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	<title>Trame 3 &#187; libri | Trame 3</title>
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		<title>TACI O SPARO!</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 18:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Taci o sparo! L&#8217;anti-informazione sulla mafia, prossima uscita per Ossigeno Informazione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Taci o sparo! L&#8217;anti-informazione sulla mafia</strong></em>, prossima uscita per <a href="http://www.ossigenoinformazione.it/‎" target="_blank">Ossigeno Informazione</a></p>
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		<title>BUCCINASCO</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Come è potuto accadere che la &#8216;ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali? Nando Dalla Chiesa, Martina Panzarasa, Buccinasco, Einaudi La mafia al Nord. L&#8217;espansione della &#8216;ndrangheta alle porte di Milano. Come è potuto accadere? L&#8217;indagine sull&#8217;hinterland sud della città, Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone, Rozzano e Trezzano sul Naviglio, ha al suo centro Buccinasco, niente piú che un piccolo gruppo di cascine, diventato, negli anni delle grandi emigrazioni, culla dei clan calabresi. Fino a guadagnarsi il soprannome di «Platí del Nord» &#8211; il centro dell&#8217;Aspromonte da cui proviene il nucleo piú significativo di immigrati. Buccinasco è stato uno degli epicentri della terribile stagione dei sequestri di persona degli anni Settanta, poi uno dei fortini strategici dello spaccio di stupefacenti, quindi il regno del boss Antonio Papalia, a lungo considerato il piú potente esponente della &#8216;ndrangheta in Lombardia. Proprio lí dove la sinistra allestiva efficienti servizi sociali &#8211; e moltiplicava vie dedicate agli eroi dell&#8217;antifascismo &#8211; i gruppi calabresi lavoravano per il monopolio del ciclo del cemento, contando sul silenzio degli imprenditori e su complicità crescenti. Eppure nulla accade per caso. Cosí la storia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Come è potuto accadere che la &#8216;ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali?</h3>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/buccinasco.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5295" alt="buccinasco" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/buccinasco.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Nando Dalla Chiesa, Martina Panzarasa, <strong><i>Buccinasco</i></strong>, <a href="http://www.einaudi.it/‎" target="_blank">Einaudi</a></p>
<p>La mafia al Nord. L&#8217;espansione della &#8216;ndrangheta alle porte di Milano. Come è potuto accadere? L&#8217;indagine sull&#8217;hinterland sud della città, Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone, Rozzano e Trezzano sul Naviglio, ha al suo centro Buccinasco, niente piú che un piccolo gruppo di cascine, diventato, negli anni delle grandi emigrazioni, culla dei clan calabresi. Fino a guadagnarsi il soprannome di «Platí del Nord» &#8211; il centro dell&#8217;Aspromonte da cui proviene il nucleo piú significativo di immigrati. Buccinasco è stato uno degli epicentri della terribile stagione dei sequestri di persona degli anni Settanta, poi uno dei fortini strategici dello spaccio di stupefacenti, quindi il regno del boss Antonio Papalia, a lungo considerato il piú potente esponente della &#8216;ndrangheta in Lombardia. Proprio lí dove la sinistra allestiva efficienti servizi sociali &#8211; e moltiplicava vie dedicate agli eroi dell&#8217;antifascismo &#8211; i gruppi calabresi lavoravano per il monopolio del ciclo del cemento, contando sul silenzio degli imprenditori e su complicità crescenti. Eppure nulla accade per caso. Cosí la storia di Buccinasco è ricostruita in stretto rapporto con i cicli delle migrazioni, lo sviluppo e il declino delle grandi fabbriche e con l&#8217;occhio sempre rivolto a ciò che accade ai piani alti dell&#8217;economia e della politica milanese e alla crisi morale di una classe dirigente.</p>
