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	<title>Trame 1 &#187; tano grasso | Trame 1</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>Tano Grasso risponde a Corrado Augias</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni Tano Grasso e il nostro festival sono stati al centro di molti articoli comparsi su stampa nazionale e locale, rimbalzati su internet e rilanciati sui social network. A scatenare questo tam tam mediatico l&#8217;attacco di Corrado Augias comparso su Repubblica lo scorso 16 novembre, a proposito dell&#8217;operato dell&#8217;assessorato di Grasso rispetto a fondi tolti alla musica classica e impiegati in iniziative pubbliche contro le cosche. Tano Grasso ha deciso di rispondere. Pubblichiamo qui la lettere inviata ad Augias. Egr.dott. Corrado Augias &#8211; La Repubblica- Roma Gentile dottor Augias, mi scusi se inizio dalla fine del suo articolo del 16 novembre. Lei scrive che sono “in tempo per rimediare a questa vergogna”. La voglio informare che, a proposito di vergogne, è da oltre venti anni (agosto 1991) che vivo con una scorta della Polizia e che vado in giro per l’Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, per cercare di rimediare ad una delle più gravi vergogne del nostro Paese: la presenza delle mafie, il loro condizionamento sulle imprese e gli imprenditori, causa non ultima delle attuali condizioni di questa parte d’Italia dove l’assenza della libertà d’impresa ostacola la valorizzazione delle straordinarie risorse di regioni come la Sicilia o la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni Tano Grasso e il nostro festival sono stati al centro di molti articoli comparsi su stampa nazionale e locale, rimbalzati su internet e rilanciati sui social network. A scatenare questo tam tam mediatico l&#8217;attacco di Corrado Augias comparso su Repubblica lo scorso 16 novembre, a proposito dell&#8217;operato dell&#8217;assessorato di Grasso rispetto a fondi tolti alla  musica classica e impiegati in iniziative pubbliche contro le cosche. Tano Grasso ha deciso di rispondere. Pubblichiamo qui la lettere inviata ad Augias.<span id="more-2290"></span></p>
<p style="text-align: justify"><em>Egr.dott. Corrado Augias &#8211; La Repubblica- Roma</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Gentile dottor Augias,</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>mi scusi se inizio dalla fine del suo articolo del 16 novembre. Lei scrive che sono “in tempo per rimediare a questa vergogna”. La voglio informare che, a proposito di vergogne, è da oltre venti anni (agosto 1991) che vivo con una scorta della Polizia e che vado in giro per l’Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, per cercare di rimediare ad una delle più gravi vergogne del nostro Paese: la presenza delle mafie, il loro condizionamento sulle imprese e gli imprenditori, causa non ultima delle attuali condizioni di questa parte d’Italia dove l’assenza della libertà d’impresa ostacola la valorizzazione delle straordinarie risorse di regioni come la Sicilia o la Calabria.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Un’altra considerazione personale prima di entrare nel merito della questione. Lei scrive: “non so chi sia l’assessore Grasso”. Per fatale ironia, nella stessa pagina della sua rubrica e lo stesso giorno, appare un affascinante articolo che nel titolo parla di “corsi e ricorsi storici”, una citazione questa che mi ha sollecitato il ricordo di un altro articolo, incredibile ma vero, sempre sulla stessa pagina pubblicato proprio dieci anni fa. Si trattava della rubrica di Michele Serra (“L’amaca”): da pochi giorni il governo Berlusconi mi aveva cacciato dall’incarico di Commissario antiracket e questa decisione aveva sollevato un’ondata di indignazione. Quella mattina di ognissanti del 2001 Michele Serra, ricostruendo la vicenda, confessa di coltivare un’ipotesi “estrema” circa le ragioni della scelta berlusconiana: “Che non sapessero assolutamente chi fosse [Tano Grasso]. Solo un vago ‘è uno dei loro quindi leviamocelo di torno’. E una sostanziale misconoscenza dei fatti, degli umori, delle persone, dei lutti e delle lotte. Con conseguente sorpresa, e magari rincrescimento, quando si sono accorti che Tano Grasso era Tano Grasso”.