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	<title>Trame 3 &#187; libri | Trame 3</title>
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		<title>TACI O SPARO!</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 18:27:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Taci o sparo! L&#8217;anti-informazione sulla mafia, prossima uscita per Ossigeno Informazione]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Taci o sparo! L&#8217;anti-informazione sulla mafia</strong></em>, prossima uscita per <a href="http://www.ossigenoinformazione.it/‎" target="_blank">Ossigeno Informazione</a></p>
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		<title>BUCCINASCO</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Come è potuto accadere che la &#8216;ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali? Nando Dalla Chiesa, Martina Panzarasa, Buccinasco, Einaudi La mafia al Nord. L&#8217;espansione della &#8216;ndrangheta alle porte di Milano. Come è potuto accadere? L&#8217;indagine sull&#8217;hinterland sud della città, Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone, Rozzano e Trezzano sul Naviglio, ha al suo centro Buccinasco, niente piú che un piccolo gruppo di cascine, diventato, negli anni delle grandi emigrazioni, culla dei clan calabresi. Fino a guadagnarsi il soprannome di «Platí del Nord» &#8211; il centro dell&#8217;Aspromonte da cui proviene il nucleo piú significativo di immigrati. Buccinasco è stato uno degli epicentri della terribile stagione dei sequestri di persona degli anni Settanta, poi uno dei fortini strategici dello spaccio di stupefacenti, quindi il regno del boss Antonio Papalia, a lungo considerato il piú potente esponente della &#8216;ndrangheta in Lombardia. Proprio lí dove la sinistra allestiva efficienti servizi sociali &#8211; e moltiplicava vie dedicate agli eroi dell&#8217;antifascismo &#8211; i gruppi calabresi lavoravano per il monopolio del ciclo del cemento, contando sul silenzio degli imprenditori e su complicità crescenti. Eppure nulla accade per caso. Cosí la storia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Come è potuto accadere che la &#8216;ndrangheta si sia insediata alle porte di Milano? Come è potuto accadere che Buccinasco, la «Platí del nord», ne sia diventata una delle capitali?</h3>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/buccinasco.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5295" alt="buccinasco" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/buccinasco.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Nando Dalla Chiesa, Martina Panzarasa, <strong><i>Buccinasco</i></strong>, <a href="http://www.einaudi.it/‎" target="_blank">Einaudi</a></p>
<p>La mafia al Nord. L&#8217;espansione della &#8216;ndrangheta alle porte di Milano. Come è potuto accadere? L&#8217;indagine sull&#8217;hinterland sud della città, Buccinasco, Corsico, Cesano Boscone, Rozzano e Trezzano sul Naviglio, ha al suo centro Buccinasco, niente piú che un piccolo gruppo di cascine, diventato, negli anni delle grandi emigrazioni, culla dei clan calabresi. Fino a guadagnarsi il soprannome di «Platí del Nord» &#8211; il centro dell&#8217;Aspromonte da cui proviene il nucleo piú significativo di immigrati. Buccinasco è stato uno degli epicentri della terribile stagione dei sequestri di persona degli anni Settanta, poi uno dei fortini strategici dello spaccio di stupefacenti, quindi il regno del boss Antonio Papalia, a lungo considerato il piú potente esponente della &#8216;ndrangheta in Lombardia. Proprio lí dove la sinistra allestiva efficienti servizi sociali &#8211; e moltiplicava vie dedicate agli eroi dell&#8217;antifascismo &#8211; i gruppi calabresi lavoravano per il monopolio del ciclo del cemento, contando sul silenzio degli imprenditori e su complicità crescenti. Eppure nulla accade per caso. Cosí la storia di Buccinasco è ricostruita in stretto rapporto con i cicli delle migrazioni, lo sviluppo e il declino delle grandi fabbriche e con l&#8217;occhio sempre rivolto a ciò che accade ai piani alti dell&#8217;economia e della politica milanese e alla crisi morale di una classe dirigente.</p>
