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	<title>Trame 2 &#187; news | Trame 2</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>Nuova edizione di Trame, Festival dei libri sulle mafie</title>
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		<pubDate>Mon, 06 May 2013 14:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[festival trame 2013]]></category>
		<category><![CDATA[lamezia terme]]></category>

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		<description><![CDATA[Torna per il terzo anno consecutivo Trame, Festival dei libri sulle mafie a Lamezia Terme dal 19 al 23 giugno. Quest&#8217;anno il direttore artistico è Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, che prende il testimone da Lirio Abbate, continuando un lavoro che ha prodotto negli anni scorsi un evento di richiamo nazionale. Il Festival che entra nel vivo della letteratura sulle mafie sarà accompagnato da incontri con scrittori ma anche su cinema e musica water blow up slides for sale. Cinque i workshop in programma su cinema, fotografia, giornalismo, editoria e grafica/illustrazione.  Aspettando Trame, intanto, ci saranno iniziative nelle scuole di Lamezia Terme con proiezioni di film e incontri con registi e sceneggiatori. Trame è un&#8217;iniziativa dell&#8217;omonima Fondazione, promossa dall&#8217;Associazione Antiracket e dal Comune di Lamezia Terme, dall&#8217;AIE -Associazione Italiana Editori.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Torna per il terzo anno consecutivo <em>Trame, Festival dei libri sulle mafie</em> a Lamezia Terme dal 19 al 23 giugno.</h3>
<p>Quest&#8217;anno il direttore artistico è Gaetano Savatteri, giornalista e scrittore, che prende il testimone da Lirio Abbate, continuando un lavoro che ha prodotto negli anni scorsi un evento di richiamo nazionale. Il Festival che entra nel vivo della letteratura sulle mafie sarà accompagnato da incontri con scrittori ma anche su cinema e musica <a href='https://www.east-inflatables.com/e104-inflatable-water-slide.html' style="color: black;text-decoration: none">water blow up slides for sale</a>.</p>
<p>Cinque i workshop in programma su cinema, fotografia, giornalismo, editoria e grafica/illustrazione.  <strong><em>Aspettando Trame</em></strong>, intanto, ci saranno iniziative nelle scuole di Lamezia Terme con proiezioni di film e incontri con registi e sceneggiatori. <em>Trame</em> è un&#8217;iniziativa dell&#8217;omonima Fondazione, promossa dall&#8217;Associazione Antiracket e dal Comune di Lamezia Terme, dall&#8217;AIE -Associazione Italiana Editori.</p>
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		<title>dateci una mano</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2012/2013/04/15/dateci-una-mano/</link>
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		<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 08:05:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[Quando, l&#8217;anno scorso, sono stato a Lamezia in occasione di Trame.2, una delle cose che mi ha colpito di più è stata l&#8217;entusiasmo di tanti giovani volontari. Così ho cercato di capire come rendere il mio lavoro, che, in parole povere, è quello di fornire una immagine grafica al Festival, meno personale e più partecipato. Dateci una mano è il primo assaggio e avrà tutti i difetti dei tentativi iniziali, ma potrà darci indicazioni su come proseguire e credo che già nei giorni del festival, il laboratorio che vorrei tenere potrà essere focalizzato sugli sviluppi dell&#8217;iniziativa. In ogni caso non vorrei si trattasse di un concorso da cui esce un vincitore gonfiabili grandi. Concorrere per me vuol dire correre insieme, nella stessa direzione, magari. Unire le forze in vista di un risultato migliore di quello che potrebbe ottenere un singolo. Proviamoci. Guido Scarabottolo Cliccare per scaricare il bando di partecipazione al concorso. Per informazioni: dateciunamano@tramefestival.it]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Quando, l&#8217;anno scorso, sono stato a Lamezia in occasione di Trame.2, una delle cose che mi ha colpito di più è stata l&#8217;entusiasmo di tanti giovani volontari. Così ho cercato di capire come rendere il mio lavoro, che, in parole povere, è quello di fornire una immagine grafica al Festival, meno personale e più partecipato. Dateci una mano è il primo assaggio e avrà tutti i difetti dei tentativi iniziali, ma potrà darci indicazioni su come proseguire e credo che già nei giorni del festival, il laboratorio che vorrei tenere potrà essere focalizzato sugli sviluppi dell&#8217;iniziativa. In ogni caso non vorrei si trattasse di un concorso da cui esce un vincitore <a href='https://www.east-gonfiabili.it/e103040-gonfiabile-gigante.html' style="color: grey;text-decoration: none">gonfiabili grandi</a>. Concorrere per me vuol dire correre insieme, nella stessa direzione, magari. Unire le forze in vista di un risultato migliore di quello che potrebbe ottenere un singolo. Proviamoci.</p>
<p>Guido Scarabottolo</p></blockquote>
<h3><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2013/04/13Tbando.pdf" target="_blank">Cliccare</a> per scaricare il bando di partecipazione al concorso.<br />
Per informazioni: dateciunamano@tramefestival.it</h3>
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		<title>il New York Times racconta Trame</title>
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		<pubDate>Sun, 05 Aug 2012 10:23:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[new york times]]></category>