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Veniamo al dunque. Lei insinua che possano esserci ragioni “ignobili” a motivare, come lamenta il responsabile di un’associazione culturale locale, la decisione di “azzerare i concorsi nazionali ed internazionali di musica e la stagione concertistica”.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Quando diciotto mesi fa Gianni Speranza mi chiese di fare l’assessore al Comune di Lamezia Terme accettai a condizione di assumere l’incarico di responsabile delle politiche culturali. Per venti anni mi ero trovato a confrontarmi con le organizzazioni mafiose, in Sicilia, in Puglia, in Calabria, in Campania, nell’esclusiva prospettiva del risultato giudiziario (convincere e assistere gli imprenditori a denunciare nei tribunali); di questa impostazione nel tempo ne avvertivo sempre di più i limiti e, soprattutto, avvertivo la necessità di un intervento alla fonte del radicamento mafioso (l’omertà). Dichiarai subito che l’obiettivo del mio impegno amministrativo sarebbe stato quello di provare a togliere l’ossigeno alla ‘ndrangheta: “Se con le sentenze di condanna si arrestano i mafiosi, con la promozione culturale si toglie loro l’ossigeno, si riducono quegli spazi di legittimazione ancora così presenti nella nostra comunità, si offre alle giovani generazioni una possibilità diversa attraverso valori e idee opposte a quelle che costituiscono ragione di forza non secondaria per le organizzazioni mafiose”. Per ottenere questo risultato indicavo la necessità di sollecitare la creatività, di valorizzare i talenti, soprattutto tra i giovani, come un modo di combattere la mafia con strumenti diversi da quelli della repressione. Queste idee le ho rese pubbliche in un documento di diciotto pagine sottoposto al più ampio confronto nella comunità a settembre del 2010 (consultabile sul sito del Comune), pochi mesi dopo il mio insediamento. Tutto questo nella convinzione che fare politica culturale in terra di mafia è cosa assai diversa che farla a Ravenna o a Treviso.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Nei mesi successivi si è proceduto, quindi, secondo una consapevole e meditata scelta di campo, certo con tanti limiti, a partire da quelli miei personali.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Porre al centro dell’iniziativa culturale il tema del contrasto alla ‘ndrangheta ha rappresentato una significativa novità, ovviamente contrastata da diversi soggetti. Si è provato a costruire un modello, forse unico nel Mezzogiorno. Puntare sui giovani non solo come fruitori di iniziative culturali ma come protagonisti, artefici di nuovi linguaggi espressivi, soggetti di creatività artistica. E in tal senso il Comune ha utilizzato una parte delle proprie risorse. “Capusutta” è stata sicuramente l’iniziativa più esemplare, il paradigma. Si è realizzato un laboratorio teatrale di nove mesi che ha consentito a ben sessanta ragazzi (di cui ben la metà rom) di essere protagonisti di un processo creativo e di integrazione sotto l’autorevole direzione di Marco Martinelli e con la partecipazione dei ragazzi di Punta Corsara di Emanuele Valenti: il prossimo 16 dicembre venga a vedere lo spettacolo che è stato messo in scena al teatro Valle di Roma.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L’utilizzazione del palazzo Panariti, trasformato in casa della creatività e della cultura, rappresenta un altro aspetto del paradigma culturale: una struttura non utilizzata del Comune è stata destinata a laboratori di pittura, di musica, di teatro, di cinema. Non limitarsi a offrire spettacoli, pur dignitosi, ma far diventare i giovani calabresi artefici di creatività. Il cambiamento non si realizza con gli spettatori, ma con giovani che costruiscono.