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		<title>FIMMINE RIBELLI</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lirio Abbate, Fimmine ribelli. Come le donne salveranno il paese dalla ‘ndrangheta, Rizzoli “Mio padre ha due cuori: la figlia o l’onore? In questo momento dice che vuole la figlia, però dentro di lui c’è anche quell ’altro fatto.” Queste parole le pronuncia Maria Concetta Cacciola, trent’anni, tre figli, colpevole di aver tradito il marito e di aver deciso di collaborare con la giustizia seguendo l’esempio di Giuseppina Pesce, anche lei giovane madre, anche lei di Rosarno. E poi ci sono Rosa Ferraro, Simona Napoli, tutte fimmine ribelli che hanno osato dire di no a padri, mariti, fratelli. Come nell ’Afghanistan dei talebani, in Calabria la donna che “disonora” la famiglia deve morire, meglio se con un suicidio che tutela dalle conseguenze penali. Attraverso le storie di queste donne, Lirio Abbate racconta uno spaccato di apparente normalità dietro cui si nascondono una frenetica attività criminale, patrimoni immensi e un radicamento a una cultura patriarcale antiquata e retriva. Ma la ribellione delle donne che oggi si affidano “allo Stato, ovvero al nemico” per cercare di scampare a un destino infernale, produce un effetto dirompente. Perché sgretola l’immagine di compattezza del clan, mette in dubbio i valori del sistema ’ndrangheta, rivela l’impotenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/fimmine-ribelli.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5307" alt="fimmine-ribelli" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/fimmine-ribelli.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Lirio Abbate, <strong><i>Fimmine ribelli</i>.<i> Come le donne salveranno il paese dalla ‘ndrangheta</i></strong>, <a href="http://www.rizzoli.rcslibri.it/‎" target="_blank">Rizzoli</a></p>
<p>“Mio padre ha due cuori: la figlia o l’onore? In questo momento dice che vuole la figlia, però dentro di lui c’è anche quell ’altro fatto.” Queste parole le pronuncia Maria Concetta Cacciola, trent’anni, tre figli, colpevole di aver tradito il marito e di aver deciso di collaborare con la giustizia seguendo l’esempio di Giuseppina Pesce, anche lei giovane madre, anche lei di Rosarno. E poi ci sono Rosa Ferraro, Simona Napoli, tutte fimmine ribelli che hanno osato dire di no a padri, mariti, fratelli. Come nell ’Afghanistan dei talebani, in Calabria la donna che “disonora” la famiglia deve morire, meglio se con un suicidio che tutela dalle conseguenze penali. Attraverso le storie di queste donne, Lirio Abbate racconta uno spaccato di apparente normalità dietro cui si nascondono una frenetica attività criminale, patrimoni immensi e un radicamento a una cultura patriarcale antiquata e retriva. Ma la ribellione delle donne che oggi si affidano “allo Stato, ovvero al nemico” per cercare di scampare a un destino infernale, produce un effetto dirompente. Perché sgretola l’immagine di compattezza del clan, mette in dubbio i valori del sistema ’ndrangheta, rivela l’impotenza dei boss incapaci di “tenere in riga” le loro donne. E, soprattutto, accende nelle altre fimmine la consapevolezza della propria condizione e il desiderio di scrollarsela di dosso, facendo nomi e cognomi e aprendo crepe in un universo inconcepibile ma fin troppo vero.</p>
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		<title>IL SANGUE NON SBAGLIA</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonio Manganelli, Il sangue non sbaglia, Rizzoli Il bravo poliziotto non è senza paura, è un uomo che la paura ha imparato a conoscerla, a dominarla, ne ha fatto un’arma di difesa e contrattacco. Lo sa bene l’ispettore Giovanni Galasso, che in trent’anni di carriera ha combattuto la criminalità di strada e quella organizzata, imparando sulla propria pelle che l’unico modo per restare vivi è non abbassare mai la guardia. A Palermo ha subìto il più ignobile degli attacchi, ha dovuto accettare il trasferimento, e adesso alla Squadra Mobile di Roma ha trovato una seconda casa, un gruppo di amici leali, una famiglia. Ma nella vita di uno sbirro la pace non può durare troppo a lungo: succede così che l’omicidio di Anna De Caprariis, un’affascinante nobildonna nota nella capitale come organizzatrice di iniziative benef iche, diventa per Galasso l’inizio di un’indagine piena di insidie e interrogativi, destinata a riportare alla luce antichi misteri personali. Come quello del suicidio di Laura, sua fiamma giovanile, che scopre collegata alla De Caprariis attraverso discutibili amicizie. Per venirne a capo servirà intuito, cattiveria e quel pizzico di imprevedibilità che appartiene soltanto ai numeri uno. Tagliente, intenso, spietatamente vero, questo romanzo di Antonio Manganelli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/il-sangue-non-sbaglia.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5310" alt="il-sangue-non-sbaglia" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/il-sangue-non-sbaglia.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Antonio Manganelli, <strong><i>Il sangue non sbaglia</i></strong>, <a href="http://www.rizzoli.rcslibri.it" target="_blank">Rizzoli</a></p>
