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	<title>Trame 3 &#187; libri | Trame 3</title>
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	<description>Ecco un altro sito Trame Festival Network</description>
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		<title>i ringraziamenti del direttore Savatteri</title>
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		<pubDate>Thu, 27 Jun 2013 09:04:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[gaetano savatteri]]></category>
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		<description><![CDATA[Sapevo che era un’avventura difficile. Immaginavo che Trame.3 sarebbe stata una corsa in salita, ma non potevo prevedere che sarebbe stata una maratona così  entusiasmante e densa di emozioni, tanto che adesso, chiuso il sipario, già mi manca. Il ministro Bray, nella piazza di San Domenico, parafrasando JFK  ha detto: siamo tutti calabresi. Mi associo e preciso. Un amico mi ha promesso una maglietta con una scritta: vorrei essere di Lamezia Terme. La aspetto.  &#160; Ora vorrei scrivere qualcosa di più che un semplice grazie, ma per il momento è l’unica cosa che mi viene in mente. E dovrei fare i nomi di tanti, tantissimi, che sono stati indispensabili in questa terza edizione, ma invece risolvo con una sola parola collettiva:  grazie a Lamezia Terme e a tutti quelli che sono venuti, hanno scritto, hanno parlato, hanno partecipato, hanno collaborato, hanno aderito, hanno sostenuto e hanno criticato questo nostro/vostro festival. Volevo trovare le parole giuste: ho fatto un giro su Facebook, su twitter, nelle mia mail, sul mio telefono, tra le moltissime pagine della rassegna stampa di queste ultime settimane. E ho trovato le parole già scritte. Non faccio altro che riportarne alcune, perché raccontano quel che è successo a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p>Sapevo che era un’avventura difficile. Immaginavo che Trame.3 sarebbe stata una corsa in salita, ma non potevo prevedere che sarebbe stata una maratona così  entusiasmante e densa di emozioni, tanto che adesso, chiuso il sipario, già mi manca. Il ministro Bray, nella piazza di San Domenico, parafrasando JFK  ha detto: siamo tutti calabresi. Mi associo e preciso. Un amico mi ha promesso una maglietta con una scritta: vorrei essere di Lamezia Terme. La aspetto. <img title="Continua..." alt="" src="http://www.tramefestival.it/2013/festival/wp-includes/js/tinymce/plugins/wordpress/img/trans.gif" /></p></blockquote>
<p><span id="more-5867"></span></p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_9180.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-5874" alt="IMG_9180" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_9180.jpg" width="850" height="567" /></a></p>
<blockquote><p>&nbsp;</p>
<p>Ora vorrei scrivere qualcosa di più che un semplice grazie, ma per il momento è l’unica cosa che mi viene in mente. E dovrei fare i nomi di tanti, tantissimi, che sono stati indispensabili in questa terza edizione, ma invece risolvo con una sola parola collettiva:  grazie a Lamezia Terme e a tutti quelli che sono venuti, hanno scritto, hanno parlato, hanno partecipato, hanno collaborato, hanno aderito, hanno sostenuto e hanno criticato questo nostro/vostro festival.</p>
<p>Volevo trovare le parole giuste: ho fatto un giro su Facebook, su twitter, nelle mia mail, sul mio telefono, tra le moltissime pagine della rassegna stampa di queste ultime settimane. E ho trovato le parole già scritte. Non faccio altro che riportarne alcune, perché raccontano quel che è successo a Lamezia dal 19 al 23 giugno, nei giorni speciali di Trame.3.</p></blockquote>
<p><b><a href="https://www.facebook.com/giorgia.dirocco.35">Giorgia Di Rocco</a></b>. Il Festival più appassionante di sempre. Ho appena terminato la mia esperienza e già non vedo l&#8217;ora di tornare a far parte di un così bel progetto! Grazie a tutti!! [Facebook, 24 giugno 2013]</p>
<p><b></b><b><a href="https://www.facebook.com/mariagfay">Maria Grazia Wigman</a></b>. Quanto mi mancherà quest&#8217;anno TRAMEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE [Facebook,  20 giugno alle ore 0.31]</p>
<p><b>Gabriella Gallozzi</b>. Sono i giovani volontari di Trame, il piccolo grande festival dei libri sulle mafie che si è appena concluso a Lamezia Terme, con un’edizione numero tre ancora più combattiva e determinata a fare della cultura un’arma contro il silenzio, l’indifferenza e l’oppressione del potere mafioso. [L’Unità, 25 giugno 2013]</p>
