
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Trame 3 &#187; bianca stancanelli | Trame 3</title>
	<atom:link href="https://www.tramefestival.it/cms/2013/tag/bianca-stancanelli/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013</link>
	<description>Ecco un altro sito Trame Festival Network</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 May 2016 13:46:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.42</generator>
	<item>
		<title>se si riuscisse a salvare almeno un bambino</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/se-si-riuscisse-a-salvare-almeno-un-bambino/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/se-si-riuscisse-a-salvare-almeno-un-bambino/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 09:33:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[bianca stancanelli]]></category>
		<category><![CDATA[pasquale scimeca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2013/?p=5709</guid>
		<description><![CDATA[Si diramano due possibilità per i bambini nati all’interno di un contesto mafioso: la via criminale, e quella dell’accettazione, con la conseguente paura -quest’ultima espressa molto bene nell’ultimo libro di Giuseppe Marotta, E i bambini osservano muti-. Ambientato nella Napoli camorrista, il romanzo racconta la storia di un bambino che, grazie alla debolezza paterna e al coraggio materno, riesce a non farsi travolgere nel vortice criminale. “La madre”, spiega l’autore: “è l’elemento forte all’interno della coppia genitoriale e permette al bambino di cambiare. I pentiti uomini spesso denunciano per calcolo e per secondi fini, mentre le donne lo fanno in nome dei figli, sperando di garantire loro un futuro libero e migliore”. La ribellione della madre, infatti, contagia il figlio e lo conduce al riscatto. “Le mafie si basano su di una cultura, che è quella della violenza, della sopraffazione e della prepotenza, e la trasmettono ai figli”, dice il regista Pasquale Scimeca, che, ad una domanda da parte della giornalista Bianca Stancanelli sulla presunta attuale debolezza della mafia in Sicilia, si inoltra nella spiegazione della situazione piuttosto articolata in fatto di potere mafioso che vige nella regione: “La mafia non è meno presente in Sicilia, ma ha solo cambiato pelle. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Si diramano due possibilità per i bambini nati all’interno di un contesto mafioso: la via criminale, e quella dell’accettazione, con la conseguente paura -quest’ultima espressa molto bene nell’ultimo libro di Giuseppe Marotta, <i>E i bambini osservano muti-.<span id="more-5709"></span></i></h3>
<p>Ambientato nella Napoli camorrista, il romanzo racconta la storia di un bambino che, grazie alla debolezza paterna e al coraggio materno, riesce a non farsi travolgere nel vortice criminale. “<i>La madre</i>”, spiega l’autore: “<i>è l’elemento forte all’interno della coppia genitoriale e permette al bambino di cambiare. I pentiti uomini spesso denunciano per calcolo e per secondi fini, mentre le donne lo fanno in nome dei figli, sperando di garantire </i><i>loro un futuro libero e migliore</i>”. La ribellione della madre, infatti, contagia il figlio e lo conduce al riscatto.</p>
<p><i>“Le mafie si basano su di una cultura, che è quella della violenza, della sopraffazione e della prepotenza, e la trasmettono ai figli</i>”, dice il regista Pasquale Scimeca, che, ad una domanda da parte della giornalista Bianca Stancanelli sulla presunta attuale debolezza della mafia in Sicilia, si inoltra nella spiegazione della situazione piuttosto articolata in fatto di potere mafioso che vige nella regione: <i>“La mafia non è meno presente in Sicilia, ma ha solo cambiato pelle. Gioca ora un ruolo diverso, i cui livelli ed obiettivi sono altri: non ammazza più, non controlla più il territorio direttamente, il suo potere non è più visibile, ma solo percepibile. Svolge il compito opposto rispetto a quello che svolgeva trenta anni fa: prima il boss mafioso era dipendente dal riconoscimento da parte dei cittadini sul territorio dove esercitava il suo potere</i>; <i>ora il potere non ha una fissa dimora, ma si sposta laddove vi sono soldi ed interessi”. </i></p>
<p><i>“C’è ancora tanta strada da fare e la nostra speranza è che lo Stato ci accompagni e ci stia vicino”, </i>dice Salvatore Cantone, dell’Associazione Antiracket di Pomigliano. L’Associazione ha di recente coinvolto nei suoi corsi di formazione non solo i giovani ma anche i genitori, affinché essi non costituiscano un ostacolo ai progressi dei figli nel campo della legalità, ma anzi, la incentivino.</p>
