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	<title>Trame 3 &#187; figlie | Trame 3</title>
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		<title>le vittime innocenti della mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 09:01:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[vittime della mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[“Questo è un incontro particolare: le protagoniste, infatti, sono tutte figlie di vittime innocenti della mafia. Abbiamo chiesto loro di intervenire non per dare spettacolo, ma per trasmetterne memoria e coscienza, per attivare la responsabilità nei loro e nei nostri confronti; chi diserta si deve guardare allo specchio e vedersela con la propria coscienza”. È Lirio Abbate che introduce con queste parole Stefania Tramonte, Carmen Bertuccio e Annamaria Torre. “Quand’è che si parla di mafia? Si parla di mafia quando la mafia senza chiederti nulla, da un giorno all’altro, entra nella tua vita e la rivoluziona”, sostiene Raffaella Calandra:“e ne abbiamo la prova con queste tre ospiti”. “È difficile restare al di fuori delle logiche mafiose, è difficile abbassare la testa”. Chi non ha abbassato la testa è stato il papà di Carmen che, alla richiesta da parte di uomini di cui conosceva la provenienza, di cedergli il fucile da caccia che avrebbero usato in seguito per i loro scopi, ha detto di no. Era consapevole dell’uso che i mafiosi ne avrebbero fatto ed era consapevole della loro pericolosità. Ma ha detto di no. Non si è piegato ed è stato trucidato. Quella sera, la famiglia ha aspettato invano il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_4522" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2012/06/vittime-square.jpg"><img class="size-medium wp-image-4522" title="Annamaria Torre" alt="" src="http://www.tramefestival.it/2013/festival/wp-content/uploads/2012/06/vittime-square-300x300.jpg" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Annamaria Torre</p></div>
<h3>“Questo è un incontro particolare: le protagoniste, infatti, sono tutte figlie di vittime innocenti della mafia. Abbiamo chiesto loro di intervenire non per dare spettacolo, ma per trasmetterne memoria e coscienza, per attivare la responsabilità nei loro e nei nostri confronti; chi diserta si deve guardare allo specchio e vedersela con la propria coscienza”. <span id="more-4502"></span></h3>
<p>È Lirio Abbate che introduce con queste parole Stefania Tramonte, Carmen Bertuccio e Annamaria Torre.</p>
<p><em>“Quand’è che si parla di mafia? Si parla di mafia quando la mafia senza chiederti nulla, da un giorno all’altro, entra nella tua vita e la rivoluziona”</em>, sostiene Raffaella Calandra:<em>“e ne abbiamo la prova con queste tre ospiti”.</em></p>
<p><em>“È difficile restare al di fuori delle logiche mafiose, è difficile abbassare la testa”.</em> Chi non ha abbassato la testa è stato il papà di Carmen che, alla richiesta da parte di uomini di cui conosceva la provenienza, di cedergli il fucile da caccia che avrebbero usato in seguito per i loro scopi, ha detto di no. Era consapevole dell’uso che i mafiosi ne avrebbero fatto ed era consapevole della loro pericolosità. Ma ha detto di no. Non si è piegato ed è stato trucidato. Quella sera, la famiglia ha aspettato invano il ritorno del padre. Perché, come ha detto Calandra, <em>“a volte le storie possono cambiare anche per una stretta di mano non data”.</em></p>
<p>Carmen ha fondato una associazione a Città Nova il cui scopo è quello di parlare, di incontrarsi e di raccontarsi, in modo da non vivere questo dolore in solitudine”.</p>
<p><em>“Chiediamo al sindaco di intitolare piazze e quartieri a personaggi non noti uccisi per mano mafiosa, perché intitolarli a personaggi già noti non avrebbe senso: quello che è importante è che la gente, passando per una via, non conosca la persona a cui è dedicata e si fermi a leggerne il nome e il motivo della morte”.</em></p>
<p>Annamaria invece spiega che non è stato facile (e non lo è tuttora), portare la memoria del padre nella sua terra perché è la stessa terra che ha rinnegato, mortificato e violentato il sacrificio del padre.<em> &#8220;Noi siamo state colpite da queste tragedie enormi, ma vogliamo che dalle stesse nascano messaggi da poter recepire e lanciare”.</em></p>
<p>Stefania è disoccupata, e la domanda della Calandra sorge naturale: <em>“Lo Stato non ti ha aiutata?”</em></p>
<p><em>“Lo Stato ci riconosce come categorie protette“</em>, risponde, <em>“ma quando ho mandato il curriculum e la domanda di assunzione, non ho ricevuto alcuna risposta”.</em></p>
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