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	<title>Trame 1 &#187; trame festival | Trame 1</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>Tano Grasso risponde a Corrado Augias</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 15:41:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Negli ultimi giorni Tano Grasso e il nostro festival sono stati al centro di molti articoli comparsi su stampa nazionale e locale, rimbalzati su internet e rilanciati sui social network. A scatenare questo tam tam mediatico l&#8217;attacco di Corrado Augias comparso su Repubblica lo scorso 16 novembre, a proposito dell&#8217;operato dell&#8217;assessorato di Grasso rispetto a fondi tolti alla musica classica e impiegati in iniziative pubbliche contro le cosche. Tano Grasso ha deciso di rispondere. Pubblichiamo qui la lettere inviata ad Augias. Egr.dott. Corrado Augias &#8211; La Repubblica- Roma Gentile dottor Augias, mi scusi se inizio dalla fine del suo articolo del 16 novembre. Lei scrive che sono “in tempo per rimediare a questa vergogna”. La voglio informare che, a proposito di vergogne, è da oltre venti anni (agosto 1991) che vivo con una scorta della Polizia e che vado in giro per l’Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, per cercare di rimediare ad una delle più gravi vergogne del nostro Paese: la presenza delle mafie, il loro condizionamento sulle imprese e gli imprenditori, causa non ultima delle attuali condizioni di questa parte d’Italia dove l’assenza della libertà d’impresa ostacola la valorizzazione delle straordinarie risorse di regioni come la Sicilia o la [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Negli ultimi giorni Tano Grasso e il nostro festival sono stati al centro di molti articoli comparsi su stampa nazionale e locale, rimbalzati su internet e rilanciati sui social network. A scatenare questo tam tam mediatico l&#8217;attacco di Corrado Augias comparso su Repubblica lo scorso 16 novembre, a proposito dell&#8217;operato dell&#8217;assessorato di Grasso rispetto a fondi tolti alla  musica classica e impiegati in iniziative pubbliche contro le cosche. Tano Grasso ha deciso di rispondere. Pubblichiamo qui la lettere inviata ad Augias.<span id="more-2290"></span></p>
<p style="text-align: justify"><em>Egr.dott. Corrado Augias &#8211; La Repubblica- Roma</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Gentile dottor Augias,</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>mi scusi se inizio dalla fine del suo articolo del 16 novembre. Lei scrive che sono “in tempo per rimediare a questa vergogna”. La voglio informare che, a proposito di vergogne, è da oltre venti anni (agosto 1991) che vivo con una scorta della Polizia e che vado in giro per l’Italia, soprattutto nelle regioni meridionali, per cercare di rimediare ad una delle più gravi vergogne del nostro Paese: la presenza delle mafie, il loro condizionamento sulle imprese e gli imprenditori, causa non ultima delle attuali condizioni di questa parte d’Italia dove l’assenza della libertà d’impresa ostacola la valorizzazione delle straordinarie risorse di regioni come la Sicilia o la Calabria.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Un’altra considerazione personale prima di entrare nel merito della questione. Lei scrive: “non so chi sia l’assessore Grasso”. Per fatale ironia, nella stessa pagina della sua rubrica e lo stesso giorno, appare un affascinante articolo che nel titolo parla di “corsi e ricorsi storici”, una citazione questa che mi ha sollecitato il ricordo di un altro articolo, incredibile ma vero, sempre sulla stessa pagina pubblicato proprio dieci anni fa. Si trattava della rubrica di Michele Serra (“L’amaca”): da pochi giorni il governo Berlusconi mi aveva cacciato dall’incarico di Commissario antiracket e questa decisione aveva sollevato un’ondata di indignazione. Quella mattina di ognissanti del 2001 Michele Serra, ricostruendo la vicenda, confessa di coltivare un’ipotesi “estrema” circa le ragioni della scelta berlusconiana: “Che non sapessero assolutamente chi fosse [Tano Grasso]. Solo un vago ‘è uno dei loro quindi leviamocelo di torno’. E una sostanziale misconoscenza dei fatti, degli umori, delle persone, dei lutti e delle lotte. Con conseguente sorpresa, e magari rincrescimento, quando si sono accorti che Tano Grasso era Tano Grasso”.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Veniamo al dunque. Lei insinua che possano esserci ragioni “ignobili” a motivare, come lamenta il responsabile di un’associazione culturale locale, la decisione di “azzerare i concorsi nazionali ed internazionali di musica e la stagione concertistica”.