<p>L’incontro si conclude con una speranza da parte dell’autore: <i>“che almeno una sola mamma legga il romanzo e che anche un solo bambino venga per questo salvato”.</i></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/se-si-riuscisse-a-salvare-almeno-un-bambino/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>storia dei ragazzi d’onore di Gela divenuti “re del nulla”</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/storia-dei-ragazzi-donore-di-gela-divenuti-re-del-nulla/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/storia-dei-ragazzi-donore-di-gela-divenuti-re-del-nulla/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 08:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[baby killer]]></category>
		<category><![CDATA[bianca stancanelli]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[trame festival 2013]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2013/?p=5663</guid>
		<description><![CDATA[Il libro di Giuseppe Ardica, edito da Marsilio Editore, è il primo libro presentato durante la giornata inaugurale di Trame a Lamezia Terme, nell’accogliente cornice del Chiostro di San Domenico. Raccontato da Renzo Caponetti, dell’Ass. Antiracket di Gela, affiancato dalla giornalista Bianca Stancanelli, il volume narra le vicende di un gruppo di ragazzini di Gela, considerata tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta la città della mafia, che vivevano in una zona da tutti conosciuta come il Bronx, in un enorme disagio sociale e familiare. Renzo Caponetti, testimone diretto di quegli anni anche grazie alla sua intesa attività anti racket culminata del 2004 con la costituzione della locale Ass. Antiracket, ha contribuito a spiegare come si muovevano i piccoli “re del nulla”. Tutti tra i tredici e i sedici anni, spietati killer che giravano 24 ore su 24 armati per il comune siciliano, assoldati da coloro che volevano fare la guerra a Cosa Nostra. In poco tempo divennero, infatti, il braccio armato della Stidda, di quei pastori che volevano impadronirsi della parte meridionale dell’isola, contribuendo con i loro violentissimi assassini a far crescere a dismisura il potere dell’organizzazione criminale che fino ad allora si era dovuta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Calibri">Il libro di Giuseppe Ardica, edito da Marsilio Editore, è il primo libro presentato durante la giornata inaugurale di Trame a Lamezia Terme, nell’accogliente cornice del Chiostro di San Domenico. Raccontato da Renzo Caponetti, dell’Ass. Antiracket di Gela, affiancato dalla giornalista Bianca Stancanelli, il volume narra le vicende di un gruppo di ragazzini di Gela, considerata tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta la città della mafia, che vivevano in una zona da tutti conosciuta come il Bronx, in un enorme disagio sociale e familiare.</span></span></h3>
<p><span id="more-5663"></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Calibri">Renzo Caponetti, testimone diretto di quegli anni anche grazie alla sua intesa attività anti racket culminata del 2004 con la costituzione della locale Ass. Antiracket, ha contribuito a spiegare come si muovevano i piccoli “re del nulla”. Tutti tra i tredici e i sedici anni, spietati killer che giravano 24 ore su 24 armati per il comune siciliano, assoldati da coloro che volevano fare la guerra a Cosa Nostra. In poco tempo divennero, infatti, il braccio armato della Stidda, di quei pastori che volevano impadronirsi della parte meridionale dell’isola, contribuendo con i loro violentissimi assassini a far crescere a dismisura il potere dell’organizzazione criminale che fino ad allora si era dovuta sottomettere ai capi storici della mafia siciliana. Chi avrebbe pensato che un ragazzino di tredici anni potesse essere un killer semi professionista della mafia? Una copertura perfetta che produsse più di 140 morti in quel periodo. Per ogni omicidio i baby killer ricevevano un premio pari a 500 mila lire, più vestiti, rispetto ed un presunto quanto mai inutile onore. Divennero della macchine per uccidere e lo facevano in modo spietato e quasi inimmaginabile. Alla presentazione del libro si sono alternati i momenti in cui Caponetti ha raccontato come sia cambiata la città di Gela negli ultimi 20 anni, in particolare da quando il 10 novembre 1992 venne assassinato Giordano Gaetano un commerciante locale la cui uccisione venne sorteggiata quasi per caso dai mafiosi dell’epoca. Il delitto venne compiuto da un killer con la faccia da bambino e il sorriso da innocente, così come riportano le cronache di allora. Dietro quel sorriso si nascondeva la vita rubata di un ragazzino a cui era stato insegnato ad uccidere piuttosto che a leggere. Dietro quel delitto c’era un semplice e determinato no, un no dettato dalla voglia di non piegarsi e sottomettersi al pagamento del pizzo. Un no che ha contribuito a dare la forza a tanti uomini, donne e ragazzini di Gela a trasformare la loro città, a ribellarsi e a posizionare all’ingresso della cittadina siciliana un cartello di benvenuto con una scritta chiara e precisa “Gela, città derackhettizata”.</span></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/storia-dei-ragazzi-donore-di-gela-divenuti-re-del-nulla/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
