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	<title>Trame 3 &#187; gaetano savatteri | Trame 3</title>
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		<title>i ringraziamenti del direttore Savatteri</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 09:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sapevo che era un’avventura difficile. Immaginavo che Trame.3 sarebbe stata una corsa in salita, ma non potevo prevedere che sarebbe stata una maratona così  entusiasmante e densa di emozioni, tanto che adesso, chiuso il sipario, già mi manca. Il ministro Bray, nella piazza di San Domenico, parafrasando JFK  ha detto: siamo tutti calabresi. Mi associo e preciso. Un amico mi ha promesso una maglietta con una scritta: vorrei essere di Lamezia Terme. La aspetto.  &#160; Ora vorrei scrivere qualcosa di più che un semplice grazie, ma per il momento è l’unica cosa che mi viene in mente. E dovrei fare i nomi di tanti, tantissimi, che sono stati indispensabili in questa terza edizione, ma invece risolvo con una sola parola collettiva:  grazie a Lamezia Terme e a tutti quelli che sono venuti, hanno scritto, hanno parlato, hanno partecipato, hanno collaborato, hanno aderito, hanno sostenuto e hanno criticato questo nostro/vostro festival. Volevo trovare le parole giuste: ho fatto un giro su Facebook, su twitter, nelle mia mail, sul mio telefono, tra le moltissime pagine della rassegna stampa di queste ultime settimane. E ho trovato le parole già scritte. Non faccio altro che riportarne alcune, perché raccontano quel che è successo a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sapevo che era un’avventura difficile. Immaginavo che Trame.3 sarebbe stata una corsa in salita, ma non potevo prevedere che sarebbe stata una maratona così  entusiasmante e densa di emozioni, tanto che adesso, chiuso il sipario, già mi manca. Il ministro Bray, nella piazza di San Domenico, parafrasando JFK  ha detto: siamo tutti calabresi. Mi associo e preciso. Un amico mi ha promesso una maglietta con una scritta: vorrei essere di Lamezia Terme. La aspetto. <img title="Continua..." alt="" src="http://www.tramefestival.it/2013/festival/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" /></p></blockquote>
<p><span id="more-5867"></span></p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_9180.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5874" alt="IMG_9180" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_9180.jpg" width="850" height="567" /></a></p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p>Ora vorrei scrivere qualcosa di più che un semplice grazie, ma per il momento è l’unica cosa che mi viene in mente. E dovrei fare i nomi di tanti, tantissimi, che sono stati indispensabili in questa terza edizione, ma invece risolvo con una sola parola collettiva:  grazie a Lamezia Terme e a tutti quelli che sono venuti, hanno scritto, hanno parlato, hanno partecipato, hanno collaborato, hanno aderito, hanno sostenuto e hanno criticato questo nostro/vostro festival.</p>
<p>Volevo trovare le parole giuste: ho fatto un giro su Facebook, su twitter, nelle mia mail, sul mio telefono, tra le moltissime pagine della rassegna stampa di queste ultime settimane. E ho trovato le parole già scritte. Non faccio altro che riportarne alcune, perché raccontano quel che è successo a Lamezia dal 19 al 23 giugno, nei giorni speciali di Trame.3.</p></blockquote>
<p><b><a href="https://www.facebook.com/giorgia.dirocco.35">Giorgia Di Rocco</a></b>. Il Festival più appassionante di sempre. Ho appena terminato la mia esperienza e già non vedo l&#8217;ora di tornare a far parte di un così bel progetto! Grazie a tutti!! [Facebook, 24 giugno 2013]</p>
<p><b></b><b><a href="https://www.facebook.com/mariagfay">Maria Grazia Wigman</a></b>. Quanto mi mancherà quest&#8217;anno TRAMEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE [Facebook,  20 giugno alle ore 0.31]</p>
<p><b>Gabriella Gallozzi</b>. Sono i giovani volontari di Trame, il piccolo grande festival dei libri sulle mafie che si è appena concluso a Lamezia Terme, con un’edizione numero tre ancora più combattiva e determinata a fare della cultura un’arma contro il silenzio, l’indifferenza e l’oppressione del potere mafioso. [L’Unità, 25 giugno 2013]</p>
<p><b></b><b>Gianluca Gambardella</b>. La meglio gioventù. I volontari…rispetto agli anni passati la loro presenza si è notata di più (e non solo perché a loro è stato dato il compito di presentare ogni incontro), anche nella fase precedente all’inizio stesso del festival quando hanno “sparso il verbo” di Trame nelle altre città calabresi [Lameziainforma.it, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Evelina Santangelo.</b>  E’ stato un piacere immenso unirmi a questa bellissima avventura [Sms, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Francesco Vitale.</b> Un festival magnifico [Sms, 24 giugno 2013]</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/enrico.colajanni"><b>Enrico Colajann</b>i</a>. Una bella MANI&#8230;festazione [Facebook, 20 giugno 2013]</p>
