
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Trame 3 &#187; enzo ciconte | Trame 3</title>
	<atom:link href="https://www.tramefestival.it/cms/2013/tag/enzo-ciconte/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013</link>
	<description>Ecco un altro sito Trame Festival Network</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 May 2016 13:46:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.42</generator>
	<item>
		<title>Politici e malandrini, la politica e i legami con le mafie</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/politici-e-malandrini-la-politica-e-i-legami-con-le-mafie/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/politici-e-malandrini-la-politica-e-i-legami-con-le-mafie/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2013 12:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[enzo ciconte]]></category>
		<category><![CDATA[francesco forgione]]></category>
		<category><![CDATA[mafia]]></category>
		<category><![CDATA[politici]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2013/?p=5795</guid>
		<description><![CDATA[I legami che storicamente esistono tra politica e mafia non sono certo una novità e le cronache giudiziarie ci regalano enormi spunti di riflessione per entrare nel pieno delle connivenze che invadono il territorio italiano.  Il libro di Enzo Ciconte, presentato a Palazzo Nicotera, analizza ed approfondisce esattamente il rapporto esistente tra politica e mafia, entrando in particolare nel merito di quelle interconnessioni che collegano la ‘ndrangheta calabrese con pezzi di politica deviata del nord ma anche fuori i confini nazionali. “Politici e malandrini” è, infatti, il titolo del volume di Ciconte raccontato e spiegato al pubblico di Trame3 da Francesco Forgione (già Presidente della Commissione Antimafia) e dal giornalista Filippo Vetri. Il testo, edito da Rubbettino Editore, sottolinea la grande capacità con cui i boss calabresi sono riusciti nel corso degli anni a divenire parte integrante di quella politica che ha scelto la subalternità ai mafiosi per accrescere i proprio interesse. Un legame costruito tramite la corruzione, intesa  come collante strategico  per dare vita ad un modello di società basato sulle necessità e le richieste della ‘ndrangheta. Cosche calabresi protagoniste, quindi, di scelte politiche fondamentali per il paese, che in alcuni casi sono arrivate addirittura a scegliere e selezionare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>I legami che storicamente esistono tra politica e mafia non sono certo una novità e le cronache giudiziarie ci regalano enormi spunti di riflessione per entrare nel pieno delle connivenze che invadono il territorio italiano. <span id="more-5795"></span></h3>
<p>Il libro di Enzo Ciconte, presentato a Palazzo Nicotera, analizza ed approfondisce esattamente il rapporto esistente tra politica e mafia, entrando in particolare nel merito di quelle interconnessioni che collegano la ‘ndrangheta calabrese con pezzi di politica deviata del nord ma anche fuori i confini nazionali. “Politici e malandrini” è, infatti, il titolo del volume di Ciconte raccontato e spiegato al pubblico di Trame3 da Francesco Forgione (già Presidente della Commissione Antimafia) e dal giornalista Filippo Vetri. Il testo, edito da Rubbettino Editore, sottolinea la grande capacità con cui i boss calabresi sono riusciti nel corso degli anni a divenire parte integrante di quella politica che ha scelto la subalternità ai mafiosi per accrescere i proprio interesse. Un legame costruito tramite la corruzione, intesa  come collante strategico  per dare vita ad un modello di società basato sulle necessità e le richieste della ‘ndrangheta.<br />
Cosche calabresi protagoniste, quindi, di scelte politiche fondamentali per il paese, che in alcuni casi sono arrivate addirittura a scegliere e selezionare la classe politica da presentare alle elezioni sia politiche che amministrative. Basti pensare agli innumerevoli comuni sciolti per mafia dalla Lombardia fino alla Sicilia. Al nord la ‘ndrangheta ha la costante di rimanere invisibile, opaca, di essere un unicum con quella borghesia mafiosa che brinda e cena con i importanti politici nazionali. A differenza della mafia siciliana e della camorra, la ‘ndrangheta ha avuto rapporti con uomini politici di ogni schieramento, assicurandosi una piena protezione. Il libro di Ciconte, però, va oltre teorizzando anche quell’incrocio perfetto tra diversi elementi che detengono il timone della rotta italiana in perfetto equilibro: ‘ndrangheta, magistratura, politica e massoneria, passando per i servizi segreti ed agenti esteri operanti in Italia.<br />
La ‘ndrangheta vuole essere stato, vuole sostituirsi alla stato e cerca, quindi, un rapporto di internità con lo stato, operando un modello di controllo del territorio che arriva fin dentro agli uffici dei comuni italiani.</p>
