
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Trame 1 &#187; mafia | Trame 1</title>
	<atom:link href="https://www.tramefestival.it/cms/2011/tag/mafia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011</link>
	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 May 2014 18:51:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.42</generator>
	<item>
		<title>Le mani sulla città</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/09/14/le-mani-sulla-citta/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/09/14/le-mani-sulla-citta/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 14 Sep 2011 13:56:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[barbacetto]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[milano]]></category>
		<category><![CDATA[nord]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=2272</guid>
		<description><![CDATA[Milano-Italia. “Abbiamo fatto una città!” Lo dicono loro: centinaia di uomini della ’ndrangheta che vivono tra noi. Frequentano gli stessi bar, e probabilmente il supermercato dove facciamo la spesa l’hanno costruito loro. Ma noi continuiamo a ignorarlo. [p.221, &#8220;Le mani sulla città&#8221;, di Gianni Barbacetto e Davide Milosa.] Gianni Barbacetto è un giornalista che lavora al Fatto quotidiano, è collaboratore del Venerdì di Repubblica, ha lavorato al Mondo, all&#8217;Europeo, a Diario, collabora a Micromega ed è direttore di Omicron (l&#8217;Osservatorio Milanese sulla Criminalità Organizzata al Nord). Insieme a tutte queste cose, Gianni Barbacetto è una persona squisita che risponde alle domande di tutti con precisione e accuratezza. A giugno è stato ospite del festival e ha parlato della mafia nei territori del Nord Italia insieme a Enzo Ciconte e di fronte ad una piazza gremita di persone. (vedi post) Domani esce in libreria il suo nuovo libro scritto a quattro mani con Davide Milosa: &#8220;Le mani sulla città. I boss della ’ndrangheta vivono tra noi e controllano Milano&#8221;. Ci sembrava il minimo presentarlo qui visto il tema a noi così vicino. “Abbiamo fatto una città!” Lo dicono loro: centinaia di uomini della ’ndrangheta che vivono tra noi. Frequentano gli stessi bar, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/09/barbacetto-manisullacitta.jpg"><img class="size-full wp-image-2282 aligncenter" title="mani sulla città" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/09/barbacetto-manisullacitta.jpg" alt="" width="512" height="232" /></a></p>
<blockquote>
<p style="text-align: right">Milano-Italia.<br />
“Abbiamo fatto una città!” Lo dicono loro: centinaia di uomini della ’ndrangheta che vivono tra noi. Frequentano gli stessi bar, e probabilmente il supermercato dove facciamo la spesa l’hanno costruito loro. Ma noi continuiamo a ignorarlo.</p>
<p style="text-align: right">[p.221, <em>&#8220;Le mani sulla città&#8221;</em>, di Gianni Barbacetto e Davide Milosa.]</p>
</blockquote>
<p style="text-align: left"><span id="more-2272"></span>Gianni Barbacetto è un giornalista che lavora al <em>Fatto quotidiano</em>, è collaboratore del <em>Venerdì</em> <em>di</em> <em>Repubblica</em>, ha lavorato al <em>Mondo</em>, all&#8217;<em>Europeo</em>, a <em>Diario</em>, collabora a <em>Micromega</em> ed è direttore di <strong>Omicron</strong> (l&#8217;Osservatorio Milanese sulla Criminalità Organizzata al Nord). Insieme a tutte queste cose, Gianni Barbacetto è una persona squisita che risponde alle domande di tutti con precisione e accuratezza. A giugno è stato ospite del festival e ha parlato della mafia nei territori del Nord Italia insieme a Enzo Ciconte e di fronte ad una piazza gremita di persone. <a href="http://www.tramefestival.it/2011/?p=2181">(vedi post)</a></p>
<p>Domani esce in libreria il suo nuovo libro scritto a quattro mani con Davide Milosa: <strong>&#8220;Le mani sulla città. I boss della ’ndrangheta vivono tra noi e controllano Milano&#8221;. </strong>Ci sembrava il minimo presentarlo qui visto il tema a noi così vicino. <strong> </strong></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left"><span style="color: #000000"><span style="text-decoration: underline"> </span><em>“Abbiamo fatto una città!” </em></span><br />
<span style="color: #000000"> Lo dicono loro: centinaia di uomini della ’ndrangheta che vivono tra noi. Frequentano gli stessi bar, e probabilmente il supermercato dove facciamo la spesa l’hanno costruito loro. Ma noi continuiamo a ignorarlo.</span></p>
<p style="text-align: left"><span style="color: #000000">Quello che stupisce è lo stile di vita. Vite da ricchi, condotte nella più totale normalità. Auto da centomila euro e vestiti firmati. Imprenditori dalla faccia pulita come copertura. Avvocati un tempo insospettabili. Giovani ragazzi milanesi che diventano corrieri della droga. Storie straordinarie e incredibili, tutte raccontate con nomi e cognomi. Succede a Milano, oggi: una città che ha toccato il fondo. È questa la sfida a cui sono chiamati il sindaco Giuliano Pisapia e la nuova amministrazione. La borghesia milanese vive tranquilla, intanto i boss sono proprietari di decine di locali, ristoranti e discoteche alla moda. Veri e propri uomini d’affari, che all’occasione sono pronti a trasformarsi in spietati criminali. La città è cosa loro, guai a ostacolarli. In questo libro per la prima volta li vediamo muoversi per le vie del centro, andare allo stadio, cenare insieme e trattare partite di cocaina, costruire palazzi e centri commerciali, celebrare matrimoni a due passi dal Duomo. Ma anche intimidire, minacciare e uccidere, quando serve. E stringere rapporti con la politica, eleggere i propri candidati nelle istituzioni. Molti boss adesso sono in carcere, ma hanno passato il bastone del comando ai figli. </span></p>
<p style="text-align: left"><span style="color: #000000">Finalmente li vediamo. Ora tocca a noi reagire.</span></p>
</blockquote>
<p style="text-align: left">Gianni Barbacetto ha un suo <a title="Gianni Barbacetto official website" href="http://www.societacivile.it/blog/index.html" target="_blank">blog</a></p>
<p style="text-align: left">Chiarelettere, la casa editrice, la trovate <a title="Chiarelettere" href="http://www.chiarelettere.it/" target="_blank">qui</a>.</p>
<p><strong><br />
</strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/09/14/le-mani-sulla-citta/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>3450</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Libero nel nome.</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/08/29/libero-nel-nome/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/08/29/libero-nel-nome/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 29 Aug 2011 13:28:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[libero grassi]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=2250</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi.&#8221; Libero Grassi nasce a Catania il 19 Luglio 1924; il suo nome, o piuttosto l’aggettivo, com&#8217;egli stesso affermava, gli era stato imposto per tramandare la memoria del sacrificio di Giacomo Matteotti. Il nome segna così il destino di colui che muore per affermare la propria libertà. Nel 1932 Libero ha otto anni quando la famiglia Grassi si trasferisce a Palermo, perché il capofamiglia è promosso direttore dei negozi “CROFF”. In quegli anni, nonostante la politica d’avvicinamento della borghesia produttiva alle idee del regime fascista, la famiglia Grassi mostra un atteggiamento “afascista” in pubblico e antifascista in privato. Libero vive con spensieratezza gli anni dell’adolescenza, imparando a comprendere il significato dei principi di democrazia e libertà. E’ durante gli studi liceali, compiuti al “Vittorio Emanuele” che Libero matura una concreta ostilità al fascismo, assumendo e manifestando “pacifici” atteggiamenti antifascisti. Gli ultimi anni di liceo sono turbati dallo scoppio della guerra e nel 1942 la famiglia si trasferisce a Roma presso la nonna materna. Qui Libero s’iscrive alla facoltà di Scienze Politiche. Nel 1943 inizia a frequentare l’università [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>&#8220;Non sono un pazzo, sono un imprenditore e non mi piace pagare.  Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie scelte con i mafiosi.&#8221;<span id="more-2250"></span><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/08/libero.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2256" title="libero" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/08/libero.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
</blockquote>
<p>Libero Grassi nasce a Catania il 19 Luglio 1924; il suo nome, o  piuttosto l’aggettivo, com&#8217;egli stesso affermava, gli era stato imposto  per tramandare la memoria del sacrificio di Giacomo Matteotti. Il nome  segna così il destino di colui che muore per affermare la propria  libertà.</p>
<p>Nel 1932 Libero ha otto anni quando la famiglia Grassi si trasferisce a Palermo, perché il capofamiglia è promosso direttore  dei negozi  “CROFF”. In quegli anni, nonostante la politica  d’avvicinamento della borghesia produttiva alle idee del regime  fascista, la famiglia Grassi mostra un atteggiamento “afascista” in  pubblico e antifascista in privato. Libero vive con spensieratezza gli  anni dell’adolescenza, imparando a comprendere il significato dei  principi di democrazia e libertà. E’ durante gli studi liceali, compiuti  al “Vittorio Emanuele” che Libero matura una concreta ostilità al  fascismo, assumendo e manifestando “pacifici” atteggiamenti  antifascisti. Gli ultimi anni di liceo sono turbati dallo scoppio della  guerra e nel 1942 la famiglia si trasferisce a Roma presso la nonna  materna. Qui Libero s’iscrive alla facoltà di Scienze Politiche. Nel  1943 inizia a frequentare l’università ed il giovane dimostra palese  avversione alla politica antisemita, nazista e fascista. Decide allora  di entrare in convento e di essere accolto come seminarista, decisione  questa presa, non per una vocazione maturata nell’avversità della  guerra,  bensì per il rifiuto di combattere una guerra ingiusta al  fianco di fascisti e nazisti. Liberata Roma dai nazisti, torna alla sua  vita in famiglia dove prosegue gli studi iscrivendosi alla facoltà di  Giurisprudenza.</p>
<p>Nel 1945 la famiglia si ristabilisce a Palermo e  qui Libero continua gli studi di legge. Raggiunta la laurea, il padre  vorrebbe che egli prendesse le redini dell’attività commerciale, ma il  principale desiderio di Libero è di intraprendere la carriera  diplomatica, conoscendo bene il francese e l’inglese.</p>
<p>Nei primi  anni 50 decide di andare al nord dove ha l’opportunità di mettere su  un’azienda, con il fratello Pippo a Gallarate e l’impresa ha subito  successo.</p>
<p>Negli anni vissuti al nord Libero frequenta con  assiduità il mondo dell’imprenditoria locale, gode di un discreto  reddito e si reca spesso al teatro. A Milano conosce un imprenditore che  gli propone un progetto ambizioso: impiantare stabilimenti industriali  tessili a Palermo. Libero preferisce rischiare in proprio, piuttosto che  accettare un tranquillo posto come funzionario di banca: sorge così la  MIMA (Manifattura Maglieria ed Affini), la quale produrrà per tutti gli  anni 50 biancheria da donna, arrivando ad occupare circa 250 operai.</p>
<p>Nel  1954 ritrova Pina Maisano, architetto, che aveva conosciuto durante gli  anni dell’adolescenza, i due si sposano e prendono casa in Via  D’Annunzio, un appartamento al sesto piano con un bellissimo  terrazzo….”la terrasse de ma maison, oui, c’ est là que je retournerais  au frais de l’ètè” … Nel 56 nasce il primogenito Davide.</p>
<p>Nella  seconda metà degli anni 50 Libero, fa continui viaggi per l’Italia con  la sua auto, una Fiat 1400 alla continua ricerca dei tessuti idonei alla  sua produzione. In questo periodo si reca a Roma nella redazione del  “Mondo” o dell’Espresso”. Nel frattempo continua a scrivere articoli  politici per i giornali locali. Il primo articolo appare nel 1961.  L’imprenditore, che oramai partecipa attivamente alla vita politica del  PRI, viene nominato, nella seconda metà degli anni ‘70, dal partito  quale suo rappresentante in seno al consiglio di amministrazione  dell’azienda municipalizzata del gas.</p>
<p>Tra la fine del 74 e  l’inizio del 75 Grassi, si getta insieme con altri amici in una nuova  avventura imprenditoriale che però non avrà il dovuto successo. L’idea è  di realizzare una società dal nome “Solange impiantistica”, il cui  scopo è quello di sfruttare l’energia solare per produrre energia  elettrica. L’azienda pur essendo formalmente costituita non iniziò mai a  lavorare.</p>
<p>Nel ‘79 i vecchi locali della SIGMA vengono venduti  dalla proprietà (un’immobiliare milanese) ad un costruttore palermitano.  Libero è costretto a lasciare quella sede, per cercarne un&#8217;altra. Trova  una sede di 2000 metri quadrati in Via Thaon di Revel. Questo  trasferimento di sede, segna l’inizio di una serie di difficoltà  economiche e sociali per la conduzione dell’azienda di famiglia.</p>
<p>Nella  metà degli anni &#8217;80 iniziano i problemi con la criminalità organizzata.  Grassi riceve una telefonata di minacce alla sua incolumità personale,  se non pagherà una certa somma a due emissari che gli presenteranno per  riscuotere: egli rifiuta di pagare. La prima conseguenza del suo rifiuto  è il rapimento di Dick, il cane lasciato a guardie degli stabilimenti  della SIGMA, che verrà poi restituito in fin di vita.</p>
<p>Dopo poco  tempo, due giovani a volto scoperto tentano di rapinare le paghe dei  dipendenti della fabbrica: saranno identificati e arrestati grazie ad  alcuni dipendenti di Grassi. Ma in cuor suo Libero sa che è solo  l&#8217;inizio, poiché la sua azienda, terza leader italiana nel settore della  pigiameria, con un fatturato di sette miliardi, non può non suscitare  gli appetiti dei malavitosi palermitani.</p>
