfiggere Cosa Nostra.</p>
<p>L&#8217;eredità di Falcone sta nei suoi metodi di lavoro innovativo &#8211; la flessibilità degli ufficiali giudiziari che venivano continuamente trasferiti, il lavoro di squadra -. &#8220;Falcone costruiva una vera e propria organizzazione che si contrapponeva a Cosa Nostra&#8221; dice Gianni Melillo. Marcelle Padovani approfondisce: &#8220;spersonalizzare la lotta, diminuire l&#8217;individuabilità dei singoli magistrati e aumentare la responsabilità collettiva nelle condanne, il pragmatismo del suo sistema di lavoro, e l&#8217;instancabile ricerca di prove certe&#8221;, questo era &#8220;il metodo Falcone&#8221;. Un metodo di successo, che aveva permesso di aumentare lo scontro, a un livello tale &#8220;da non essere più tollerabile da Cosa Nostra&#8221;, conclude Melillo.</p>
<p>Ciò che tangibile rimane dall&#8217;esperienza del giudice Falcone, è il &#8220;consolidamento del lavoro di squadra all&#8217;interno della magistratura&#8221; racconta Melillo. La Padovani denuncia invece &#8220;l&#8217;inflazione degli amici di Giovanni Falcone oggi&#8221;, tra i quali molti colleghi che lo lasciarono solo negli ultimi anni e che oggi percorrono strade perpendicolari alla sua. Con un breve racconto su una penna, regalata a Falcone durante una delle interviste e oggi ritornata a lei, Marcelle Padovani chiude un incontro che ha emozionato lei e la tutta la gente presente, tra scroscianti applausi e l&#8217;energia di una memoria rinnovata.</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">d.c</span>.</p>
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