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	<title>Trame 1 &#187; giuseppe francese | Trame 1</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>Morte di un giornalista logorato dalla mafia</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 14:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quarto comandamento è la storia di Mario Francese, giornalista ucciso da Cosa Nostra a Palermo nel 1979, e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia. Ne ha parlato al Trame Festival l&#8217;autrice, Francesca Barra, insieme a Lirio Abbate e Francesco La Licata. Una storia, quella di Mario Francese, rimasta sepolta per anni. Era il 26 Gennaio del 1979 quando sei colpi di pistola distrussero la vita del giornalista e della sua intera famiglia. &#8220;Bum bum bum&#8221;, così descriveva l&#8217;allora dodicenne Giuseppe il terribile avvenimento, verificatosi proprio davanti alla porta di casa sua. E lo descriveva senza poter capire, inizialmente, che in quei sei colpi a perdere la vita era stato suo padre. *foto di Mario Spada Mario Francese era un cronista di giudiziaria e lavorava per Il Giornale di Sicilia. Un giornalista lasciato da solo all&#8217;interno della sua stessa redazione perché troppo attento, troppo puntuale, troppo libero rispetto a un contesto, quello in cui nuotava l&#8217;informazione siciliana, strozzato e inadempiente. &#8220;L&#8217;editoria siciliana era ed è caratterizzata dal duopolio di due grandi famiglie di imprenditori-editori che da cento anni gestiscono i giornali siciliani&#8221; commenta durante l&#8217;incontro il giornalista Francesco La Licata &#8211; &#8220;solo poche eccezioni, come L&#8217;ora di Palermo, cercarono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il quarto comandamento</em> è la storia di Mario Francese, giornalista ucciso da Cosa Nostra a Palermo nel 1979, e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia. <span id="more-2107"></span>Ne ha parlato al Trame Festival l&#8217;autrice, Francesca Barra, insieme a Lirio Abbate e Francesco La Licata.<br />
Una storia, quella di Mario Francese, rimasta sepolta per anni. Era il 26 Gennaio del 1979 quando sei colpi di pistola distrussero la vita del giornalista e della sua intera famiglia. &#8220;Bum bum bum&#8221;, così descriveva l&#8217;allora dodicenne Giuseppe il terribile avvenimento, verificatosi proprio davanti alla porta di casa sua. E lo descriveva senza poter capire, inizialmente, che in quei sei colpi a perdere la vita era stato suo padre.</p>
<p><em><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesca-barra-mario-spada.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2143" title="trame festival - quarto comandamento" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesca-barra-mario-spada.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></em></p>
<p style="text-align: right"><a title="Mario Spada - Photographer" href="www.mariospada.it"><span style="color: #888888">*foto di Mario Spada</span></a></p>
<p>Mario Francese era un cronista di giudiziaria e lavorava per Il Giornale di Sicilia. Un giornalista lasciato da solo all&#8217;interno della sua stessa redazione perché troppo attento, troppo puntuale, troppo libero rispetto a un contesto, quello in cui nuotava l&#8217;informazione siciliana, strozzato e inadempiente. &#8220;L&#8217;editoria siciliana era ed è caratterizzata dal duopolio di due grandi famiglie di imprenditori-editori che da cento anni gestiscono i giornali siciliani&#8221; commenta durante l&#8217;incontro il giornalista Francesco La Licata &#8211; &#8220;solo poche eccezioni, come L&#8217;ora di Palermo, cercarono di bilanciare le mancanze di un giornalismo che non bastava a soddisfare le esigenze dei siciliani&#8221;. La morte di Mario Francese si inserisce in questo scenario. In quegli anni la mafia corleonese si apprestava a fare &#8220;il salto di qualità&#8221; che l&#8217;avrebbe portata a diventare il maggiore gruppo criminale nazionale.</p>
<p>Il libro di Francesca Barra è un libro di denuncia e di amore. La storia di un figlio che logorato dal dolore, provò per vent&#8217;anni, senza mai arrendersi, a far luce sulla morte del padre, combattendo da solo contro il silenzio dei più. Cercando materiali, testimonianze, diventando esso stesso giornalista investigativo per regolare i conti col passato. E ci riuscì. Nel 2002 sono stati arrestati, come esecutori e mandanti dell&#8217;omicidio, i maggiori rappresentanti della Cupola: Bagarella, Riina, Greco, Provenzano. Ma purtroppo il trionfo della giustizia non risparmiò la vita di Giuseppe: il giovane, trovandosi a quel punto come &#8220;svuotato di un senso&#8221;, si impiccò. A pochi mesi dalla sentenza di condanna. &#8220;La mafia uccide non soltanto con le armi&#8221; &#8211; ha commentato Lirio Abbate &#8211; &#8220;la mafia uccide perché ti logora dentro mentre cerchi di capire perché la giustizia non ti dà giustizia: io considero Giuseppe, seppur morto suicida, il nono dei giornalisti uccisi dalla mafia siciliana&#8221;.</p>
<p style="text-align: left">Non diversa è oggi la situazione dell&#8217;informazione italiana. I cronisti che parlano di mafia sono spesso costretti a vivere e lavorare in condizioni di pericolo e isolamento: &#8220;Ieri mentre seguivo l&#8217;incontro con i cronisti calabresi &#8211; ha affermato La Licata &#8211; &#8220;mi è sembrato di assistere a qualcosa di già visto in Sicilia prima delle stragi del &#8217;92-&#8217;93&#8221;. Dopo le tragedie di quegli anni infatti qualcosa era cambiato, c&#8217;era stata una ribellione civile smossa dal risveglio delle coscienze. &#8220;Non è possibile&#8221; &#8211; ha concluso La Licata &#8211; &#8220;che si debba aspettare l&#8217;avvento di lutti gravissimi per prendere coscienza di un problema, quello dell&#8217;informazione minacciata, che è invece ormai anche in Calabria lapalissiano&#8221;.</p>
<p style="text-align: right"><em><span style="color: #888888">g.g.</span></em></p>
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