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Quando diciotto mesi fa Gianni Speranza mi chiese di fare l’assessore al Comune di Lamezia Terme accettai a condizione di assumere l’incarico di responsabile delle politiche culturali. Per venti anni mi ero trovato a confrontarmi con le organizzazioni mafiose, in Sicilia, in Puglia, in Calabria, in Campania, nell’esclusiva prospettiva del risultato giudiziario (convincere e assistere gli imprenditori a denunciare nei tribunali); di questa impostazione nel tempo ne avvertivo sempre di più i limiti e, soprattutto, avvertivo la necessità di un intervento alla fonte del radicamento mafioso (l’omertà). Dichiarai subito che l’obiettivo del mio impegno amministrativo sarebbe stato quello di provare a togliere l’ossigeno alla ‘ndrangheta: “Se con le sentenze di condanna si arrestano i mafiosi, con la promozione culturale si toglie loro l’ossigeno, si riducono quegli spazi di legittimazione ancora così presenti nella nostra comunità, si offre alle giovani generazioni una possibilità diversa attraverso valori e idee opposte a quelle che costituiscono ragione di forza non secondaria per le organizzazioni mafiose”. Per ottenere questo risultato indicavo la necessità di sollecitare la creatività, di valorizzare i talenti, soprattutto tra i giovani, come un modo di combattere la mafia con strumenti diversi da quelli della repressione. Queste idee le ho rese pubbliche in un documento di diciotto pagine sottoposto al più ampio confronto nella comunità a settembre del 2010 (consultabile sul sito del Comune), pochi mesi dopo il mio insediamento. Tutto questo nella convinzione che fare politica culturale in terra di mafia è cosa assai diversa che farla a Ravenna o a Treviso.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Nei mesi successivi si è proceduto, quindi, secondo una consapevole e meditata scelta di campo, certo con tanti limiti, a partire da quelli miei personali.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Porre al centro dell’iniziativa culturale il tema del contrasto alla ‘ndrangheta ha rappresentato una significativa novità, ovviamente contrastata da diversi soggetti. Si è provato a costruire un modello, forse unico nel Mezzogiorno. Puntare sui giovani non solo come fruitori di iniziative culturali ma come protagonisti, artefici di nuovi linguaggi espressivi, soggetti di creatività artistica. E in tal senso il Comune ha utilizzato una parte delle proprie risorse. “Capusutta” è stata sicuramente l’iniziativa più esemplare, il paradigma. Si è realizzato un laboratorio teatrale di nove mesi che ha consentito a ben sessanta ragazzi (di cui ben la metà rom) di essere protagonisti di un processo creativo e di integrazione sotto l’autorevole direzione di Marco Martinelli e con la partecipazione dei ragazzi di Punta Corsara di Emanuele Valenti: il prossimo 16 dicembre venga a vedere lo spettacolo che è stato messo in scena al teatro Valle di Roma.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>L’utilizzazione del palazzo Panariti, trasformato in casa della creatività e della cultura, rappresenta un altro aspetto del paradigma culturale: una struttura non utilizzata del Comune è stata destinata a laboratori di pittura, di musica, di teatro, di cinema. Non limitarsi a offrire spettacoli, pur dignitosi, ma far diventare i giovani calabresi artefici di creatività. Il cambiamento non si realizza con gli spettatori, ma con giovani che costruiscono.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Un’altra esperienza è stata quella di Trame, il primo festival in Italia dei libri sulle mafie. Non solo hanno partecipato 135 ospiti tra magistrati, scrittori, studiosi, giornalisti (tutti gratuitamente), i più rappresentativi a livello nazionale e internazionale per presentare 53 libri; non solo Lamezia ha avuto una visibilità sull’informazione italiana e straniera (per tutti valga l’articolo dell’Economist); ma si è realizzato un evento con una partecipazione mai vista di giovani e di cittadini, con migliaia di persone (12.000 !) a riempire per cinque giorni le piazze della città sino a notte fonda.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>So bene che si è trattato di poca cosa, ma in un territorio così difficile e complesso come la Calabria ha rappresentato una inversione di tendenza.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>C’è poi un altro aspetto coerente a questa innovativa impostazione. Riguarda i criteri di selezione della spesa pubblica secondo principi di assoluta trasparenza. Di fronte ad una situazione assolutamente cristallizzata nell’uso delle risorse pubbliche, sino a rasentare una situazione di quasi monopolio, si è deciso di spezzare privilegi e di aprirsi al più ampio confronto di proposte. Il nuovo regolamento approvato prevede che ogni associazione culturale può presentare progetti suscettibili di finanziamento che saranno valutati da una commissione indipendente attraverso un confronto comparativo. Ciò è stato oggetto di un ampio dibattito con tutte le associazioni.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Di tutto questo Lei non ha dato alcun conto nel suo articolo del 16 novembre, ha “azzerato” ogni iniziativa.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>E a proposito dell’AMA Calabria Lei ha avallato una menzogna pacchiana. Il rappresentante dell’associazione scrive che “tutte le procedure consuete in una democrazia, o più semplicemente in una corretta gestione amministrativa, sono state ignorate” e lamenta che nessuna motivazione è stata fornita. Sarebbe bastato poco per cogliere la falsità di simile affermazione. Sarebbe stato sufficiente collegarsi ai siti locali d’informazione e a quello del Comune per prendere atto delle dichiarazioni dell’amministrazione comunale: ad esempio, avrebbe trovato un comunicato di due pagine e mezza dell’11 marzo; mentre nel comunicato del 18 maggio, avrebbe letto una dichiarazione del sindaco che conclude così: “[…] per tempo, abbiamo cercato di concordare con