<p><b><a href="https://www.facebook.com/piera.testa?hc_location=stream">Piera Testa</a></b>. Il festival di quest&#8217;anno l&#8217;ho sentito più vicino rispetto ai precedenti! Complimenti per l&#8217;organizzazione e gli ospiti [Facebook, 25 giugno 2013]</p>
<p><b><a href="https://www.facebook.com/lorenza.biava?hc_location=stream">Lorenza Fanny Biava</a>. </b>Quest&#8217;anno <a href="https://www.facebook.com/pages/TRAMEfestival/102561806497496?ref=stream&amp;directed_target_id=0">TRAME.festival</a> è ancora più bello (e social!) [Facebook, 20 giugno 2013]</p>
<p><b>Matteo Indice e Marco Grasso</b>. Trame è davvero uno squarcio di bellezza [Mail, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Federica Margaritora.</b> Proprio una bella edizione [Sms, 24 giugno 2016]</p>
<p><b>Carmine Abate</b>. Una bellissima serata [Mail, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Roberto Mistretta.</b> Ancora complimenti per il movimento culturale che avete messo in piedi [Sms, 22 giugno 2013]</p>
<p><b>Claudio Ramaccini</b>. E&#8217; stata una bellissima ed interessante esperienza. [Ufficio stampa Progetto San Francesco. Mail, 23 giugno 2013]</p>
<p><b>Mario Incudine.</b> Siamo stati benissimo. Grazie di averci dato questa opportunità e la gioia di stare con voi [Sms, 21 giugno 2013]</p>
<p><b>Corrado De Rosa.</b> Tutto perfetto, davvero [Mail, 23 giugno 2013]</p>
<p><b>Maria Arcieri</b>. In tre giorni abbiamo avuto la fortuna di seguire il workshop di giornalismo investigativo di Trame2. Docenti del corso: Emiliano Fittipaldi e Gianfracesco Turano, giornalisti d‘inchiesta del settimanale L’Espresso. Gli allievi, provenienti da diverse città d’Italia e di diverse età, hanno risposto all’occasione. [Il Lametino.it, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Filippo Veltri.</b> Lamezia torna così ad essere, per il terzo anno consecutivo, sede di un festival che poco ha da invidiare ai grandi eventi dei festival nazionali su altri grandi temi, come quelli di Perugia o di Mantova: grande partecipazione locale, ospiti di assoluto livello in un&#8217;operazione ardita e complessa. [Ansa, 21 giugno 2013]</p>
<p><b>Sanne de Boer</b>. Sarebbe giusto se @tramefestival sia ospitato anche in Olanda. A disposizione! [Twitter, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Gaetano Savatteri</b>. @tramefestival. La certezza di avere partecipato a qualcosa di importante [Twitter, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Giuseppe Di Piazza.</b> Un grande festival, per il grande impegno civile contro le mafie [Twitter , 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Massimo Bray.</b> Trame.3, il festival dei libri contro le mafie organizzato a Lamezia Terme, giunto alla terza edizione, si è affermato come un momento importante per la vita culturale e civile della Calabria e del Paese. [<a href="http://www.massimobray.it/">www.massimobray.it</a>, 24  giugno 2013]</p>
<p><b>Maristel Tagliaferro </b>@massimobray splendido il titolo del suo intervento a @tramefestival. “Questa terra diventerà bellissima”, c’è bisogno di tanta ispirazione [Twitter, 23 giugno 2013]</p>
<p><b>John Dickie.</b> Come negli anni passati, il festival e&#8217; stato un grande successo. Oggi stavamo parlando dell&#8217;idea di portare il festival a Londra. Una giornata dedicata ai libri sulle mafie. Forse potremmo coinvolgere anche l&#8217;Istituto Italiano di Cultura. [Mail, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Marino Sinibaldi.</b> C’è festival e festival: in Calabria mi sembra tutto più importante. Seguite gli appuntamenti di Trame a Lamezia. [Twitter, 21 giugno 2013]</p>
<p><b>Paola Di Gesu</b>. Programma pazzesco per #trame3. Peccato non poter essere con voi! Questa è la Calabria di cui vado fiera @tramefestival [Twitter, 22 giugno 2013]</p>
<p><b>Erika Rodighiero</b>. Serata stupenda…con tanto di libro e firma degli autori [Twitter, 22 giugno 2013]</p>
<p><b>Non firmato</b>. Cala quindi il sipario su quella che è divenuta una delle manifestazioni più significative, ed al tempo stesso discusse, del panorama culturale calabrese…. Trame 2013 può essere considerato un successo. [Il Quotidiano, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Nicola Gratteri</b>. Trame è una manifestazione importantissima perché permette agli esperti di approfondire, con la partecipazione del pubblico, i temi della criminalità. [Adnkronos, 18 giugno 2013]</p>
