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	<title>Trame 3 &#187; antipartiti | Trame 3</title>
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		<title>Il mondo degli antipartiti, una costante tutta italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 13:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella piazzetta San Domenico nel centro di Lamezia Terme, ieri sera è stato presentato ad un numeroso ed attento pubblico il libro dello storico Salvatore Lupo dal titolo “Antipartiti. Il mito delle nuova politica nella storia della Repubblica”, edito dalla casa editrice Donzelli.  Una interessante conversazione tra il direttore artistico del Festival, Gaetano Savatteri e lo stesso Lupo che partendo da un’attenta analisi dell’attuale situazione politica italiana, hanno discusso sul ruolo degli anti partiti nella società nostrana, costruendo, quindi, delle osservazioni politico storiografiche considerando già il ruolo di alcuni gruppi ed organizzazioni ottocentesche, passando per i grandi partiti di massa del novecento, fino ad oggi dove il ruolo dei partiti è considerato marginale rispetto alla grande partecipazione alla vita pubblica di movimenti ed associazioni. Un ruolo e un modello politico certamente non nuovo quello degli anti partiti ma che, come sostiene lo storico Lupo, è ormai una costante che si ripete in modo ciclico nella cultura politica italiana. Gli stessi grandi partiti, ad iniziare dal Partito Nazionale Fascista, si presentarono alle masse come una novità, come il nuovo che si allontanava dai vecchi schemi partitici dell’epoca. Stesso discorso per l’innovazione politica aziendale portata avanti da Berlusconi e dai suoi alleati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Nella piazzetta San Domenico nel centro di Lamezia Terme, ieri sera è stato presentato ad un numeroso ed attento pubblico il libro dello storico Salvatore Lupo dal titolo “Antipartiti. Il mito delle nuova politica nella storia della Repubblica”, edito dalla casa editrice Donzelli. <span id="more-5815"></span><!--more--></h3>
<p><span style="font-size: 13px">Una interessante conversazione tra il direttore artistico del Festival, Gaetano Savatteri e lo stesso Lupo che partendo da un’attenta analisi dell’attuale situazione politica italiana, hanno discusso sul ruolo degli anti partiti nella società nostrana, costruendo, quindi, delle osservazioni politico storiografiche considerando già il ruolo di alcuni gruppi ed organizzazioni ottocentesche, passando per i grandi partiti di massa del novecento, fino ad oggi dove il ruolo dei partiti è considerato marginale rispetto alla grande partecipazione alla vita pubblica di movimenti ed associazioni.</span></p>
<p>Un ruolo e un modello politico certamente non nuovo quello degli anti partiti ma che, come sostiene lo storico Lupo, è ormai una costante che si ripete in modo ciclico nella cultura politica italiana.<br />
Gli stessi grandi partiti, ad iniziare dal Partito Nazionale Fascista, si presentarono alle masse come una novità, come il nuovo che si allontanava dai vecchi schemi partitici dell’epoca. Stesso discorso per l’innovazione politica aziendale portata avanti da Berlusconi e dai suoi alleati a partire dal 1994, la cui discesa in campo coincide con la fine dei grandi partiti di massa e con lo svuotamento della forma partito classicamente intesa. Un ragionamento che non poteva non includere anche il Movimento Cinque Stelle, grandissima novità dell’attuale panorama politico.<br />
Ogni rivoluzione politica o culturale in atto nel territorio italiano ha avuto, quindi secondo Lupo, un movimento anti partitico che successivamente  ha indossato, anche inconsapevolmente, i panni del partito agendo come tale e mantenendo difetti e pregi di questa forma organizzativa.<br />
Al termine una considerazione e una domanda che Salvatore Lupo si pone e che ha girato al pubblico di Trame: “e se la retorica antipartitica fosse non la soluzione, ma il problema della vita politica italiana dell’ultimo ventennio?</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8483.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5817" alt="antipartiti salvatore lupo gaetano savatteri" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8483.jpg" width="612" height="408" /></a></p>
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		<title>ANTIPARTITI</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Jun 2013 12:58:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[antipartiti]]></category>
		<category><![CDATA[antipolitica]]></category>