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		<title>FIMMINE RIBELLI</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Lirio Abbate, Fimmine ribelli. Come le donne salveranno il paese dalla ‘ndrangheta, Rizzoli “Mio padre ha due cuori: la figlia o l’onore? In questo momento dice che vuole la figlia, però dentro di lui c’è anche quell ’altro fatto.” Queste parole le pronuncia Maria Concetta Cacciola, trent’anni, tre figli, colpevole di aver tradito il marito e di aver deciso di collaborare con la giustizia seguendo l’esempio di Giuseppina Pesce, anche lei giovane madre, anche lei di Rosarno. E poi ci sono Rosa Ferraro, Simona Napoli, tutte fimmine ribelli che hanno osato dire di no a padri, mariti, fratelli. Come nell ’Afghanistan dei talebani, in Calabria la donna che “disonora” la famiglia deve morire, meglio se con un suicidio che tutela dalle conseguenze penali. Attraverso le storie di queste donne, Lirio Abbate racconta uno spaccato di apparente normalità dietro cui si nascondono una frenetica attività criminale, patrimoni immensi e un radicamento a una cultura patriarcale antiquata e retriva. Ma la ribellione delle donne che oggi si affidano “allo Stato, ovvero al nemico” per cercare di scampare a un destino infernale, produce un effetto dirompente. Perché sgretola l’immagine di compattezza del clan, mette in dubbio i valori del sistema ’ndrangheta, rivela l’impotenza [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/fimmine-ribelli.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5307" alt="fimmine-ribelli" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/fimmine-ribelli.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Lirio Abbate, <strong><i>Fimmine ribelli</i>.<i> Come le donne salveranno il paese dalla ‘ndrangheta</i></strong>, <a href="http://www.rizzoli.rcslibri.it/‎" target="_blank">Rizzoli</a></p>
<p>“Mio padre ha due cuori: la figlia o l’onore? In questo momento dice che vuole la figlia, però dentro di lui c’è anche quell ’altro fatto.” Queste parole le pronuncia Maria Concetta Cacciola, trent’anni, tre figli, colpevole di aver tradito il marito e di aver deciso di collaborare con la giustizia seguendo l’esempio di Giuseppina Pesce, anche lei giovane madre, anche lei di Rosarno. E poi ci sono Rosa Ferraro, Simona Napoli, tutte fimmine ribelli che hanno osato dire di no a padri, mariti, fratelli. Come nell ’Afghanistan dei talebani, in Calabria la donna che “disonora” la famiglia deve morire, meglio se con un suicidio che tutela dalle conseguenze penali. Attraverso le storie di queste donne, Lirio Abbate racconta uno spaccato di apparente normalità dietro cui si nascondono una frenetica attività criminale, patrimoni immensi e un radicamento a una cultura patriarcale antiquata e retriva. Ma la ribellione delle donne che oggi si affidano “allo Stato, ovvero al nemico” per cercare di scampare a un destino infernale, produce un effetto dirompente. Perché sgretola l’immagine di compattezza del clan, mette in dubbio i valori del sistema ’ndrangheta, rivela l’impotenza dei boss incapaci di “tenere in riga” le loro donne. E, soprattutto, accende nelle altre fimmine la consapevolezza della propria condizione e il desiderio di scrollarsela di dosso, facendo nomi e cognomi e aprendo crepe in un universo inconcepibile ma fin troppo vero.</p>
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		<title>IL SANGUE NON SBAGLIA</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonio Manganelli, Il sangue non sbaglia, Rizzoli Il bravo poliziotto non è senza paura, è un uomo che la paura ha imparato a conoscerla, a dominarla, ne ha fatto un’arma di difesa e contrattacco. Lo sa bene l’ispettore Giovanni Galasso, che in trent’anni di carriera ha combattuto la criminalità di strada e quella organizzata, imparando sulla propria pelle che l’unico modo per restare vivi è non abbassare mai la guardia. A Palermo ha subìto il più ignobile degli attacchi, ha dovuto accettare il trasferimento, e adesso alla Squadra Mobile di Roma ha trovato una seconda casa, un gruppo di amici leali, una