tutti, e quindi anche con l’AMA nel corso di numerosi incontri, i tagli necessari dicendo quanto quest’anno potevamo investire a sostegno dell’associazione e delle sue attività, compatibilmente con la nuova situazione finanziaria degli enti locali. E’ stata, quindi, l’associazione a scegliere dove e come destinare l’intero ammontare dei contributi comunali previsti per il 2011. E’ quindi dell’AMA la scelta di non tenere il concorso”. Queste parole del Sindaco smentiscono l’altra parte della bugia (che “l’assessore ha deciso tutto da solo”): si è sempre trattato di decisioni collegiali. Probabilmente, questa affermazione serviva per evocare chissà quale “ignobile” motivazione, un accanimento –chissà poi perché- dell’assessore verso l’AMA. Nessun accanimento, stia tranquillo su questo dottor Augias, semplicemente un dovere istituzionale.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>A tal proposito mi consenta di rappresentarLe due gravi anomalie. Un’associazione culturale non può far dipendere la propria attività esclusivamente dai finanziamenti del Comune: altrimenti sarebbe una partecipata comunale gestita da privati. L’obiettivo dell’amministrazione è stato quello di aprire l’accesso ai finanziamenti a tutte le associazioni, il nostro dovere è quello di far emergere nuovi talenti e quello di garantire tutti allo stesso modo, secondo il merito di ognuno, offrendo uguali opportunità (a questo servirà il nuovo regolamento).</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Ma, soprattutto, l’AMA gode di una assai strana convenzione che impegna il Comune a finanziare con cento mila euro l’anno la scuola di musica e a garantire il costo del fitto dei locali. Non conosco alcuna scuola privata che viene finanziata in una misura così rilevante dal bilancio di un Comune. Mi auguro che presto il consiglio comunale possa porre rimedio a questa grave anomalia, che fa, comunque, dell’AMA Calabria l’associazione che riceve la somma ben più consistente di tutte le altre iniziative presenti sul territorio, e non di poco, anche nell’anno 2011, un anno di grandi tagli al bilancio.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>In conclusione, mi permetta di esprimerLe la mia amarezza per quanto da Lei scritto. Lei ha tutto il diritto di pensare quello che vuole, è un suo diritto assumere e far proprio un punto di vista parziale e di valutare come meritevole di un “interesse nazionale” la decisione di ridurre il finanziamento ad un’associazione privata da 170.000 a 100.000 euro e, di conseguenza, ritenere che tale decisione renda più “derelitta” la Calabria. E’ un problema che riguarda solo il Suo senso della misura e delle proporzioni. Per quanto mi riguarda ho sempre cercato di sottrarmi alla tentazione dei giudizi morali e degli anatemi. E’, invece, un problema anche mio quando Lei scrive su un così autorevole quotidiano che ogni giorno compro dal suo primo numero dai tempi del liceo. Lei, come giornalista di Repubblica, ha il dovere di offrire un’informazione completa: Lei ha questo dovere e io ho questo diritto, lo ripeto, soprattutto, in quanto lettore di un quotidiano così sensibile ai problemi dell’informazione nel nostro Paese. Lei, purtroppo, a questo dovere è venuto meno.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Una sola cortesia Le chiedo infine, con rispetto per la Sua autorevolezza. Per pietà, non usi più l’espressione Calabria “derelitta”. La Calabria non è terra facile, ha un presente segnato da una mafia potente e attiva in tante manifestazioni della vita quotidiana. E’ terra difficile ma possibile: per questo, per tentare di dare un contributo per un destino diverso, con umiltà ho deciso di mettermi in gioco in un’esperienza a perdere (nel  senso che non avevo nulla da guadagnare). Peccato che una parte dell’intellighenzia nazionale non riesca neanche lontanamente a capire cosa è questa regione e continui a perdersi in un’ipocrita retorica. Alibi per tutti.</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Con stima sincera, voglia gradire distinti saluti</em></p>
<p style="text-align: justify"><em>Tano Grasso</em></p>
<p style="text-align: justify">&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify"><em>Lamezia Terme, 24 novembre 2011.</em></p>
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		<title>Trame Festival è in un libro</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Sep 2011 10:12:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[97. Lamezia Terme, tra le maggiori città calabresi, ha sicuramente il primato dell&#8217;impegno civile contro la mafia, ma anche il sostegno delle donne vittime di soprusi e dei rifugiati politici, con realtà importanti e in crescita che fanno ben sperare riguardo al futuro dell&#8217;intera regione. Proprio quest&#8217;anno è stata inaugurata un&#8217;iniziativa destinata sicuramente a diventare un punto di riferimento importante. è un salone del libro molto particolare, che raccoglie le pubblicazioni contro la mafia. Un festival sui libri che si occupano dei clan: centinaia di ospiti per discutere e approfondire il tema della lotta al crimine organizzatotrattato nelle pubblicazioni su Cosa Nostra, &#8216;ndrangheta e camorra, che, tra l&#8217;altro denunciano e svelano l&#8217;aggressione al Nord da parte dellee organizzazioni criminali. Un appuntamento