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	<title>Trame 1 &#187; lirio abbate | Trame 1</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>la maglietta di Trame all&#8217;asta di Caterpillar per Libera</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 22:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un viaggio lungo e appassionato durato esattamente 7 giorni. Molti i passaggi di mano: quelle delle 3 volontarie incaricate degli autografi, quelle degli oltre 130 ospiti del festival, quelle di Lisa Tropea di Caterpillar, quelle dei curiosi che si domandavano cosa significasse quella maglietta. Quella maglietta è una delle nostre magliette. Una maglietta con stampata una mano solcata da linee della vita che si intrecciano come Trame. Così, se da una parte le mafie intrecciano loschi affari e alimentano la paura, dall&#8217;altra parte esistono persone, come quelle arrivate da tutta Italia al festival di Lamezia Terme, che intrecciano le loro di vite per ribellarsi attraverso la cultura.   La mano disegnata da Guido Scarabottolo è stata per 5 giorni il simbolo di un terremoto culturale che ha invaso la Calabria e ora attende sabato pomeriggio per essere battuta all&#8217;asta di Caterpillar in favore di Libera, qualcuno che non era a Lamezia potrà portarsi a casa il simbolo di una prima scintilla di rivoluzione innescata a Lamezia Terme contro le mafie. Qui le immagini della puntata di Radio2 a Senigallia con la consegna della maglietta e qui le immagini del Piccolo talk serale con Sandro Ruotolo, Lirio Abbate, Fabrizio Gatti e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un viaggio lungo e appassionato durato esattamente 7 giorni. Molti i passaggi di mano: quelle delle 3 volontarie incaricate degli autografi, quelle degli oltre 130 ospiti del festival, quelle di Lisa Tropea di Caterpillar, quelle dei curiosi che si domandavano cosa significasse quella maglietta.<span id="more-2188"></span></p>
<p>Quella maglietta è una delle nostre magliette. Una maglietta con stampata una mano solcata da linee della vita che si intrecciano come <em>Trame</em>. Così, se da una parte le mafie intrecciano loschi affari e alimentano la paura, dall&#8217;altra parte esistono persone, come quelle arrivate da tutta Italia al festival di Lamezia Terme, che intrecciano le loro di vite per ribellarsi attraverso la cultura.   La mano disegnata da Guido Scarabottolo è stata per 5 giorni il simbolo di un terremoto culturale che ha invaso la Calabria e ora attende sabato pomeriggio per essere battuta all&#8217;asta di Caterpillar in favore di Libera, qualcuno che non era a Lamezia potrà portarsi a casa il simbolo di una prima scintilla di rivoluzione innescata a Lamezia Terme contro le mafie.</p>
<p><a title="Caterpillar - 28 giugno " href="http://caterpillar.blog.rai.it/2011/06/28/28-giugno-h-18-00/">Qui</a> le immagini della puntata di Radio2 a Senigallia con la consegna della maglietta e <a href="http://caterpillar.blog.rai.it/2011/06/28/28-giugno-h-22-30/">qui</a> le immagini del <em>Piccolo talk</em> serale con Sandro Ruotolo, Lirio Abbate, Fabrizio Gatti e Flavia Perina.</p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/lirio-abbate-caterpillar1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2195" title="lirio-abbate-caterpillar" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/lirio-abbate-caterpillar1.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Morte di un giornalista logorato dalla mafia</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 14:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il quarto comandamento è la storia di Mario Francese, giornalista ucciso da Cosa Nostra a Palermo nel 1979, e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia. Ne ha parlato al Trame Festival l&#8217;autrice, Francesca Barra, insieme a Lirio Abbate e Francesco La Licata. Una storia, quella di Mario Francese, rimasta sepolta per anni. Era il 26 Gennaio del 1979 quando sei colpi di pistola distrussero la vita del giornalista e della sua intera famiglia. &#8220;Bum bum bum&#8221;, così descriveva l&#8217;allora dodicenne Giuseppe il terribile avvenimento, verificatosi proprio davanti alla porta di casa sua. E lo descriveva senza poter capire, inizialmente, che in quei sei colpi a perdere la vita era stato suo padre. *foto di Mario Spada Mario Francese era un cronista di giudiziaria e lavorava per Il Giornale di Sicilia. Un giornalista lasciato da solo all&#8217;interno della sua stessa redazione perché troppo attento, troppo puntuale, troppo libero rispetto a un contesto, quello in cui nuotava l&#8217;informazione siciliana, strozzato e inadempiente. &#8220;L&#8217;editoria siciliana era ed è caratterizzata dal duopolio di due grandi famiglie di imprenditori-editori che da cento anni gestiscono i giornali siciliani&#8221; commenta durante l&#8217;incontro il giornalista Francesco La Licata &#8211; &#8220;solo poche eccezioni, come L&#8217;ora di Palermo, cercarono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il quarto comandamento</em> è la storia di Mario Francese, giornalista ucciso da Cosa Nostra a Palermo nel 1979, e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia. <span id="more-2107"></span>Ne ha parlato al Trame Festival l&#8217;autrice, Francesca Barra, insieme a Lirio Abbate e Francesco La Licata.<br />