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Un’altra esperienza è stata quella di Trame, il primo festival in Italia dei libri sulle mafie. Non solo hanno partecipato 135 ospiti tra magistrati, scrittori, studiosi, giornalisti (tutti gratuitamente), i più rappresentativi a livello nazionale e internazionale per presentare 53 libri; non solo Lamezia ha avuto una visibilità sull’informazione italiana e straniera (per tutti valga l’articolo dell’Economist); ma si è realizzato un evento con una partecipazione mai vista di giovani e di cittadini, con migliaia di persone (12.000 !) a riempire per cinque giorni le piazze della città sino a notte fonda.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>So bene che si è trattato di poca cosa, ma in un territorio così difficile e complesso come la Calabria ha rappresentato una inversione di tendenza.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>C’è poi un altro aspetto coerente a questa innovativa impostazione. Riguarda i criteri di selezione della spesa pubblica secondo principi di assoluta trasparenza. Di fronte ad una situazione assolutamente cristallizzata nell’uso delle risorse pubbliche, sino a rasentare una situazione di quasi monopolio, si è deciso di spezzare privilegi e di aprirsi al più ampio confronto di proposte. Il nuovo regolamento approvato prevede che ogni associazione culturale può presentare progetti suscettibili di finanziamento che saranno valutati da una commissione indipendente attraverso un confronto comparativo. Ciò è stato oggetto di un ampio dibattito con tutte le associazioni.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Di tutto questo Lei non ha dato alcun conto nel suo articolo del 16 novembre, ha “azzerato” ogni iniziativa.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>E a proposito dell’AMA Calabria Lei ha avallato una menzogna pacchiana. Il rappresentante dell’associazione scrive che “tutte le procedure consuete in una democrazia, o più semplicemente in una corretta gestione amministrativa, sono state ignorate” e lamenta che nessuna motivazione è stata fornita. Sarebbe bastato poco per cogliere la falsità di simile affermazione. Sarebbe stato sufficiente collegarsi ai siti locali d’informazione e a quello del Comune per prendere atto delle dichiarazioni dell’amministrazione comunale: ad esempio, avrebbe trovato un comunicato di due pagine e mezza dell’11 marzo; mentre nel comunicato del 18 maggio, avrebbe letto una dichiarazione del sindaco che conclude così: “[…] per tempo, abbiamo cercato di concordare con tutti, e quindi anche con l’AMA nel corso di numerosi incontri, i tagli necessari dicendo quanto quest’anno potevamo investire a sostegno dell’associazione e delle sue attività, compatibilmente con la nuova situazione finanziaria degli enti locali. E’ stata, quindi, l’associazione a scegliere dove e come destinare l’intero ammontare dei contributi comunali previsti per il 2011. E’ quindi dell’AMA la scelta di non tenere il concorso”. Queste parole del Sindaco smentiscono l’altra parte della bugia (che “l’assessore ha deciso tutto da solo”): si è sempre trattato di decisioni collegiali. Probabilmente, questa affermazione serviva per evocare chissà quale “ignobile” motivazione, un accanimento –chissà poi perché- dell’assessore verso l’AMA. Nessun accanimento, stia tranquillo su questo dottor Augias, semplicemente un dovere istituzionale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>A tal proposito mi consenta di rappresentarLe due gravi anomalie. Un’associazione culturale non può far dipendere la propria attività esclusivamente dai finanziamenti del Comune: altrimenti sarebbe una partecipata comunale gestita da privati. L’obiettivo dell’amministrazione è stato quello di aprire l’accesso ai finanziamenti a tutte le associazioni, il nostro dovere è quello di far emergere nuovi talenti e quello di garantire tutti allo stesso modo, secondo il merito di ognuno, offrendo uguali opportunità (a questo servirà il nuovo regolamento).</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Ma, soprattutto, l’AMA gode di una assai strana convenzione che impegna il Comune a finanziare con cento mila euro l’anno la scuola di musica e a garantire il costo del fitto dei locali. Non conosco alcuna scuola privata che viene finanziata in una misura così rilevante dal bilancio di un Comune. Mi auguro che presto il consiglio comunale possa porre rimedio a questa grave anomalia, che fa, comunque, dell’AMA Calabria l’associazione che riceve la somma ben più consistente di tutte le altre iniziative presenti sul territorio, e non di poco, anche nell’anno 2011, un anno di grandi tagli al bilancio.