importante che parla a tutto il Paese. Ospitata in luoghi diversi del centro storico, la prima rassegna in Italia sul tema, dal titolo &#8220;Trame.Festival dei libri sulle mafie&#8221;, è stata ideata da Tano Grasso, assessore comunale alla Cultura, fondatore del primo movimento contro il pizzo e presidente onorario della Federazione antiracket italiana, diretta dal giornalista Lirio Abbate. I libri vengono presentati nei luoghi simbolo della città aprendo il dibattito tra gli autori e un pubblico variegato di esperti, giornalisti, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<h3>97. Lamezia Terme, tra le maggiori città calabresi, ha sicuramente il primato dell&#8217;impegno civile contro la mafia, ma anche il sostegno delle donne vittime di soprusi e dei rifugiati politici, con realtà importanti e in crescita che fanno ben sperare riguardo al futuro dell&#8217;intera regione.<span id="more-2295"></span></h3>
<p>Proprio quest&#8217;anno è stata inaugurata un&#8217;iniziativa destinata sicuramente a diventare un punto di riferimento importante. è un salone del libro molto particolare, che raccoglie le pubblicazioni contro la mafia.<br />
Un festival sui libri che si occupano dei clan: centinaia di ospiti per discutere e approfondire il tema della lotta al crimine organizzatotrattato nelle pubblicazioni su Cosa Nostra, &#8216;ndrangheta e camorra, che, tra l&#8217;altro denunciano e svelano l&#8217;aggressione al Nord da parte dellee organizzazioni criminali. Un appuntamento importante che parla a tutto il Paese.</p>
<p>Ospitata in luoghi diversi del centro storico, la prima rassegna in Italia sul tema, dal titolo &#8220;Trame.Festival dei libri sulle mafie&#8221;, è stata ideata da Tano Grasso, assessore comunale alla Cultura, fondatore del primo movimento contro il pizzo e presidente onorario della Federazione antiracket italiana, diretta dal giornalista Lirio Abbate. I libri vengono presentati nei luoghi simbolo della città aprendo il dibattito tra gli autori e un pubblico variegato di esperti, giornalisti, magistrati, cittadini.</p>
<p>Le parole di Tano Grasso esprimono bene il senso della rassegna: &#8221; Sarà un festival contro l&#8217;omertà vogliamo mettere a confronto diverse anime dell&#8217;antimafia, una pluralità di voci che sono un valore, ma anche creare una cultura capace di contrastrare le magie e attrenuare il loro fascino sui giovani. Questa manifestazione è destinata a far diventare Lamezia un punto di riferimento in Italia per la cultura dell&#8217;antimafia&#8221;.</p>
<p>Si tratta di una trincea, l&#8217;avamposto di un atteggiamento culturale diverso.</p>
<p>Nelle parole di Lirio Abbate: &#8221; Vlgiamo dare una scossa ai calabresi per dimostrare proprio a partire dalle tantissime persone oneste che vivono in Calabria che l&#8217;omertà non paga e che la cultura e l&#8217;informazione possono aiutare la società a ribellarsi alle mafie&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p></blockquote>
<p style="text-align: right">da <strong>101 cose da fare in Calabria almeno una volta nella vita</strong><br />
di Annalisa Marchianò (Newton Compton)<br />
<em>potete acquistarlo online <a title="101 cose da fare in calabria almeno una volta nella vita - ibs.it" href="http://www.ibs.it/code/9788854131606/marchian-ograve-annalisa/101-cose-da-fare.html" target="_blank">qui</a> o cercarlo in libreria, non perdetelo.</em></p>
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		<title>la maglietta di Trame all&#8217;asta di Caterpillar per Libera</title>
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		<pubDate>Wed, 29 Jun 2011 22:38:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[lirio abbate]]></category>
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		<description><![CDATA[Un viaggio lungo e appassionato durato esattamente 7 giorni. Molti i passaggi di mano: quelle delle 3 volontarie incaricate degli autografi, quelle degli oltre 130 ospiti del festival, quelle di Lisa Tropea di Caterpillar, quelle dei curiosi che si domandavano cosa significasse quella maglietta. Quella maglietta è una delle nostre magliette. Una maglietta con stampata una mano solcata da linee della vita che si intrecciano come Trame. Così, se da una parte le mafie intrecciano loschi affari e alimentano la paura, dall&#8217;altra parte esistono persone, come quelle arrivate da tutta Italia al festival di Lamezia Terme, che intrecciano le loro di vite per ribellarsi attraverso la cultura.   La mano disegnata da Guido Scarabottolo è stata per 5 giorni il simbolo di un terremoto culturale che ha invaso la Calabria e ora attende sabato pomeriggio per essere battuta all&#8217;asta di Caterpillar in favore di Libera, qualcuno che non era a Lamezia potrà portarsi a casa il simbolo di una prima scintilla di rivoluzione innescata a Lamezia Terme contro le mafie. Qui le immagini della puntata di Radio2 a Senigallia con la consegna della maglietta e qui le immagini del Piccolo talk serale con Sandro Ruotolo, Lirio Abbate, Fabrizio Gatti e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Un viaggio lungo e appassionato durato esattamente 7 giorni. Molti i passaggi di mano: quelle delle 3 volontarie incaricate degli autografi, quelle degli oltre 130 ospiti del festival, quelle di Lisa Tropea di Caterpillar, quelle dei curiosi che si domandavano cosa significasse quella maglietta.<span id="more-2188"></span></p>