<p>Il 10 gennaio 1991  Libero Grassi fa pubblicare al &#8220;Giornale di Sicilia&#8221; una lettera nella  quale motiva razionalmente il suo no all’ennesimo ricatto estorsivo:  ”….. Volevo avvertire il nostro ignoto estortore che non siamo  disponibili a dare contributi e ci siamo messi sotto la protezione della  polizia…..se paghiamo i 50 milioni, torneranno poi alla carica  chiedendoci altri soldi, una retta mensile, saremo destinati a chiudere  bottega in poco tempo. Per questo abbiamo detto no al &#8220;Geometra  Anzalone&#8221; e diremo no a tutti quelli come lui”.</p>
<p>L&#8217;imprenditore  rifiuta l&#8217;offerta di una scorta personale, ma consegna simbolicamente  alle forze di polizia le quattro chiavi dell’azienda, chiedendo così  protezione per gli stabilimenti della SIGMA.</p>
<p>Nel frattempo  l&#8217;imprenditore viene contattato da Sandro Ruotolo, redattore di  &#8220;Samarcanda&#8221;, che lo invita a RAI 3 per parlare della sua lotta  condotta, purtroppo, nell&#8217;indifferenza degli industriali siciliani. La  trasmissione dell&#8217;11 aprile 1991 è fondamentale nell&#8217;iter di  contrapposizione al crimine che Grassi sta conducendo, perché rende il  suo caso di dominio nazionale, quale emblema civile della lotta alla  mafia. A questo punto rendendosi conto del ruolo che sta assumendo,  dichiara con forza a Santoro: “Non sono un pazzo, sono un imprenditore e  non mi piace pagare. Rinuncerei alla mia dignità. Non divido le mie  scelte con i mafiosi”.</p>
<p>Alla fine di maggio una giornalista  tedesca Katharina Burgi, della rivista “Nzz Folio”, viene invitata a  Palermo per trarre impressioni e notizie sul fenomeno della mafia. Tra  le persone che  incontra vi è Libero Grassi, l’imprenditore divenuto  famoso, in Europa e Usa, per aver rifiutato pubblicamente di cedere al  ricatto che gli imponeva la mafia. La giornalista rimane colpita dalla  forza interiore di Grassi. Egli appare deciso a lottare per la difesa  dei propri interessi, con la speranza che il suo esempio sia, per tanti  altri siciliani rassegnati dinanzi alla forza della mafia, l’inizio di  una ribellione pacifica che sottragga il nome della Sicilia alle accuse  di mafiosità.</p>
<p>Libero Grassi viene assassinato il 29 agosto 1991  alle ore 7:30 del mattino. La stampa locale nazionale farà di lui un  martire della resistenza al “regime” mafioso.</p>
<p>L’11 settembre il  Parlamento Europeo approva una risoluzione, in cui manifesta profonda  indignazione per l’assassino dell’imprenditore palermitano ed esprime il  proprio commosso cordoglio ai familiari della vittima.</p>
<p>Il Consiglio comunale di Lodi  il 1 ottobre, intitola una piazza della città a Libero Grassi.</p>
<p>Ma l’unico e vero momento pubblico rilevante è la trasmissione  televisiva, del 20 settembre 1991. La serata, voluta da Michele Santoro e  Maurizio Costanzo a rete unificate RAI FINIVEST, è interamente dedicata  alla memoria di Libero Grassi e di quanti sono caduti nel corso della  “lunga battaglia” contro la mafia; il giornale di RAI 3 conduce la prima  parte della trasmissione dal teatro “ Biondo” di Palermo, mentre  Costanzo la conclude dal teatro “Parioli” di Roma. I due sono  consapevoli che stanno facendo vivere qualcosa di indimenticabile, e la  Sicilia si riconosce nel segno di “ vittoria” che Davide Grassi ha  mostrato portando a spalla il feretro di suo padre. Hanno ucciso l’uomo  non la sua idea, che continuerà a vivere nel ricordo di ogni cittadino  onesto.</p>
<p>Il 3 marzo 1993 il VII I.T.C. è intitolato al nome di  Libero Grassi, ”…affinchè la vicenda umana ed imprenditoriale di Libero  Grassi sia un imperituro esempio per i giovani studenti frequentanti il  nostro Istituto i cui studi li porteranno ad inserirsi nella realtà  commerciale ed imprenditoriale della quale egli è stato un sicuro  protagonista e della quale ha indicato la giusta via per non sottostare a  condizionamenti e pressioni di alcun genere…..”</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/08/29/libero-nel-nome/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1351</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Morte di un giornalista logorato dalla mafia</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/24/morte-di-un-giornalista-logorato-dalla-mafia/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/24/morte-di-un-giornalista-logorato-dalla-mafia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 14:37:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[fetival trame]]></category>
		<category><![CDATA[francesco la licata]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti minacciati]]></category>
		<category><![CDATA[giuseppe francese]]></category>
		<category><![CDATA[lamezia terme]]></category>
		<category><![CDATA[lirio abbate]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[mario francese]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=2107</guid>
		<description><![CDATA[Il quarto comandamento è la storia di Mario Francese, giornalista ucciso da Cosa Nostra a Palermo nel 1979, e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia. Ne ha parlato al Trame Festival l&#8217;autrice, Francesca Barra, insieme a Lirio Abbate e Francesco La Licata. Una storia, quella di Mario Francese, rimasta sepolta per anni. Era il 26 Gennaio del 1979 quando sei colpi di pistola distrussero la vita del giornalista e della sua intera famiglia. &#8220;Bum bum bum&#8221;, così descriveva l&#8217;allora dodicenne Giuseppe il terribile avvenimento, verificatosi proprio davanti alla porta di casa sua. E lo descriveva senza poter capire, inizialmente, che in quei sei colpi a perdere la vita era stato suo padre. *foto di Mario Spada Mario Francese era un cronista di giudiziaria e lavorava per Il Giornale di Sicilia. Un giornalista lasciato da solo all&#8217;interno della sua stessa redazione perché troppo attento, troppo puntuale, troppo libero rispetto a un contesto, quello in cui nuotava l&#8217;informazione siciliana, strozzato e inadempiente. &#8220;L&#8217;editoria siciliana era ed è caratterizzata dal duopolio di due grandi famiglie di imprenditori-editori che da cento anni gestiscono i giornali siciliani&#8221; commenta durante l&#8217;incontro il giornalista Francesco La Licata &#8211; &#8220;solo poche eccezioni, come L&#8217;ora di Palermo, cercarono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em>Il quarto comandamento</em> è la storia di Mario Francese, giornalista ucciso da Cosa Nostra a Palermo nel 1979, e del figlio Giuseppe che gli rese giustizia. <span id="more-2107"></span>Ne ha parlato al Trame Festival l&#8217;autrice, Francesca Barra, insieme a Lirio Abbate e Francesco La Licata.<br />