Una storia, quella di Mario Francese, rimasta sepolta per anni. Era il 26 Gennaio del 1979 quando sei colpi di pistola distrussero la vita del giornalista e della sua intera famiglia. &#8220;Bum bum bum&#8221;, così descriveva l&#8217;allora dodicenne Giuseppe il terribile avvenimento, verificatosi proprio davanti alla porta di casa sua. E lo descriveva senza poter capire, inizialmente, che in quei sei colpi a perdere la vita era stato suo padre.</p>
<p><em><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesca-barra-mario-spada.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2143" title="trame festival - quarto comandamento" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesca-barra-mario-spada.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></em></p>
<p style="text-align: right"><a title="Mario Spada - Photographer" href="www.mariospada.it"><span style="color: #888888">*foto di Mario Spada</span></a></p>
<p>Mario Francese era un cronista di giudiziaria e lavorava per Il Giornale di Sicilia. Un giornalista lasciato da solo all&#8217;interno della sua stessa redazione perché troppo attento, troppo puntuale, troppo libero rispetto a un contesto, quello in cui nuotava l&#8217;informazione siciliana, strozzato e inadempiente. &#8220;L&#8217;editoria siciliana era ed è caratterizzata dal duopolio di due grandi famiglie di imprenditori-editori che da cento anni gestiscono i giornali siciliani&#8221; commenta durante l&#8217;incontro il giornalista Francesco La Licata &#8211; &#8220;solo poche eccezioni, come L&#8217;ora di Palermo, cercarono di bilanciare le mancanze di un giornalismo che non bastava a soddisfare le esigenze dei siciliani&#8221;. La morte di Mario Francese si inserisce in questo scenario. In quegli anni la mafia corleonese si apprestava a fare &#8220;il salto di qualità&#8221; che l&#8217;avrebbe portata a diventare il maggiore gruppo criminale nazionale.</p>
<p>Il libro di Francesca Barra è un libro di denuncia e di amore. La storia di un figlio che logorato dal dolore, provò per vent&#8217;anni, senza mai arrendersi, a far luce sulla morte del padre, combattendo da solo contro il silenzio dei più. Cercando materiali, testimonianze, diventando esso stesso giornalista investigativo per regolare i conti col passato. E ci riuscì. Nel 2002 sono stati arrestati, come esecutori e mandanti dell&#8217;omicidio, i maggiori rappresentanti della Cupola: Bagarella, Riina, Greco, Provenzano. Ma purtroppo il trionfo della giustizia non risparmiò la vita di Giuseppe: il giovane, trovandosi a quel punto come &#8220;svuotato di un senso&#8221;, si impiccò. A pochi mesi dalla sentenza di condanna. &#8220;La mafia uccide non soltanto con le armi&#8221; &#8211; ha commentato Lirio Abbate &#8211; &#8220;la mafia uccide perché ti logora dentro mentre cerchi di capire perché la giustizia non ti dà giustizia: io considero Giuseppe, seppur morto suicida, il nono dei giornalisti uccisi dalla mafia siciliana&#8221;.</p>
<p style="text-align: left">Non diversa è oggi la situazione dell&#8217;informazione italiana. I cronisti che parlano di mafia sono spesso costretti a vivere e lavorare in condizioni di pericolo e isolamento: &#8220;Ieri mentre seguivo l&#8217;incontro con i cronisti calabresi &#8211; ha affermato La Licata &#8211; &#8220;mi è sembrato di assistere a qualcosa di già visto in Sicilia prima delle stragi del &#8217;92-&#8217;93&#8221;. Dopo le tragedie di quegli anni infatti qualcosa era cambiato, c&#8217;era stata una ribellione civile smossa dal risveglio delle coscienze. &#8220;Non è possibile&#8221; &#8211; ha concluso La Licata &#8211; &#8220;che si debba aspettare l&#8217;avvento di lutti gravissimi per prendere coscienza di un problema, quello dell&#8217;informazione minacciata, che è invece ormai anche in Calabria lapalissiano&#8221;.</p>
<p style="text-align: right"><em><span style="color: #888888">g.g.</span></em></p>