<p>Quella maglietta è una delle nostre magliette. Una maglietta con stampata una mano solcata da linee della vita che si intrecciano come <em>Trame</em>. Così, se da una parte le mafie intrecciano loschi affari e alimentano la paura, dall&#8217;altra parte esistono persone, come quelle arrivate da tutta Italia al festival di Lamezia Terme, che intrecciano le loro di vite per ribellarsi attraverso la cultura.   La mano disegnata da Guido Scarabottolo è stata per 5 giorni il simbolo di un terremoto culturale che ha invaso la Calabria e ora attende sabato pomeriggio per essere battuta all&#8217;asta di Caterpillar in favore di Libera, qualcuno che non era a Lamezia potrà portarsi a casa il simbolo di una prima scintilla di rivoluzione innescata a Lamezia Terme contro le mafie.</p>
<p><a title="Caterpillar - 28 giugno " href="http://caterpillar.blog.rai.it/2011/06/28/28-giugno-h-18-00/">Qui</a> le immagini della puntata di Radio2 a Senigallia con la consegna della maglietta e <a href="http://caterpillar.blog.rai.it/2011/06/28/28-giugno-h-22-30/">qui</a> le immagini del <em>Piccolo talk</em> serale con Sandro Ruotolo, Lirio Abbate, Fabrizio Gatti e Flavia Perina.</p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/lirio-abbate-caterpillar1.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2195" title="lirio-abbate-caterpillar" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/lirio-abbate-caterpillar1.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Una penna, tante pagine scritte e il ricordo di Giovanni Falcone</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 17:41:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[È il secondo giorno di Trame e davanti al pubblico di Palazzo Nicotera, che ha ormai esaurito la sua capienza massima, Marcelle Padovani racconta &#8220;Cose di Cosa Nostra&#8221;. &#160; *foto di Mario Spada Tano Grasso introduce questo secondo &#8220;libro senza tempo&#8221;, che segue a ruota la presentazione di &#8220;La Mafia in Casa Mia&#8221; tenutasi ventiquattr&#8217;ore prima a Palazzo Panariti. Raffaella Calandra modera magistralmente la discussione: le sue domande ci fanno scoprire i tratti salienti della personalità di Falcone e, grazie alla testimonianza del procuratore aggiunto di Napoli Gianni Melillo, mettono in nuova luce i suoi insegnamenti. Giovanni Falcone era una persona &#8220;diffidente e timida&#8221; dice Marcelle Padovani, che lo ha conosciuto a Palermo nel 1984, dopo le prime confessioni di Buscetta. Un personaggio scomodo, &#8220;molto ostacolato in vita&#8221; sottolinea Gianni Melillo, non solo dai nemici ma anche dai colleghi. Ma lui andava avanti nelle sue indagini, con grandi capacità di &#8220;osservazione, memoria e attenzione ai dettagli&#8221; dice Marcelle Padovani. &#8220;Falcone sapeva interpretare il più piccolo gesto delle persone che interrogava&#8221; e riusciva così a ricavare delle testimonianze fondamentali. Ma sempre manteneva il distacco con grande professionalità, in mezzo al giudice e al pentito c&#8217;era sempre &#8220;il tavolo dello stato&#8221;, il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>È il secondo giorno di Trame e davanti al pubblico di Palazzo Nicotera, che ha ormai esaurito la sua capienza massima, Marcelle Padovani racconta &#8220;Cose di Cosa Nostra&#8221;.</p>
<p><span id="more-2137"></span><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/marcelle-padovani-mario-spada.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2139" title="trame festival" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/marcelle-padovani-mario-spada.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right"><a title="Mario Spada - Photographer" href="www.mariospada.it"><span style="color: #888888">*foto di Mario Spada</span></a></p>
<p>Tano Grasso introduce questo secondo &#8220;libro senza tempo&#8221;, che segue a  ruota la presentazione di &#8220;La Mafia in Casa Mia&#8221; tenutasi  ventiquattr&#8217;ore prima a Palazzo Panariti. <img title="More..." src="../wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" alt="" />Raffaella Calandra modera magistralmente la discussione: le sue domande ci fanno scoprire i tratti salienti della personalità di Falcone e, grazie alla testimonianza del procuratore aggiunto di Napoli Gianni Melillo, mettono in nuova luce i suoi insegnamenti.</p>
<p>Giovanni Falcone era una persona &#8220;diffidente e timida&#8221; dice Marcelle Padovani, che lo ha conosciuto a Palermo nel 1984, dopo le prime confessioni di Buscetta. Un personaggio scomodo, &#8220;molto ostacolato in vita&#8221; sottolinea Gianni Melillo, non solo dai nemici ma anche dai colleghi. Ma lui andava avanti nelle sue indagini, con grandi capacità di &#8220;osservazione, memoria e attenzione ai dettagli&#8221; dice Marcelle Padovani. &#8220;Falcone sapeva interpretare il più piccolo gesto delle persone che interrogava&#8221; e riusciva così a ricavare delle testimonianze fondamentali. Ma sempre manteneva il distacco con grande professionalità, in mezzo al giudice e al pentito c&#8217;era sempre &#8220;il tavolo dello stato&#8221;, il rispetto reciproco dei ruoli. Nutriva grande fiducia nello stato e speranza nella lotta alle mafie, &#8220;era convinto che Buscetta fosse il primo di una serie di pentiti&#8221;, aggiunge la Padovani, che avrebbero aiutato a sconfiggere Cosa Nostra.</p>