famiglia. Ma nella vita di uno sbirro la pace non può durare troppo a lungo: succede così che l’omicidio di Anna De Caprariis, un’affascinante nobildonna nota nella capitale come organizzatrice di iniziative benef iche, diventa per Galasso l’inizio di un’indagine piena di insidie e interrogativi, destinata a riportare alla luce antichi misteri personali. Come quello del suicidio di Laura, sua fiamma giovanile, che scopre collegata alla De Caprariis attraverso discutibili amicizie. Per venirne a capo servirà intuito, cattiveria e quel pizzico di imprevedibilità che appartiene soltanto ai numeri uno. Tagliente, intenso, spietatamente vero, questo romanzo di Antonio Manganelli [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/il-sangue-non-sbaglia.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5310" alt="il-sangue-non-sbaglia" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/il-sangue-non-sbaglia.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Antonio Manganelli, <strong><i>Il sangue non sbaglia</i></strong>, <a href="http://www.rizzoli.rcslibri.it" target="_blank">Rizzoli</a></p>
<p>Il bravo poliziotto non è senza paura, è un uomo che la paura ha imparato a conoscerla, a dominarla, ne ha fatto un’arma di difesa e contrattacco. Lo sa bene l’ispettore Giovanni Galasso, che in trent’anni di carriera ha combattuto la criminalità di strada e quella organizzata, imparando sulla propria pelle che l’unico modo per restare vivi è non abbassare mai la guardia. A Palermo ha subìto il più ignobile degli attacchi, ha dovuto accettare il trasferimento, e adesso alla Squadra Mobile di Roma ha trovato una seconda casa, un gruppo di amici leali, una famiglia. Ma nella vita di uno sbirro la pace non può durare troppo a lungo: succede così che l’omicidio di Anna De Caprariis, un’affascinante nobildonna nota nella capitale come organizzatrice di iniziative benef iche, diventa per Galasso l’inizio di un’indagine piena di insidie e interrogativi, destinata a riportare alla luce antichi misteri personali. Come quello del suicidio di Laura, sua fiamma giovanile, che scopre collegata alla De Caprariis attraverso discutibili amicizie. Per venirne a capo servirà intuito, cattiveria e quel pizzico di imprevedibilità che appartiene soltanto ai numeri uno. Tagliente, intenso, spietatamente vero, questo romanzo di Antonio Manganelli è un atto di amore verso un mestiere, un modo di vivere, ed è una macchina narrat iva che unisce all’invenzione una miriade di autentiche storie criminali, intuizioni investigative ed emozioni strappate a una formidabile esperienza sul campo. Il confine tra realtà e finzione non è mai stato così sottile.</p>
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		<title>A MEGLIA PAROLA</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Marco Grasso, Matteo Indice, A meglia parola &#8211; Liguria Terra di &#8216;ndrangheta&#8221;, Ed. De Ferrari Due comuni, Bordighera e Ventimiglia, sciolti in pochi mesi per infiltrazioni mafiose. Sono il secondo e il terzo caso di sempre nel Nord. E poi locali incendiati, appalti sospetti, politici che chiedono voti ai clan, capimafia che prendono ordini direttamente dalla Calabria. «La Liguria è ‘ndranghetista», dice Mimmo Gangemi, boss verduraio con precedenti per omicidio e narcotraffico. Secondo l’ultimo rapporto commissionato dal ministero dell’Interno, la Liguria e la sesta regione a più alto indice di “mafiosità”, in testa alla classifica nell’Italia settentrionale. Fra le città, Imperia e Genova guidano la graduatoria. Eppure, mentre in tutt’Italia la malapianta subisce colpi durissimi, da queste parti l’inchiesta più importante termina con un’assoluzione generale. L’epilogo è paradossale. Le indagini segnalano il litorale dalla Spezia a Ventimiglia come luogo centrale della geopolitica mafiosa, ma i processi finiscono quasi sempre nel nulla. Il Viminale commissaria le amministrazioni condizionate, i tribunali non riescono ad accertare chi le condiziona. E, nel caso di Bordighera, il Consiglio di Stato annulla il provvedimento. Era già successo, continua ad accadere. In Liguria la mafia esiste, ma non al terzo grado di giudizio. Come dimostra la figura [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/a-meglio-parola.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5242" alt="a-meglio-parola" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/a-meglio-parola.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Marco Grasso, Matteo Indice, <i><strong>A meglia parola &#8211; Liguria Terra di &#8216;ndrangheta&#8221;</strong>, </i><a href="http://www.editorialetipografica.com/‎" target="_blank">Ed. De Ferrari</a></p>