Una storia, quella di Mario Francese, rimasta sepolta per anni. Era il 26 Gennaio del 1979 quando sei colpi di pistola distrussero la vita del giornalista e della sua intera famiglia. &#8220;Bum bum bum&#8221;, così descriveva l&#8217;allora dodicenne Giuseppe il terribile avvenimento, verificatosi proprio davanti alla porta di casa sua. E lo descriveva senza poter capire, inizialmente, che in quei sei colpi a perdere la vita era stato suo padre.</p>
<p><em><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesca-barra-mario-spada.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2143" title="trame festival - quarto comandamento" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesca-barra-mario-spada.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></em></p>
<p style="text-align: right"><a title="Mario Spada - Photographer" href="www.mariospada.it"><span style="color: #888888">*foto di Mario Spada</span></a></p>
<p>Mario Francese era un cronista di giudiziaria e lavorava per Il Giornale di Sicilia. Un giornalista lasciato da solo all&#8217;interno della sua stessa redazione perché troppo attento, troppo puntuale, troppo libero rispetto a un contesto, quello in cui nuotava l&#8217;informazione siciliana, strozzato e inadempiente. &#8220;L&#8217;editoria siciliana era ed è caratterizzata dal duopolio di due grandi famiglie di imprenditori-editori che da cento anni gestiscono i giornali siciliani&#8221; commenta durante l&#8217;incontro il giornalista Francesco La Licata &#8211; &#8220;solo poche eccezioni, come L&#8217;ora di Palermo, cercarono di bilanciare le mancanze di un giornalismo che non bastava a soddisfare le esigenze dei siciliani&#8221;. La morte di Mario Francese si inserisce in questo scenario. In quegli anni la mafia corleonese si apprestava a fare &#8220;il salto di qualità&#8221; che l&#8217;avrebbe portata a diventare il maggiore gruppo criminale nazionale.</p>
<p>Il libro di Francesca Barra è un libro di denuncia e di amore. La storia di un figlio che logorato dal dolore, provò per vent&#8217;anni, senza mai arrendersi, a far luce sulla morte del padre, combattendo da solo contro il silenzio dei più. Cercando materiali, testimonianze, diventando esso stesso giornalista investigativo per regolare i conti col passato. E ci riuscì. Nel 2002 sono stati arrestati, come esecutori e mandanti dell&#8217;omicidio, i maggiori rappresentanti della Cupola: Bagarella, Riina, Greco, Provenzano. Ma purtroppo il trionfo della giustizia non risparmiò la vita di Giuseppe: il giovane, trovandosi a quel punto come &#8220;svuotato di un senso&#8221;, si impiccò. A pochi mesi dalla sentenza di condanna. &#8220;La mafia uccide non soltanto con le armi&#8221; &#8211; ha commentato Lirio Abbate &#8211; &#8220;la mafia uccide perché ti logora dentro mentre cerchi di capire perché la giustizia non ti dà giustizia: io considero Giuseppe, seppur morto suicida, il nono dei giornalisti uccisi dalla mafia siciliana&#8221;.</p>
<p style="text-align: left">Non diversa è oggi la situazione dell&#8217;informazione italiana. I cronisti che parlano di mafia sono spesso costretti a vivere e lavorare in condizioni di pericolo e isolamento: &#8220;Ieri mentre seguivo l&#8217;incontro con i cronisti calabresi &#8211; ha affermato La Licata &#8211; &#8220;mi è sembrato di assistere a qualcosa di già visto in Sicilia prima delle stragi del &#8217;92-&#8217;93&#8221;. Dopo le tragedie di quegli anni infatti qualcosa era cambiato, c&#8217;era stata una ribellione civile smossa dal risveglio delle coscienze. &#8220;Non è possibile&#8221; &#8211; ha concluso La Licata &#8211; &#8220;che si debba aspettare l&#8217;avvento di lutti gravissimi per prendere coscienza di un problema, quello dell&#8217;informazione minacciata, che è invece ormai anche in Calabria lapalissiano&#8221;.</p>
<p style="text-align: right"><em><span style="color: #888888">g.g.</span></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/24/morte-di-un-giornalista-logorato-dalla-mafia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1663</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contro la mafia &#8220;l&#8217;antidoto è il racconto&#8221;</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/contro-la-mafia-lantidoto-e-il-racconto/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/contro-la-mafia-lantidoto-e-il-racconto/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 11:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lamezia terme]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Nando Dalla Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[trame festival]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=2081</guid>
		<description><![CDATA[&#8220;Non è mai buon segno, la rimozione. Come l&#8217;oblio o la perdita della memoria. Sono tutti sintomi, imparentati ma diversi, di debolezza o di malessere. Negli individui come nei popoli o nelle comunità. Si associano sempre alla perdita di una parte grande o piccola della propria identità. Questo libro nasce per impedire che una piccola ma significativa perdita di identità si completi: quella della società italiana di fronte alla sua storia, alla storia di cultura accumulata per combattere un nemico che ne ha messo a dura prova la democrazia colpendola ripetutamente al cuore. Un nemico che si chiama mafia. [&#8230;]” Inizia così &#8220;Contro la mafia&#8221;, il nuovo libro di Nando Dalla Chiesa, presentato al Trame Festival nella prima serata dell&#8217;evento. A parlarne con l&#8217;autore i giornalisti Alberto Nerazzini e Gianfranco Manfredi. Un libro, afferma Nerazzini, che riesuma documenti dimenticati e culturalmente fondamentali per comprendere a fondo le origini e quindi gli sviluppi della mafia siciliana:  “Un modo per contrastare l&#8217;anoressia che ha colpito la cultura sociale de paese”. Il volume cerca di individuare le cause del fenomeno mafioso tramite un&#8217;accurata ricerca di testi sull&#8217;argomento a partire dal 1877, con il viaggio in Sicilia compiuto dal livornese Leopoldo Franchetti che realizzò [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/nando-dalla-chiesa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2083" title="nando-dalla-chiesa" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/nando-dalla-chiesa.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
<blockquote><p>&#8220;Non è mai buon segno, la rimozione. Come l&#8217;oblio o la perdita della memoria. Sono tutti sintomi, imparentati ma diversi, di debolezza o di malessere. Negli individui come nei popoli o nelle comunità.<span id="more-2081"></span> Si associano sempre alla perdita di una parte grande o piccola della propria identità. Questo libro nasce per impedire che una piccola ma significativa perdita di identità si completi: quella della società italiana di fronte alla sua storia, alla storia di cultura accumulata per combattere un nemico che ne ha messo a dura prova la democrazia colpendola ripetutamente al cuore. Un nemico che si chiama mafia. [&#8230;]”</p></blockquote>