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		<description><![CDATA[Qui sotto vi proponiamo la traduzione dell&#8217;articolo comparso il 21 luglio sul sito del New York Times a firma di Elisabetta Povoledo. L&#8217;articolo è stato pubblicato nella versione cartacea dello stesso quotidiano del 22 luglio. Festival Letterario in Italia Presta la sua Voce alla Lotta contro la Mafia Di ELISABETTA POVOLEDO Pubblicato il:  21 Luglio 2012 LAMEZIA TERME, Italia — Storicamente né la penna né la spada sono state particolarmente efficaci nella lotta alla ‘ndrangheta,  l’organizzazione criminale che soffoca la Calabria, regione dell’Italia meridionale. Ma, in questa fortezza del crimine organizzato, un festival letterario sta contribuendo ad abbattere un muro di silenzio,  costruito su un misto di paura e di rassegnazione. I crimini legati alla malavita  continuano a Lamezia Terme, nelle strade polverose della città si sparge ancora del sangue e le forze dell’ordine fanno periodicamente retate di  collusi con le famiglie mafiose.  Ma gli organizzatori di “Trame” (“Plots” in inglese), un festival dei libri sulle  mafie, cantano vittoria guardando le piazze gremite di gente del posto venuta a sentire gli autori  — spesso giornalisti, procuratori o operatori dell’antimafia  — parlare dei loro libri. È una tiepida serata di giugno e si sgomita per prender posto sulle sedie di plastica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Qui sotto vi proponiamo la traduzione dell&#8217;articolo comparso il 21 luglio sul sito del New York Times a firma di Elisabetta Povoledo. L&#8217;articolo è stato pubblicato nella versione cartacea dello stesso quotidiano del 22 luglio.</p>
<h3>Festival Letterario in Italia Presta la sua Voce alla Lotta contro la Mafia</h3>
<p>Di <a title="More Articles by ELISABETTA POVOLEDO" href="http://topics.nytimes.com/top/reference/timestopics/people/p/elisabetta_povoledo/index.html">ELISABETTA POVOLEDO</a></p>
<p>Pubblicato il:  21 Luglio 2012</p>
<p>LAMEZIA TERME, Italia — Storicamente né la penna né la spada sono state particolarmente efficaci nella lotta alla ‘ndrangheta,  l’organizzazione criminale che soffoca la Calabria, regione dell’Italia meridionale. Ma, in questa fortezza del crimine organizzato, un festival letterario sta contribuendo ad abbattere un muro di silenzio,  costruito su un misto di paura e di rassegnazione.</p>
<p>I crimini legati alla malavita  continuano a Lamezia Terme, nelle strade polverose della città si sparge ancora del sangue e le forze dell’ordine fanno periodicamente retate di  collusi con le famiglie mafiose.  Ma gli organizzatori di “<a title="The festival’s Web site (in Italian)" href="http://www.tramefestival.it/2012/">Trame</a>” (“Plots” in inglese), un festival dei libri sulle  mafie, cantano vittoria guardando le piazze gremite di gente del posto venuta a sentire gli autori  — spesso giornalisti, procuratori o operatori dell’antimafia  — parlare dei loro libri.</p>
<p>È una tiepida serata di giugno e si sgomita per prender posto sulle sedie di plastica disposte in una piazza del centro. Molti passeggiano sul corso principale, sfogliando libri  e dando un’occhiata all’armamentario dell’antimafia.</p>
<p>“La lotta alla Mafia può avere diversi aspetti. Anche il solo parlarne ci rende più forti” ha dichiarato Tano Grasso, che ha dato il via al festival lo scorso anno, durante la sua carica di Assessore alla Cultura.  (Grasso ha fondato la prima associazione antiracket in Italia nel 1991 e da allora vive sotto scorta.)</p>
<p>“La ‘ndrangheta ha da tempo esteso i suoi tentacoli nel tessuto sociale di questa città, flettendo il suo controllo su opere pubbliche e private con molteplici rapporti. Questo è il motivo per cui non potrà mai essere sconfitta solo da magistrati o dalle forze dell’ordine, ma deve essere sradicata dalla cultura della Calabria” ha detto il direttore del festival, Lirio Abbate, un giornalista che vive sotto scorta dopo la pubblicazione, nel 2006, di un libro sulle collusioni della politica con le organizzazioni criminali in Italia. “La Calabria oggi è la Palermo di 30 anni fa, dove non si poteva dire la parola mafia a voce alta”, ha detto Abbate, riferendosi alla città siciliana. “Ecco perché siamo venuti qui, a portare magistrati, giornalisti, autori e cercare di rompere il muro di omertà”,  la regola del silenzio che ha frustrato l’affermazione della legalità nelle regioni ad alta concentrazione mafiosa. Il festival letterario ha posto inoltre l’attenzione su quello che un editore ha definito un “boom letterario” in Italia di libri sulla mafia e sulle controparti delle altre regioni: la camorra in Campania, la sacra corona unita in Puglia, e la ‘ndrangheta,  la variante locale.</p>
<p>“È  un fenomeno di mercato, una tendenza” ha dichiarato Florindo Rubbettino, un editore che  colloca l’inizio del boom della letteratura sulla criminalità nel 2006, l’anno di pubblicazione del libro di Roberto Saviano, “<span style="text-decoration: underline">Gomorra</span>”.  La sua famiglia pubblica libri sulla ‘ndrangheta dagli anni ‘80, un segno di impegno civico, forse, ma anche una sfida in una regione dove lo spirito imprenditoriale è costantemente vessato dai “condizionamenti criminali” e dalle difficoltà burocratiche, ha affermato l’editore.</p>
<p>Il festival si sarebbe potuto tenere in qualsiasi altra città della Calabria, una regione con 2 milioni di abitanti che produce solo il 2,2% del prodotto interno lordo e dove, in alcune città, la disoccupazione giovanile raggiunge picchi del 39% e la criminalità organizzata offre un’alternativa alla mancanza di lavoro.</p>
<p>In un contesto di crisi economica,  la ‘ndrangheta è  “l’unica impresa che possiede il denaro” e l’offerta di posti di lavoro crea consenso sociale,  ha detto Abbate. “Vogliamo mostrare che esistono delle alternative”.</p>