<p><b>Salvatore D’Elia.</b> Grande successo di pubblico e grande risonanza a livello nazionale. Impegno civile, entusiasmo, nuovi incontri e nuovi amici: questo e tanto altro è stato Trame3. [Lameziaclick.ti, 24 giugno 2013]</p>
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		<title>questa terra diventerà bellissima</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2013 22:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Forse è questo, allora. Abbiamo inseguito per anni un modello che non ci apparteneva, pensando di essere sbagliati. Un po’ come il brutto anatroccolo che non sa di essere cigno”. Con questa metafora Marino Sinibaldi, direttore di Radio Tre, interpreta le parole del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray, alla sua prima intervista pubblica rilasciata in occasione del Festival Trame.  Tra ricordi personali al sapore di ricottine e al profumo di carta, il Ministro Bray cerca di tracciare un percorso di uscita dalla crisi per l’economia italiana che leghi cultura e turismo. &#8220;Attorno a me vedo tante macerie, scusate se uso un termine forte. Dobbiamo invece ripartire valorizzando i nostri simboli”, spiega. Tra questi include i Bronzi di Riace, lasciandosi sfuggire la promessa che “presto rialzeranno la testa. Stiamo individuando quattro siti su cui intervenire per rilanciare il Mezzogiorno”. C’è una parola che ritorna spesso: bellezza. Non soltanto riferendosi all’ultimo film di Paolo Sorrentino che Bray ha apprezzato perché “rende l’immagine della Città Eterna”, ma soprattutto per parlare dei cittadini italiani “sempre migliori dei propri governanti”. Per fare un esempio, attinge a un episodio avvenuto quando lavorava come redattore per la Treccani: “Volevo far uscire con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>“Forse è questo, allora. Abbiamo inseguito per anni un modello che non ci apparteneva, pensando di essere sbagliati. Un po’ come il brutto anatroccolo che non sa di essere cigno”. Con questa metafora Marino Sinibaldi, direttore di Radio Tre, interpreta le parole del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray, alla sua prima intervista pubblica rilasciata in occasione del Festival Trame. <span id="more-5852"></span></h3>
<p>Tra ricordi personali al sapore di ricottine e al profumo di carta, il Ministro Bray cerca di tracciare un percorso di uscita dalla crisi per l’economia italiana che leghi cultura e turismo. &#8220;Attorno a me vedo tante macerie, scusate se uso un termine forte. Dobbiamo invece ripartire valorizzando i nostri simboli”, spiega. Tra questi include i Bronzi di Riace, lasciandosi sfuggire la promessa che “presto rialzeranno la testa. Stiamo individuando quattro siti su cui intervenire per rilanciare il Mezzogiorno”. C’è una parola che ritorna spesso: bellezza. Non soltanto riferendosi all’ultimo film di Paolo Sorrentino che Bray ha apprezzato perché “rende l’immagine della Città Eterna”, ma soprattutto per parlare dei cittadini italiani “sempre migliori dei propri governanti”. Per fare un esempio, attinge a un episodio avvenuto quando lavorava come redattore per la Treccani: “Volevo far uscire con un giornale un’enciclopedia dantesca, ma nessuno credeva che avrebbe funzionato. Con l’appoggio di Roberto Benigni, è arrivato in edicola vendendo più di 52mila copie”.</p>
<p>Il problema è, dunque, di antropologia culturale. Per questa ragione il ministro Bray non esita a mettersi dalla parte dei professionisti del Maggio Musicale Fiorentino, confidando che domani (lunedì 24 giugno) si riunirà con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi per garantire la sopravvivenza dello storico teatro. Il ministro sottolinea i vantaggi economici derivanti dalla difesa della cultura, quantificati in un ricavo di 15 euro per ogni 2 investiti.</p>
<p>“Da quando sono entrato nell’esecutivo, ricevo centinaia di segnalazioni. Mi piacerebbe poter dare ascolto a tutti, ma per farlo il governo dovrebbe durare 3 anni e 6 mesi”, provoca prima di aggiungere: “Sarebbe bello cambiasse anche questo modo miope di fare politica. Sarebbe bello poter fare azioni di lungo raggio”. Le parole del ministro suggeriscono che, per andare avanti, bisogna voltarsi indietro. Rimpiange la scomparsa delle cartiere, definisce la piccola editoria “un’eccellenza da salvaguardare” insieme alle piccole librerie. Invitato dal sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza a provare i formaggi calabresi, Bray ricorda un posto lungo la strada che va all’aeroporto dove “si mangiano dei panini buonissimi”. I volontari lametini del Festival Trame si sorprendono e ridono sentendolo citare un posto a loro conosciuto.</p>