<p><b></b><b>Gianluca Gambardella</b>. La meglio gioventù. I volontari…rispetto agli anni passati la loro presenza si è notata di più (e non solo perché a loro è stato dato il compito di presentare ogni incontro), anche nella fase precedente all’inizio stesso del festival quando hanno “sparso il verbo” di Trame nelle altre città calabresi [Lameziainforma.it, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Evelina Santangelo.</b>  E’ stato un piacere immenso unirmi a questa bellissima avventura [Sms, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Francesco Vitale.</b> Un festival magnifico [Sms, 24 giugno 2013]</p>
<p><a href="https://www.facebook.com/enrico.colajanni"><b>Enrico Colajann</b>i</a>. Una bella MANI&#8230;festazione [Facebook, 20 giugno 2013]</p>
<p><b><a href="https://www.facebook.com/piera.testa?hc_location=stream">Piera Testa</a></b>. Il festival di quest&#8217;anno l&#8217;ho sentito più vicino rispetto ai precedenti! Complimenti per l&#8217;organizzazione e gli ospiti [Facebook, 25 giugno 2013]</p>
<p><b><a href="https://www.facebook.com/lorenza.biava?hc_location=stream">Lorenza Fanny Biava</a>. </b>Quest&#8217;anno <a href="https://www.facebook.com/pages/TRAMEfestival/102561806497496?ref=stream&amp;directed_target_id=0">TRAME.festival</a> è ancora più bello (e social!) [Facebook, 20 giugno 2013]</p>
<p><b>Matteo Indice e Marco Grasso</b>. Trame è davvero uno squarcio di bellezza [Mail, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Federica Margaritora.</b> Proprio una bella edizione [Sms, 24 giugno 2016]</p>
<p><b>Carmine Abate</b>. Una bellissima serata [Mail, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Roberto Mistretta.</b> Ancora complimenti per il movimento culturale che avete messo in piedi [Sms, 22 giugno 2013]</p>
<p><b>Claudio Ramaccini</b>. E&#8217; stata una bellissima ed interessante esperienza. [Ufficio stampa Progetto San Francesco. Mail, 23 giugno 2013]</p>
<p><b>Mario Incudine.</b> Siamo stati benissimo. Grazie di averci dato questa opportunità e la gioia di stare con voi [Sms, 21 giugno 2013]</p>
<p><b>Corrado De Rosa.</b> Tutto perfetto, davvero [Mail, 23 giugno 2013]</p>
<p><b>Maria Arcieri</b>. In tre giorni abbiamo avuto la fortuna di seguire il workshop di giornalismo investigativo di Trame2. Docenti del corso: Emiliano Fittipaldi e Gianfracesco Turano, giornalisti d‘inchiesta del settimanale L’Espresso. Gli allievi, provenienti da diverse città d’Italia e di diverse età, hanno risposto all’occasione. [Il Lametino.it, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Filippo Veltri.</b> Lamezia torna così ad essere, per il terzo anno consecutivo, sede di un festival che poco ha da invidiare ai grandi eventi dei festival nazionali su altri grandi temi, come quelli di Perugia o di Mantova: grande partecipazione locale, ospiti di assoluto livello in un&#8217;operazione ardita e complessa. [Ansa, 21 giugno 2013]</p>
<p><b>Sanne de Boer</b>. Sarebbe giusto se @tramefestival sia ospitato anche in Olanda. A disposizione! [Twitter, 25 giugno 2013]</p>
<p><b>Gaetano Savatteri</b>. @tramefestival. La certezza di avere partecipato a qualcosa di importante [Twitter, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Giuseppe Di Piazza.</b> Un grande festival, per il grande impegno civile contro le mafie [Twitter , 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Massimo Bray.</b> Trame.3, il festival dei libri contro le mafie organizzato a Lamezia Terme, giunto alla terza edizione, si è affermato come un momento importante per la vita culturale e civile della Calabria e del Paese. [<a href="http://www.massimobray.it/">www.massimobray.it</a>, 24  giugno 2013]</p>
<p><b>Maristel Tagliaferro </b>@massimobray splendido il titolo del suo intervento a @tramefestival. “Questa terra diventerà bellissima”, c’è bisogno di tanta ispirazione [Twitter, 23 giugno 2013]</p>
<p><b>John Dickie.</b> Come negli anni passati, il festival e&#8217; stato un grande successo. Oggi stavamo parlando dell&#8217;idea di portare il festival a Londra. Una giornata dedicata ai libri sulle mafie. Forse potremmo coinvolgere anche l&#8217;Istituto Italiano di Cultura. [Mail, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Marino Sinibaldi.</b> C’è festival e festival: in Calabria mi sembra tutto più importante. Seguite gli appuntamenti di Trame a Lamezia. [Twitter, 21 giugno 2013]</p>
<p><b>Paola Di Gesu</b>. Programma pazzesco per #trame3. Peccato non poter essere con voi! Questa è la Calabria di cui vado fiera @tramefestival [Twitter, 22 giugno 2013]</p>
