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	<title>Trame 1 &#187; Nando Dalla Chiesa | Trame 1</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>Contro la mafia &#8220;l&#8217;antidoto è il racconto&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 11:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[lamezia terme]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non è mai buon segno, la rimozione. Come l&#8217;oblio o la perdita della memoria. Sono tutti sintomi, imparentati ma diversi, di debolezza o di malessere. Negli individui come nei popoli o nelle comunità. Si associano sempre alla perdita di una parte grande o piccola della propria identità. Questo libro nasce per impedire che una piccola ma significativa perdita di identità si completi: quella della società italiana di fronte alla sua storia, alla storia di cultura accumulata per combattere un nemico che ne ha messo a dura prova la democrazia colpendola ripetutamente al cuore. Un nemico che si chiama mafia. [&#8230;]” Inizia così &#8220;Contro la mafia&#8221;, il nuovo libro di Nando Dalla Chiesa, presentato al Trame Festival nella prima serata dell&#8217;evento. A parlarne con l&#8217;autore i giornalisti Alberto Nerazzini e Gianfranco Manfredi. Un libro, afferma Nerazzini, che riesuma documenti dimenticati e culturalmente fondamentali per comprendere a fondo le origini e quindi gli sviluppi della mafia siciliana:  “Un modo per contrastare l&#8217;anoressia che ha colpito la cultura sociale de paese”. Il volume cerca di individuare le cause del fenomeno mafioso tramite un&#8217;accurata ricerca di testi sull&#8217;argomento a partire dal 1877, con il viaggio in Sicilia compiuto dal livornese Leopoldo Franchetti che realizzò [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/nando-dalla-chiesa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2083" title="nando-dalla-chiesa" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/nando-dalla-chiesa.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
<blockquote><p>&#8220;Non è mai buon segno, la rimozione. Come l&#8217;oblio o la perdita della memoria. Sono tutti sintomi, imparentati ma diversi, di debolezza o di malessere. Negli individui come nei popoli o nelle comunità.<span id="more-2081"></span> Si associano sempre alla perdita di una parte grande o piccola della propria identità. Questo libro nasce per impedire che una piccola ma significativa perdita di identità si completi: quella della società italiana di fronte alla sua storia, alla storia di cultura accumulata per combattere un nemico che ne ha messo a dura prova la democrazia colpendola ripetutamente al cuore. Un nemico che si chiama mafia. [&#8230;]”</p></blockquote>
<p>Inizia così &#8220;Contro la mafia&#8221;, il nuovo libro di Nando Dalla Chiesa, presentato al Trame Festival nella prima serata dell&#8217;evento. A parlarne con l&#8217;autore i giornalisti Alberto Nerazzini e Gianfranco Manfredi. Un libro, afferma Nerazzini, che riesuma documenti dimenticati e culturalmente fondamentali per comprendere a fondo le origini e quindi gli sviluppi della mafia siciliana:  “Un modo per contrastare l&#8217;anoressia che ha colpito la cultura sociale de paese”. Il volume cerca di individuare le cause del fenomeno mafioso tramite un&#8217;accurata ricerca di testi sull&#8217;argomento a partire dal 1877, con il viaggio in Sicilia compiuto dal livornese Leopoldo Franchetti che realizzò insieme a Sidney Sonnino una formidabile inchiesta sulle condizioni politiche e amministrative della Sicilia. Nel libro scorrono nomi e testimonianze di tanti uomini coraggiosi che hanno dato la vita per liberare la propria terra. Come Giuseppe Fava, giornalista e fondatore de &#8220;I Siciliani&#8221;, ucciso da Cosa Nostra il 5 Gennaio del 1984, per aver &#8220;peccato&#8221; di libertà. Dalla Chiesa racconta di un episodio avvenuto in un liceo di Catania, quando aveva chiesto ai ragazzi chi di loro avesse mai sentito parlare di Pippo Fava: “Solo un ragazzo aveva timidamente alzato la mano in fondo all&#8217;aula, la cosa mi sconvolse.” Non è possibile, sostiene Dalla Chiesa, che certi eventi, fondamentali per la nostra storia, siano stati così facilmente rimossi. Il libro vuole quindi essere “un&#8217;operazione culturale, più che di denuncia, anche se quest&#8217;ultima c&#8217;è: quella di aver dimenticato chi ha scritto di queste cose prima che iniziasse il ciclo dei &#8220;delitti eccellenti&#8221;. Di avere dimenticato Dolci, Pantaleone, Levi, Fava, Stajano e tanti altri come loro”.</p>
<p>Il problema principale che emerge dall&#8217;intervento dello scrittore è dunque la mancanza di una tradizione orale fondamentale in quanto &#8220;collante&#8221; tra le generazioni: &#8220;L&#8217;antidoto&#8221; &#8211; conclude Dalla Chiesa &#8211; &#8220;è il <em>racconto</em> veritiero che combatta l&#8217;ignoranza seminando consapevolezza: non raccontare significa infatti lasciare la storia nelle mani dei &#8220;vincitori&#8221; ovvero di coloro  che hanno più mezzi a disposizione.”</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">g.g.</span></p>
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