<p>Con loro il ministro Massimo Bray chiede di scattarsi una foto, dopo i saluti del sindaco, del presidente della Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo e di Armando Caputo, presidente dell’associazione antiracket di Lamezia Terme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>A <a href="https://twitter.com/search?q=%23Lamezia&amp;src=hash">#Lamezia</a> con i ragazzi di <a href="https://twitter.com/tramefestival">@TrameFestival</a> <a href="http://t.co/YoQkoOkK5K">pic.twitter.com/YoQkoOkK5K</a></p>
<p>— Massimo Bray (@massimobray) <a href="https://twitter.com/massimobray/statuses/348890557352914945">June 23, 2013</a></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>il paradosso del poliziotto</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/24/il-paradosso-del-poliziotto/</link>
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		<pubDate>Mon, 24 Jun 2013 19:35:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
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		<description><![CDATA[Il protagonista è il dialogo nell’ultimo libro di Gianrico Carofiglio, “Il paradosso del poliziotto”. La celebrazione del confronto e della maieutica al posto del pregiudizio o della violenza. Il giovane scrittore che chiede all’anziano poliziotto le tecniche dell’interrogatorio rappresenta un inevitabile parallelo tra chi scrive e chi indaga. “Entrambi raccontano storie”, spiega Carofiglio, “anche il poliziotto raccogliendo i segni del passato ricostruisce una storia nel presente”. Ma deve farlo senza pregiudizi né ipotesi precostituite, l’investigatore ha il dovere di giudicare in assenza di (pre)giudizio. Ecco il paradosso del poliziotto. Tra le caratteristiche di un buon agente, l’autore aggiunge ragionevolezza e senso dell’umorismo. Una caratteristica, quest’ultima, che non ha molto a che fare col motto di spirito ma è piuttosto la capacità indispensabile di smorzare la concentrazione dal proprio ruolo di potere. “Ogni persona che consegue un ruolo di autorevolezza”, aggiunge l’ormai ex magistrato, “corre il rischio di prendere sé stesso troppo sul serio offuscando la realtà che gli sta attorno. Per questo è indispensabile il senso dell’umorismo, per evitare errori”. Ma precisa che poiché è inevitabile sbagliare, nella vita come in ogni buona investigazione, bisogna essere capaci di ammettere gli errori e saper tornare sui propri passi. Sulla recente scelta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Il protagonista è il dialogo nell’ultimo libro di Gianrico Carofiglio, <i>“Il paradosso del poliziotto”</i>. La celebrazione del confronto e della maieutica al posto del pregiudizio o della violenza. Il giovane scrittore che chiede all’anziano poliziotto le tecniche dell’interrogatorio rappresenta un inevitabile parallelo tra chi scrive e chi indaga.<span id="more-6028"></span></h3>
<p>“Entrambi raccontano storie”, spiega Carofiglio, “anche il poliziotto raccogliendo i segni del passato ricostruisce una storia nel presente”. Ma deve farlo senza pregiudizi né ipotesi precostituite, l’investigatore ha il dovere di giudicare in assenza di (pre)giudizio. Ecco il paradosso del poliziotto.</p>
<p>Tra le caratteristiche di un buon agente, l’autore aggiunge ragionevolezza e senso dell’umorismo. Una caratteristica, quest’ultima, che non ha molto a che fare col motto di spirito ma è piuttosto la capacità indispensabile di smorzare la concentrazione dal proprio ruolo di potere. “Ogni persona che consegue un ruolo di autorevolezza”, aggiunge l’ormai ex magistrato, “corre il rischio di prendere sé stesso troppo sul serio offuscando la realtà che gli sta attorno. Per questo è indispensabile il senso dell’umorismo, per evitare errori”. Ma precisa che poiché è inevitabile sbagliare, nella vita come in ogni buona investigazione, bisogna essere capaci di ammettere gli errori e saper tornare sui propri passi.</p>
<p>Sulla recente scelta che lo ha portato alle dimissioni spiega che il mestiere dello scrittore aveva preso ormai gran parte del suo tempo passando al primo posto rispetto all’impiego ufficiale. Dunque per evitare di fare entrambe le attività in modo impreciso viene la difficile scelta di abbandonare la carriera iniziata in età giovanissima, a 25 anni. “E poi facendo il magistrato non potevo espormi né prendere posizione su molti argomenti riguardo ai quali avrei invece voluto schierarmi”.</p>
<p>Alla domanda del direttore artistico del Trame festival 2013 &#8211; Gaetano Savatteri &#8211; se c’è un valore aggiunto legato ai libri sulla mafia, Carofiglio risponde che alcuni di questi hanno segnato la storia di generazioni, come <i>il giorno della civetta</i>  di Sciascia. “Scrivere di criminalità organizzata” – conclude l’autore –  “in modo serio e senza retorica, fa parte della battaglia. È indispensabile l’immaginazione per contrastare le mafie.” Immaginare è infatti la capacità di pensare alle alternative per il cambiamento. È anche questa l’importanza del Festival Trame, che vuole immaginare un mondo senza le mafie.</p>

