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	<title>Trame 3 &#187; gianfrancesco turano | Trame 3</title>
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	<description>Ecco un altro sito Trame Festival Network</description>
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		<title>Giornalisti in cattedra: trame d&#8217;inchiesta</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Jul 2013 08:29:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[emiliano fittipaldi]]></category>
		<category><![CDATA[gianfrancesco turano]]></category>
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		<description><![CDATA[TRAME.3 festival è anche laboratorio d’inchiesta. Un workshop con nomi eccellenti del giornalismo italiano: Gianfrancesco Turano, Emiliano Fittipaldi e il reggino Giuseppe Baldassarro. Firme de l’Espresso i primi due, giornalista di “casa”, in forza a “Il Quotidiano”  e autore de “Il caso Fallara” (con Gianluca Ursini, Città del sole edizioni) il terzo. Chiarire a tanti giovani, con la voglia di sapere, come si costruisce un’inchiesta,  che può essere “bianca” o “nera”, conoscitiva o investigativa. L’inchiesta risponde principalmente alla quinta delle W sintetiche, utili a chi scrive per la sintesi di “un pezzo”. È lavoro di ricerca, con fattore curiosità,  ricerca instancabile del “perché” alcune cose accadono.  Un lavoro faticoso, ci spiegano, meticoloso e fatto spesso di isolamento e di silenzi e che prevede anche il rischio di ricevere un “no” perché si potrebbero intaccare rapporti “utili”, interessi,  per “chi” decide  se pubblicare o no quel lavoro che ti ha sottratto tempo e sonno. Rischi di una professione che esige passione e libertà. Esiste solo lo scrivere. Tu, i tuoi faldoni, i tuoi contatti e la tua inchiesta da portare avanti. La ricerca della verità e il filo sottile su cui viaggiano il codice dell’informazione e quello deontologico. Le regole e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>TRAME.3 festival è anche laboratorio d’inchiesta. Un workshop con nomi eccellenti del giornalismo italiano: Gianfrancesco Turano, Emiliano Fittipaldi e il reggino Giuseppe Baldassarro. Firme de l’Espresso i primi due, giornalista di “casa”, in forza a “Il Quotidiano”  e autore de “Il caso Fallara” (con Gianluca Ursini, Città del sole edizioni) il terzo.<span id="more-5958"></span></p>
<p>Chiarire a tanti giovani, con la voglia di sapere, come si costruisce un’inchiesta,  che può essere “bianca” o “nera”, conoscitiva o investigativa. L’inchiesta risponde principalmente alla quinta delle W sintetiche, utili a chi scrive per la sintesi di “un pezzo”. È lavoro di ricerca, con fattore curiosità,  ricerca instancabile del “perché” alcune cose accadono.  Un lavoro faticoso, ci spiegano, meticoloso e fatto spesso di isolamento e di silenzi e che prevede anche il rischio di ricevere un “no” perché si potrebbero intaccare rapporti “utili”, interessi,  per “chi” decide  se pubblicare o no quel lavoro che ti ha sottratto tempo e sonno. Rischi di una professione che esige passione e libertà.</p>
<p>Esiste solo lo scrivere. Tu, i tuoi faldoni, i tuoi contatti e la tua inchiesta da portare avanti. La ricerca della verità e il filo sottile su cui viaggiano il codice dell’informazione e quello deontologico. Le regole e il loro possibile infrangersi. I padroni e i compromessi.</p>
<p>Regole generali e territori. Nomi e notizie. Strategie e buco di notizia. Tutto il possibile dinamismo di un professione definita &#8220;quarto potere&#8221;. Giornate di studio che hanno chiarito la posizione di molti, che hanno rafforzato la curiosità implicita di chi vuole intraprendere questa professione e insegnato qualcosa in più a chi questo lavoro già lo svolge.</p>
<p>Trame d’inchiesta si è conclusa con una foto di gruppo, come si fa alla fine di un percorso scolastico che lascia il segno e di cui non si vuole dimenticare nulla. I volti insieme alle parole dette, faranno parte di una tappa indimenticabile del più ampio viaggio vissuto in Trame3festival.</p>
<p style="text-align: right">Maria Pia Tucci</p>
</blockquote>
<h4 style="text-align: left"><b><a title="Trame d’inchiesta" href="http://www.tramefestival.it/2013/trame-di-informazione/">Trame d&#8217;inchiesta</a> è il workshop di giornalismo investigativo  tenuto da Emiliano Fittipaldi e Gianfrancesco Turano durante i giorni del Festival Trame realizzando in collaborazione con l&#8217;Espresso.</b></h4>
<p>&nbsp;</p>