<p>Il bravo poliziotto non è senza paura, è un uomo che la paura ha imparato a conoscerla, a dominarla, ne ha fatto un’arma di difesa e contrattacco. Lo sa bene l’ispettore Giovanni Galasso, che in trent’anni di carriera ha combattuto la criminalità di strada e quella organizzata, imparando sulla propria pelle che l’unico modo per restare vivi è non abbassare mai la guardia. A Palermo ha subìto il più ignobile degli attacchi, ha dovuto accettare il trasferimento, e adesso alla Squadra Mobile di Roma ha trovato una seconda casa, un gruppo di amici leali, una famiglia. Ma nella vita di uno sbirro la pace non può durare troppo a lungo: succede così che l’omicidio di Anna De Caprariis, un’affascinante nobildonna nota nella capitale come organizzatrice di iniziative benef iche, diventa per Galasso l’inizio di un’indagine piena di insidie e interrogativi, destinata a riportare alla luce antichi misteri personali. Come quello del suicidio di Laura, sua fiamma giovanile, che scopre collegata alla De Caprariis attraverso discutibili amicizie. Per venirne a capo servirà intuito, cattiveria e quel pizzico di imprevedibilità che appartiene soltanto ai numeri uno. Tagliente, intenso, spietatamente vero, questo romanzo di Antonio Manganelli è un atto di amore verso un mestiere, un modo di vivere, ed è una macchina narrat iva che unisce all’invenzione una miriade di autentiche storie criminali, intuizioni investigative ed emozioni strappate a una formidabile esperienza sul campo. Il confine tra realtà e finzione non è mai stato così sottile.</p>
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		<title>A MEGLIA PAROLA</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Grasso, Matteo Indice, A meglia parola &#8211; Liguria Terra di &#8216;ndrangheta&#8221;, Ed. De Ferrari Due comuni, Bordighera e Ventimiglia, sciolti in pochi mesi per infiltrazioni mafiose. Sono il secondo e il terzo caso di sempre nel Nord. E poi locali incendiati, appalti sospetti, politici che chiedono voti ai clan, capimafia che prendono ordini direttamente dalla Calabria. «La Liguria è ‘ndranghetista», dice Mimmo Gangemi, boss verduraio con precedenti per omicidio e narcotraffico. Secondo l’ultimo rapporto commissionato dal ministero dell’Interno, la Liguria e la sesta regione a più alto indice di “mafiosità”, in testa alla classifica nell’Italia settentrionale. Fra le città, Imperia e Genova guidano la graduatoria. Eppure, mentre in tutt’Italia la malapianta subisce colpi durissimi, da queste parti l’inchiesta più importante termina con un’assoluzione generale. L’epilogo è paradossale. Le indagini segnalano il litorale dalla Spezia a Ventimiglia come luogo centrale della geopolitica mafiosa, ma i processi finiscono quasi sempre nel nulla. Il Viminale commissaria le amministrazioni condizionate, i tribunali non riescono ad accertare chi le condiziona. E, nel caso di Bordighera, il Consiglio di Stato annulla il provvedimento. Era già successo, continua ad accadere. In Liguria la mafia esiste, ma non al terzo grado di giudizio. Come dimostra la figura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/a-meglio-parola.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5242" alt="a-meglio-parola" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/a-meglio-parola.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Marco Grasso, Matteo Indice, <i><strong>A meglia parola &#8211; Liguria Terra di &#8216;ndrangheta&#8221;</strong>, </i><a href="http://www.editorialetipografica.com/‎" target="_blank">Ed. De Ferrari</a></p>