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		<title>Il mondo degli antipartiti, una costante tutta italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 13:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[antipartiti]]></category>
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		<category><![CDATA[roberto andò]]></category>
		<category><![CDATA[salvatore lupo]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella piazzetta San Domenico nel centro di Lamezia Terme, ieri sera è stato presentato ad un numeroso ed attento pubblico il libro dello storico Salvatore Lupo dal titolo “Antipartiti. Il mito delle nuova politica nella storia della Repubblica”, edito dalla casa editrice Donzelli.  Una interessante conversazione tra il direttore artistico del Festival, Gaetano Savatteri e lo stesso Lupo che partendo da un’attenta analisi dell’attuale situazione politica italiana, hanno discusso sul ruolo degli anti partiti nella società nostrana, costruendo, quindi, delle osservazioni politico storiografiche considerando già il ruolo di alcuni gruppi ed organizzazioni ottocentesche, passando per i grandi partiti di massa del novecento, fino ad oggi dove il ruolo dei partiti è considerato marginale rispetto alla grande partecipazione alla vita pubblica di movimenti ed associazioni. Un ruolo e un modello politico certamente non nuovo quello degli anti partiti ma che, come sostiene lo storico Lupo, è ormai una costante che si ripete in modo ciclico nella cultura politica italiana. Gli stessi grandi partiti, ad iniziare dal Partito Nazionale Fascista, si presentarono alle masse come una novità, come il nuovo che si allontanava dai vecchi schemi partitici dell’epoca. Stesso discorso per l’innovazione politica aziendale portata avanti da Berlusconi e dai suoi alleati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Nella piazzetta San Domenico nel centro di Lamezia Terme, ieri sera è stato presentato ad un numeroso ed attento pubblico il libro dello storico Salvatore Lupo dal titolo “Antipartiti. Il mito delle nuova politica nella storia della Repubblica”, edito dalla casa editrice Donzelli. <span id="more-5815"></span><!--more--></h3>
<p><span style="font-size: 13px">Una interessante conversazione tra il direttore artistico del Festival, Gaetano Savatteri e lo stesso Lupo che partendo da un’attenta analisi dell’attuale situazione politica italiana, hanno discusso sul ruolo degli anti partiti nella società nostrana, costruendo, quindi, delle osservazioni politico storiografiche considerando già il ruolo di alcuni gruppi ed organizzazioni ottocentesche, passando per i grandi partiti di massa del novecento, fino ad oggi dove il ruolo dei partiti è considerato marginale rispetto alla grande partecipazione alla vita pubblica di movimenti ed associazioni.</span></p>
<p>Un ruolo e un modello politico certamente non nuovo quello degli anti partiti ma che, come sostiene lo storico Lupo, è ormai una costante che si ripete in modo ciclico nella cultura politica italiana.<br />
Gli stessi grandi partiti, ad iniziare dal Partito Nazionale Fascista, si presentarono alle masse come una novità, come il nuovo che si allontanava dai vecchi schemi partitici dell’epoca. Stesso discorso per l’innovazione politica aziendale portata avanti da Berlusconi e dai suoi alleati a partire dal 1994, la cui discesa in campo coincide con la fine dei grandi partiti di massa e con lo svuotamento della forma partito classicamente intesa. Un ragionamento che non poteva non includere anche il Movimento Cinque Stelle, grandissima novità dell’attuale panorama politico.<br />
Ogni rivoluzione politica o culturale in atto nel territorio italiano ha avuto, quindi secondo Lupo, un movimento anti partitico che successivamente  ha indossato, anche inconsapevolmente, i panni del partito agendo come tale e mantenendo difetti e pregi di questa forma organizzativa.<br />
Al termine una considerazione e una domanda che Salvatore Lupo si pone e che ha girato al pubblico di Trame: “e se la retorica antipartitica fosse non la soluzione, ma il problema della vita politica italiana dell’ultimo ventennio?</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8483.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5817" alt="antipartiti salvatore lupo gaetano savatteri" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8483.jpg" width="612" height="408" /></a></p>