<p>In generale è così in Calabria,  c’è una “diffusa mentalità mafiosa”, ha dichiarato Manuela Iatì, giornalista nata e cresciuta in Calabria, che lavora per Sky TG24 e che ha scritto di ‘ndrangheta. “Ciò non significa che le persone sono mafiose, ma che hanno accettato la via dei favori e dei doveri verso gli altri, perché lo stato e i suoi servizi non funzionano”.</p>
<p>“La corruzione è italiana” ha aggiunto, “ma qui è sostenuta dalla criminalità organizzata”. Ma Lamezia Terme è emblematica nel suo genere. Due giunte comunali sono state sciolte negli ultimi 20 anni, per il sospetto di infiltrazioni della ‘ndrangheta.</p>
<p>“Non ci sono poi così tanti mafiosi”, ha detto un prete del posto, Don Giacomo Panizza, che è stato diverse volte bersaglio di attacchi da parte di clan per via della suo caraggio. “Il loro potere deriva dal fatto che la gente comune coopera e permette loro di manovrare tutto”.</p>
<p>Negli ultimi sei mesi ci sono stati tre attacchi contro le case in cui Don Panizza manda avanti i suoi progetti di assistenza a disabili, immigrati ed ex tossicodipendenti.  “È  perché noi abbiamo il consenso, ma loro vogliono mostrare di avere il controllo”, ha affermato. Il sindaco, Gianni Speranza, ha messo al primo posto della sua agenda l’emorragia di giovani lametini, sebbene non possa offrire loro un posto di lavoro.</p>
<p>Osservando un gruppo di giovani che ascoltavano rapiti la presentazione di  “Onorate Società. L’ascesa della mafia, della camorra e della ‘ndrangheta” di John Dickie,  Professor in Studi italiani all’University College of London, il sindaco Speranza sospira. “Se i ragazzi che sono qui stasera  restassero in Calabria per studiare all’università e poi trovare un lavoro, la  Calabria cambierebbe da così a così,” dice, girando il palmo della mano. “Invece partono perché qui non trovano  nulla”.</p>
<p>“Trame è un segnale di impegno verso il cambiamento”, dice Speranza (il cui cognome in inglese si ‘traduce’ con “hope”). È anche un tentativo di costruire una coesione sociale, aggiunge.  (Infatti, gli eventi previsti per l’ultima serata del festival sono stati rimandati per i quarti di finale degli europei tra Italia e Inghilterra,  trasmessi su un maxischermo utilizzato la sera prima per mostrare un documentario sull’assassinio, per mano della mafia <a href='https://www.eastjump.co.uk/' style="color: black;text-decoration: none">east jump</a>, di procuratori ed operatori della legalità — tra cui i due giudici antimafia Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, uccisi esattamente 20 anni fa).</p>
<p>“Hai la sensazione che qui ci sia una grande fame di legalità” afferma il Professor Dickie.</p>
<p>Negli anni ’80 l’Italia “sembrava il Messico di oggi”, dice l’autore, ma è riuscita a mettere in atto importanti misure nella lotta al crimine. Detto ciò, ha aggiunto, la continua presenza di cosche indica che, ad un livello più profondo , “la repressione non sarà mai efficace finché non nascerà dalla gente comune la voglia di cambiare le cose”.</p>
<p><strong>Articolo pubblicato nella versione cartecea del  22 luglio 2012, a pagina A10 con il titolo originale: Literary Festival in Italy Gives Voice to Authors and Residents in Fight Against the Mafia.</strong></p>
<p align="right">Traduzione di Elena Bonaddio</p>
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		<title>TRAME.2 ORA È ANCHE UN AUDIOLIBRO</title>
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		<pubDate>Fri, 06 Jul 2012 07:11:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[L’Espresso presenta VOCI CONTRO LE MAFIE, un cofanetto con un libro e un audiolibro che raccoglie le testimonianze inedite di scrittori, giornalisti e magistrati che parlano dei misteri che avvolgono ancora delitti eccellenti e stragi di mafia sui quali ancora non tutta la verità è stata svelata. Il tema che emerge con forza dagli scritti l’importanza di ricercare la verità e di contrastare le mafie con le armi della cultura, che è il più potente strumento per combattere in modo efficace il fenomeno della criminalità organizzata. Il CD raccoglie la lettura dei testi riportati nel libro letti direttamente dagli autori oppure dai noti attori, Paolo Briguglia e Anna Bonaiuto piscine gonfiabili con scivolo. L’opera, a cura di Lirio Abbate, è stato realizzato in collaborazione con “Trame. Festival dei libri sulle mafie” che si è tenuto a Lamezia Terme dal 20 al 24 giugno 2012. Il cofanetto sarà in edicola dal 13 luglio al prezzo incrementale di 7 euro, cellophanato con l’Espresso. Cliccando qui potrete accedere al minisito de l&#8217;Espresso con l&#8217;anteprima di alcuni brani.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/07/TRAME_PACK.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-4620" title="voci contro le mafie" alt="" src="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/07/TRAME_PACK-297x300.jpg" width="297" height="300" /></a>L’Espresso presenta <strong>VOCI CONTRO LE MAFIE</strong>, un cofanetto con un libro e un audiolibro che raccoglie le testimonianze inedite di scrittori, giornalisti e magistrati che parlano dei misteri che avvolgono ancora delitti eccellenti e stragi di mafia sui quali ancora non tutta la verità è stata svelata.<span id="more-4614"></span></h3>
<p>Il tema che emerge con forza dagli scritti l’importanza di ricercare la verità e di contrastare le mafie con le armi della cultura, che è il più potente strumento per combattere in modo efficace il fenomeno della criminalità organizzata.</p>