<p>Due comuni, Bordighera e Ventimiglia, sciolti in pochi mesi per infiltrazioni mafiose. Sono il secondo e il terzo caso di sempre nel Nord. E poi locali incendiati, appalti sospetti, politici che chiedono voti ai clan, capimafia che prendono ordini direttamente dalla Calabria. «La Liguria è ‘ndranghetista», dice Mimmo Gangemi, boss verduraio con precedenti per omicidio e narcotraffico. Secondo l’ultimo rapporto commissionato dal ministero dell’Interno, la Liguria e la sesta regione a più alto indice di “mafiosità”, in testa alla classifica nell’Italia settentrionale. Fra le città, Imperia e Genova guidano la graduatoria. Eppure, mentre in tutt’Italia la malapianta subisce colpi durissimi, da queste parti l’inchiesta più importante termina con un’assoluzione generale. L’epilogo è paradossale. Le indagini segnalano il litorale dalla Spezia a Ventimiglia come luogo centrale della geopolitica mafiosa, ma i processi finiscono quasi sempre nel nulla. Il Viminale commissaria le amministrazioni condizionate, i tribunali non riescono ad accertare chi le condiziona. E, nel caso di Bordighera, il Consiglio di Stato annulla il provvedimento. Era già successo, continua ad accadere. In Liguria la mafia esiste, ma non al terzo grado di giudizio. Come dimostra la figura di Antonio Rampino: secondo i carabinieri è stato il capo indiscusso della ‘ndrangheta sotto la Lanterna praticamente dal Dopoguerra; gli uffici giudiziari ne sintetizzano gli ultimi trent’anni di vita con un solo, banalissimo reato, una guida in stato di ebbrezza. L’ennesima beffa all’ombra di un porto delle nebbie, centro nevralgico da cui continuano a passare droga, latitanti e affari illeciti, coperti da un clima di negazione quasi assoluta. Come siamo arrivati a questo punto? Per provare a rispondere occorre collegare nomi, atti giudiziari, silenzi delle istituzioni e costanti collusioni dei politici. In altre parole, smettere di ragionare su eventi singoli e cominciare a considerarli parte di un quadro d’insieme.</p>
<p>L’AUTORE</p>
<p>Marco Grasso, giornalista, nato a Genova nel 1982, scrive di cronaca nera e giudiziaria. Dal 2008 lavora per “Il Secolo XIX” e ha seguito le principali inchieste sulla criminalità organizzata.<br />
Matteo Indice, giornalista, nato a Genova nel 1977, dal 1999 al 2004 ha lavorato al “Corriere Mercantile”. Dal maggio 2004 lavora al “Secolo XIX”, dove si occupa prevalentemente di cronaca giudiziaria e per il quale ha seguito, come inviato, alcuni tra i più importanti fatti di cronaca italiani degli ultimi anni.</p>
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		<title>IL TRONO VUOTO</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Roberto Andò, Il trono vuoto, Bompiani Il segretario del maggiore partito d’opposizione, Salvatore Oliveri, dopo il crollo dei sondaggi e l’ennesima, violenta, contestazione, decide di scomparire e si rifugia in segreto a Parigi, in casa di un’amica che non vede da trent’anni, Danielle, una segretaria di edizione conosciuta all’epoca in cui ancora accarezzava l’idea di fare il regista. Unici, e parziali, depositari della scomoda verità, Andrea Bottini, collaboratore di Oliveri, e Anna, la moglie dell’onorevole, in realtà continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga e sulla possibile identità di un eventuale complice. Bottini propone ad Anna di usare il fratello gemello di Oliveri, un filosofo geniale segnato da una depressione bipolare, come sostituto dello scomparso. Il filosofo si trasferirà a casa sua, avviando uno strano mènage e un’involontaria carriera politica. Un affresco sull’Italia di oggi, una favola filosofica sulla politica e i misteri della vita. &#8220;Un gran bel romanzo, soprattutto perchè si riscontra una profonda felicità nell’averlo scritto: felicità che si trasmette al lettore. Un libro godibile e nello stesso tempo &#8211; un piccolo miracolo &#8211; un romanzo impegnato, o come si usava dire una volta, un romanzo di impegno civile, che è fatto di equivoci, di persone che scompaiono [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/libri-trame-processo-all-it.