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		<title>Roma Mafiosa: la capitale dell&#8217;illegalità</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jun 2013 12:18:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Roma, capitale della criminalità organizzata multietnica. Questa la realtà descritta in “Roma mafiosa. Cronache dell’assalto allo stato”, la pubblicazione del magistrato Giancarlo Capaldo, oggi responsabile del pool antiterrorismo e procuratore aggiunto alla Procura della Repubblica. Il magistrato spiega come si differenziano le dinamiche criminali in una città di oltre 4 milioni di persone rispetto ai sistemi utilizzati nel resto d’Italia. “Qui le mafie non puntano al controllo diretto del territorio” – racconta Capaldo – “perché l’unico modo per controllare un territorio tanto vasto è quello di gestire i rapporti con gli interessi più forti a livello politico ed economico”. Capaldo delinea un percorso preciso che ha visto le mafie farsi lobby, gruppi di interesse e di potere. A Roma la bande criminali si autocontrollano, limitando le “ammazzatine” di cui siamo abituati a sentir parlare nelle altre terre di mafia, ma non per questo sono da considerarsi meno pericolose. E nonostante ciò, dal 2005 la mattanza della malavita ha fatto ben 47 vittime, tutte strettamente legate ai fatti della criminalità organizzata. Roma, capitale della delinquenza. La città non ha aperto le braccia a un solo gruppo criminale specifico, ma si è lasciata conquistare &#8211; oltre che da ‘ndrangheta, camorra e cosa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Roma, capitale della criminalità organizzata multietnica. Questa la realtà descritta in “<i>Roma mafiosa. Cronache dell’assalto allo stato</i>”, la pubblicazione del magistrato Giancarlo Capaldo, oggi responsabile del pool antiterrorismo e procuratore aggiunto alla Procura della Repubblica.<span id="more-5802"></span></h3>
<p>Il magistrato spiega come si differenziano le dinamiche criminali in una città di oltre 4 milioni di persone rispetto ai sistemi utilizzati nel resto d’Italia. <em>“Qui le mafie non puntano al controllo diretto del territorio”</em> – racconta Capaldo – <em>“perché l’unico modo per controllare un territorio tanto vasto è quello di gestire i rapporti con gli interessi più forti a livello politico ed economico”</em>. Capaldo delinea un percorso preciso che ha visto le mafie farsi lobby, gruppi di interesse e di potere. A Roma la bande criminali si autocontrollano, limitando le “ammazzatine” di cui siamo abituati a sentir parlare nelle altre terre di mafia, ma non per questo sono da considerarsi meno pericolose. E nonostante ciò, dal 2005 la mattanza della malavita ha fatto ben 47 vittime, tutte strettamente legate ai fatti della criminalità organizzata. Roma, capitale della delinquenza. La città non ha aperto le braccia a un solo gruppo criminale specifico, ma si è lasciata conquistare &#8211; oltre che da ‘ndrangheta, camorra e cosa nostra &#8211; anche dai traffici delle criminalità internazionali. Il libro di Giancarlo Capaldo ci guida nell’esplorazione della mafia come ”un viaggio verso il male”, descrivendo i traffici di prostituzione delle mafie nigeriane, che controllano le donne portate con l’inganno nel nostro paese attraverso la violenza e la superstizione dei riti <i>vodoo</i>. Ci porta nella realtà delle mafie albanesi e lo spaccio di eroina, in quella delle mafie russe con il traffico di armi. E ancora, alla scoperta delle mafie cinesi tra immigrazione clandestina e merci contraffatte. Un “multiculturalismo” della criminalità organizzata. “La mafia cinese è in continua espansione, come dimostra lo scontro in atto all’interno delle stessa banda criminale” – precisa il procuratore aggiungendo una previsione – “dobbiamo imparare a fare i conti con questa nuova realtà, perché nel giro di trent’anni ne sentiremo parlare sempre di più”.  La criminalità cinese adotta una strategia molto precisa che ha come obbiettivo “imperialista” quello di conquistare pezzi di territorio attraverso l’acquisto di immobili, case o esercizi commerciali. Non importa che questi spazi rimangano vuoti, ciò che conta è segnare la propria presenza.</p>
<p>E cosa ne è stato della Banda della Magliana, il gruppo criminale storicamente legato alla città di Roma? Giancarlo Capaldo spiega come la morte o l&#8217;incarcerazione dei suoi esponenti di spicco, da &#8220;Renatino&#8221; (Enrico De Pedis) a &#8220;er Pantera&#8221; (Gianfranco Urbani), non abbia portato alla cancellazione del substrato culturale a cui tutt’oggi si ispirano le nuove bande del crimine organizzato. E la &#8220;cultura mafiosa&#8221;, nel tempo si è fatta Stato. Così la nascita della seconda Repubblica è legata in maniera indissolubile ai concetti di Mafia e Antimafia, quando dal &#8217;92 al &#8217;94 si aprirono le stagioni (nello stesso periodo, per puro caso o per un&#8217;attenta progettazione?) di &#8220;Mani Pulite&#8221; da una parte e delle stragi di mafia dall&#8217;altra. &#8220;C&#8217;è chi crede davvero nella lotta alla criminalità organizzata&#8221; &#8211; commenta il procuratore &#8211; &#8220;e chi ne parla per pura retorica&#8221;.</p>