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>In conclusione, mi permetta di esprimerLe la mia amarezza per quanto da Lei scritto. Lei ha tutto il diritto di pensare quello che vuole, è un suo diritto assumere e far proprio un punto di vista parziale e di valutare come meritevole di un “interesse nazionale” la decisione di ridurre il finanziamento ad un’associazione privata da 170.000 a 100.000 euro e, di conseguenza, ritenere che tale decisione renda più “derelitta” la Calabria. E’ un problema che riguarda solo il Suo senso della misura e delle proporzioni. Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di sottrarmi alla tentazione dei giudizi morali e degli anatemi. E’, invece, un problema anche mio quando Lei scrive su un così autorevole quotidiano che ogni giorno compro dal suo primo numero dai tempi del liceo. Lei, come giornalista di Repubblica, ha il dovere di offrire un’informazione completa: Lei ha questo dovere e io ho questo diritto, lo ripeto, soprattutto, in quanto lettore di un quotidiano così sensibile ai problemi dell’informazione nel nostro Paese. Lei, purtroppo, a questo dovere è venuto meno.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Una sola cortesia Le chiedo infine, con rispetto per la Sua autorevolezza. Per pietà, non usi più l’espressione Calabria “derelitta”. La Calabria non è terra facile, ha un presente segnato da una mafia potente e attiva in tante manifestazioni della vita quotidiana. E’ terra difficile ma possibile: per questo, per tentare di dare un contributo per un destino diverso, con umiltà ho deciso di mettermi in gioco in un’esperienza a perdere (nel  senso che non avevo nulla da guadagnare). Peccato che una parte dell’intellighenzia nazionale non riesca neanche lontanamente a capire cosa è questa regione e continui a perdersi in un’ipocrita retorica. Alibi per tutti.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Con stima sincera, voglia gradire distinti saluti</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Tano Grasso</em></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Lamezia Terme, 24 novembre 2011.</em></p>
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		<title>Mafia al nord? No, &#8216;ndrangheta.</title>
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		<pubDate>Sun, 26 Jun 2011 17:50:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quarto giorno. Le luci del tramonto colorano Piazza San Domenico e il palco di Trame. Molta gente è già seduta, e molti altri si avvicinano con passo tranquillo. Aspettano il Prof. Enzo Ciconte per la presentazione del suo libro &#8220;Ndrangheta Padana&#8221;, invece sul palco salgono Tano Grasso con Sandro Ruotolo di Annozero e Gianni Barbacetto. Il pubblico riconosce il famoso giornalista e cresce l&#8217;attenzione, &#8220;la testimonianza di Ruotolo è importante, perchè l&#8217;informazione malata è un problema democratico che interessa tutti&#8221; introduce brevemente Grasso, poi Ruotolo approfondisce la questione parlando dell&#8217;ostruzionismo derivante dal potere politico: &#8220;Editto bulgaro, numerose censure&#8221; e la recentissima &#8220;decisione politica di chiudere un programma di successo come Annozero sulle reti pubbliche&#8221;. Mentre il pubblico applaude il gradito fuoriprogramma, sale sul palco Ciconte con i suoi interlocutori. Si parla di sud e nord. Si parla di &#8216;ndrangheta padana. Gianni Barbacetto, giornalista del Fatto, parte da lontano per dire che le mafie al nord sono un fenomeno trascurato, cita l&#8217;ex-sindaco Pillitteri che negli anni &#8217;80 dichiarava &#8220;in realtà a Milano la mafia non esiste, la Piovra è solo una favola per la tv&#8221;. Ma anche oggi il presidente lombardo Formigoni e l&#8217;ex-sindaco Moratti continuano a nascondere il fenomeno. Ignorando [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Quarto