<p>Ma oltre a quella politica collusa con la mafia, esiste anche una grossa fetta di politici che fanno semplicemente  il loro dovere, agendo nel rispetto delle regole e di quei cittadini onesti che hanno scelto di votarli. Uno dei capitoli del libri si chiama, infatti, proprio Signor No ed è una chiaro e dettagliato elenco di coloro che hanno scelto di non piegarsi e denunciare, di fare politica pulita senza aver bisogno di costruire la propria carriera amministrativa sulle scelte della mafia.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8507.jpg"><br />
</a> <a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8765.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5799" alt="politici e malandr" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8765.jpg" width="612" height="408" /></a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/politici-e-malandrini-la-politica-e-i-legami-con-le-mafie/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>padri e figlie di mafia</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/padri-figlie-mafia/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/padri-figlie-mafia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2013 07:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[enzo ciconte]]></category>
		<category><![CDATA[ombretta ingrascì]]></category>
		<category><![CDATA[raffaella calandra]]></category>
		<category><![CDATA[trame festival 2013]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2013/?p=5942</guid>
		<description><![CDATA[Maria Serraino, a Milano, era chiamata La Signora. Più del marito Rosario Di Giovine o dei figli, era lei a gestire il traffico di droga in zona Piazza Prealpi tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Era scappata dalla Calabria perché la sua famiglia non aveva accettato che si fosse fatta mettere in cinta da una guardia carceraria, da cui aveva avuto il primo di tredici figli: Emilio. “Tra mafiosi si dice che non bisogna mai fidarsi degli ibridi perché in loro c’è il gene del tradimento”, spiega l’esperto Enzo Ciconte durante la presentazione del libro “Confessioni di un padre. Il pentito Emilio Di Giovine racconta la ‘ndrangheta alla figlia” di Ombretta Ingrascì, edito da Melampo. Forse per questa ragione, Emilio non fu mai affiliato al clan pur avendo grandi doti da leader. “Sapeva attirare a sé le persone e si faceva in quattro per i propri uomini. Lui la chiamava generosità, io credo fosse piuttosto strategia organizzativa”, aggiunge Ciconte. Ombretta sembra quasi affascinata quando racconta le mirabolanti evasioni o le avventure amorose di Emilio: “Una volta si innamorò di una modella olandese conosciuta sul volo Barcellona – Zurigo. Poco tempo dopo, scoprì che era la figlia di un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Maria Serraino, a Milano, era chiamata La Signora. Più del marito Rosario Di Giovine o dei figli, era lei a gestire il traffico di droga in zona Piazza Prealpi tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Era scappata dalla Calabria perché la sua famiglia non aveva accettato che si fosse fatta mettere in cinta da una guardia carceraria, da cui aveva avuto il primo di tredici figli: Emilio.<span id="more-5942"></span></h3>
<p>“Tra mafiosi si dice che non bisogna mai fidarsi degli ibridi perché in loro c’è il gene del tradimento”, spiega l’esperto Enzo Ciconte durante la presentazione del libro “Confessioni di un padre. Il pentito Emilio Di Giovine racconta la ‘ndrangheta alla figlia” di Ombretta Ingrascì, edito da Melampo. Forse per questa ragione, Emilio non fu mai affiliato al clan pur avendo grandi doti da leader. “Sapeva attirare a sé le persone e si faceva in quattro per i propri uomini. Lui la chiamava generosità, io credo fosse piuttosto strategia organizzativa”, aggiunge Ciconte. Ombretta sembra quasi affascinata quando racconta le mirabolanti evasioni o le avventure amorose di Emilio: “Una volta si innamorò di una modella olandese conosciuta sul volo Barcellona – Zurigo. Poco tempo dopo, scoprì che era la figlia di un importante trafficante d’armi. Decise di rimanere in contatto con lei anche al termine della relazione perché gli tornava utile”. È dall’arsenale del clan Di Giovine, infatti, che si riforniscono negli anni Ottanta le famiglie ‘ndranghetiste De Stefano e Condello-Imerti per regolare i loro conti. Nei primi anni Novanta scatta l’operazione Belgio per cui Emilio, sua madre e circa altre novanta persone finiscono in carcere.</p>
<p>Emilio Di Giovine decide di diventare un collaboratore di giustizia nel 2003, dopo aver ricevuto dalla sua ultimogenita una lettera in cui si lamenta di sentirsi orfana. “La sorella Rita mi giurava che da lui non avrei mai saputo niente, ma l’istinto paterno l’ha portato a parlare”. Ombretta Ingrascì, nel libro, lo lascia parlare in prima persona della sua vita: da bambino rimescolava il sangue caldo del maiale appena squartato, i suoi lo chiamavano irriducibile; ora è l’infame della famiglia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/padri-figlie-mafia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