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		<title>Si respira aria di &#8220;Trame&#8221; a Lamezia Terme</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 14:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si respira aria nuova a Lamezia Terme. Trame, la prima edizione del Festival dei libri sulla mafia inizia nel secondo giorno di un&#8217;estate che si preannuncia bollente. La cerimonia di apertura si è svolta questa mattina a Palazzo Nicotera, nel centro della città, a pochi passi dalle altre due location nelle quali si terranno gli incontri dell&#8217;evento. Presenti alla cerimonia alcuni dei massimi vertici istituzionali, tra cui il Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci. In una sala gremita di gente, apre la conferenza Tano Grasso, Assessore alla cultura di Lamezia Terme e ideatore del Festival. &#8220;Un&#8217;iniziativa - dice Grasso - unica in Italia, resa possibile grazie all&#8217;impegno di professionisti seri e concreti&#8221;. Non mancano i ringraziamenti a tutti coloro i quali hanno contribuito largamente all&#8217;organizzazione che &#8211; continua l&#8217;assessore &#8211; &#8220;è avvenuta in tempi strettissimi, in condizioni non sempre semplici, e soprattutto in forma di assoluto volontariato&#8221;. Un Festival che nasce in primo luogo come &#8220;operazione politica&#8221; tesa ad alzare la qualità del contrasto alla criminalità organizzata attraverso l&#8217;utilizzo delle due armi più incisive e particolarmente temute dalle mafie: la cultura e la parola. Seguono gli interventi di Armando Caputo, Presidente dell&#8217;Antiracket di Lamezia Terme, Marco Polillo, Presidente dell&#8217;Associazione Italiana Editori [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/aria-di-trame.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2045" title="aria di trame" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/aria-di-trame.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a>Si respira aria nuova a Lamezia Terme. Trame, la prima edizione del Festival dei libri sulla mafia inizia nel secondo giorno di un&#8217;estate che si preannuncia bollente.<span id="more-2036"></span> La cerimonia di apertura si è svolta questa mattina a Palazzo Nicotera, nel centro della città, a pochi passi dalle altre due location nelle quali si terranno gli incontri dell&#8217;evento. Presenti alla cerimonia alcuni dei massimi vertici istituzionali, tra cui il Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci.</p>
<p>In una sala gremita di gente, apre la conferenza Tano Grasso, Assessore alla cultura di Lamezia Terme e ideatore del Festival.</p>
<p><em>&#8220;Un&#8217;iniziativa </em>- dice <strong>Grasso</strong> -<em> unica in Italia, resa possibile grazie all&#8217;impegno di professionisti seri e concreti&#8221;</em>.</p>
<p>Non mancano i ringraziamenti a tutti coloro i quali hanno contribuito largamente all&#8217;organizzazione che &#8211; continua l&#8217;assessore &#8211; &#8220;<em>è avvenuta in tempi strettissimi, in condizioni non sempre semplici, e soprattutto in forma di assoluto volontariato&#8221;</em>. Un Festival che nasce in primo luogo come &#8220;<em>operazione politica&#8221; </em>tesa ad alzare la qualità del contrasto alla criminalità organizzata attraverso l&#8217;utilizzo delle due armi più incisive e particolarmente temute dalle mafie: la cultura e la parola.</p>
<p>Seguono gli interventi di Armando Caputo, Presidente dell&#8217;Antiracket di Lamezia Terme, Marco Polillo, Presidente dell&#8217;Associazione Italiana Editori e Maria Teresa Morano, neo eletta Presidente della Federazione delle associazioni antiracket italiane che ha sottolineato l&#8217;obiettivo di raggiungere una &#8220;consapevolezza sociale del problema mafioso&#8221; e l&#8217;importanza di &#8220;parlare di mafia a Lamezia Terme&#8221;.</p>
<p>La parola passa quindi a Lirio Abbate, giornalista e direttore dell&#8217;evento, minacciato per il suo lavoro dalla mafia e sotto scorta dal 2007. &#8220;<em>Questo Festival può essere un primo passo a supporto di una vera e propria rivoluzione culturale, è fondamentale infatti che il lavoro della magistratura sia supportato dalla forte presa di coscienza e ribellione della società civile&#8221;.</em></p>
<p>Il Sindaco Gianni Speranza chiude l&#8217;incontro dicendosi soddisfatto di vedere la città diventare simbolo dell&#8217;antimafia calabrese: &#8220;L&#8217;intenzione &#8211; dice il primo cittadino &#8211; è quella di portare avanti l&#8217;iniziativa proponendo annualmente nuovi incontri, in modo che questo lavoro possa realmente concretizzarsi in un cambiamento per la città e i calabresi tutti&#8221;. Soddisfatto dell&#8217;arrivo in città di tantissimi libri che saranno tenuti nella biblioteca e nelle scuole, il sindaco evidenzia l&#8217;importanza dell&#8217;evento soprattutto per i ragazzi lametini che considera forti e pieni di entusiasmo. L&#8217;intervento si chiude con una triplice dedica: &#8220;Vorrei pensare in questi giorni a Don Tonino Vattiata, vittima di una recente intimidazione da parte della &#8216;ndrangheta; ai ragazzi della Cooperativa Valle del Marro e ai giovani cronisti calabresi, spesso precari, sottopagati e minacciati&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;augurio di un reale cambiamento si conclude la cerimonia e si dà il via a cinque giorni di conferenze alle quali parteciperanno alcuni tra i maggiori esperti di mafie a livello internazionale, tra magistrati, giornalisti e studiosi. Il primo appuntamento è per oggi pomeriggio alle 17:00 a Palazzo Nicotera. Il tema sul quale ci si concentrerà è quello dell&#8217;informazione calabrese troppo spesso soffocata e resa difficile dai soprusi dei &#8220;potenti&#8221;.</p>