<p>Due comuni, Bordighera e Ventimiglia, sciolti in pochi mesi per infiltrazioni mafiose. Sono il secondo e il terzo caso di sempre nel Nord. E poi locali incendiati, appalti sospetti, politici che chiedono voti ai clan, capimafia che prendono ordini direttamente dalla Calabria. «La Liguria è ‘ndranghetista», dice Mimmo Gangemi, boss verduraio con precedenti per omicidio e narcotraffico. Secondo l’ultimo rapporto commissionato dal ministero dell’Interno, la Liguria e la sesta regione a più alto indice di “mafiosità”, in testa alla classifica nell’Italia settentrionale. Fra le città, Imperia e Genova guidano la graduatoria. Eppure, mentre in tutt’Italia la malapianta subisce colpi durissimi, da queste parti l’inchiesta più importante termina con un’assoluzione generale. L’epilogo è paradossale. Le indagini segnalano il litorale dalla Spezia a Ventimiglia come luogo centrale della geopolitica mafiosa, ma i processi finiscono quasi sempre nel nulla. Il Viminale commissaria le amministrazioni condizionate, i tribunali non riescono ad accertare chi le condiziona. E, nel caso di Bordighera, il Consiglio di Stato annulla il provvedimento. Era già successo, continua ad accadere. In Liguria la mafia esiste, ma non al terzo grado di giudizio. Come dimostra la figura di Antonio Rampino: secondo i carabinieri è stato il capo indiscusso della ‘ndrangheta sotto la Lanterna praticamente dal Dopoguerra; gli uffici giudiziari ne sintetizzano gli ultimi trent’anni di vita con un solo, banalissimo reato, una guida in stato di ebbrezza. L’ennesima beffa all’ombra di un porto delle nebbie, centro nevralgico da cui continuano a passare droga, latitanti e affari illeciti, coperti da un clima di negazione quasi assoluta. Come siamo arrivati a questo punto? Per provare a rispondere occorre collegare nomi, atti giudiziari, silenzi delle istituzioni e costanti collusioni dei politici. In altre parole, smettere di ragionare su eventi singoli e cominciare a considerarli parte di un quadro d’insieme.</p>
<p>L’AUTORE</p>
<p>Marco Grasso, giornalista, nato a Genova nel 1982, scrive di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2008 lavora per “Il Secolo XIX” e ha seguito le principali inchieste sulla criminalità organizzata.<br />
Matteo Indice, giornalista, nato a Genova nel 1977, dal 1999 al 2004 ha lavorato al “Corriere Mercantile”. Dal maggio 2004 lavora al “Secolo XIX”, dove si occupa prevalentemente di cronaca giudiziaria e per il quale ha seguito, come inviato, alcuni tra i più importanti fatti di cronaca italiani degli ultimi anni.</p>
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		<title>IL TRONO VUOTO</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberto Andò, Il trono vuoto, Bompiani Il segretario del maggiore partito d’opposizione, Salvatore Oliveri, dopo il crollo dei sondaggi e l’ennesima, violenta, contestazione, decide di scomparire e si rifugia in segreto a Parigi, in casa di un’amica che non vede da trent’anni, Danielle, una segretaria di edizione conosciuta all’epoca in cui ancora accarezzava l’idea di fare il regista. Unici, e parziali, depositari della scomoda verità, Andrea Bottini, collaboratore di Oliveri, e Anna, la moglie dell’onorevole, in realtà continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga e sulla possibile identità di un eventuale complice. Bottini propone ad Anna di usare il fratello gemello di Oliveri, un filosofo geniale segnato da una depressione bipolare, come sostituto dello scomparso. Il filosofo si trasferirà a casa sua, avviando uno strano mènage e un’involontaria carriera politica. Un affresco sull’Italia di oggi, una favola filosofica sulla politica e i misteri della vita. &#8220;Un gran bel romanzo, soprattutto perchè si riscontra una profonda felicità nell’averlo scritto: felicità che si trasmette al lettore. Un libro godibile e nello stesso tempo &#8211; un piccolo miracolo &#8211; un romanzo impegnato, o come si usava dire una volta, un romanzo di impegno civile, che è fatto di equivoci, di persone che scompaiono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/libri-trame-processo-all-it.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5314" alt="libri-trame-processo-all-it" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/libri-trame-processo-all-it.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Roberto Andò, <i><strong>Il trono vuoto</strong>, </i><a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/" target="_blank">Bompiani</a></p>