<p>Inizia così &#8220;Contro la mafia&#8221;, il nuovo libro di Nando Dalla Chiesa, presentato al Trame Festival nella prima serata dell&#8217;evento. A parlarne con l&#8217;autore i giornalisti Alberto Nerazzini e Gianfranco Manfredi. Un libro, afferma Nerazzini, che riesuma documenti dimenticati e culturalmente fondamentali per comprendere a fondo le origini e quindi gli sviluppi della mafia siciliana:  “Un modo per contrastare l&#8217;anoressia che ha colpito la cultura sociale de paese”. Il volume cerca di individuare le cause del fenomeno mafioso tramite un&#8217;accurata ricerca di testi sull&#8217;argomento a partire dal 1877, con il viaggio in Sicilia compiuto dal livornese Leopoldo Franchetti che realizzò insieme a Sidney Sonnino una formidabile inchiesta sulle condizioni politiche e amministrative della Sicilia. Nel libro scorrono nomi e testimonianze di tanti uomini coraggiosi che hanno dato la vita per liberare la propria terra. Come Giuseppe Fava, giornalista e fondatore de &#8220;I Siciliani&#8221;, ucciso da Cosa Nostra il 5 Gennaio del 1984, per aver &#8220;peccato&#8221; di libertà. Dalla Chiesa racconta di un episodio avvenuto in un liceo di Catania, quando aveva chiesto ai ragazzi chi di loro avesse mai sentito parlare di Pippo Fava: “Solo un ragazzo aveva timidamente alzato la mano in fondo all&#8217;aula, la cosa mi sconvolse.” Non è possibile, sostiene Dalla Chiesa, che certi eventi, fondamentali per la nostra storia, siano stati così facilmente rimossi. Il libro vuole quindi essere “un&#8217;operazione culturale, più che di denuncia, anche se quest&#8217;ultima c&#8217;è: quella di aver dimenticato chi ha scritto di queste cose prima che iniziasse il ciclo dei &#8220;delitti eccellenti&#8221;. Di avere dimenticato Dolci, Pantaleone, Levi, Fava, Stajano e tanti altri come loro”.</p>
<p>Il problema principale che emerge dall&#8217;intervento dello scrittore è dunque la mancanza di una tradizione orale fondamentale in quanto &#8220;collante&#8221; tra le generazioni: &#8220;L&#8217;antidoto&#8221; &#8211; conclude Dalla Chiesa &#8211; &#8220;è il <em>racconto</em> veritiero che combatta l&#8217;ignoranza seminando consapevolezza: non raccontare significa infatti lasciare la storia nelle mani dei &#8220;vincitori&#8221; ovvero di coloro  che hanno più mezzi a disposizione.”</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">g.g.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/contro-la-mafia-lantidoto-e-il-racconto/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>529</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La cozza e lo scoglio.</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/la-cozza-e-lo-scoglio/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/la-cozza-e-lo-scoglio/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 10:35:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[francesco barbagallo]]></category>
		<category><![CDATA[lamezia terme]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[trame festiva]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=2068</guid>
		<description><![CDATA[La cozza e lo scoglio, una perfetta metafora del rapporto tra criminalità organizzata e società civile. Tra criminalità organizzata e borghesia. Tra criminalità organizzata e istituzioni. La metafora è di Francesco Barbagallo, autore del libro Storia della Camorra (Laterza) e ospite a Trame Festival con, il procuratore aggiunto della Repubblica a Catanzaro, Giuseppe Borrelli. Chi crede di non aver a che fare con la mafia, che “non sono cose che lo riguardano”, con la mafia ci convive. “Suo malgrado?”, chiede Raffaella Calandra, giornalista di Radio24, moderatrice dell’incontro. Il rapporto tra classi dominanti e mafia esiste, spiega Barbagallo. La mafia, per come già la raccontava Pasquale Villari, intreccia criminalità e società civile. Se una casa oggi a Napoli costa più che a Manhattan è perché la camorra droga il mercato e chi ne beneficia è la borghesia. Sono i proprietari di case. Mafia e borghesia coesistono. È una coesistenza che giova a entrambe le parti. Una convivenza che diventa connivenza. Come il caso della sanità in Calabria dove, nonostante gli ingenti stanziamenti, esistono ospedali come quello di Vibo Valentia che per le loro carenze vengono definiti “ospedali da campo”. Esiste una pacifica coesistenza, dice Borrelli, tra malavita e borghesia, con vantaggi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #888888"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesco-barbagallo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2070" title="francesco-barbagallo" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/francesco-barbagallo.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></span>La cozza e lo scoglio, una perfetta metafora del rapporto tra criminalità organizzata e società civile. Tra criminalità organizzata e borghesia. Tra criminalità organizzata e istituzioni. La metafora è di Francesco Barbagallo, autore del libro Storia della Camorra (Laterza) e ospite a Trame Festival con, il procuratore aggiunto della Repubblica a Catanzaro, Giuseppe Borrelli.<span id="more-2068"></span><br />
Chi crede di non aver a che fare con la mafia, che “non sono cose che lo riguardano”, con la mafia ci convive. “Suo malgrado?”, chiede Raffaella Calandra, giornalista di Radio24, moderatrice dell’incontro.  Il rapporto tra classi dominanti e mafia esiste, spiega Barbagallo. La mafia, per come già la raccontava Pasquale Villari, intreccia criminalità e società civile. Se una casa oggi a Napoli costa più che a Manhattan è perché la camorra droga il mercato e chi ne beneficia è la borghesia. Sono i proprietari di case. Mafia e borghesia coesistono. È una coesistenza che giova a entrambe le parti. Una convivenza che diventa connivenza. Come il caso della sanità in Calabria dove, nonostante gli ingenti stanziamenti, esistono ospedali come quello di Vibo Valentia che per le loro carenze vengono definiti “ospedali da campo”.<br />
Esiste una pacifica coesistenza, dice Borrelli, tra malavita e borghesia, con vantaggi per entrambi e il problema è prima di tutto culturale. Nessun cittadino può astenersi. Nessun cittadino può permettersi di scegliere una posizione di neutralità. La neutralità equivale a un peccato. Bisogna sapere e dichiarare da che parte si sta, e la borghesia non lo fa. Un esempio eclatante è il problema dei rifiuti di Napoli. Un problema la cui responsabilità è imputabile alla camorra. Ma non solo, dice Barbagallo. Responsabili, accanto alla camorra, sono le imprese e gli enti locali del Nord che nei clan camorristici trovano ottimi “compagni” con cui fare affari. I prezzi che fanno i camorristi per smaltire i rifiuti nella “Campania Felice” sono sette volte inferiori a quelli dei comuni. Un problema imputabile alla camorra. Ma non solo, continua Barbagallo. Le pene per reati ambientali in Italia sono ridicole e chi fa le leggi non fa nulla per modificarle. La Camorra, dunque. Ma non solo.</p>