giorno. Le luci del tramonto colorano Piazza San Domenico e il palco di Trame. Molta gente è già seduta, e molti altri si avvicinano con passo tranquillo. <span id="more-2181"></span>Aspettano il Prof. Enzo Ciconte per la presentazione del suo libro &#8220;Ndrangheta Padana&#8221;, invece sul palco salgono Tano Grasso con Sandro Ruotolo di Annozero e Gianni Barbacetto. Il pubblico riconosce il famoso giornalista e cresce l&#8217;attenzione, &#8220;la testimonianza di Ruotolo è importante, perchè l&#8217;informazione malata è un problema democratico che interessa tutti&#8221; introduce brevemente Grasso, poi Ruotolo approfondisce la questione parlando dell&#8217;ostruzionismo derivante dal potere politico: &#8220;Editto bulgaro, numerose censure&#8221; e la recentissima &#8220;decisione politica di chiudere un programma di successo come Annozero sulle reti pubbliche&#8221;.</p>
<p>Mentre il pubblico applaude il gradito fuoriprogramma, sale sul palco Ciconte con i suoi interlocutori. Si parla di sud e nord. Si parla di &#8216;ndrangheta padana. Gianni Barbacetto, giornalista del Fatto, parte da lontano per dire che le mafie al nord sono un fenomeno trascurato, cita l&#8217;ex-sindaco Pillitteri che negli anni &#8217;80 dichiarava &#8220;in realtà a Milano la mafia non esiste, la Piovra è solo una favola per la tv&#8221;. Ma anche oggi il presidente lombardo Formigoni e l&#8217;ex-sindaco Moratti continuano a nascondere il fenomeno. Ignorando due operazioni aperte da anni, come &#8220;Cerberus&#8221; e &#8220;Infinito&#8221;, che hanno portato a centinaia di arresti a Milano e nelle altre province lombarde.</p>
<p>&#8220;Formigoni e Moratti hanno ragione. A Milano non esiste la mafia, esiste la Ndrangheta&#8221; esordisce provocatoriamente il professor Ciconte. &#8220;La storia della Ndrangheta al nord inizia negli anni &#8217;50 del secolo scorso&#8221; continua, in seguito ai soggiorni obbligati dei capimafia e alle migrazioni interne alla fine della guerra. La storia prosegue negli anni &#8217;60 e &#8217;70, quando la Ndrangheta mette le radici grazie alle collaborazioni con alcuni imprenditori e politici lombardi. E&#8217; esemplare la storia del boss Giacomo Zagari. Il quale, racconta Ciconte, &#8220;faceva chiamare gli imprenditori dai suoi picciotti perchè chiedessero una tangente, loro contattavano lui invece dei Carabinieri. Poi lui faceva finta di contrattare con gli estorsori ottenendo richieste minori&#8221;, e gli imprenditori erano così contenti che iniziavano una collaborazione continua con Zagari. In questo modo la Ndrangheta si inseriva nella società e nell&#8217;economia del nord.</p>
<p>E c&#8217;è anche un &#8220;rapporto profondo&#8221; con la politica. &#8220;Sindaci arrestati nel milanese, consiglieri nelle amministrazioni lombarde, venete e piemontesi&#8221; prosegue Ciconte, fanno della Ndrangheta &#8220;un potere forte e riconosciuto con cui interloquire&#8221;, anche a livello politico. E si capisce anche che, nonostante maggiori numeri tra i rappresentanti del centro-destra, la Ndrangheta parla con tutti i partiti. Anche con la Lega, &#8220;hanno convissuto in molti comuni lombardi, facendo affari&#8221; denuncia Ciconte echeggiando Saviano. Il professore conclude lanciando un messaggio forte: &#8220;la Ndrangheta è un fenomeno presente e radicato al centro-nord da sessant&#8217;anni, bisogna riflettere sulle responsabilità delle classi dirigenti del nord&#8221;. Ma bisogna soprattutto informarsi, e capire che la Ndrangheta e le mafie sono un problema italiano, e non calabrese, siciliano o campano.</p>