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5314" alt="libri-trame-processo-all-it" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/libri-trame-processo-all-it.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Roberto Andò, <i><strong>Il trono vuoto</strong>, </i><a href="http://bompiani.rcslibri.corriere.it/" target="_blank">Bompiani</a></p>
<p>Il segretario del maggiore partito d’opposizione, Salvatore Oliveri, dopo il crollo dei sondaggi e l’ennesima, violenta, contestazione, decide di scomparire e si rifugia in segreto a Parigi, in casa di un’amica che non vede da trent’anni, Danielle, una segretaria di edizione conosciuta all’epoca in cui ancora accarezzava l’idea di fare il regista. Unici, e parziali, depositari della scomoda verità, Andrea Bottini, collaboratore di Oliveri, e Anna, la moglie dell’onorevole, in realtà continuano ad arrovellarsi sul perché della fuga e sulla possibile identità di un eventuale complice. Bottini propone ad Anna di usare il fratello gemello di Oliveri, un filosofo geniale segnato da una depressione bipolare, come sostituto dello scomparso. Il filosofo si trasferirà a casa sua, avviando uno strano mènage e un’involontaria carriera politica. Un affresco sull’Italia di oggi, una favola filosofica sulla politica e i misteri della vita.</p>
<p>&#8220;Un gran bel romanzo, soprattutto perchè si riscontra una profonda felicità nell’averlo scritto: felicità che si trasmette al lettore. Un libro godibile e nello stesso tempo &#8211; un piccolo miracolo &#8211; un romanzo impegnato, o come si usava dire una volta, un romanzo di impegno civile, che è fatto di equivoci, di persone che scompaiono e ricompaiono, di amori fugaci, di incontri, ma i cui protagonisti si occupano di una materia di cui non si parla mai nei romanzi italiani: la politica.&#8221; -Andrea Camilleri</p>
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		<title>E I BAMBINI OSSERVANO MUTI</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2013/?p=5234</guid>
		<description><![CDATA[Un nonno camorrista, un padre vigliacco, una madre ribelle. Remì ha dieci anni ed è pieno di coraggio. Lo sguardo limpido e disarmante di un bambino nel mondo della camorra. Giuseppe Marotta, E i bambini osservano muti, Corbaccio. Remì ha dieci anni. Ha una famiglia, va a scuola e ha pure una fidanzata. Un’infanzia apparentemente normale, ma nella terra martoriata dalle guerre di camorra  essere bambini pare impossibile. Il nonno, Don Furore, è il boss di una potente banda criminale, che tiene in mano le sorti della sua famiglia e di un indefinito quartiere fra Napoli e Caserta, lungo la Domiziana: la moglie e il figlio si uniscono alla schiera del popolo che lo teme e lo serve, soltanto la nuora, la madre di Remì, riesce a tenergli testa. Il bambino, sospeso fra questi modelli, si ritrova al centro di un mondo feroce, scandito da regole d’onore, immerso in un implacabile meccanismo di colpe e punizioni dove è sempre più difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Per difendere la mamma in pericolo il piccolo protagonista si trova a combattere una battaglia solitaria che lo porterà a mettere in discussione tutto quello in cui credeva, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Un nonno camorrista, un padre vigliacco, una madre ribelle. Remì ha dieci anni ed è pieno di coraggio. Lo sguardo limpido e disarmante di un bambino nel mondo della camorra.</h3>