<p>Alla base del rapporto tra criminalità organizzata e società civile, Barbagallo e Borrelli sono della stessa opinione: esiste una falsa percezione. Non è vero che la criminalità organizzata porta beneficio economico alla gente. La criminalità organizzata è la prima causa del dissesto economico in cui versa il Sud.  La svolta secondo Barbagallo sono stati gli anni ‘70, con l’inizio della globalizzazione e la fine degli investimenti produttivi al Sud. Il risultato è che oggi a Napoli, dice Barbagallo senza mezzi termini, domina la camorra. E non lo Stato. Il 50% degli esercizi commerciali è in mano alla camorra. Tutti ne sono coscienti anche se non si può dimostrare, perché al soldo dei camorristi ci sono fior di consulenti che sanno come cancellare le tracce e pulire i soldi. La fine degli aiuti al mezzogiorno, continua Borrelli, la chiusura delle fabbriche e la mancanza di posti di lavoro, ha fatto si che la ‘ndrangheta in Calabria offrisse occasione di lavoro che l’impresa legale non riusciva più a offrire.</p>
<p>È questo definibile sviluppo?<br />
No, perché un’imprenditorialità che non ha concorrenza non ha necessità di migliorare e di espandersi.<br />
No, perché non solo non crea sviluppo, ma uccide la possibilità delle imprese legali di crearne. Col consenso tacito della politica.</p>
<p>Oggi, chiude Barbagallo, se la nostra criminalità organizzata si infiltra in tutte le attività economiche, non più solo la prostituzione, le scommesse, il contrabbando, se la nostra criminalità ed è la prima del mondo, prima di quella russa e di quella cinese, è perché ha alle spalle e non solo persone a  cui fa comodo.</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">l.f.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/la-cozza-e-lo-scoglio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>5206</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il sogno, la realtà e la speranza.</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/il-sogno-la-realta-e-la-speranza/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/il-sogno-la-realta-e-la-speranza/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 10:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[lamezia terme]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[pietro grasso]]></category>
		<category><![CDATA[trame festival]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=2061</guid>
		<description><![CDATA[*foto di Mario Spada Pietro Grasso si racconta nelle pagine del suo “Per non morire di mafia”, in un viaggio a ritroso nel tempo. L’intervista di Alberto La Volpe si apre con un ricordo, un sogno di bambino abbracciato e tenuto stretto fino a diventare realtà dopo molti anni. Quel bambino aveva chiaro in mente il desiderio di diventare un giudice, probabilmente senza rendersi conto del peso di quella scelta. La chiaccherata che vede come cornice una gremita piazza San Domenico, i ritmi scanditi dalla giornalista Bianca Stancanelli mostrano uno spaccato del privato del procuratore nazionale antimafia, più (normale), più vicino a chi lo ascolta. L’uomo, Pietro, si racconta. Il sogno di essere utile al prossimo, si avvera nella sua professione. Le rinunce, le scelte in nome di quel sogno che ancora oggi è energia che alimenta ogni nuova ricerca, indagine, lotta. È divertito e sereno e la giornalista Stancanelli è entusiasta della presenza dei tanti giovani che sono ancor auna volta la speranza, la forza. Nel periodo della formazione, Grasso ha avuto la fortuna di incontrare e poter far suoi gli insegnamenti di Falcone e Borsellino custodendoli e mettendoli in pratica ne momento della sua attività per  il Maxi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><img class="aligncenter size-full wp-image-2087" title="grasso-stancanelli-san-dome" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/grasso-stancanelli-san-dome.jpg" alt="" width="640" height="290" /><a title="Mario Spada - Photographer" href="http://www.mariospada.it" target="_blank"><span style="color: #888888">*foto di Mario Spada</span></a></p>
<p style="text-align: left">Pietro Grasso si racconta nelle pagine del suo “Per non morire di mafia”, in un viaggio a ritroso nel tempo. L’intervista di Alberto La Volpe si apre con un ricordo, un sogno di bambino abbracciato e tenuto stretto fino a diventare realtà dopo molti anni. Quel bambino aveva chiaro in mente il desiderio di diventare un giudice, probabilmente senza rendersi conto del peso di quella scelta.<span id="more-2061"></span><br />
La chiaccherata che vede come cornice una gremita piazza San Domenico, i ritmi scanditi dalla giornalista Bianca Stancanelli mostrano uno spaccato del privato del procuratore nazionale antimafia, più (normale), più vicino a chi lo ascolta. L’uomo, Pietro, si racconta. Il sogno di essere utile al prossimo, si avvera nella sua professione. Le rinunce, le scelte in nome di quel sogno che ancora oggi è energia che alimenta ogni nuova ricerca, indagine, lotta. È divertito e sereno e la giornalista Stancanelli è entusiasta della presenza dei tanti giovani che sono ancor auna volta la speranza, la forza. Nel periodo della formazione, Grasso ha avuto la fortuna di incontrare e poter far suoi gli insegnamenti di Falcone e Borsellino custodendoli e mettendoli in pratica ne momento della sua attività per  il Maxi processo a Cosa Nostra del 1986. Il vero inizio alla lotta alla mafia, il passaggio fondamentale che ha consentito di conoscere e capire l’entità del fenomeno mafioso per il procuratore, è la collaborazione di Tommaso Buscetta che fornì una nuova consapevolezza del funzionamento della mafia e dei gruppi clandestini di potere della Cupola Siciliana. Un incontro che fece nascere la consapevolezza di come la mafia dovesse essere perseguità come entità e non come insieme di crimini separati.</p>
<p>Anche dal suo racconto emerge, evidente, l’intreccio tra il malaffare e le istituzioni. Certo è interessante capire come si possano tenere insieme l’espansione e la metamorfosi delle mafie, con la corrispendente crescente evoluzione della coscienza civile? Grasso ancora una volta riflette, ripesca nel suo vissuto, nei suoi studi, i colletti bianchi, la nuova criminalità che si veste di attività lecite. Anche nel lavoro di contrasto, nell’antimafia dei fatti, spesso gli arresti e le indagini vengono poi annullate dall’operato di altri magistrati, colleghi quindi verrebbe da chiedersi ma allora come si può sperare? “Abbiamo bisogno di eventi eclatanti e gravi per auspicare il cambiamento in Calabria?” si domanda Grasso.</p>