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		<title>Si respira aria di &#8220;Trame&#8221; a Lamezia Terme</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jun 2011 14:45:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si respira aria nuova a Lamezia Terme. Trame, la prima edizione del Festival dei libri sulla mafia inizia nel secondo giorno di un&#8217;estate che si preannuncia bollente. La cerimonia di apertura si è svolta questa mattina a Palazzo Nicotera, nel centro della città, a pochi passi dalle altre due location nelle quali si terranno gli incontri dell&#8217;evento. Presenti alla cerimonia alcuni dei massimi vertici istituzionali, tra cui il Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci. In una sala gremita di gente, apre la conferenza Tano Grasso, Assessore alla cultura di Lamezia Terme e ideatore del Festival. &#8220;Un&#8217;iniziativa - dice Grasso - unica in Italia, resa possibile grazie all&#8217;impegno di professionisti seri e concreti&#8221;. Non mancano i ringraziamenti a tutti coloro i quali hanno contribuito largamente all&#8217;organizzazione che &#8211; continua l&#8217;assessore &#8211; &#8220;è avvenuta in tempi strettissimi, in condizioni non sempre semplici, e soprattutto in forma di assoluto volontariato&#8221;. Un Festival che nasce in primo luogo come &#8220;operazione politica&#8221; tesa ad alzare la qualità del contrasto alla criminalità organizzata attraverso l&#8217;utilizzo delle due armi più incisive e particolarmente temute dalle mafie: la cultura e la parola. Seguono gli interventi di Armando Caputo, Presidente dell&#8217;Antiracket di Lamezia Terme, Marco Polillo, Presidente dell&#8217;Associazione Italiana Editori [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/aria-di-trame.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2045" title="aria di trame" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/aria-di-trame.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a>Si respira aria nuova a Lamezia Terme. Trame, la prima edizione del Festival dei libri sulla mafia inizia nel secondo giorno di un&#8217;estate che si preannuncia bollente.<span id="more-2036"></span> La cerimonia di apertura si è svolta questa mattina a Palazzo Nicotera, nel centro della città, a pochi passi dalle altre due location nelle quali si terranno gli incontri dell&#8217;evento. Presenti alla cerimonia alcuni dei massimi vertici istituzionali, tra cui il Prefetto di Catanzaro Antonio Reppucci.</p>
<p>In una sala gremita di gente, apre la conferenza Tano Grasso, Assessore alla cultura di Lamezia Terme e ideatore del Festival.</p>
<p><em>&#8220;Un&#8217;iniziativa </em>- dice <strong>Grasso</strong> -<em> unica in Italia, resa possibile grazie all&#8217;impegno di professionisti seri e concreti&#8221;</em>.</p>
<p>Non mancano i ringraziamenti a tutti coloro i quali hanno contribuito largamente all&#8217;organizzazione che &#8211; continua l&#8217;assessore &#8211; &#8220;<em>è avvenuta in tempi strettissimi, in condizioni non sempre semplici, e soprattutto in forma di assoluto volontariato&#8221;</em>. Un Festival che nasce in primo luogo come &#8220;<em>operazione politica&#8221; </em>tesa ad alzare la qualità del contrasto alla criminalità organizzata attraverso l&#8217;utilizzo delle due armi più incisive e particolarmente temute dalle mafie: la cultura e la parola.</p>
<p>Seguono gli interventi di Armando Caputo, Presidente dell&#8217;Antiracket di Lamezia Terme, Marco Polillo, Presidente dell&#8217;Associazione Italiana Editori e Maria Teresa Morano, neo eletta Presidente della Federazione delle associazioni antiracket italiane che ha sottolineato l&#8217;obiettivo di raggiungere una &#8220;consapevolezza sociale del problema mafioso&#8221; e l&#8217;importanza di &#8220;parlare di mafia a Lamezia Terme&#8221;.</p>
<p>La parola passa quindi a Lirio Abbate, giornalista e direttore dell&#8217;evento, minacciato per il suo lavoro dalla mafia e sotto scorta dal 2007. &#8220;<em>Questo Festival può essere un primo passo a supporto di una vera e propria rivoluzione culturale, è fondamentale infatti che il lavoro della magistratura sia supportato dalla forte presa di coscienza e ribellione della società civile&#8221;.</em></p>