<p>Il CD raccoglie la lettura dei testi riportati nel libro letti direttamente dagli autori oppure dai noti attori, Paolo Briguglia e Anna Bonaiuto <a href='https://www.east-gonfiabili.it/e104-piscina-gonfiabile-con-scivolo.html' style="color: black;text-decoration: none">piscine gonfiabili con scivolo</a>.</p>
<p>L’opera, a cura di <strong>Lirio Abbate</strong>, è stato realizzato in collaborazione con “Trame. Festival dei libri sulle mafie” che si è tenuto a Lamezia Terme dal 20 al 24 giugno 2012.</p>
<p>Il cofanetto sarà in edicola dal <strong>13 luglio</strong> al prezzo incrementale di 7 euro, cellophanato con l’Espresso.<br />
Cliccando <a href="http://temi.repubblica.it/iniziative-vocicontrolemafie/">qui</a> potrete accedere al minisito de l&#8217;Espresso con l&#8217;anteprima di alcuni brani.</p>
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		<title>Trame Festival 2012 &#8211; il coraggio di guardare le mafie negli occhi</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2012/2012/06/25/trame-festival2012-la-cultura-contro-le-mafie/</link>
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		<pubDate>Mon, 25 Jun 2012 16:47:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Festival Trame 2012]]></category>
		<category><![CDATA[trame festival]]></category>

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		<description><![CDATA[Si è conclusa ieri a Lamezia Terme la seconda edizione del Festival Trame, l&#8217;unico festival in Italia dedicato ai libri sulle mafie. Oltre 50 incontri, 160 ospiti, 38 titoli presentati, circa 8000 presenze di pubblico, 90 studenti che hanno partecipato ai workshop, 60 volontari da tutta Italia, 850 tweet per la diretta live degli appuntamenti. Lirio Abbate: &#8220;Abbiamo scelto di fare Trame qui a Lamezia per dare un segnale concreto di impegno antimafia. Qui, dove sono frequenti gli attentati e le intimidazioni, dove si sente pesantemente l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta abbiamo portato la cultura, abbiamo portato i grandi nomi della lotta alle mafie accanto alle persone che ogni giorno combattono questa battaglia; perché l&#8217;antimafia non è un singolo, o un solo soggetto, siamo noi tutti perchè l&#8217;antimafia non è un singolo, o un solo soggetto, siamo noi tutti. E insieme si potrà cacciar via da Lamezia e dall&#8217;Italia questi criminali, questi codardi che agiscono nel buio della notte, dietro alle finestre, ma poi se ti incontrano non hanno nemmeno il coraggio di guardarti negli occhi. Facciamo loro abbassare lo sguardo e cacciamoli via”. Dal 20 al 24 giugno sono stati a Trame a dare il loro contributo, tra gli altri: Pietro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/trame-festival-2012-lamezia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-4570" title="trame-festival-2012-lamezia" alt="" src="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/trame-festival-2012-lamezia.jpg" width="290" height="290" /></a>Si è conclusa ieri a Lamezia Terme la seconda edizione del Festival <strong>Trame, l&#8217;unico festival in Italia dedicato ai libri sulle mafie</strong>. Oltre 50 incontri, 160 ospiti, 38 titoli presentati, circa<strong> 8000 presenze di pubblico</strong>, 90 studenti che hanno partecipato ai workshop, 60 volontari da tutta Italia, <a title="Trame Festival" href="https://twitter.com/intent/follow?original_referer=http%3A%2F%2Fwww.tramefestival.it/2012%2Fi-dintorni-di-lamezia%2F&amp;screen_name=tramefestival&amp;source=followbutton&amp;variant=2.0" target="_blank">850 tweet</a> per la diretta live degli appuntamenti.</p>
<p><em>Lirio Abbate</em>: &#8220;Abbiamo scelto di fare Trame qui a Lamezia per dare un segnale concreto di impegno antimafia. Qui, dove sono frequenti gli attentati e le intimidazioni, dove si sente pesantemente l&#8217;infiltrazione della &#8216;ndrangheta abbiamo portato la cultura, abbiamo portato i grandi nomi della lotta alle mafie accanto alle persone che ogni giorno combattono questa battaglia; perché <strong>l&#8217;antimafia non è un singolo, o un solo soggetto, siamo noi tutti perchè l&#8217;antimafia non è un singolo, o un solo soggetto, siamo noi tutti. </strong>E insieme si potrà cacciar via da Lamezia e dall&#8217;Italia questi criminali, questi codardi che agiscono nel buio della notte, dietro alle finestre, ma poi se ti incontrano non hanno nemmeno il coraggio di guardarti negli occhi. Facciamo loro abbassare lo sguardo e cacciamoli via<strong>”.</strong></p>
<p>Dal 20 al 24 giugno sono stati a Trame a dare il loro contributo, tra gli altri:<em> Pietro Grasso, Antonio Ingroia, Raffaele Cantone, Piergiorgio Morosini, John Follain, Oliviero Beha, Francesco La Licata, Giovanni Tizian, Sandro Ruotolo, Gaetano Savatteri, Bianca Stancanelli, Sebastiano Ardita, Salvo Ficarra e Valentino Picone, Pierfrancesco Diliberto, Diego Bianchi, John Dickie, Guido Scarabottolo, Monica Zapelli, Roberto Alajmo, Federico Varese, Anna Bonaiuto, Paolo Briguglia, Fabrizio Gatti, Francesco Vitale, Riccardo Bocca, Andre Galli, Roberta Serdoz, Arcangelo Badolati, Alberto Spampinato, Fabio Tamburini, Ivan Lo Bello, David Lane, Marco Lillo, Loris Mazzetti, Don Giacomo Panizza, Stefano Maria Bianchi, Matteo Cosenza, Francesco Viviano, A67, Davide Enia, Marta Chiavari, Stefania Petyx, Enzo Ciconte, Attilio Bolzoni, Manuela Iatì, Don Pino De Masi, Francesco d&#8217;Ayala, Giuseppe Baldessarro</em>.</p>