<p>L&#8217;eredità di Falcone sta nei suoi metodi di lavoro innovativo &#8211; la flessibilità degli ufficiali giudiziari che venivano continuamente trasferiti, il lavoro di squadra -. &#8220;Falcone costruiva una vera e propria organizzazione che si contrapponeva a Cosa Nostra&#8221; dice Gianni Melillo. Marcelle Padovani approfondisce: &#8220;spersonalizzare la lotta, diminuire l&#8217;individuabilità dei singoli magistrati e aumentare la responsabilità collettiva nelle condanne, il pragmatismo del suo sistema di lavoro, e l&#8217;instancabile ricerca di prove certe&#8221;, questo era &#8220;il metodo Falcone&#8221;. Un metodo di successo, che aveva permesso di aumentare lo scontro, a un livello tale &#8220;da non essere più tollerabile da Cosa Nostra&#8221;, conclude Melillo.</p>
<p>Ciò che tangibile rimane dall&#8217;esperienza del giudice Falcone, è il &#8220;consolidamento del lavoro di squadra all&#8217;interno della magistratura&#8221; racconta Melillo. La Padovani denuncia invece &#8220;l&#8217;inflazione degli amici di Giovanni Falcone oggi&#8221;, tra i quali molti colleghi che lo lasciarono solo negli ultimi anni e che oggi percorrono strade perpendicolari alla sua. Con un breve racconto su una penna, regalata a Falcone durante una delle interviste e oggi ritornata a lei, Marcelle Padovani chiude un incontro che ha emozionato lei e la tutta la gente presente, tra scroscianti applausi e l&#8217;energia di una memoria rinnovata.</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">d.c</span>.</p>
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		<title>Un affare criminale, lurido e vantaggioso</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Jun 2011 14:25:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Che la strada della cocaina, dai campesinos sudamericani alle narici dei suoi tanti entusiasti consumatori in Europa, è lastricata di crimine, violenza e sangue, nel cortile di Palazzo Nicotera, lo sanno tutti. Eppure le oltre 400 pagine di Cocaina Spa (Pellegrini) appoggiate sul tavolo dei relatori fanno impressione. Tanta. Solo a guardarle. Si apre così questa seconda giornata di Trame, che si preannuncia appassionata come la prima. Vincenzo Spagnolo, autore del libro, Pantaleone Sergi, giornalista impegnato contro la mafia e Luigi Maffia, sostituto procuratore, dialogano intorno a quell’affare criminale, lurido e vantaggioso da 8 mila morti all’anno in Europa e 500 miliardi di dollari l&#8217;anno. Una tragica storia di conseguenze devastanti: criminalità, inquinamento ambientale, corruzione, riciclaggio, terrorismo, stragi, colpi di Stato. Le cifre che echeggiano nel cortile sono da brivido. 21 milioni di consumatori nel mondo, 13 in Europa, 1 milione solo in Italia. E sono destinate ad aumentare. Perché da sfizio costoso per le voglie dei ricchi oggi la polvere bianca, la “regina”, come la chiama Spagnolo, è alla portata di tutte le tasche, anche quelle dei ragazzini che, a Roma come a Milano, comprano dosi a 10-15 euro. Nel 1971 le operazioni di polizia, racconta Luigi Maffia, portarono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/spagnolo-mario-spada.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2146" title="trame festival" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/spagnolo-mario-spada.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a>Che la strada della cocaina, dai campesinos sudamericani alle narici dei suoi tanti entusiasti consumatori in Europa, è lastricata di crimine, violenza e sangue, nel cortile di Palazzo Nicotera, lo sanno tutti. Eppure le oltre 400 pagine di <em>Cocaina Spa</em> (Pellegrini) appoggiate sul tavolo dei relatori fanno impressione. Tanta. Solo a guardarle.<span id="more-2124"></span> Si apre così questa seconda giornata di Trame, che si preannuncia appassionata come la prima. Vincenzo Spagnolo, autore del libro, Pantaleone Sergi, giornalista impegnato contro la mafia e Luigi Maffia, sostituto procuratore, dialogano intorno a quell’affare criminale, lurido e vantaggioso da 8 mila morti all’anno in Europa e 500 miliardi di dollari l&#8217;anno.</p>
<p>Una tragica storia di conseguenze devastanti: criminalità, inquinamento ambientale, corruzione, riciclaggio, terrorismo, stragi, colpi di Stato. Le cifre che echeggiano nel cortile sono da brivido. 21 milioni di consumatori nel mondo, 13 in Europa, 1 milione solo in Italia. E sono destinate ad aumentare. Perché da sfizio costoso per le voglie dei ricchi oggi la polvere bianca, la “regina”, come la chiama Spagnolo, è alla portata di tutte le tasche, anche quelle dei ragazzini che, a Roma come a Milano, comprano dosi a 10-15 euro.</p>
<p>Nel 1971 le operazioni di polizia, racconta Luigi Maffia, portarono a un sequestro di 35 kg di cocaina. Nel 2009 le forze dell’ordine ne hanno sequestrate oltre 4 tonnellate. Eppure, paradossalmente, nonostante la crescita esponenziale dei sequestri, il consumo aumenta, perché il problema alla base dell’uso di cocaina è prima di tutto culturale. Se il rapporto con le altre droghe, dalla cannabis all’eroina, nasceva dall’esigenza di ricorrere a “paradisi artificiali” per sfuggire una realtà avvertita come estranea, la cocaina è invece lo strumento per sentirsi uguali agli altri, per sentirsi più adeguati.</p>