<p>Il Sindaco Gianni Speranza chiude l&#8217;incontro dicendosi soddisfatto di vedere la città diventare simbolo dell&#8217;antimafia calabrese: &#8220;L&#8217;intenzione &#8211; dice il primo cittadino &#8211; è quella di portare avanti l&#8217;iniziativa proponendo annualmente nuovi incontri, in modo che questo lavoro possa realmente concretizzarsi in un cambiamento per la città e i calabresi tutti&#8221;. Soddisfatto dell&#8217;arrivo in città di tantissimi libri che saranno tenuti nella biblioteca e nelle scuole, il sindaco evidenzia l&#8217;importanza dell&#8217;evento soprattutto per i ragazzi lametini che considera forti e pieni di entusiasmo. L&#8217;intervento si chiude con una triplice dedica: &#8220;Vorrei pensare in questi giorni a Don Tonino Vattiata, vittima di una recente intimidazione da parte della &#8216;ndrangheta; ai ragazzi della Cooperativa Valle del Marro e ai giovani cronisti calabresi, spesso precari, sottopagati e minacciati&#8221;.</p>
<p>Con l&#8217;augurio di un reale cambiamento si conclude la cerimonia e si dà il via a cinque giorni di conferenze alle quali parteciperanno alcuni tra i maggiori esperti di mafie a livello internazionale, tra magistrati, giornalisti e studiosi. Il primo appuntamento è per oggi pomeriggio alle 17:00 a Palazzo Nicotera. Il tema sul quale ci si concentrerà è quello dell&#8217;informazione calabrese troppo spesso soffocata e resa difficile dai soprusi dei &#8220;potenti&#8221;.</p>
<p style="text-align: right"><em>g.g. e d.c.</em></p>
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		<title>Un anno di cultura a Lamezia Terme</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 10:00:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da un anno sono assessore alla cultura del Comune di Lamezia Terme e non passa giorno che non mi chieda che cosa significhi svolgere questo ruolo in terra di mafia; questo “chiedermelo” non è una suggestione culturale: è la dura imposizione non tanto di fatti concreti, facili da interpretare, ma del contesto. Preliminarmente è necessario provare a spiegare che significa essere terra di mafia e perché lo è Lamezia; non a caso, è proprio su questo punto di definizione che in questi mesi ho incontrato opposizioni e resistenze; del resto, il primo sintomo di un territorio come terra di mafia è proprio quello della negazione. Altra cosa è l’argomento che valorizza quell’opposizione di una parte della comunità: affermare che Lamezia è terra di mafia non ha nulla a che vedere con il voler ridimensionare o sottovalutare importanti spinte e reazioni, a partire dall’associazione antiracket. Il punto è un altro, è riconoscere quelle relazioni economiche e sociali da un lato, quell’area di complicità e di collusione da un altro lato, quella dimensione di consenso e di condivisione di valori e modelli culturali da un altro lato ancora; e questo riconoscimento è indispensabile per contrastare efficacemente tutti questi livelli che rendono la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><span style="color: #333333">Da un anno sono assessore alla cultura del Comune di Lamezia Terme e non passa giorno che non mi chieda che cosa significhi svolgere questo ruolo in <em>terra di mafia</em>; questo “chiedermelo” non è una suggestione culturale: è la dura imposizione non tanto di fatti concreti, facili da interpretare, ma del <em>contesto.</em> <span id="more-782"></span>Preliminarmente è necessario provare a spiegare che significa essere terra di mafia e perché lo è Lamezia; non a caso, è proprio su questo punto di definizione che in questi mesi ho incontrato opposizioni e resistenze; del resto, il primo sintomo di un territorio come terra di mafia è proprio quello della negazione. Altra cosa è l’argomento che valorizza quell’opposizione di una parte della comunità: affermare che Lamezia è terra di mafia non ha nulla a che vedere con il voler ridimensionare o sottovalutare importanti spinte e reazioni, a partire dall’associazione antiracket.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Il punto è un altro, è riconoscere quelle relazioni economiche e sociali da un lato, quell’area di complicità e di collusione da un altro lato, quella dimensione di consenso e di condivisione di valori e modelli culturali da un altro lato ancora; e questo riconoscimento è indispensabile per contrastare efficacemente tutti questi livelli che rendono la ‘ndrangheta così forte e così radicata. Così forte e così radicata da essere persino capace di ridurre la propria visibilità.</span></p>