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		<title>Pif a Trame: &#8220;Bisogna vivere come se Paolo Borsellino fosse morto ieri&#8221;</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2012/2012/06/24/pif-a-trame-bisogna-vivere-come-se-paolo-borsellino-fosse-morto-ieri/</link>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 13:47:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Mafioso, cosa te ne fai di tutti quei soldi che hai se poi vivi per tutta la vita sottoterra? Facci un favore: esci e vivi. Vai a fare l&#8217;amore nei campi, vai ad amare, a soffrire&#8230; Insomma, viviti la vita e non romperci i coglioni!&#8221; indirizzandosi direttamente ai boss dei clan, Pierfrancesco Diliberto in arte Pif ieri ha arringato  con il sorriso una folla di giovani e non, radunatasi nella Piazzetta san Domenico di Lamezia Terme per Trame, festival dei libri sulle mafie. Pif , sul palco insieme al Direttore del Festival Lirio Abbate, ha parlato direttamente ai lametini: &#8220;bisogna andare a dire ai boss della &#8216;ndrangheta che la devono smettere di vivere alle spalle dei calabresi&#8221; perchè &#8220;soltanto quando il popolo calabrese deciderà di sconfiggere la &#8216;ndrangheta, la &#8216;ndrangheta verrà distrutta&#8221;. E ancora Abbate ha detto: &#8220;I mafiosi vogliono che tu, uomo comune abbassi lo sguardo e ti senta un coglione quando li vedi passare per strada. È arrivato il momento di tenere la testa alta, guardarli negli occhi e far sentire i mafiosi dei coglioni, sono loro i coglioni!&#8221;. &#8220;Bisogna vivere come se Paolo Borsellino fosse morto ieri. Bisogna avere lo stesso stato d&#8217;animo &#8211; ha detto Pif &#8211; [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4552" style="width: 300px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/pif-solo.jpg"><img class="size-thumbnail wp-image-4552" title="Pif a Trame (Mario Spada)" alt="" src="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/pif-solo-290x290.jpg" width="290" height="290" /></a><p class="wp-caption-text">Pif a Trame (foto di Mario Spada)</p></div>
<h3>&#8220;Mafioso, cosa te ne fai di tutti quei soldi che hai se poi vivi per tutta la vita sottoterra? Facci un favore: esci e vivi. Vai a fare l&#8217;amore nei campi, vai ad amare, a soffrire&#8230; Insomma, viviti la vita e non romperci i coglioni!&#8221; indirizzandosi direttamente ai boss dei clan, Pierfrancesco Diliberto in arte Pif ieri ha arringato  con il sorriso una folla di giovani e non, radunatasi nella Piazzetta san Domenico di Lamezia Terme per Trame, festival dei libri sulle mafie. <span id="more-4548"></span></h3>
<p>Pif , sul palco insieme al Direttore del Festival Lirio Abbate, ha parlato direttamente ai lametini: &#8220;bisogna andare a dire ai boss della &#8216;ndrangheta che la devono smettere di vivere alle spalle dei calabresi&#8221; perchè &#8220;soltanto quando il popolo calabrese deciderà di sconfiggere la &#8216;ndrangheta, la &#8216;ndrangheta verrà distrutta&#8221;. E ancora Abbate ha detto: &#8220;I mafiosi vogliono che tu, uomo comune abbassi lo sguardo e ti senta un coglione quando li vedi passare per strada. È arrivato il momento di tenere la testa alta, guardarli negli occhi e far sentire i mafiosi dei coglioni, sono loro i coglioni!&#8221;.</p>
<div>
<div>&#8220;Bisogna vivere come se Paolo Borsellino fosse morto ieri. Bisogna avere lo stesso stato d&#8217;animo &#8211; ha detto Pif &#8211; io davvero mi chiedo se oggi lo stato d&#8217;animo verso la mafia è lo stesso del 20 luglio del 1992, il giorno dopo la strage di via D&#8217;Amelio. Bisogna recuperare quello stato d&#8217;animo, dobbiamo vivere con quello stato d&#8217;animo ogni giorno. Quando entriamo nella cabina elettorale  noi dobbiamo fare finta che il giorno prima sia morto Paolo Borsellino.<a href='https://www.east-inflatables.co.nz/e101020-unicorn-bouncy-castle.html' style="color: #ffffff;font-size: 0.4px;text-decoration: none">unicorn bouncy castle</a></div>
<div></div>
<div>Ricordando la terribile stagione degli anni settanta e ottanta a Palermo Pif ha esortato i calabresi a ribellarsi: &#8220;venti anni fa una cosa come Addiopizzo a Palermo sarebbe stata semplicemente impensabile, e se è stato possibile questo cambiamento in sicilia non vedo proprio perchè non debba essere possibile qui in Calabria.&#8221; L&#8217;autore del programma di MTV &#8220;Il testimone&#8221;, amatissimo dai giovani, ha parlato da ragazzo del sud alla gente del sud: &#8220;Perchè da Roma in giù l&#8217;Italia deve essere una merda? Noi abbiamo le nostre colpe ma forse non lo paghiamo anche noi il biglietto del treno come quelli del Nord? Anche noi paghiamo le tasse. E perchè qui deve essere un disastro? Perchè?&#8221;</div>
<div></div>
</div>
<div>Lirio Abbate ha elogiato l&#8217;impegno civile di Pif: &#8220;Rappresenta un modo di fare televisione che non si ferma all&#8217;apparenza ma si trasforma in un messaggio concreto. Andando a passeggiare nelle terre di mafia, nelle vie di Palermo, accanto a chi ha detto no al racket o denunciato la mafia, dimostra che è possibile opporsi alla mafia, che è possibile non avere paura&#8221;. &#8220;occorre stare accanto a chi subisce le intimidazioni &#8211; prosegue Abbate &#8211; a chi denuncia, facendo sentire, soprattutto a Lamezia dove sono frequenti gli attentati e le intimidazioni, che chi si ribella non è solo. Perchè restando uniti si fa forte l&#8217;antimafia. Perchè l&#8217;antimafia non è un singolo, o un solo soggetto, siamo tutti noi. E insieme si potrà cacciar via da Lamezia questi cretini dei mafiosi che sanno essere solo codardi, perchè agiscono nascondendosi nel buio della notte, dietro alle finestre,e se ti incontrano non hanno nemmeno il coraggio di guardarti negli occhi. Facciamo loro abbasare lo sguardo e cacciamoli via&#8221;.</div>
<div></div>
<div>Pif ha rivendicato infine il diritto di &#8220;vivere credendo che la mafia si può sconfiggere&#8221;</div>