<p>La risposta è no,bisogna invece continuare a credere nel sogno, a lottare e fare il lavoro che si ama, soprattutto per chi ha la fortuna di averlo considerandolo un piccolo passo verso la felicità.</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">m.n.</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/23/il-sogno-la-realta-e-la-speranza/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1867</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Un anno di cultura a Lamezia Terme</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/03/782/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/03/782/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 10:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[festival trame]]></category>
		<category><![CDATA[giornalisti]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[tano grasso]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=782</guid>
		<description><![CDATA[Da un anno sono assessore alla cultura del Comune di Lamezia Terme e non passa giorno che non mi chieda che cosa significhi svolgere questo ruolo in terra di mafia; questo “chiedermelo” non è una suggestione culturale: è la dura imposizione non tanto di fatti concreti, facili da interpretare, ma del contesto. Preliminarmente è necessario provare a spiegare che significa essere terra di mafia e perché lo è Lamezia; non a caso, è proprio su questo punto di definizione che in questi mesi ho incontrato opposizioni e resistenze; del resto, il primo sintomo di un territorio come terra di mafia è proprio quello della negazione. Altra cosa è l’argomento che valorizza quell’opposizione di una parte della comunità: affermare che Lamezia è terra di mafia non ha nulla a che vedere con il voler ridimensionare o sottovalutare importanti spinte e reazioni, a partire dall’associazione antiracket. Il punto è un altro, è riconoscere quelle relazioni economiche e sociali da un lato, quell’area di complicità e di collusione da un altro lato, quella dimensione di consenso e di condivisione di valori e modelli culturali da un altro lato ancora; e questo riconoscimento è indispensabile per contrastare efficacemente tutti questi livelli che rendono la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #333333">Da un anno sono assessore alla cultura del Comune di Lamezia Terme e non passa giorno che non mi chieda che cosa significhi svolgere questo ruolo in <em>terra di mafia</em>; questo “chiedermelo” non è una suggestione culturale: è la dura imposizione non tanto di fatti concreti, facili da interpretare, ma del <em>contesto.</em> <span id="more-782"></span>Preliminarmente è necessario provare a spiegare che significa essere terra di mafia e perché lo è Lamezia; non a caso, è proprio su questo punto di definizione che in questi mesi ho incontrato opposizioni e resistenze; del resto, il primo sintomo di un territorio come terra di mafia è proprio quello della negazione. Altra cosa è l’argomento che valorizza quell’opposizione di una parte della comunità: affermare che Lamezia è terra di mafia non ha nulla a che vedere con il voler ridimensionare o sottovalutare importanti spinte e reazioni, a partire dall’associazione antiracket.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Il punto è un altro, è riconoscere quelle relazioni economiche e sociali da un lato, quell’area di complicità e di collusione da un altro lato, quella dimensione di consenso e di condivisione di valori e modelli culturali da un altro lato ancora; e questo riconoscimento è indispensabile per contrastare efficacemente tutti questi livelli che rendono la ‘ndrangheta così forte e così radicata. Così forte e così radicata da essere persino capace di ridurre la propria visibilità.</span></p>
<p><span style="color: #333333">La politica culturale di un comune in Calabria non può che essere il terreno su cui costruire concrete iniziative di contrasto. Non si possono programmare iniziative come se si fosse a Treviso, né pensare d’essere a Ravenna quando si promuovono degli incontri o a Novara per un’esposizione d’arte: qui, in terra di mafia, qui a Lamezia e in Calabria, fare politica culturale <em>deve</em> assolutamente coincidere con una strategia di opposizione alla ‘ndrangheta. La cultura <em>deve</em> diventare lo strumento più potente contro l’omertà e quella mentalità che da decenni assicura consenso e sostegno alle mafie del nostro Paese. Le sentenze dei tribunali incarcerano i mafiosi, ma impedire la riproduzione dei mafiosi non è compito di giudici e poliziotti, è la frontiera propria e specifica di enti locali, associazioni, società civile, imprenditori. E su questa frontiera si colloca la politica culturale del Comune di Lamezia; o, almeno, ci prova.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Il <em>Festival dei libri sulle mafie</em> è un tentativo di rovesciare quel <em>contesto</em>, il tentativo d’essere un nuovo strumento contro l’omertà. L’idea di <em>Trame</em> è quella di avere ogni anno un momento di confronto e di verifica attorno alle numerose pubblicazioni su mafia e antimafia. Nell’Italia dei tanti festival letterari e dei tanti premi, non c’era alcuno spazio dedicato a queste problematiche in una situazione doppiamente paradossale: in primo luogo perché negli ultimi anni è notevolmente cresciuto l’interesse dei lettori, soprattutto giovani, e conseguentemente il numero dei libri dedicati ad approfondire aspetti delle realtà mafiose; in secondo luogo perché l’Italia è il paese delle mafie e della più straordinaria antimafia. Con <em>Trame</em> si prova a colmare questo deficit.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Poi c’è un aspetto più specifico che occorre considerare. Con Lirio Abbate<em> </em>abbiamo cercato di offrire un panorama il più “plurale” possibile dei vari modi di pensare e fare “antimafia” nel nostro Paese. Uno degli errori più frequenti è quello di ritenere che l’antimafia sia riducibile ad un solo paradigma, magari quello che oppone alla mafia “mostro invincibile” la figura solitaria dell’eroe, come troppo spesso viene sollecitata dalle rappresentazioni mediatiche e cinematografiche. Ci sono numerose esperienze di antimafia nel nostro Paese così come diverse chiavi di lettura dei fenomeni mafiosi. Noi che abbiamo organizzato <em>Trame</em> pensiamo che questa pluralità non sia un elemento di debolezza e che il confronto non possa che rendere tutti noi più forti nella concreta azione di opposizione alle mafie del nostro Paese.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Un’ultima osservazione per i cittadini di Lamezia e per tutti quelli che parteciperanno alle iniziative del Festival. La presentazione dei libri, ogni sera dalle diciotto a mezzanotte, avverrà in tre luoghi particolarmente significativi della nuova politica culturale del Comune: a palazzo Panariti, il palazzo delle arti e della creatività, un nuovo spazio che <em>in progress</em> raccoglie le più vivaci esperienze creative della città; il cortile di palazzo Nicotera, sede di una biblioteca da rifondare e rilanciare, d’aprire alle più avvertite esigenze culturali dei giovani; la piazza San Domenico, con alle spalle il Museo archeologico e il prossimo polo museale in via di realizzazione e l’antica sala del teatro Umberto destinata a cineclub. Questi luoghi collegati al corso principale della città dovranno essere un’unica area culturale e, a partire dal 22 giugno, un’area di libertà.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: right"><span style="color: #333333"><strong><em>Tano Grasso</em></strong></span><br />