<p>Giuseppe Marotta, <strong><em>E i bambini osservano muti</em></strong>, <a href="http://www.corbaccio.it/‎" target="_blank">Corbaccio</a>.</p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/bambini-ossrvano-muti.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5375" alt="bambini-ossrvano-muti" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/bambini-ossrvano-muti.gif" width="290" height="290" /></a>Remì ha dieci anni. Ha una famiglia, va a scuola e ha pure una fidanzata. Un’infanzia apparentemente normale, ma nella terra martoriata dalle guerre di camorra  essere bambini pare impossibile. Il nonno, Don Furore, è il boss di una potente banda criminale, che tiene in mano le sorti della sua famiglia e di un indefinito quartiere fra Napoli e Caserta, lungo la Domiziana: la moglie e il figlio si uniscono alla schiera del popolo che lo teme e lo serve, soltanto la nuora, la madre di Remì, riesce a tenergli testa. Il bambino, sospeso fra questi modelli, si ritrova al centro di un mondo feroce, scandito da regole d’onore, immerso in un implacabile meccanismo di colpe e punizioni dove è sempre più difficile distinguere ciò che è giusto da ciò che non lo è. Per difendere la mamma in pericolo il piccolo protagonista si trova a combattere una battaglia solitaria che lo porterà a mettere in discussione tutto quello in cui credeva, persino le sue radici.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>IL PATTO DEL GIUDICE</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[romanzi di mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[Mimmo Gangemi, Il patto del giudice, Garzanti Libri. La città è infuocata dalla rivolta. Per un giorno e una notte imperversano neri armati di bastoni, catene, spranghe di ferro. Poi se ne riappropriano i padroni, loro con pistole, fucili, coltelli. Mohà, Lodit e Kwei si sono nascosti. La vendetta li raggiunge ugualmente. L’unico testimone degli omicidi è Taiwo, che scappa lontano. Qualche mese dopo, in un container scaricato al porto, duecento chili di cocaina: i carabinieri montano la guardia, la droga scompare lo stesso, un funzionario della dogana fa una brutta fine. Due indagini parallele affidate ad Alberto Lenzi, il «giudice meschino» – magistrato indolente e indisciplinato e con un debole per le belle donne – nato e cresciuto in quella terra dove crimine vuol dire ’ndrangheta e dove nulla è come sembra. Giostrando sul filo del pericolo il suo rapporto diretto – di ingannevole complicità e amicizia – con un potente capobastone, Lenzi decifrerà i due misteri intrecciati, e farà la sua giustizia. Mimmo Gangemi è uno dei nostri grandi narratori, e in un poliziesco dallo stile unico sa restituire tutta la complessità dell’Italia di oggi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-5411" alt="patto-del-giudice" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/patto-del-giudice.gif" width="290" height="290" /><br />
Mimmo Gangemi, <strong><em>Il patto del giudice</em></strong>, <a href="http://www.garzantilibri.it" target="_blank">Garzanti Libri</a>.</p>
<p>La città è infuocata dalla rivolta. Per un giorno e una notte imperversano neri armati di bastoni, catene, spranghe di ferro. Poi se ne riappropriano i padroni, loro con pistole, fucili, coltelli. Mohà, Lodit e Kwei si sono nascosti. La vendetta li raggiunge ugualmente. L’unico testimone degli omicidi è Taiwo, che scappa lontano. Qualche mese dopo, in un container scaricato al porto, duecento chili di cocaina: i carabinieri montano la guardia, la droga scompare lo stesso, un funzionario della dogana fa una brutta fine. Due indagini parallele affidate ad Alberto Lenzi, il «giudice meschino» – magistrato indolente e indisciplinato e con un debole per le belle donne – nato e cresciuto in quella terra dove crimine vuol dire ’ndrangheta e dove nulla è come sembra.<br />
Giostrando sul filo del pericolo il suo rapporto diretto – di ingannevole complicità e amicizia – con un potente capobastone, Lenzi decifrerà i due misteri intrecciati, e farà la sua giustizia. Mimmo Gangemi è uno dei nostri grandi narratori, e in un poliziesco dallo stile unico sa restituire tutta la complessità dell’Italia di oggi.</p>
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		<title>POLITICI E MALANDRINI</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[ndrangheta e politica]]></category>