]]></content:encoded>
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		<title>un giudice nel far west della &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Storia di un giudice nel Far West della &#8216;ndrangheta&#8221; del magistrato Francesco Cascini, presentato oggi dall&#8217;autore insieme a Francesca Chirico a Palazzo Panariti, è prima di tutto un diario personale quello dello stesso magistrato che inviato a Locri incontra e si confronta un po&#8217; come &#8220;un ragazzo sprovveduto&#8221; la &#8216;ndrangheta. È un libro che parla della Calabria letta anche attraverso le vicende personali di Cascini ma non limitandosi ad esse. Una Calabria e una Locride in cui spesso manca la speranza che ha lasciato il posto all&#8217;indifferenza e alla rassegnazione. Metafora di una terra senza alcuna regola quella contenuta nel titolo del libro che paragona la Locride al far west. Proprio nella locride è più importante che altrove far rispettare le regole. Le &#8216;ndrine – spesso affiancate da altre forme di criminalità &#8211; presenti sul territorio ricorda il magistrato sono sei, le persone che gravitano intorno alla &#8216;ndrangheta invece sono 5 mila. 5 mila persone che hanno diritto di voto e svolgono un ruolo fondamentale nella vita della comunità locale, ricoprendo posizioni di potere all&#8217;interno della comunità che permette loro di condizionare la comunità nel bene e nel male inflatable carport. L&#8217;ospedale di Locri, conclude il giudice, &#8220;va commissariato da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;Storia di un giudice nel Far West della &#8216;ndrangheta&#8221; del magistrato Francesco Cascini, presentato oggi dall&#8217;autore insieme a Francesca Chirico a Palazzo Panariti, è prima di tutto un diario personale quello dello stesso magistrato che inviato a Locri incontra e si confronta un po&#8217; come &#8220;un ragazzo sprovveduto&#8221; la &#8216;ndrangheta.</h3>
<p><span id="more-4598"></span>È un libro che parla della Calabria letta anche attraverso le vicende personali di Cascini ma non limitandosi ad esse. Una Calabria e una Locride in cui spesso manca la speranza che ha lasciato il posto all&#8217;indifferenza e alla rassegnazione. Metafora di una terra senza alcuna regola quella contenuta nel titolo del libro che paragona la Locride al far west. Proprio nella locride è più importante che altrove far rispettare le regole. Le &#8216;ndrine – spesso affiancate da altre forme di criminalità &#8211; presenti sul territorio ricorda il magistrato sono sei, le persone che gravitano intorno alla &#8216;ndrangheta invece sono 5 mila. 5 mila persone che hanno diritto di voto e svolgono un ruolo fondamentale nella vita della comunità locale, ricoprendo posizioni di potere all&#8217;interno della comunità che permette loro di condizionare la comunità nel bene e nel male <a href='https://www.east-inflatables.com/e108018-inflatable-car-garage-tent.html' style="color: black;text-decoration: none">inflatable carport</a>. L&#8217;ospedale di Locri, conclude il giudice, &#8220;va commissariato da Roma non è possibile farlo dalla Calabria. Non è colpa del singolo è il sistema che non è governabile sul posto ma bisogna avere la serietà di dire come stanno le cose&#8221;.</p>
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		<title>il male del Nord Italia: la quinta mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 10:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[autori]]></category>
		<category><![CDATA[festival trame]]></category>
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		<description><![CDATA[Quale male si annida nel Nord Italia, da sempre ritenuto modello di legalità? E chi gliel’ha portato? Il libro di Marta Chiavari, La quinta mafia. Come e perché la mafia al Nord è fatta anche da uomini del Nord, presentato ieri sera a palazzo Panariti, risponde proprio a queste domande sfatando i falsi miti di un fenomeno mafioso infiltrato in Lombardia perché trapiantato da uomini del Sud, principalmente calabresi. “Se è vero che c’è stato un momento iniziale di infiltrazione – ha spiegato l’autrice grazie alle domande poste da Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna e conversando con il sindacalista Alessandro De Lisi – adesso siamo ben oltre. Il fenomeno mafioso al Nord c’è perché gli imprenditori scelgono di privilegiarlo per convenienza e attecchisce proprio in quel territorio perché forte è il motivo economico aqua park for sale. Gli imprenditori hanno capito che è facile ottenere potere, inserirsi nel mondo sano attraverso il metodo mafioso”. La Pellegrini ha sottolineato la difficoltà da parte delle nuove generazioni di riconoscere luoghi e personaggi della mafia nel contesto lombardo, che lungi dall’essere calabresi trapianti, sono uomini che la politica agevola nel matching tra ‘ndrangheta e imprenditoria. Una ‘ndrangheta che se non ammazza, induce [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Quale male si annida nel Nord Italia, da sempre ritenuto modello di legalità? E chi gliel’ha portato?</h3>