<span style="color: #333333"> Assessore alla cultura del Comune di Lamezia Terme e</span><br />
<span style="color: #333333"> Presidente onorario della FAI (Federazione antiracket italiana)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/03/782/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>210</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Trame, un terremoto culturale in terra calabra</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/03/prova-news-2/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/03/prova-news-2/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 10:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[blog]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[lirio abbate]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=450</guid>
		<description><![CDATA[La forza delle parole e delle azioni contro le mafie può scuotere le coscienze dei calabresi. Un terremoto culturale capace di far crollare il muro di omertà è quello che vogliamo provocare con «Trame». In questa terra di Calabria martoriata da criminali senza scrupoli che si alimentano anche della paura della gente. E della collusione di amministratori e professionisti infedeli e avidi del denaro sporco. Gli autori e i giornalisti che abbiamo scelto di far intervenire a Trame sono tra i pochi rimasti in questo Paese a svolgere un importante ruolo di supplenza civile e di vigilanza democratica. Supplenza civile nel ricostruire con meticolosa pazienza la memoria di fatti storici oscurati o distorti dalla tv di Stato, dalla televisione commerciale o dagli apparati culturali di regime.Vigilanza democratica nei confronti di un potere ogni giorno più arrogante che alimenta la pratica dell&#8217;omertà di massa. Il generale Videla, sanguinario dittatore argentino, ripeteva spesso: «la memoria è sovversiva». Aveva ragione. La memoria è come un indice puntato contro i crimini del potere che ha necessità di riverginarsi cancellando dalla memoria collettiva i fatti storici. Gli autori di molti libri possono dunque definirsi dei sovversivi. E dunque anch&#8217;io, con il lavoro che faccio producendo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #333333">La forza delle parole e delle azioni contro le mafie può scuotere le coscienze dei calabresi. Un terremoto culturale capace di far crollare il muro di omertà è quello che vogliamo provocare con «Trame».<span id="more-450"></span> In questa terra di Calabria martoriata da criminali  senza scrupoli che si alimentano anche della paura della gente. E della collusione di amministratori e professionisti infedeli e avidi del denaro sporco.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Gli autori e i giornalisti che abbiamo scelto di far intervenire  a  Trame sono tra i pochi rimasti in questo Paese a svolgere un importante ruolo di supplenza civile e di vigilanza democratica. Supplenza civile nel ricostruire con meticolosa  pazienza la memoria di fatti storici oscurati o distorti dalla tv di Stato, dalla televisione commerciale o dagli apparati culturali di regime.Vigilanza democratica nei confronti di un potere ogni giorno più arrogante che alimenta la pratica dell&#8217;omertà di massa.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Il generale Videla, sanguinario dittatore argentino, ripeteva  spesso: «la memoria è sovversiva».</span><br />
<span style="color: #333333"> Aveva ragione.</span><br />
<span style="color: #333333"> La memoria è come un  indice puntato contro i crimini del potere che ha necessità di riverginarsi cancellando dalla memoria collettiva i fatti storici.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Gli autori di molti libri possono dunque definirsi dei sovversivi. E dunque anch&#8217;io, con il lavoro che faccio producendo inchieste giornalistiche, solleticando i ricordi di tutti, posso essere   definito un sovversivo. Perché ricostruisco la memoria storica di misfatti che riguardano i mafiosi e i loro eccellenti protettori politici senza i quali questo  Paese si sarebbe liberato della mafia da più di un secolo. I protagonisti di Trame svolgono dunque un ruolo di supplenza civile.</span></p>
<p><span style="color: #333333">E per questo li sosteniamo.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Ritengo che un libro in cui si narrano le vicende criminali non dovrebbe assumere il respiro di una grande storia. Nelle democrazie mature la criminalità non fa storia. È un capitolo marginale specialistico ad appannaggio di criminologi, penalisti, di qualche appassionato della materia. In Italia, però, leggendo questi  libri si ha una significativa conferma: la storia nazionale è inestricabilmente intrecciata con la criminalità delle sue classi dirigenti.</span></p>
<p><span style="color: #333333">I libri sulle mafie possono servire a ricostruire tutto questo.  Ad  attivare la memoria e dare forza alle coscienze pulite. Ma anche a formarne di nuove, capaci di ribellarsi all&#8217;ingiustizia  e alle sopraffazioni.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: right"><em><strong>Lirio Abbate</strong></em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/06/03/prova-news-2/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>248</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>La mafia spiegata ai turisti</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/05/25/la-mafia-spiegata-ai-turisti/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/05/25/la-mafia-spiegata-ai-turisti/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 25 May 2011 15:07:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[festival]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2011/?p=746</guid>
		<description><![CDATA[Il volume, edito in sei lingue, italiano, francese, spagnolo, inglese, tedesco e giapponese, racconta cosa è la mafia. La sua struttura, le sue ramificazioni nella società, i danni che può provocare. Per chi si appresta a conoscere la Sicilia, un breve saggio per capirne di più.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Il volume, edito in sei lingue, italiano, francese, spagnolo, inglese, tedesco e giapponese, racconta cosa è la mafia. La sua struttura, le sue ramificazioni nella società, i danni che può provocare. Per chi si appresta a conoscere la Sicilia, un breve saggio per capirne di più.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2011/2011/05/25/la-mafia-spiegata-ai-turisti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>216</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