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		<description><![CDATA[La ’ndrangheta è l’organizzazione mafiosa in perenne trasformazione. La storia del filo che lega politici e ’ndrangheta è quella più negletta perché la mafia calabrese ha vissuto per un lungo periodo storico in una zona oscura impenetrabile alla conoscenza. Enzo Ciconte, Politici e Malandrini, Rubbettino. Fare la storia del rapporto tra malandrini e politici vuol dire affrontare – e cercare di spiegare – una diversità che fa della ’ndrangheta un unicum nel panorama mafioso. La ’ndrangheta in determinati momenti storici si è differenziata da mafia e camorra sia perché ha stabilito relazioni con il Pci e con la destra eversiva, sia perché è l’unica organizzazione ad avere rapporti con uomini politici che operano nel Centro-Nord Italia e persino in alcuni Paesi stranieri. La ’ndrangheta s’è assicurata la protezione di una borghesia mafiosa ingorda ma anche miope, senza ideali e incapace di immaginare un futuro per la propria terra diverso da quello della subalternità ai governanti di turno o ai mafiosi. ’Ndrangheta, magistratura, politica e massoneria sono un incrocio perfetto. Al centro, come una rotonda che regola il traffico, uomini infedeli dei servizi segreti. Nella prima parte c’è il racconto di lunga durata che dalla Calabria del 1861 arriva sino ai [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/politici-e-malandrini.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5409" alt="politici-e-malandrini" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/politici-e-malandrini.gif" width="290" height="290" /></a></strong>La ’ndrangheta è l’organizzazione mafiosa in perenne trasformazione. La storia del filo che lega politici e ’ndrangheta è quella più negletta perché la mafia calabrese ha vissuto per un lungo periodo storico in una zona oscura impenetrabile alla conoscenza.</p>
<p>Enzo Ciconte, <strong><em>Politici e Malandrini</em></strong>, <a href="http://www.rubbettino.it/‎" target="_blank">Rubbettino</a>.</p>
<p>Fare la storia del rapporto tra malandrini e politici vuol dire affrontare – e cercare di spiegare – una diversità che fa della ’ndrangheta un unicum nel panorama mafioso. La ’ndrangheta in determinati momenti storici si è differenziata da mafia e camorra sia perché ha stabilito relazioni con il Pci e con la destra eversiva, sia perché è l’unica organizzazione ad avere rapporti con uomini politici che operano nel Centro-Nord Italia e persino in alcuni Paesi stranieri. La ’ndrangheta s’è assicurata la protezione di una borghesia mafiosa ingorda ma anche miope, senza ideali e incapace di immaginare un futuro per la propria terra diverso da quello della subalternità ai governanti di turno o ai mafiosi. ’Ndrangheta, magistratura, politica e massoneria sono un incrocio perfetto. Al centro, come una rotonda che regola il traffico, uomini infedeli dei servizi segreti. Nella prima parte c’è il racconto di lunga durata che dalla Calabria del 1861 arriva sino ai nostri giorni. La seconda parte è dedicata al condizionamento ’ndranghetista su pezzi della politica di alcune regioni: Lazio, Emilia-Romagna, Piemonte, Liguria, Lombardia. La terza parte mostra come la ’ndrangheta si sia interessata di politica in giro per il mondo. La quarta parte illustra alcune forme recenti di resistenza e di ribellione alla prepotenza e alla volontà di dominio ad opera in particolare di sindaci o di assessori o consiglieri comunali calabresi e del Nord Italia.</p>
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		<title>DIRE E NON DIRE</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>