<p><b>Erika Rodighiero</b>. Serata stupenda…con tanto di libro e firma degli autori [Twitter, 22 giugno 2013]</p>
<p><b>Non firmato</b>. Cala quindi il sipario su quella che è divenuta una delle manifestazioni più significative, ed al tempo stesso discusse, del panorama culturale calabrese…. Trame 2013 può essere considerato un successo. [Il Quotidiano, 24 giugno 2013]</p>
<p><b>Nicola Gratteri</b>. Trame è una manifestazione importantissima perché permette agli esperti di approfondire, con la partecipazione del pubblico, i temi della criminalità. [Adnkronos, 18 giugno 2013]</p>
<p><b>Salvatore D’Elia.</b> Grande successo di pubblico e grande risonanza a livello nazionale. Impegno civile, entusiasmo, nuovi incontri e nuovi amici: questo e tanto altro è stato Trame3. [Lameziaclick.ti, 24 giugno 2013]</p>
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		<title>l&#8217;intervento del Ministro Massimo Bray a Lamezia Terme</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 13:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trame.3, il Festival dei libri contro le mafie organizzato a Lamezia Terme, giunto alla terza edizione, si è affermato come un momento importante per la vita culturale e civile della Calabria e del Paese; e importante l’edizione di quest’anno è anche per l’attenzione speciale riservata alle donne: a quelle donne cioè che, in vari ruoli, si sono impegnate nel contrasto e nella lotta alla criminalità organizzata. Si tratta di un segnale significativo, che si inserisce nel contesto di un’attenzione sempre crescente, anche da parte della politica, nei confronti del contributo specificamente femminile alle realtà migliori del nostro vivere associato. Il ruolo, importantissimo, che è proprio della letteratura, o più in generale della Cultura, in un ambito così complesso, difficile, spesso drammatico e talora purtroppo – come sappiamo – tragico quale è quello della lotta contro le mafie si declina a mio avviso in tre ambiti, che sono ben sintetizzati nel binomio programmatico del Festival Trame: “voglia di denuncia e di risveglio delle coscienze”. Il primo ambito è quello della divulgazione, cioè appunto della denuncia: non c’è bisogno di ricordare il successo di Gomorra per dimostrare che il contributo di un’opera di tipo autoriale e creativo, non importa se di saggistica [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p dir="ltr"><a href="http://www.tramefestival.it/2013/questa-terra-diventera-bellissima/" target="_blank">Trame</a>.3, il Festival dei libri contro le mafie organizzato a Lamezia Terme, giunto alla terza edizione, si è affermato come un momento importante per la vita culturale e civile della Calabria e del Paese; e importante l’edizione di quest’anno è anche per l’attenzione speciale riservata alle donne: a quelle donne cioè che, in vari ruoli, si sono impegnate nel contrasto e nella lotta alla criminalità organizzata. Si tratta di un segnale significativo, che si inserisce nel contesto di un’attenzione sempre crescente, anche da parte della politica, nei confronti del contributo specificamente femminile alle realtà migliori del nostro vivere associato.<span id="more-5861"></span></p>
<p dir="ltr">Il ruolo, importantissimo, che è proprio della letteratura, o più in generale della Cultura, in un ambito così complesso, difficile, spesso drammatico e talora purtroppo – come sappiamo – tragico quale è quello della lotta contro le mafie si declina a mio avviso in tre ambiti, che sono ben sintetizzati nel binomio programmatico del Festival Trame: “voglia di denuncia e di risveglio delle coscienze”.</p>
<p dir="ltr">Il primo ambito è quello della divulgazione, cioè appunto della denuncia: non c’è bisogno di ricordare il successo di Gomorra per dimostrare che il contributo di un’opera di tipo autoriale e creativo, non importa se di saggistica o di narrativa, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica nazionale può essere altrettanto decisivo, e talora forse più efficacemente incisivo, di quello – che certamente viene prima e resta ovviamente imprescindibile – dei mezzi e dei canali più propriamente informativi.</p>
<p>Il secondo ambito è quello che vorrei definire critico-conoscitivo: l’apporto della riflessione critica o della rielaborazione artistica resta fondamentale per quel “risveglio delle coscienze” che è giustamente l’obiettivo di questa come di ogni iniziativa culturale che abbia per oggetto il tema delle mafie, e si ponga quindi anche il problema del contrasto alla percezione di esse, all’interno così come all’esterno delle zone che ne sono maggiormente coinvolte, come qualcosa di connaturato a quelle realtà o comunque di impossibile da sradicare.</p>