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		<description><![CDATA[«Sono convinto che l’Italia repubblicana non potrà essere più raccontata come abbiamo fatto finora. Credo sia arrivato il momento di levarci gli occhiali che portiamo sul naso da un ventennio. Rischiano di trasformarsi in un ostacolo per chi vuole comprendere sino in fondo il percorso tortuoso e affascinante della nostra storia passata, e anche per chi volesse fare qualche passo in avanti» Salvatore Lupo, Antipartiti. Il mito della nuova politica nella storia della Repubblica, Donzelli. L’Italia sta vivendo una fase politica di grande incertezza ed è attraversata da una crisi di difficile ricomposizione. Molti prevedono o auspicano l’avvento di una terza Repubblica. In realtà, è difficile dire se ci sia mai stata davvero una seconda Repubblica, e di cosa esattamente si sia trattato. Una nuova Repubblica avrebbe richiesto una nuova Costituzione,ma la legge fondamentale in vigore è a tutt’oggi, nella sostanza, quella varata nel 1948. Non per questo possiamo dire che non sia cambiato niente. Il sistema politico è cambiato radicalmente attraverso la discontinuità del 1989-94. Da allora, non c’è più la Repubblica dei partiti. Non ci sono più la Democrazia cristiana, il Partito comunista, il Partito socialista, con le loro organizzazioni di massa, le loro appartenenze ideologiche, le loro [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>«Sono convinto che l’Italia repubblicana non potrà essere più raccontata come abbiamo fatto finora. Credo sia arrivato il momento di levarci gli occhiali che portiamo sul naso da un ventennio. Rischiano di trasformarsi in un ostacolo per chi vuole comprendere sino in fondo il percorso tortuoso e affascinante della nostra storia passata, e anche per chi volesse fare qualche passo in avanti»</h3>
<p>Salvatore Lupo, <strong><em>Antipartiti. Il mito della nuova politica nella storia della Repubblica</em></strong>, <a href="http://www.donzelli.it/‎" target="_blank">Donzelli</a>.</p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/antipartiti.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-5370" alt="antipartiti" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/antipartiti.gif" width="290" height="290" /></a>L’Italia sta vivendo una fase politica di grande incertezza ed è attraversata da una crisi di difficile ricomposizione. Molti prevedono o auspicano l’avvento di una terza Repubblica. In realtà, è difficile dire se ci sia mai stata davvero una seconda Repubblica, e di cosa esattamente si sia trattato. Una nuova Repubblica avrebbe richiesto una nuova Costituzione,ma la legge fondamentale in vigore è a tutt’oggi, nella sostanza, quella varata nel 1948.</p>
<p>Non per questo possiamo dire che non sia cambiato niente. Il sistema politico è cambiato radicalmente attraverso la discontinuità del 1989-94. Da allora, non c’è più la Repubblica dei partiti. Non ci sono più la Democrazia cristiana, il Partito comunista, il Partito socialista, con le loro organizzazioni di massa, le loro appartenenze ideologiche, le loro subculture.</p>
<p>Con la svolta dei primi anni novanta si è avuto il passaggio da una vecchia a una nuova politica, basata sui referendum, sulla mobilitazione della società civile, sugli appelli all’impresa, alla tecnocrazia o alla magistratura, su neo-partiti che si volevano basati su criteri radicalmente diversi rispetto ai vecchi. Almeno questo dichiaravano di voler fare, dando alla dicotomia vecchio-nuovo una valenza manichea di grande presa sull’elettorato.</p>
<p>Dall’analisi storica della politica «vecchia» e di quella «nuova» – e delle retoriche del «nuovo» che si sono perpetuate fino a oggi, fino al ventennio berlusconiano e all’ondata di protesta antipartitica del Movimento 5 Stelle – il libro trae gli elementi di riflessione sul che fare, se si volessero riparare i danni e i difetti da cui veniamo. Spiega come e quanto la prima Repubblica, in particolare nel primo ventennio, abbia saputo rappresentare la società civile; analizza le profonde incongruenze della seconda; insiste sull’importanza, nella svolta del 1993, della polemica contro gli abusi perpetrati dai vecchi partiti, dalla «casta» professionale che li governava; legge la discesa in campo di Berlusconi come esito di un processo di svuotamento della stessa forma partito.</p>
<p>E rileva una contraddizione. I neo-partiti che furono allora banditori del cambiamento sono stati poi preda di analoghi – se non maggiori – difetti, e lo sono tuttora: coazione a ripetere che non a caso sta dando luogo a una mitologia della terza Repubblica quasi perfettamente corrispondente a quella che aveva dato luogo alla seconda. L’autore avanza a questo punto una domanda cruciale: e se la retorica antipartitica fosse non la soluzione, ma il problema della vita politica italiana dell’ultimo ventennio?</p>
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