<p><span style="color: #333333">La politica culturale di un comune in Calabria non può che essere il terreno su cui costruire concrete iniziative di contrasto. Non si possono programmare iniziative come se si fosse a Treviso, né pensare d’essere a Ravenna quando si promuovono degli incontri o a Novara per un’esposizione d’arte: qui, in terra di mafia, qui a Lamezia e in Calabria, fare politica culturale <em>deve</em> assolutamente coincidere con una strategia di opposizione alla ‘ndrangheta. La cultura <em>deve</em> diventare lo strumento più potente contro l’omertà e quella mentalità che da decenni assicura consenso e sostegno alle mafie del nostro Paese. Le sentenze dei tribunali incarcerano i mafiosi, ma impedire la riproduzione dei mafiosi non è compito di giudici e poliziotti, è la frontiera propria e specifica di enti locali, associazioni, società civile, imprenditori. E su questa frontiera si colloca la politica culturale del Comune di Lamezia; o, almeno, ci prova.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Il <em>Festival dei libri sulle mafie</em> è un tentativo di rovesciare quel <em>contesto</em>, il tentativo d’essere un nuovo strumento contro l’omertà. L’idea di <em>Trame</em> è quella di avere ogni anno un momento di confronto e di verifica attorno alle numerose pubblicazioni su mafia e antimafia. Nell’Italia dei tanti festival letterari e dei tanti premi, non c’era alcuno spazio dedicato a queste problematiche in una situazione doppiamente paradossale: in primo luogo perché negli ultimi anni è notevolmente cresciuto l’interesse dei lettori, soprattutto giovani, e conseguentemente il numero dei libri dedicati ad approfondire aspetti delle realtà mafiose; in secondo luogo perché l’Italia è il paese delle mafie e della più straordinaria antimafia. Con <em>Trame</em> si prova a colmare questo deficit.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Poi c’è un aspetto più specifico che occorre considerare. Con Lirio Abbate<em> </em>abbiamo cercato di offrire un panorama il più “plurale” possibile dei vari modi di pensare e fare “antimafia” nel nostro Paese. Uno degli errori più frequenti è quello di ritenere che l’antimafia sia riducibile ad un solo paradigma, magari quello che oppone alla mafia “mostro invincibile” la figura solitaria dell’eroe, come troppo spesso viene sollecitata dalle rappresentazioni mediatiche e cinematografiche. Ci sono numerose esperienze di antimafia nel nostro Paese così come diverse chiavi di lettura dei fenomeni mafiosi. Noi che abbiamo organizzato <em>Trame</em> pensiamo che questa pluralità non sia un elemento di debolezza e che il confronto non possa che rendere tutti noi più forti nella concreta azione di opposizione alle mafie del nostro Paese.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Un’ultima osservazione per i cittadini di Lamezia e per tutti quelli che parteciperanno alle iniziative del Festival. La presentazione dei libri, ogni sera dalle diciotto a mezzanotte, avverrà in tre luoghi particolarmente significativi della nuova politica culturale del Comune: a palazzo Panariti, il palazzo delle arti e della creatività, un nuovo spazio che <em>in progress</em> raccoglie le più vivaci esperienze creative della città; il cortile di palazzo Nicotera, sede di una biblioteca da rifondare e rilanciare, d’aprire alle più avvertite esigenze culturali dei giovani; la piazza San Domenico, con alle spalle il Museo archeologico e il prossimo polo museale in via di realizzazione e l’antica sala del teatro Umberto destinata a cineclub. Questi luoghi collegati al corso principale della città dovranno essere un’unica area culturale e, a partire dal 22 giugno, un’area di libertà.</span></p></blockquote>
<p style="text-align: right"><span style="color: #333333"><strong><em>Tano Grasso</em></strong></span><br />
<span style="color: #333333"> Assessore alla cultura del Comune di Lamezia Terme e</span><br />
<span style="color: #333333"> Presidente onorario della FAI (Federazione antiracket italiana)</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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