<p dir="ltr">Il terzo ambito, infine, è quello propriamente formativo, in riferimento a quelle ‘coscienze’ che ancora non hanno bisogno di essere ‘risvegliate’, ma che devono imparare a riconoscere fin dal loro formarsi un orizzonte diverso: e anche in questo ambito la forza della letteratura, o più in generale dell’espressione artistica, può non certo sostituire, ma estendere e amplificare in misura significativa l’azione dei mezzi di informazione.</p>
<p dir="ltr">Come ho già accennato, non è un ruolo che riguardi esclusivamente la produzione letteraria, sia essa di taglio saggistico o narrativo: assai opportunamente l’edizione di quest’anno del Festival Trame apre all’arte, al teatro, alla musica, al cinema, ma anche alla televisione (non occorre certo ricordare qui ciò che ha significato, soprattutto i primi anni, uno sceneggiato come La piovra nel creare una sensibilità verso questi temi presso un pubblico molto più ampio di quello cosiddetto ‘acculturato’): in questo senso credo che si possa parlare, come auspicio, di una alleanza delle culture, ognuna con il proprio apporto specifico dal punto di vista delle forme della comunicazione, contro la criminalità organizzata.</p>
<p dir="ltr">Un’alleanza in vista di un riscatto, di un rinnovamento, di un risveglio: è il tema di cui si parla nell’incontro di oggi, dedicato al “futuro” e alla “speranza”, sotto il segno della frase che tutti ricordiamo, quasi un testamento spirituale affidato da Paolo Borsellino a Rosaria Schifani, vedova di una delle vittime della strage di Capaci: “Non bisogna abbandonare la Sicilia perché questa terra diventerà bellissima”. Fare sì che questa profezia si realizzi è compito delle istituzioni, della politica e della società civile; ma è compito anche della Cultura, vale a dire di tutti quegli intellettuali che abbiano gli strumenti, le competenze e la determinazione per offrire un loro specifico, importante contributo a questa causa decisiva per il futuro del nostro Paese.</p>
</blockquote>
<p dir="ltr"><strong>[questo post è tratto dall&#8217;intervento dal<a href="http://www.massimobray.it/" target="_blank"> blog </a>del ministro Massimo Bray e raccoglie il suo intervento, pronunciato nel corso della serata conclusiva dell&#8217;Edizione 2013 del Festival Trame]</strong></p>
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		<title>Quando la ‘ndrangheta emigrava al nord nell’omertà generale</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 11:01:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[buccinasco]]></category>
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		<category><![CDATA[Nando Dalla Chiesa]]></category>
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		<description><![CDATA[Se qualcuno sosteneva ancora che la mafia, la camorra o la ‘ndrangheta fossero radicate esclusivamente nelle regioni del sud come Calabria, Sicilia e Campania con questo libro dovrà per forza di cose ricredersi.  Nel cortile del Palazzo Nicotera, Nando della Chiesa, autore del volume “Buccinasco” presentato nella serata di ieri a Trame, ha fatto cadere tanti di quei luoghi comuni che continuano a voler relegare la mafia solo in quelle regioni meridionali d’Italia, salvando il nord dal contagio mafioso, facendo cadere quel pregiudizio etnico che vuole il nord ed il suo popolo siano salvi dalle cosiddette infiltrazioni mafiose. Il libro, edito dalla casa editrice Einaudi, ha infatti il merito di rompere quel muro di omertà fatto di approssimazioni, connivenze ed incredulità che non vuole accorgersi di quella colonizzazione scientifica iniziata già negli anni ’60, che ha portato parte della mafia calabrese al nord, principalmente tra la Lombardia e il Piemonte, dove intere famiglie mafiose si sono insediate portando con se tutto il bagaglio, la struttura, il metodo, le collusioni e gli affari tipici subcultura ‘ndranghetista. Buccinasco, la Platì del nord, da piccolo centro abitato è divenuto uno dei maggiori centri della ‘ndrangheta al nord, dove per anni ha agito indisturbato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Se qualcuno sosteneva ancora che la mafia, la camorra o la ‘ndrangheta fossero radicate esclusivamente nelle regioni del sud come Calabria, Sicilia e Campania con questo libro dovrà per forza di cose ricredersi. <span id="more-5669"></span></h3>