<p>Il segretario del maggiore partito d’opposizione, Salvatore Oliveri, dopo il crollo dei sondaggi e l’ennesima, violenta, contestazione, decide di scomparire e si rifugia in segreto a Parigi, in casa di un’amica che non vede da trent’anni, Danielle, una segretaria di edizione conosciuta all’epoca in cui ancora accarezzava l’idea di fare il regista. Unici, e parziali, depositari della scomoda verità, Andrea Bottini, collaboratore di Oliveri, e Anna, la moglie dell’onorevole, in realtà continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga e sulla possibile identità di un eventuale complice. Bottini propone ad Anna di usare il fratello gemello di Oliveri, un filosofo geniale segnato da una depressione bipolare, come sostituto dello scomparso. Il filosofo si trasferirà a casa sua, avviando uno strano mènage e un’involontaria carriera politica. Un affresco sull’Italia di oggi, una favola filosofica sulla politica e i misteri della vita.</p>
<p>&#8220;Un gran bel romanzo, soprattutto perchè si riscontra una profonda felicità nell’averlo scritto: felicità che si trasmette al lettore. Un libro godibile e nello stesso tempo &#8211; un piccolo miracolo &#8211; un romanzo impegnato, o come si usava dire una volta, un romanzo di impegno civile, che è fatto di equivoci, di persone che scompaiono e ricompaiono, di amori fugaci, di incontri, ma i cui protagonisti si occupano di una materia di cui non si parla mai nei romanzi italiani: la politica.&#8221; -Andrea Camilleri</p>
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		<title>LA MAFIA DEI GIARDINI</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[mafia e agricoltura]]></category>
		<category><![CDATA[piana dei colli]]></category>

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		<description><![CDATA[Fin dalla seconda metà dell’Ottocento, nei dintorni di Palermo operava la mafia cosiddetta ‘dei giardini’, dedita allo sfruttamento di ricche aziende agricole e all’intermediazione commerciale dei loro prodotti. Vittorio Coco, La mafia dei giardini. Storia delle cosce della Piana dei Colli, Laterza. La Piana dei Colli era uno dei suoi luoghi d’elezione. Qui i gruppi mafiosi, oltre ad accedere a ingenti risorse, potevano attivare relazioni con i più diversi strati sociali, tra cui le classi dirigenti cittadine. Si trattava infatti di un ambiente composito, in cui le splendide residenze dell’aristocrazia convivevano con le case di borgata. La trasformazione da esso subita nel corso del Novecento, quando è diventato parte integrante della città, non ha intaccato il ruolo di primo piano della mafia della Piana dei Colli. Sulla base di un’esaustiva e originale lettura di diverse fonti archivistiche e giudiziarie, Vittorio Coco ricostruisce le ultracentenarie vicende di gruppi mafiosi che hanno dimostrato grandi capacità di adattamento a un così radicale mutamento del contesto.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/mafia-dei-giardini.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5403" alt="mafia-dei-giardini" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/mafia-dei-giardini.gif" width="290" height="290" /></a>Fin dalla seconda metà dell’Ottocento, nei dintorni di Palermo operava la mafia cosiddetta ‘dei giardini’, dedita allo sfruttamento di ricche aziende agricole e all’intermediazione commerciale dei loro prodotti.</h3>
<p>Vittorio Coco,<strong><em> La mafia dei giardini. Storia delle cosce della Piana dei Coll</em>i</strong>, <a href="http://www.laterza.it/" target="_blank">Laterza</a>.</p>
<p>La Piana dei Colli era uno dei suoi luoghi d’elezione. Qui i gruppi mafiosi, oltre ad accedere a ingenti risorse, potevano attivare relazioni con i più diversi strati sociali, tra cui le classi dirigenti cittadine. Si trattava infatti di un ambiente composito, in cui le splendide residenze dell’aristocrazia convivevano con le case di borgata. La trasformazione da esso subita nel corso del Novecento, quando è diventato parte integrante della città, non ha intaccato il ruolo di primo piano della mafia della Piana dei Colli. Sulla base di un’esaustiva e originale lettura di diverse fonti archivistiche e giudiziarie, Vittorio Coco ricostruisce le ultracentenarie vicende di gruppi mafiosi che hanno dimostrato grandi capacità di adattamento a un così radicale mutamento del contesto.</p>