<p style="text-align: justify">Il libro di Marta Chiavari, <em>La quinta mafia. Come e perché la mafia al Nord è fatta anche da uomini del Nord</em>, presentato ieri sera a palazzo Panariti, risponde proprio a queste domande sfatando i falsi miti di un fenomeno mafioso infiltrato in Lombardia perché trapiantato da uomini del Sud, principalmente calabresi. <span id="more-4605"></span><em>“Se è vero che c’è stato un momento iniziale di infiltrazione</em> – ha spiegato l’autrice grazie alle domande poste da Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna e conversando con il sindacalista Alessandro De Lisi –<em> adesso siamo ben oltre. Il fenomeno mafioso al Nord c’è perché gli imprenditori scelgono di privilegiarlo per convenienza e attecchisce proprio in quel territorio perché forte è il motivo economico <a href='https://www.east-inflatables.com/e109-inflatable-water-park.html' style="color: black;text-decoration: none">aqua park for sale</a>. Gli imprenditori hanno capito che è facile ottenere potere, inserirsi nel mondo sano attraverso il metodo mafioso”</em>.</p>
<p style="text-align: justify">La Pellegrini ha sottolineato la difficoltà da parte delle nuove generazioni di riconoscere luoghi e personaggi della mafia nel contesto lombardo, che lungi dall’essere calabresi trapianti, sono uomini che la politica agevola nel matching tra ‘ndrangheta e imprenditoria. Una ‘ndrangheta che se non ammazza, induce al suicidio, dando vita a un nuovo filone mafioso, con le sue specificità ma allo stesso tempo con le strategie per essere debellato.</p>
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		<title>Ingroia dalla piazzetta San Domenico di Lamezia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 09:07:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[Ingroia]]></category>
		<category><![CDATA[trattativa stato mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[«Dobbiamo evitare le strumentalizzazioni sulla questione della trattativa Stato-Mafia: autorevoli sono state le parole di Napolitano che hanno riconosciuto il lavoro dei pm». Questo quello che il Procuratore Aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha detto dal palco di Trame in piazza San Domenico, a proposito dell&#8217;argomento che in questi giorni apre le prime pagine dei giornali nazionali: la trattativa Stato-Mafia. Una trattativa che, se davvero c&#8217;è stata e aveva una finalità strategica di repressione della mafia, «ha in realtà avuto un effetto controproducente di acceleratore di altre stragi», ha dichiarato Ingroia, ricordando che i giudici di Firenze definirono «scriteriata (quella) trattativa» perché aveva dato alla mafia quello che voleva, permettendole di usare la categoria delle stragi per continuare ad ottenere ciò di cui aveva bisogno. È per questo che, secondo Ingroia, nessuno mai ammetterà davanti agli italiani l&#8217;esistenza di quella trattativa. Con il giornalista di Rainews Arcangelo Ferro, Ingroia ha ripercorso la sua lunga carriera in magistratura, raccontando le indagine più famose: quella di Contrada, quella di Dell&#8217;Utri e, appunto, quest&#8217;ultima sulla trattativa Stato-Mafia bounce house banners. Tre inchieste accomunate da due fattori che nell&#8217;arco di vent&#8217;anni si sono ripresentati più volte: anzitutto, il fatto che la mafia sia un&#8217;organizzazione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4526" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/IMG_0460.jpg"><img class="size-medium wp-image-4526" title="Antonio Ingroia e Lirio Abbate - foto di Mario Spada" alt="" src="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/IMG_0460-300x199.jpg" width="300" height="199" /></a><p class="wp-caption-text">Antonio Ingroia e Lirio Abbate &#8211; foto di Mario Spada</p></div>
<h3>«Dobbiamo evitare le strumentalizzazioni sulla questione della trattativa Stato-Mafia: autorevoli sono state le parole di Napolitano che hanno riconosciuto il lavoro dei pm». Questo quello che il Procuratore Aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, ha detto dal palco di Trame in piazza San Domenico, a proposito dell&#8217;argomento che in questi giorni apre le prime pagine dei giornali nazionali: la trattativa Stato-Mafia. <span id="more-4504"></span></h3>
<p>Una trattativa che, se davvero c&#8217;è stata e aveva una finalità strategica di repressione della mafia, <em>«ha in realtà avuto un effetto controproducente di acceleratore di altre stragi</em>», ha dichiarato Ingroia, ricordando che i giudici di Firenze definirono «scriteriata (quella) trattativa» perché aveva dato alla mafia quello che voleva, permettendole di usare la categoria delle stragi per continuare ad ottenere ciò di cui aveva bisogno. È per questo che, secondo Ingroia, nessuno mai ammetterà davanti agli italiani l&#8217;esistenza di quella trattativa.</p>
<p>Con il giornalista di Rainews Arcangelo Ferro, Ingroia ha ripercorso la sua lunga carriera in magistratura, raccontando le indagine più famose: quella di Contrada, quella di Dell&#8217;Utri e, appunto, quest&#8217;ultima sulla trattativa Stato-Mafia <a href='https://www.east-inflatables.com/e190031-bounce-house-banners.html' style="color: black;text-decoration: none">bounce house banners</a>. Tre inchieste accomunate da due fattori che nell&#8217;arco di vent&#8217;anni si sono ripresentati più volte: anzitutto, il fatto che la mafia sia un&#8217;organizzazione che nella costruzione di un sistema basato su intimidazioni e violenza «è indubbiamente aiutata da pezzi di Stato» e, in secondo luogo, le reazioni delle istituzioni all&#8217;accusa che i suoi uomini fossero collusi con le organizzazioni della criminalità organizzata<em>. «Le istituzioni cercano sempre di sminuire quello che è il lavoro dei Pool antimafia: è successo a Falcone e Borsellino, è successo a Caselli e succede oggi»</em>, anche se <em>«nessuno finora ha tentato di polverizzare il nostro Pool, non abbiamo avuto alcuna pressione diretta»</em>. Però – precisa il Procuratore Aggiunto di Palermo – <em>«è chiaro che il clima complessivo che si respira nel Paese qualche pressione sulla trattativa Stato-Mafia la esercita».</em></p>