<p>Nel cortile del Palazzo Nicotera, Nando della Chiesa, autore del volume “Buccinasco” presentato nella serata di ieri a Trame, ha fatto cadere tanti di quei luoghi comuni che continuano a voler relegare la mafia solo in quelle regioni meridionali d’Italia, salvando il nord dal contagio mafioso, facendo cadere quel pregiudizio etnico che vuole il nord ed il suo popolo siano salvi dalle cosiddette infiltrazioni mafiose. Il libro, edito dalla casa editrice Einaudi, ha infatti il merito di rompere quel muro di omertà fatto di approssimazioni, connivenze ed incredulità che non vuole accorgersi di quella colonizzazione scientifica iniziata già negli anni ’60, che ha portato parte della mafia calabrese al nord, principalmente tra la Lombardia e il Piemonte, dove intere famiglie mafiose si sono insediate portando con se tutto il bagaglio, la struttura, il metodo, le collusioni e gli affari tipici subcultura ‘ndranghetista.<br />
Buccinasco, la Platì del nord, da piccolo centro abitato è divenuto uno dei maggiori centri della ‘ndrangheta al nord, dove per anni ha agito indisturbato anche il boss Antonio Papalia, considerato uno dei maggiori esponenti dei clan della zona. Sequestri di persona, spaccio di stupefacenti, assalti armati a caserme dei carabinieri, fino a divenire quella mafia finanziaria che ha come obiettivo quello di radicare gli affari di famiglia nella gestione di imprese legate al mondo dell’edilizia. A Buccinasco tra gli anni ’70 e gli anni ’80 non ci sono state infiltrazioni mafiose ma bensì esisteva una stabilità mafiosa che ha continuato ad operare quasi indisturbata per anni. E’ infatti del 2011 la notizia dell’arresto del sindaco di allora, Loris Cereda, che finì in manette per corruzione, falso in atto pubblico e tangenti.<br />
Il libro di Dalla Chiesa, presentato dal magistrato Michele Prestipino e dal giornalista Attilio Bolzoni e scritto in collaborazione con la ricercatrice Martina Panzarasa, ha subito numerose critiche ed attacchi anche dallo stesso comune della cittadina in provincia di Milano di cui si raccontano le vicende. Una campagna diffamatoria apparsa addirittura sulla home page del sito del comune, che nonostante prove, arresti ed una storia di chiare migrazioni mafiose, che non lascia nulla al caso, continua a dipingere il civilissimo nord come un luogo esente dalla mafia.</p>
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		<title>storia dei ragazzi d’onore di Gela divenuti “re del nulla”</title>
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		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 08:50:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[baby killer]]></category>
		<category><![CDATA[bianca stancanelli]]></category>
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		<category><![CDATA[trame festival 2013]]></category>

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		<description><![CDATA[Il libro di Giuseppe Ardica, edito da Marsilio Editore, è il primo libro presentato durante la giornata inaugurale di Trame a Lamezia Terme, nell’accogliente cornice del Chiostro di San Domenico. Raccontato da Renzo Caponetti, dell’Ass. Antiracket di Gela, affiancato dalla giornalista Bianca Stancanelli, il volume narra le vicende di un gruppo di ragazzini di Gela, considerata tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta la città della mafia, che vivevano in una zona da tutti conosciuta come il Bronx, in un enorme disagio sociale e familiare. Renzo Caponetti, testimone diretto di quegli anni anche grazie alla sua intesa attività anti racket culminata del 2004 con la costituzione della locale Ass. Antiracket, ha contribuito a spiegare come si muovevano i piccoli “re del nulla”. Tutti tra i tredici e i sedici anni, spietati killer che giravano 24 ore su 24 armati per il comune siciliano, assoldati da coloro che volevano fare la guerra a Cosa Nostra. In poco tempo divennero, infatti, il braccio armato della Stidda, di quei pastori che volevano impadronirsi della parte meridionale dell’isola, contribuendo con i loro violentissimi assassini a far crescere a dismisura il potere dell’organizzazione criminale che fino ad allora si era dovuta [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Calibri">Il libro di Giuseppe Ardica, edito da Marsilio Editore, è il primo libro presentato durante la giornata inaugurale di Trame a Lamezia Terme, nell’accogliente cornice del Chiostro di San Domenico. Raccontato da Renzo Caponetti, dell’Ass. Antiracket di Gela, affiancato dalla giornalista Bianca Stancanelli, il volume narra le vicende di un gruppo di ragazzini di Gela, considerata tra la fine degli anni ottanta e l’inizio degli anni novanta la città della mafia, che vivevano in una zona da tutti conosciuta come il Bronx, in un enorme disagio sociale e familiare.</span></span></h3>