<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/07/02/giornalisti-in-cattedra-trame-dinchiesta/img_8922/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/07/IMG_8922-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Trame d&#039;Inchiesta - Workshop realizzato in collaborazione con l&#039;Espresso" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/07/02/giornalisti-in-cattedra-trame-dinchiesta/img_8923/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/07/IMG_8923-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Emiliano Fittipaldi" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/07/02/giornalisti-in-cattedra-trame-dinchiesta/img_8924/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/07/IMG_8924-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gianfrancesco Turano" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/07/02/giornalisti-in-cattedra-trame-dinchiesta/img_8929/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/07/IMG_8929-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="i partecipanti del workshop Trame d&#039;inchiesta" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/07/02/giornalisti-in-cattedra-trame-dinchiesta/img_8930-2/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/07/IMG_8930-2-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gianfrancesco Turano ed Emiliano Fittipaldi" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/07/02/giornalisti-in-cattedra-trame-dinchiesta/img_8932/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/07/IMG_8932-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gianfrancesco Turano ed Emiliano Fittipaldi" /></a>

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		<title>Storie di ordinaria resistenza</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 18:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[debora cartisano]]></category>
		<category><![CDATA[don pino de masi]]></category>
		<category><![CDATA[gaetano saffioti]]></category>
		<category><![CDATA[gianfrancesco turano]]></category>
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		<category><![CDATA[trame festival 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[Storie di ordinaria resistenza. Sono le storie di Gaetano Saffioti, Deborah Cartisano, don Pino De Masi, Stefania Grasso, Mario Congiusta, Liliana Carbone, Michele Luccisano. In una terra assediata dove solo dieci anni fa era impossibile anche solo pronunciare la parola ‘ndrangheta, oggi le parole la sconfiggono. Se ne parla. Si discute. Si scrive. Si racconta, con nomi e cognomi.  Sono gli imprenditori, i figli, le madri e i padri che da quella malapianta hanno mangiato i frutti amari che oggi sono i ribelli.  Giuseppe Trimarchi, giovane giornalista in terra di ‘ndrangheta, ne raccoglie le testimonianze e  traccia lo spartiacque di un tempo “muto”. Coordina l’incontro il giornalista de l’Espresso Gianfrancesco Turano, uno che di inchieste se ne intende, e nella giornata di apertura del festival dei libri contro le mafie, nello splendido ingresso di Palazzo Nicotera, è presente anche Debora Cartisano, figlia di Lollò Cartisano, fotografo di Bovalino sequestrato e ucciso negli anni in cui l’Aspromonte era la “banca” degli ‘ndranghetisti. Sono passati vent’anni e Deborah è un’instancabile “memoria parlante” di quel dolore . Lo racconta come un viaggio di dolore mai finito, ma con occhi limpidi e dolcezza. a lei viene chiesto il valore della scelta, “una battaglia civica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Storie di ordinaria resistenza. Sono le storie di Gaetano Saffioti, Deborah Cartisano, don Pino De Masi, Stefania Grasso, Mario Congiusta, Liliana Carbone, Michele Luccisano.<span id="more-5685"></span></h3>
<p>In una terra assediata dove solo dieci anni fa era impossibile anche solo pronunciare la parola ‘ndrangheta, oggi le parole la sconfiggono. Se ne parla. Si discute. Si scrive. Si racconta, con nomi e cognomi.  Sono gli imprenditori, i figli, le madri e i padri che da quella malapianta hanno mangiato i frutti amari che oggi sono i ribelli.  Giuseppe Trimarchi, giovane giornalista in terra di ‘ndrangheta, ne raccoglie le testimonianze e  traccia lo spartiacque di un tempo “muto”.</p>
<p>Coordina l’incontro il giornalista de l’Espresso Gianfrancesco Turano, uno che di inchieste se ne intende, e nella giornata di apertura del festival dei libri contro le mafie, nello splendido ingresso di Palazzo Nicotera, è presente anche Debora Cartisano, figlia di Lollò Cartisano, fotografo di Bovalino sequestrato e ucciso negli anni in cui l’Aspromonte era la “banca” degli ‘ndranghetisti. Sono passati vent’anni e Deborah è un’instancabile “memoria parlante” di quel dolore . Lo racconta come un viaggio di dolore mai finito, ma con occhi limpidi e dolcezza. a lei viene chiesto il valore della scelta, “una battaglia civica -dice- perché la conoscenza porti alla definitiva sconfitta di un fenomeno criminale che ha arrestato il progresso della nostra splendida terra”.</p>
<p>E poi c’è la testimonianza di Giovanni Stella, membro dell’associazione antiracket, è il simbolo del presente che dice no al pizzo, che testimonia, con la sua presenza le difficoltà di essere imprenditore in terra di ‘ndrangheta. Racconta, parla, pronuncia parole forti che sono segno di un territorio che nel tempo e con non poche difficoltà, sta segnando il passo e decidendo il cambiamento. “Perché ai giovani si deve lasciare il meglio, per loro si deve costruire un presente ed un futuro diverso”.</p>
<p>All’autore, a margine della presentazione,  abbiamo chiesto un luogo simboloin cui, idealmente e materialmente lascerebbe il suo libro. “In carcere- ha risposto- nei luoghi dove si sconta la pena per i reati commessi. Leggere il dolore provocato può essere una pena in più per chi è già condannato dalla giustizia”.</p>
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