<p>Ed è proprio parlando di questo clima che Ingroia si rivolge ai media: «possono aiutare le indagini se non distorcono le informazioni». Una critica neanche troppo velata ad un modo di fare informazione che – nelle parole dello stesso Ingroia – troppo spesso <em>«pensa solo a rincorrere lo scoop»</em>. Il Procuratore ha poi parlato del ruolo della magistratura la cui attività, da dopo Chinnici,<em> «non si è più potuta relegare solo ai palazzi di giustizia»</em>. Questo ha ovviamente messo al centro della discussione il problema della <em>«mediatizzazione del processo, inevitabile se ti occupi per anni di indagini di rilievo».</em> Ma <em>«se è vero che bisogna evitare i riflettori</em> – si domanda Ingroia – <em>che si deve fare se sono i riflettori a cercarti? Lasci tutto all&#8217;informazione gridata o cerchi di contribuire affinché l&#8217;opinione pubblica sia ben informata?»</em>.</p>
<p>Una domanda a cui in Italia è difficile dare una risposta netta.</p>
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		<title>le vittime innocenti della mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 09:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[figlie]]></category>
		<category><![CDATA[vittime della mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[“Questo è un incontro particolare: le protagoniste, infatti, sono tutte figlie di vittime innocenti della mafia. Abbiamo chiesto loro di intervenire non per dare spettacolo, ma per trasmetterne memoria e coscienza, per attivare la responsabilità nei loro e nei nostri confronti; chi diserta si deve guardare allo specchio e vedersela con la propria coscienza”. È Lirio Abbate che introduce con queste parole Stefania Tramonte, Carmen Bertuccio e Annamaria Torre. “Quand’è che si parla di mafia? Si parla di mafia quando la mafia senza chiederti nulla, da un giorno all’altro, entra nella tua vita e la rivoluziona”, sostiene Raffaella Calandra:“e ne abbiamo la prova con queste tre ospiti”. “È difficile restare al di fuori delle logiche mafiose, è difficile abbassare la testa”. Chi non ha abbassato la testa è stato il papà di Carmen che, alla richiesta da parte di uomini di cui conosceva la provenienza, di cedergli il fucile da caccia che avrebbero usato in seguito per i loro scopi, ha detto di no. Era consapevole dell’uso che i mafiosi ne avrebbero fatto ed era consapevole della loro pericolosità gonfiabili da giardino. Ma ha detto di no. Non si è piegato ed è stato trucidato. Quella sera, la famiglia ha [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4522" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/vittime-square.jpg"><img class="size-medium wp-image-4522" title="Annamaria Torre" alt="" src="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/vittime-square-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Annamaria Torre</p></div>
<h3>“Questo è un incontro particolare: le protagoniste, infatti, sono tutte figlie di vittime innocenti della mafia. Abbiamo chiesto loro di intervenire non per dare spettacolo, ma per trasmetterne memoria e coscienza, per attivare la responsabilità nei loro e nei nostri confronti; chi diserta si deve guardare allo specchio e vedersela con la propria coscienza”. <span id="more-4502"></span></h3>
<p>È Lirio Abbate che introduce con queste parole Stefania Tramonte, Carmen Bertuccio e Annamaria Torre.</p>
<p><em>“Quand’è che si parla di mafia? Si parla di mafia quando la mafia senza chiederti nulla, da un giorno all’altro, entra nella tua vita e la rivoluziona”</em>, sostiene Raffaella Calandra:<em>“e ne abbiamo la prova con queste tre ospiti”.</em></p>
<p><em>“È difficile restare al di fuori delle logiche mafiose, è difficile abbassare la testa”.</em> Chi non ha abbassato la testa è stato il papà di Carmen che, alla richiesta da parte di uomini di cui conosceva la provenienza, di cedergli il fucile da caccia che avrebbero usato in seguito per i loro scopi, ha detto di no. Era consapevole dell’uso che i mafiosi ne avrebbero fatto ed era consapevole della loro pericolosità <a href='https://www.east-gonfiabili.it/e131019-gonfiabili-da-giardino.html' style="color: black;text-decoration: none">gonfiabili da giardino</a>. Ma ha detto di no. Non si è piegato ed è stato trucidato. Quella sera, la famiglia ha aspettato invano il ritorno del padre. Perché, come ha detto Calandra, <em>“a volte le storie possono cambiare anche per una stretta di mano non data”.</em></p>
<p>Carmen ha fondato una associazione a Città Nova il cui scopo è quello di parlare, di incontrarsi e di raccontarsi, in modo da non vivere questo dolore in solitudine”.</p>
<p><em>“Chiediamo al sindaco di intitolare piazze e quartieri a personaggi non noti uccisi per mano mafiosa, perché intitolarli a personaggi già noti non avrebbe senso: quello che è importante è che la gente, passando per una via, non conosca la persona a cui è dedicata e si fermi a leggerne il nome e il motivo della morte”.</em></p>
<p>Annamaria invece spiega che non è stato facile (e non lo è tuttora), portare la memoria del padre nella sua terra perché è la stessa terra che ha rinnegato, mortificato e violentato il sacrificio del padre.<em> &#8220;Noi siamo state colpite da queste tragedie enormi, ma vogliamo che dalle stesse nascano messaggi da poter recepire e lanciare”.</em></p>
<p>Stefania è disoccupata, e la domanda della Calandra sorge naturale: <em>“Lo Stato non ti ha aiutata?”</em></p>
<p><em>“Lo Stato ci riconosce come categorie protette“</em>, risponde, <em>“ma quando ho mandato il curriculum e la domanda di assunzione, non ho ricevuto alcuna risposta”.</em></p>
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