<p>Una tragica storia di conseguenze devastanti, di cui Vincenzo Spagnolo ripercorre le tracce a ritroso dalle città europee, passando per l&#8217;Africa occidentale ormai colonizzata dal traffico della cocaina, fino ad arrivare nella terra dove la “regina” si produce. Quel Sud America dove ogni grammo di cocaina sniffato distrugge 10 mq2 di foresta amazzonica. Dove, nel solo Messico, muoiono 35 mila persone ogni anno.</p>
<p>Un <em>affare criminale, lurido e vantaggioso</em> insomma che gli entusiasti consumatori europei, frequentatori di piste da “sballo”, come le definisce Luigi Maffia, dovrebbero cominciare a vedere. A cogliere la vera essenza di ogni sniffata di polvere bianca: non già un viaggio per sentirsi uguali agli altri, ma l’ultimo viaggio di troppi.</p>
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		<title>Contro la mafia &#8220;l&#8217;antidoto è il racconto&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 11:39:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Nando Dalla Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Non è mai buon segno, la rimozione. Come l&#8217;oblio o la perdita della memoria. Sono tutti sintomi, imparentati ma diversi, di debolezza o di malessere. Negli individui come nei popoli o nelle comunità. Si associano sempre alla perdita di una parte grande o piccola della propria identità. Questo libro nasce per impedire che una piccola ma significativa perdita di identità si completi: quella della società italiana di fronte alla sua storia, alla storia di cultura accumulata per combattere un nemico che ne ha messo a dura prova la democrazia colpendola ripetutamente al cuore. Un nemico che si chiama mafia. [&#8230;]” Inizia così &#8220;Contro la mafia&#8221;, il nuovo libro di Nando Dalla Chiesa, presentato al Trame Festival nella prima serata dell&#8217;evento. A parlarne con l&#8217;autore i giornalisti Alberto Nerazzini e Gianfranco Manfredi. Un libro, afferma Nerazzini, che riesuma documenti dimenticati e culturalmente fondamentali per comprendere a fondo le origini e quindi gli sviluppi della mafia siciliana:  “Un modo per contrastare l&#8217;anoressia che ha colpito la cultura sociale de paese”. Il volume cerca di individuare le cause del fenomeno mafioso tramite un&#8217;accurata ricerca di testi sull&#8217;argomento a partire dal 1877, con il viaggio in Sicilia compiuto dal livornese Leopoldo Franchetti che realizzò [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/nando-dalla-chiesa.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2083" title="nando-dalla-chiesa" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/nando-dalla-chiesa.jpg" alt="" width="640" height="290" /></a></p>
<blockquote><p>&#8220;Non è mai buon segno, la rimozione. Come l&#8217;oblio o la perdita della memoria. Sono tutti sintomi, imparentati ma diversi, di debolezza o di malessere. Negli individui come nei popoli o nelle comunità.<span id="more-2081"></span> Si associano sempre alla perdita di una parte grande o piccola della propria identità. Questo libro nasce per impedire che una piccola ma significativa perdita di identità si completi: quella della società italiana di fronte alla sua storia, alla storia di cultura accumulata per combattere un nemico che ne ha messo a dura prova la democrazia colpendola ripetutamente al cuore. Un nemico che si chiama mafia. [&#8230;]”</p></blockquote>
<p>Inizia così &#8220;Contro la mafia&#8221;, il nuovo libro di Nando Dalla Chiesa, presentato al Trame Festival nella prima serata dell&#8217;evento. A parlarne con l&#8217;autore i giornalisti Alberto Nerazzini e Gianfranco Manfredi. Un libro, afferma Nerazzini, che riesuma documenti dimenticati e culturalmente fondamentali per comprendere a fondo le origini e quindi gli sviluppi della mafia siciliana:  “Un modo per contrastare l&#8217;anoressia che ha colpito la cultura sociale de paese”. Il volume cerca di individuare le cause del fenomeno mafioso tramite un&#8217;accurata ricerca di testi sull&#8217;argomento a partire dal 1877, con il viaggio in Sicilia compiuto dal livornese Leopoldo Franchetti che realizzò insieme a Sidney Sonnino una formidabile inchiesta sulle condizioni politiche e amministrative della Sicilia. Nel libro scorrono nomi e testimonianze di tanti uomini coraggiosi che hanno dato la vita per liberare la propria terra. Come Giuseppe Fava, giornalista e fondatore de &#8220;I Siciliani&#8221;, ucciso da Cosa Nostra il 5 Gennaio del 1984, per aver &#8220;peccato&#8221; di libertà. Dalla Chiesa racconta di un episodio avvenuto in un liceo di Catania, quando aveva chiesto ai ragazzi chi di loro avesse mai sentito parlare di Pippo Fava: “Solo un ragazzo aveva timidamente alzato la mano in fondo all&#8217;aula, la cosa mi sconvolse.” Non è possibile, sostiene Dalla Chiesa, che certi eventi, fondamentali per la nostra storia, siano stati così facilmente rimossi. Il libro vuole quindi essere “un&#8217;operazione culturale, più che di denuncia, anche se quest&#8217;ultima c&#8217;è: quella di aver dimenticato chi ha scritto di queste cose prima che iniziasse il ciclo dei &#8220;delitti eccellenti&#8221;. Di avere dimenticato Dolci, Pantaleone, Levi, Fava, Stajano e tanti altri come loro”.</p>