<p>La mafia intreccia rapporti con la società e il potere, punta al controllo ma anche a confondersi, cercando di sfocare il confine tra sé stessa il mondo della società civile, per arrivare al punto di trasformarsi in “mafia-stato”. Il caso della scomparsa di Emanuela Orlandi è esemplare in questo, nel modo in cui le indagini hanno scoperchiato una realtà che coinvolgeva tutti i livelli della società, dalla chiesa ai servizi segreti, dalle stanze del potere alla banda della Magliana. Un mistero che proprio il prossimo sabato, il 22 giugno, compirà 30 anni. Ma Giancarlo Capaldo conclude con una nota di positività, “non voglio peccare di eccessivo ottimismo, ma credo che alla fine i processi porteranno alla spiegazione di questo segreto trentennale”.</p>
<p><b> </b></p>
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		<title>l&#8217;antimafia è arte, cultura, letteratura, colore</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 04:37:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Esserci a Lamezia &#8211; ha detto il direttore artistico di Trame, Gaetano Savatteri &#8211;  significa dire qualcosa anche se si sta in silenzio e partecipare significa comunicare, con il proprio corpo, con il proprio volto, da che parte si sta: dalla parte del diritto, della legalità, del futuro.” A Palazzo Nicotera è  stata presentata la terza edizione del Festival Trame, un&#8217;edizione che mostra la cultura dell&#8217;antimafia in tutte le sue sfaccettature: letteratura, arte, musica,cinema. Nel pomeriggio è cresciuto un &#8220;bosco di mani &#8220;di legno in un luogo dove spesso la &#8216;ndrangheta ha ucciso a Lamezia Terme, nelle &#8220;piscine&#8221; di Piazza del Mercato Vecchio, come viene chiamata  la fontana,  luogo di ritrovo dei giovani lametini. MANI IN ALTO, è il  titolo, volutamente  ironico, scelto da Chiara Rapaccini per la sua installazione realizzata con i ragazzi volontari di Trame con la collaborazione dell &#8216;Antiracket di Lamezia Terme. MANI IN ALTO è un messaggio forte, che sottolinea la volontà di bloccare la violenza e per sostenere il festival Trame, vero e proprio semaforo rosso al sud. &#8220;Lamezia è perfetta &#8211; ha detto Chiara Rapaccini &#8211; per questa installazione,  una città vivacissima ricca di giovani e molto più viva di molte cittadine del Nord, tanto che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;Esserci a Lamezia &#8211; ha detto il direttore artistico di Trame, <strong>Gaetano Savatteri</strong> &#8211;  significa dire qualcosa anche se si sta in silenzio e partecipare significa comunicare, con il proprio corpo, con il proprio volto, da che parte si sta: dalla parte del diritto, della legalità, del futuro.”</h3>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/inaugurazione-trame-savatte.jpg"><img class=" wp-image-5633 alignleft" alt="inaugurazione-trame-savatte" src="http://www.tramefestival.it/2013/festival/wp-content/uploads/2013/06/inaugurazione-trame-savatte-767x1024.jpg" width="322" height="430" /></a>A Palazzo Nicotera è  stata presentata la terza edizione del Festival Trame, un&#8217;edizione che mostra la cultura dell&#8217;antimafia in tutte le sue sfaccettature: letteratura, arte, musica,cinema.</p>
<p>Nel pomeriggio è <em>cresciuto </em>un &#8220;bosco di mani &#8220;di legno in un luogo dove spesso la &#8216;ndrangheta ha ucciso a Lamezia Terme, nelle &#8220;piscine&#8221; di Piazza del Mercato Vecchio, come viene chiamata  la fontana,  luogo di ritrovo dei giovani lametini. MANI IN ALTO, è il  titolo, volutamente  ironico, scelto da Chiara Rapaccini per la sua installazione realizzata con i ragazzi volontari di Trame con la collaborazione dell &#8216;Antiracket di Lamezia Terme. MANI IN ALTO è un messaggio forte, che sottolinea la volontà di bloccare la violenza e per sostenere il festival Trame, vero e proprio semaforo rosso al sud.</p>
<p><em>&#8220;Lamezia è perfetta</em> &#8211; ha detto Chiara Rapaccini &#8211; <em>per questa installazione,  una città vivacissima ricca di giovani e molto più viva di molte cittadine del Nord, tanto che viene da pensare che, proprio in realtà come queste dove si attraverso molte difficoltà,  si riescono a sviluppare sentimenti ancora più puri,una grande voglia di vivere e tanta creatività&#8221;. </em></p>