<p style="text-align: right"><em>g.g. e d.c.</em></p>
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		<title>Trame, un terremoto culturale in terra calabra</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/03/prova-news-2/</link>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 10:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La forza delle parole e delle azioni contro le mafie può scuotere le coscienze dei calabresi. Un terremoto culturale capace di far crollare il muro di omertà è quello che vogliamo provocare con «Trame». In questa terra di Calabria martoriata da criminali senza scrupoli che si alimentano anche della paura della gente. E della collusione di amministratori e professionisti infedeli e avidi del denaro sporco. Gli autori e i giornalisti che abbiamo scelto di far intervenire a Trame sono tra i pochi rimasti in questo Paese a svolgere un importante ruolo di supplenza civile e di vigilanza democratica. Supplenza civile nel ricostruire con meticolosa pazienza la memoria di fatti storici oscurati o distorti dalla tv di Stato, dalla televisione commerciale o dagli apparati culturali di regime.Vigilanza democratica nei confronti di un potere ogni giorno più arrogante che alimenta la pratica dell&#8217;omertà di massa. Il generale Videla, sanguinario dittatore argentino, ripeteva spesso: «la memoria è sovversiva». Aveva ragione. La memoria è come un indice puntato contro i crimini del potere che ha necessità di riverginarsi cancellando dalla memoria collettiva i fatti storici. Gli autori di molti libri possono dunque definirsi dei sovversivi. E dunque anch&#8217;io, con il lavoro che faccio producendo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #333333">La forza delle parole e delle azioni contro le mafie può scuotere le coscienze dei calabresi. Un terremoto culturale capace di far crollare il muro di omertà è quello che vogliamo provocare con «Trame».<span id="more-450"></span> In questa terra di Calabria martoriata da criminali  senza scrupoli che si alimentano anche della paura della gente. E della collusione di amministratori e professionisti infedeli e avidi del denaro sporco.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Gli autori e i giornalisti che abbiamo scelto di far intervenire  a  Trame sono tra i pochi rimasti in questo Paese a svolgere un importante ruolo di supplenza civile e di vigilanza democratica. Supplenza civile nel ricostruire con meticolosa  pazienza la memoria di fatti storici oscurati o distorti dalla tv di Stato, dalla televisione commerciale o dagli apparati culturali di regime.Vigilanza democratica nei confronti di un potere ogni giorno più arrogante che alimenta la pratica dell&#8217;omertà di massa.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Il generale Videla, sanguinario dittatore argentino, ripeteva  spesso: «la memoria è sovversiva».</span><br />
<span style="color: #333333"> Aveva ragione.</span><br />
<span style="color: #333333"> La memoria è come un  indice puntato contro i crimini del potere che ha necessità di riverginarsi cancellando dalla memoria collettiva i fatti storici.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Gli autori di molti libri possono dunque definirsi dei sovversivi. E dunque anch&#8217;io, con il lavoro che faccio producendo inchieste giornalistiche, solleticando i ricordi di tutti, posso essere   definito un sovversivo. Perché ricostruisco la memoria storica di misfatti che riguardano i mafiosi e i loro eccellenti protettori politici senza i quali questo  Paese si sarebbe liberato della mafia da più di un secolo. I protagonisti di Trame svolgono dunque un ruolo di supplenza civile.</span></p>
<p><span style="color: #333333">E per questo li sosteniamo.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Ritengo che un libro in cui si narrano le vicende criminali non dovrebbe assumere il respiro di una grande storia. Nelle democrazie mature la criminalità non fa storia. È un capitolo marginale specialistico ad appannaggio di criminologi, penalisti, di qualche appassionato della materia. In Italia, però, leggendo questi  libri si ha una significativa conferma: la storia nazionale è inestricabilmente intrecciata con la criminalità delle sue classi dirigenti.</span></p>
<p><span style="color: #333333">I libri sulle mafie possono servire a ricostruire tutto questo.  Ad  attivare la memoria e dare forza alle coscienze pulite. Ma anche a formarne di nuove, capaci di ribellarsi all&#8217;ingiustizia  e alle sopraffazioni.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: right"><em><strong>Lirio Abbate</strong></em></p>
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