<p>Il problema principale che emerge dall&#8217;intervento dello scrittore è dunque la mancanza di una tradizione orale fondamentale in quanto &#8220;collante&#8221; tra le generazioni: &#8220;L&#8217;antidoto&#8221; &#8211; conclude Dalla Chiesa &#8211; &#8220;è il <em>racconto</em> veritiero che combatta l&#8217;ignoranza seminando consapevolezza: non raccontare significa infatti lasciare la storia nelle mani dei &#8220;vincitori&#8221; ovvero di coloro  che hanno più mezzi a disposizione.”</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">g.g.</span></p>
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		<title>Il sogno, la realtà e la speranza.</title>
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		<pubDate>Thu, 23 Jun 2011 10:14:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[pietro grasso]]></category>
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		<description><![CDATA[*foto di Mario Spada Pietro Grasso si racconta nelle pagine del suo “Per non morire di mafia”, in un viaggio a ritroso nel tempo. L’intervista di Alberto La Volpe si apre con un ricordo, un sogno di bambino abbracciato e tenuto stretto fino a diventare realtà dopo molti anni. Quel bambino aveva chiaro in mente il desiderio di diventare un giudice, probabilmente senza rendersi conto del peso di quella scelta. La chiaccherata che vede come cornice una gremita piazza San Domenico, i ritmi scanditi dalla giornalista Bianca Stancanelli mostrano uno spaccato del privato del procuratore nazionale antimafia, più (normale), più vicino a chi lo ascolta. L’uomo, Pietro, si racconta. Il sogno di essere utile al prossimo, si avvera nella sua professione. Le rinunce, le scelte in nome di quel sogno che ancora oggi è energia che alimenta ogni nuova ricerca, indagine, lotta. È divertito e sereno e la giornalista Stancanelli è entusiasta della presenza dei tanti giovani che sono ancor auna volta la speranza, la forza. Nel periodo della formazione, Grasso ha avuto la fortuna di incontrare e poter far suoi gli insegnamenti di Falcone e Borsellino custodendoli e mettendoli in pratica ne momento della sua attività per  il Maxi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: right"><img class="aligncenter size-full wp-image-2087" title="grasso-stancanelli-san-dome" src="http://www.tramefestival.it/cms/2011/wp-content/uploads/sites/2/2011/06/grasso-stancanelli-san-dome.jpg" alt="" width="640" height="290" /><a title="Mario Spada - Photographer" href="http://www.mariospada.it" target="_blank"><span style="color: #888888">*foto di Mario Spada</span></a></p>
<p style="text-align: left">Pietro Grasso si racconta nelle pagine del suo “Per non morire di mafia”, in un viaggio a ritroso nel tempo. L’intervista di Alberto La Volpe si apre con un ricordo, un sogno di bambino abbracciato e tenuto stretto fino a diventare realtà dopo molti anni. Quel bambino aveva chiaro in mente il desiderio di diventare un giudice, probabilmente senza rendersi conto del peso di quella scelta.<span id="more-2061"></span><br />
La chiaccherata che vede come cornice una gremita piazza San Domenico, i ritmi scanditi dalla giornalista Bianca Stancanelli mostrano uno spaccato del privato del procuratore nazionale antimafia, più (normale), più vicino a chi lo ascolta. L’uomo, Pietro, si racconta. Il sogno di essere utile al prossimo, si avvera nella sua professione. Le rinunce, le scelte in nome di quel sogno che ancora oggi è energia che alimenta ogni nuova ricerca, indagine, lotta. È divertito e sereno e la giornalista Stancanelli è entusiasta della presenza dei tanti giovani che sono ancor auna volta la speranza, la forza. Nel periodo della formazione, Grasso ha avuto la fortuna di incontrare e poter far suoi gli insegnamenti di Falcone e Borsellino custodendoli e mettendoli in pratica ne momento della sua attività per  il Maxi processo a Cosa Nostra del 1986. Il vero inizio alla lotta alla mafia, il passaggio fondamentale che ha consentito di conoscere e capire l’entità del fenomeno mafioso per il procuratore, è la collaborazione di Tommaso Buscetta che fornì una nuova consapevolezza del funzionamento della mafia e dei gruppi clandestini di potere della Cupola Siciliana. Un incontro che fece nascere la consapevolezza di come la mafia dovesse essere perseguità come entità e non come insieme di crimini separati.</p>
<p>Anche dal suo racconto emerge, evidente, l’intreccio tra il malaffare e le istituzioni. Certo è interessante capire come si possano tenere insieme l’espansione e la metamorfosi delle mafie, con la corrispendente crescente evoluzione della coscienza civile? Grasso ancora una volta riflette, ripesca nel suo vissuto, nei suoi studi, i colletti bianchi, la nuova criminalità che si veste di attività lecite. Anche nel lavoro di contrasto, nell’antimafia dei fatti, spesso gli arresti e le indagini vengono poi annullate dall’operato di altri magistrati, colleghi quindi verrebbe da chiedersi ma allora come si può sperare? “Abbiamo bisogno di eventi eclatanti e gravi per auspicare il cambiamento in Calabria?” si domanda Grasso.</p>
<p>La risposta è no,bisogna invece continuare a credere nel sogno, a lottare e fare il lavoro che si ama, soprattutto per chi ha la fortuna di averlo considerandolo un piccolo passo verso la felicità.</p>
<p style="text-align: right"><span style="color: #888888">m.n.</span></p>
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