<p>All&#8217;inaugurazione di Palazzo Nicotera anche l&#8217;Assessore alla Cultura del Comune di Lamezia Terme, Giusy Crimi, ha commentato: &#8220;Il Comune di Lamezia è lieto di aver sostenuto Trame tramite i fondi Europei destinati alla cultura e la  dedica  alle donne da parte di Trame  rappresenta un concreto riconoscimento al ruolo fondamentale delle donne a tutti i livelli, sia di quelle che partecipano alla vita delle istituzioni  sia  delle donne  di mafia,  che spesso faticano ad intravedere possibilità diverse dal contesto nel quale sono cresciute e vissute.&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/rap-maniin-alto-lamezia-ter.jpg"><br />
</a></p>
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		<title>al via Trame.3 con mani in alto</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 14:07:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[aie]]></category>
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		<description><![CDATA[Parte domani, alle ore 16.30 con appuntamento a Palazzo Nicotera a Lamezia Terme,  “Trame.3”, primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie che viene inaugurato con “Mani in alto”, istallazione di Chiara Rapaccini realizzata con un gruppo di ragazzi di Lamezia e Catanzaro e con l’associazione Antiracket di Lamezia Terme. L’opera è un bosco di mani di legno che affollano una grande vasca al centro di Piazza Mazzini più volte palcoscenico di omicidi di ‘ndrangheta a Lamezia. Ma non è solo un festival di editoria, è la voce di un&#8217;Italia che non vuole stare in silenzio. Dal cuore della Calabria arriva la voglia di denuncia e di risveglio delle coscienze contro le mafie. Laboratori, spettacoli, letture, cinema e soprattutto incontri con gli autori coinvolti in prima persona nella lotta alle organizzazioni criminali nel nostro Paese, al Sud come al Nord. Esserci, a Lamezia, significa dire qualcosa- dichiara Gaetano Savatteri, direttore artistico del Festival Trame.3-  anche se si sta in silenzio. Partecipare a Trame significa dire, con il proprio corpo, con il proprio volto, da che parte si sta: dalla parte del diritto, della legalità, del futuro. L’Associazione Italiana Editori sostiene Trame con la massima convinzione &#8211; dice Fabio Del [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Parte domani, alle ore 16.30 con appuntamento a Palazzo Nicotera a Lamezia Terme,  “Trame.3”, primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie che viene inaugurato con “Mani in alto”, istallazione di Chiara Rapaccini realizzata con un gruppo di ragazzi di Lamezia e Catanzaro e con l’associazione Antiracket di Lamezia Terme.<span id="more-5598"></span></h3>
<p>L’opera è <em>un bosco di mani di legno</em> che affollano una grande vasca al centro di Piazza Mazzini più volte palcoscenico di omicidi di ‘ndrangheta a Lamezia. Ma non è solo un festival di editoria, è la voce di un&#8217;Italia che non vuole stare in silenzio. Dal cuore della Calabria arriva la voglia di denuncia e di risveglio delle coscienze contro le mafie. Laboratori, spettacoli, letture, cinema e soprattutto incontri con gli autori coinvolti in prima persona nella lotta alle organizzazioni criminali nel nostro Paese, al Sud come al Nord.</p>
<p><em>Esserci, a Lamezia, significa dire qualcosa</em>- dichiara <strong>Gaetano Savatteri</strong>, direttore artistico del Festival Trame.3-  <em>anche se si sta in silenzio. Partecipare a Trame significa dire, con il proprio corpo, con il proprio volto, da che parte si sta: dalla parte del diritto, della legalità, del futuro</em>.</p>
<p><em>L’Associazione Italiana Editori sostiene Trame con la massima convinzione</em> &#8211; dice <strong>Fabio Del Giudice</strong>, responsabile rapporti istituzionali dell’AIE-  <em>perché gli editori italiani hanno sempre rivendicato con forza, oltre all’essere imprenditori, la propria funzione socio-culturale. Non potevamo quindi non accompagnare un progetto come Trame che racchiude in se elementi fondamentali in questa ottica: la cultura antimafiosa, l’utilizzo dello strumento “libro” per la divulgazione di tale cultura e la localizzazione in un territorio fortemente bisognoso di iniziative di promozione della lettura in considerazione dei bassi indici culturali: l’Istat ci dice che in Calabria 7 persone su 10 che nell’ultimo anno non hanno mai aperto un libro</em>.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/foto.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5602" alt="volontari trame festival per mani in alto RAP" src="http://www.tramefestival.it/2013/festival/wp-content/uploads/2013/06/foto-1024x768.jpg" width="717" height="538" /></a></p>
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