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		<title>ROMA MAFIOSA</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Giancarlo Capaldo, Roma mafiosa. Cronache d’assalto criminale allo Stato, Fazi Cronache dell’assalto criminale allo Stato Roma mafiosa è il resoconto appassionato di un magistrato che per anni si è speso nella lotta alla mafia e che ora, riflettendo sugli avvenimenti del biennio ’92-’93, descrive le trasformazioni delle organizzazioni criminali e i rischi della difficile situazione istituzionale di oggi. «Un investigatore d’eccezione per un libro choc» Gianluigi Nuzzi Il territorio capitolino è una base essenziale sia per le mafie nostrane &#8211; Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra – che per quelle straniere – albanese, russa, cinese o nigeriana &#8211; in un vero crocevia di interessi illeciti. Roma in particolare è stata ed è tuttora il teatro di una decisiva mutazione della criminalità. Partendo nella sua analisi dalla stagione delle stragi e della cosiddetta trattativa, Capaldo dipinge una nuova mafia pervasiva e dai contorni sfumati che punta ai luoghi di potere e pilota scelte essenziali. In base all’esperienza maturata in quarant’anni di attività, il magistrato scrive un saggio ricco di informazioni e dati, corredato da box di approfondimento e arricchito da aneddoti personali, e ci aiuta ad orientarci in paese in cui la classica tripartizione dei poteri è esautorata da un esecutivo onnivoro che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/roma-mafiosa1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5332" alt="roma-mafiosa" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/roma-mafiosa1.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Giancarlo Capaldo, <strong><i>Roma mafiosa</i>. <i>Cronache d’assalto criminale allo Stato</i></strong>, <a href="http://www.fazieditore.it/‎" target="_blank">Fazi</a></p>
<p>Cronache dell’assalto criminale allo Stato<br />
Roma mafiosa è il resoconto appassionato di un magistrato che per anni si è speso nella lotta alla mafia e che ora, riflettendo sugli avvenimenti del biennio ’92-’93, descrive le trasformazioni delle organizzazioni criminali e i rischi della difficile situazione istituzionale di oggi.</p>
<p>«Un investigatore d’eccezione per un libro choc»<br />
Gianluigi Nuzzi</p>
<p>Il territorio capitolino è una base essenziale sia per le mafie nostrane &#8211; Cosa Nostra, ‘ndrangheta, camorra – che per quelle straniere – albanese, russa, cinese o nigeriana &#8211; in un vero crocevia di interessi illeciti. Roma in particolare è stata ed è tuttora il teatro di una decisiva mutazione della criminalità. Partendo nella sua analisi dalla stagione delle stragi e della cosiddetta trattativa, Capaldo dipinge una nuova mafia pervasiva e dai contorni sfumati che punta ai luoghi di potere e pilota scelte essenziali. In base all’esperienza maturata in quarant’anni di attività, il magistrato scrive un saggio ricco di informazioni e dati, corredato da box di approfondimento e arricchito da aneddoti personali, e ci aiuta ad orientarci in paese in cui la classica tripartizione dei poteri è esautorata da un esecutivo onnivoro che tenta di fagocitare il Parlamento, da una magistratura allo stesso tempo bersagliata dalla politica e tentata dal superamento delle sue prerogative, da una stampa sempre meno indipendente e sempre più interessata e da una serie di poteri forti extraistituzionali che aspirano al ruolo di burattinai dell’eterna transizione italiana.</p>
<p>«Le infiltrazioni delle cosche campane, calabresi e siciliane e i loro contatti con la malavita organizzata locale sono un fenomeno sempre più attuale e pericoloso. Roma è l’unica città dove possono fare affari insieme senza entrare in conflitto. Nella capitale le cosche non impongono il controllo del territorio come in Campania o in Sicilia, non si dedicano alle estorsioni o ai regolamenti di conti. Qui da noi abbiamo il vertice, il gotha delle organizzazioni». Giancarlo Capaldo, la Repubblica</p>
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		<title>MAFIA DA LEGARE</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[41 bis]]></category>
		<category><![CDATA[mafia e follia]]></category>
		<category><![CDATA[Totò Riina]]></category>

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		<description><![CDATA[«È pazzo», disse Riina di Filippo Marchese per giustificare la sua eliminazione. Perché un pazzo è inaffidabile, fuori controllo e, soprattutto, essere matti è un’onta. Corrado De Rosa, Laura Galesi, Mafia da legare. Pazzi sanguinari, per, convenienza, finte perizie vere malattie: come Cosa Nostra usa la follia, Sperling &#38; Kupfer. Eppure Riina stesso ha chiesto la perizia psichiatrica per sospendere i processi. Da anni Cosa Nostra si appella all’incapacità di intendere e volere – avvallata da medici di comodo – per scampare il giudizio e il 41 bis. Ma fra tanti impostori non mancano sadici veri, inclini alla tortura e all’omicidio per piacere. Follia per screditare, come scappatoia o reale sete di sangue: questi sono i tre campi di indagine della prima inchiesta che dimostra come da tempo Cosa nostra abbia insabbiato anche il codice d’onore.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/mafia-da-legare.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5401" alt="mafia-da-legare" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/mafia-da-legare.gif" width="290" height="290" /></a></strong>«È pazzo», disse Riina di Filippo Marchese per giustificare la sua eliminazione. Perché un pazzo è inaffidabile, fuori controllo e, soprattutto, essere matti è un’onta.</p>
