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	<title>Trame 2 &#187; incontri | Trame 2</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>un giudice nel far west della &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Storia di un giudice nel Far West della &#8216;ndrangheta&#8221; del magistrato Francesco Cascini, presentato oggi dall&#8217;autore insieme a Francesca Chirico a Palazzo Panariti, è prima di tutto un diario personale quello dello stesso magistrato che inviato a Locri incontra e si confronta un po&#8217; come &#8220;un ragazzo sprovveduto&#8221; la &#8216;ndrangheta. È un libro che parla della Calabria letta anche attraverso le vicende personali di Cascini ma non limitandosi ad esse. Una Calabria e una Locride in cui spesso manca la speranza che ha lasciato il posto all&#8217;indifferenza e alla rassegnazione. Metafora di una terra senza alcuna regola quella contenuta nel titolo del libro che paragona la Locride al far west. Proprio nella locride è più importante che altrove far rispettare le regole. Le &#8216;ndrine – spesso affiancate da altre forme di criminalità &#8211; presenti sul territorio ricorda il magistrato sono sei, le persone che gravitano intorno alla &#8216;ndrangheta invece sono 5 mila. 5 mila persone che hanno diritto di voto e svolgono un ruolo fondamentale nella vita della comunità locale, ricoprendo posizioni di potere all&#8217;interno della comunità che permette loro di condizionare la comunità nel bene e nel male inflatable carport. L&#8217;ospedale di Locri, conclude il giudice, &#8220;va commissariato da [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;Storia di un giudice nel Far West della &#8216;ndrangheta&#8221; del magistrato Francesco Cascini, presentato oggi dall&#8217;autore insieme a Francesca Chirico a Palazzo Panariti, è prima di tutto un diario personale quello dello stesso magistrato che inviato a Locri incontra e si confronta un po&#8217; come &#8220;un ragazzo sprovveduto&#8221; la &#8216;ndrangheta.</h3>
<p><span id="more-4598"></span>È un libro che parla della Calabria letta anche attraverso le vicende personali di Cascini ma non limitandosi ad esse. Una Calabria e una Locride in cui spesso manca la speranza che ha lasciato il posto all&#8217;indifferenza e alla rassegnazione. Metafora di una terra senza alcuna regola quella contenuta nel titolo del libro che paragona la Locride al far west. Proprio nella locride è più importante che altrove far rispettare le regole. Le &#8216;ndrine – spesso affiancate da altre forme di criminalità &#8211; presenti sul territorio ricorda il magistrato sono sei, le persone che gravitano intorno alla &#8216;ndrangheta invece sono 5 mila. 5 mila persone che hanno diritto di voto e svolgono un ruolo fondamentale nella vita della comunità locale, ricoprendo posizioni di potere all&#8217;interno della comunità che permette loro di condizionare la comunità nel bene e nel male <a href='https://www.east-inflatables.com/e108018-inflatable-car-garage-tent.html' style="color: black;text-decoration: none">inflatable carport</a>. L&#8217;ospedale di Locri, conclude il giudice, &#8220;va commissariato da Roma non è possibile farlo dalla Calabria. Non è colpa del singolo è il sistema che non è governabile sul posto ma bisogna avere la serietà di dire come stanno le cose&#8221;.</p>
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		<title>minare il mito dell’imbattibilità delle organizzazioni mafiose</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 08:46:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
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		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[incontri]]></category>
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		<description><![CDATA[Una libro che, in una sorta di racconto parallelo, ricostruisce la storia delle tre principali organizzazioni mafiose italiane. “Onorate società” l’ultima fatica dello storico inglese John Dickie, analizza la nascita della mafia siciliana, della camorra napoletana e della ‘ndrangheta calabrese dal risorgimento sino al secondo dopoguerra cercando, come afferma lo stesso autore, di “minare il mito dell’imbattibilità delle organizzazioni mafiose”. Uno sguardo lucido e documentato, che vuole anche scardinare alcuni dei luoghi comuni che spesso hanno accompagnato la narrazione di questi fenomeni criminali. “Si dice spesso che la Calabria abbia una tradizione familista e che l’ndrangheta sia espressione proprio di questo familismo – spiega Dickie – ma questo è un ragionamento privo di prove storiche e che per altro induce anche a un certo pessimismo, perché allora dovremmo supporre che siano inseparabili. In realtà la ‘ndrangheta non nasce familista e anzi, agli albori, nella seconda metà dell’800, il suo business principale era quello dello sfruttamento della prostituzione, una cosa oggi assolutamente inconcepibile per il suo codice d’onore interno”. Lo storico inglese punta poi il dito su una certa “smemoratezza delle istituzioni”, che si sono spesso dimenticate dei risultati ottenuti in passato. “Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 sono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4518" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/dickie-square.jpg"><img class="size-medium wp-image-4518" title="John Dickie" alt="" src="http://www.tramefestival.it/cms/2012/wp-content/uploads/sites/3/2012/06/dickie-square-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">John Dickie</p></div>
<h3>Una libro che, in una sorta di racconto parallelo, ricostruisce la storia delle tre principali organizzazioni mafiose italiane. “Onorate società” l’ultima fatica dello storico inglese John Dickie, analizza la nascita della mafia siciliana, della camorra napoletana e della ‘ndrangheta calabrese dal risorgimento sino al secondo dopoguerra cercando, come afferma lo stesso autore, di “minare il mito dell’imbattibilità delle organizzazioni mafiose”. <span id="more-4514"></span></h3>
<p>Uno sguardo lucido e documentato, che vuole anche scardinare alcuni dei luoghi comuni che spesso hanno accompagnato la narrazione di questi fenomeni criminali. <em>“Si dice spesso che la Calabria abbia una tradizione familista e che l’ndrangheta sia espressione proprio di questo familismo</em> – spiega Dickie –<em> ma questo è un ragionamento privo di prove storiche e che per altro induce anche a un certo pessimismo, perché allora dovremmo supporre che siano inseparabili. In realtà la ‘ndrangheta non nasce familista e anzi, agli albori, nella seconda metà dell’800, il suo business principale era quello dello sfruttamento della prostituzione, una cosa oggi assolutamente inconcepibile per il suo codice d’onore interno”.</em></p>
<p>Lo storico inglese punta poi il dito su una certa “smemoratezza delle istituzioni”, che si sono spesso dimenticate dei risultati ottenuti in passato. <em>“Tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 sono stati condannati circa 1800 ‘ndranghetisti, che allora non si chiamavano ancora così, per associazione a delinquere</em> – rivela Dickie –. <em>Questo ci fa capire che spesso prima non esisteva quella connivenza che si è poi instaurata con il potere politico e che non c’era nemmeno omertà <a href='https://www.east-gonfiabili.it/e109-parco-acquatico-gonfiabile.html' style="color: black;text-decoration: none">gonfiabili acquatici</a>. Anche i media hanno contribuito a instaurare questo clima di silenzio sul problema, soprattutto in Calabria, poiché, al contrario di Napoli e Palermo, non contava nulla a livello economico”.</em></p>
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