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		<description><![CDATA[Nicola Gratteri – Antonio Nicaso, Dire e non dire, Mondadori Non sanno di essere intercettati e parlano a ruota libera. Di affari, di voti, di chi si è comportato &#8220;da stracristiano&#8221; e di chi invece non &#8220;ha abbassato la testa&#8221;. Parlano, gli uomini della &#8216;ndrangheta, ma non dicono tutto. Fanno lunghe pause, e dietro quelle frasi lasciate a metà si nasconde la ferocia della strategia criminale e il rispetto di un preciso codice di comportamento. E anche oggi che la vecchia &#8216;ndrangheta dei capibastone è diventata una multinazionale del crimine con ramificazioni in tutto il mondo, insospettabili contiguità con la politica e l&#8217;imprenditoria, un giro di affari miliardario, per gli affiliati la &#8216;ndrangheta è &#8220;la più bella cosa perché ha le più belle regole&#8221;: ha rituali, precetti, norme, principi. &#8220;Noi dobbiamo mantenerli certi valori, dobbiamo essere, come eravamo una volta, quello che ci hanno insegnato i nostri antenati&#8221; dice un boss calabrese. Anche i comandamenti restano quelli inequivocabili che si trovano nei codici della picciotteria: &#8220;non si sgarra e non si scampana&#8221;, &#8220;chi tradisce brucerà come un santino &#8220;, &#8220;la famiglia è sacra e inviolabile&#8221;. Persino la penetrazione nelle ricche regioni del Nord non ha mutato gli equilibri di un&#8217;organizzazione [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/dire-non-dire.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5321" alt="dire-non-dire" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/dire-non-dire.gif" width="290" height="290" /></a></p>
<p><!--
P { margin-bottom: 0.21cm; }
-->Nicola Gratteri – Antonio Nicaso, <i>Dire e non dire</i>, <a href="http://www.mondadori.it/‎" target="_blank">Mondadori</a></p>
<p>Non sanno di essere intercettati e parlano a ruota libera.<br />
Di affari, di voti, di chi si è comportato &#8220;da stracristiano&#8221; e di chi invece non &#8220;ha abbassato la testa&#8221;. Parlano, gli uomini della &#8216;ndrangheta, ma non dicono tutto. Fanno lunghe pause, e dietro quelle frasi lasciate a metà si nasconde la ferocia della strategia criminale e il rispetto di un preciso codice di comportamento.<br />
E anche oggi che la vecchia &#8216;ndrangheta dei capibastone è diventata una multinazionale del crimine con ramificazioni in tutto il mondo, insospettabili contiguità con la politica e l&#8217;imprenditoria, un giro di affari miliardario, per gli affiliati la &#8216;ndrangheta è &#8220;la più bella cosa perché ha le più belle regole&#8221;: ha rituali, precetti, norme, principi.<br />
&#8220;Noi dobbiamo mantenerli certi valori, dobbiamo essere, come eravamo una volta, quello che ci hanno insegnato i nostri antenati&#8221; dice un boss calabrese. Anche i comandamenti restano quelli inequivocabili che si trovano nei codici della picciotteria: &#8220;non si sgarra e non si scampana&#8221;, &#8220;chi tradisce brucerà come un santino &#8220;, &#8220;la famiglia è sacra e inviolabile&#8221;.<br />
Persino la penetrazione nelle ricche regioni del Nord non ha mutato gli equilibri di un&#8217;organizzazione al tempo stesso globale e locale: i clan diversificano gli investimenti, riciclano montagne di denaro e aprono ristoranti in pieno centro a Milano, eppure, come dice un altro boss alludendo alla Calabria, &#8220;la forza è là, la mamma è là&#8221;, le radici della &#8216;ndrangheta sono ben salde fra i boschi e i paesi aggrappati ai dirupi dell&#8217;Aspromonte.<br />
Sulla base di una vasta mole di fonti documentarie &#8211; intercettazioni, &#8220;pizzini&#8221;, verbali di atti giudiziari, sentenze (dal 1860 a oggi) &#8211; Nicola Gratteri e Antonio Nicaso raccontano in queste pagine l&#8217;universo criminale della mafia calabrese in modo assolutamente inedito, dal suo interno, a partire dalle conversazioni, dai racconti e dalle riflessioni di chi alla &#8216;ndrangheta ha scelto di appartenere.<br />
Un libro fondamentale perché per combattere questo cancro occorre conoscerne a fondo non solo le strutture organizzative ma anche i miti e le parole che lo alimentano, smascherando una volta per tutte la falsa retorica dell&#8217;onore e la cultura omertosa che lega il silenzio all&#8217;obbedienza. Nella &#8216;ndrangheta infatti non ci può essere alcuna giustizia, ci sono solo violenza e paura come mezzi per conquistare denaro e potere.</p>
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