<p>Corrado De Rosa, Laura Galesi,<strong><em> Mafia da legare. Pazzi sanguinari, per, convenienza, finte perizie vere malattie: come Cosa Nostra usa la follia</em></strong>, <a href="http://www.sperling.it/‎" target="_blank">Sperling &amp; Kupfer.</a></p>
<p>Eppure Riina stesso ha chiesto la perizia psichiatrica per sospendere i processi. Da anni Cosa Nostra si appella all’incapacità di intendere e volere – avvallata da medici di comodo – per scampare il giudizio e il 41 bis. Ma fra tanti impostori non mancano sadici veri, inclini alla tortura e all’omicidio per piacere. Follia per screditare, come scappatoia o reale sete di sangue: questi sono i tre campi di indagine della prima inchiesta che dimostra come da tempo Cosa nostra abbia insabbiato anche il codice d’onore.</p>
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		<title>UN UOMO MOLTO CATTIVO</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Giuseppe Di Piazza, Un uomo molto cattivo, Bompiani Sari De Luca è un cinquantenne di successo, alla guida del più importante gruppo editoriale italiano. La sua vita privata è divisa tra una seconda moglie ormai in disparte e una giovane amante, Valeria, per cui ha perduto la testa. Ma il destino è in agguato: la ragazza, durante un viaggio di lavoro a Barcellona, viene rapita. Il sequestro è stato ordinato da un boss mafioso, Mommo Spadaro, che ha deciso in questo modo di mettere alla prova il manager, per capire se può fidarsi di lui e del suo sangue. Sari De Luca, nato e cresciuto a Milano, è infatti l’ultimo discendente di un’importante famiglia mafiosa palermitana, pressoché estinta, con la quale non ha mai avuto rapporti. Ma oggi quei fili sottili si riannodano nella sua vita, trasformandosi in un cappio. Accetterà Sari, per salvare Valeria, di stare al gioco della mafia? E se mai dovesse accettare, con quali conseguenze per la sua vita e per quella della ragazza? Le decisioni che prenderà avranno un prezzo altissimo, che Sari dovrà pagare in soli sette giorni. I sette giorni in cui si svolge questo noir senza respiro dell’autore de I quattro canti [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/un-uomo-molto-cattivo.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5335" alt="un-uomo-molto-cattivo" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/un-uomo-molto-cattivo.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Giuseppe Di Piazza, <strong><i>Un uomo molto cattivo</i></strong>, <a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/‎" target="_blank">Bompiani</a></p>
<p>Sari De Luca è un cinquantenne di successo, alla guida del più importante gruppo editoriale italiano. La sua vita privata è divisa tra una seconda moglie ormai in disparte e una giovane amante, Valeria, per cui ha perduto la testa. Ma il destino è in agguato: la ragazza, durante un viaggio di lavoro a Barcellona, viene rapita. Il sequestro è stato ordinato da un boss mafioso, Mommo Spadaro, che ha deciso in questo modo di mettere alla prova il manager, per capire se può fidarsi di lui e del suo sangue. Sari De Luca, nato e cresciuto a Milano, è infatti l’ultimo discendente di un’importante famiglia mafiosa palermitana, pressoché estinta, con la quale non ha mai avuto rapporti. Ma oggi quei fili sottili si riannodano nella sua vita, trasformandosi in un cappio. Accetterà Sari, per salvare Valeria, di stare al gioco della mafia? E se mai dovesse accettare, con quali conseguenze per la sua vita e per quella della ragazza? Le decisioni che prenderà avranno un prezzo altissimo, che Sari dovrà pagare in soli sette giorni. I sette giorni in cui si svolge questo noir senza respiro dell’autore de I quattro canti di Palermo, ambientato questa volta tra Milano, Barcellona e Ginevra.</p>
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