<p><span id="more-5663"></span></p>
<p><span style="font-size: medium"><span style="font-family: Calibri">Renzo Caponetti, testimone diretto di quegli anni anche grazie alla sua intesa attività anti racket culminata del 2004 con la costituzione della locale Ass. Antiracket, ha contribuito a spiegare come si muovevano i piccoli “re del nulla”. Tutti tra i tredici e i sedici anni, spietati killer che giravano 24 ore su 24 armati per il comune siciliano, assoldati da coloro che volevano fare la guerra a Cosa Nostra. In poco tempo divennero, infatti, il braccio armato della Stidda, di quei pastori che volevano impadronirsi della parte meridionale dell’isola, contribuendo con i loro violentissimi assassini a far crescere a dismisura il potere dell’organizzazione criminale che fino ad allora si era dovuta sottomettere ai capi storici della mafia siciliana. Chi avrebbe pensato che un ragazzino di tredici anni potesse essere un killer semi professionista della mafia? Una copertura perfetta che produsse più di 140 morti in quel periodo. Per ogni omicidio i baby killer ricevevano un premio pari a 500 mila lire, più vestiti, rispetto ed un presunto quanto mai inutile onore. Divennero della macchine per uccidere e lo facevano in modo spietato e quasi inimmaginabile. Alla presentazione del libro si sono alternati i momenti in cui Caponetti ha raccontato come sia cambiata la città di Gela negli ultimi 20 anni, in particolare da quando il 10 novembre 1992 venne assassinato Giordano Gaetano un commerciante locale la cui uccisione venne sorteggiata quasi per caso dai mafiosi dell’epoca. Il delitto venne compiuto da un killer con la faccia da bambino e il sorriso da innocente, così come riportano le cronache di allora. Dietro quel sorriso si nascondeva la vita rubata di un ragazzino a cui era stato insegnato ad uccidere piuttosto che a leggere. Dietro quel delitto c’era un semplice e determinato no, un no dettato dalla voglia di non piegarsi e sottomettersi al pagamento del pizzo. Un no che ha contribuito a dare la forza a tanti uomini, donne e ragazzini di Gela a trasformare la loro città, a ribellarsi e a posizionare all’ingresso della cittadina siciliana un cartello di benvenuto con una scritta chiara e precisa “Gela, città derackhettizata”.</span></span></p>
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		<title>un giudice nel far west della &#8216;ndrangheta</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 12:00:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Storia di un giudice nel Far West della &#8216;ndrangheta&#8221; del magistrato Francesco Cascini, presentato oggi dall&#8217;autore insieme a Francesca Chirico a Palazzo Panariti, è prima di tutto un diario personale quello dello stesso magistrato che inviato a Locri incontra e si confronta un po&#8217; come &#8220;un ragazzo sprovveduto&#8221; la &#8216;ndrangheta. È un libro che parla della Calabria letta anche attraverso le vicende personali di Cascini ma non limitandosi ad esse. Una Calabria e una Locride in cui spesso manca la speranza che ha lasciato il posto all&#8217;indifferenza e alla rassegnazione. Metafora di una terra senza alcuna regola quella contenuta nel titolo del libro che paragona la Locride al far west. Proprio nella locride è più importante che altrove far rispettare le regole. Le &#8216;ndrine – spesso affiancate da altre forme di criminalità &#8211; presenti sul territorio ricorda il magistrato sono sei, le persone che gravitano intorno alla &#8216;ndrangheta invece sono 5 mila. 5 mila persone che hanno diritto di voto e svolgono un ruolo fondamentale nella vita della comunità locale, ricoprendo posizioni di potere all&#8217;interno della comunità che permette loro di condizionare la comunità nel bene e nel male. L&#8217;ospedale di Locri, conclude il giudice, &#8220;va commissariato da Roma non [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>&#8220;Storia di un giudice nel Far West della &#8216;ndrangheta&#8221; del magistrato Francesco Cascini, presentato oggi dall&#8217;autore insieme a Francesca Chirico a Palazzo Panariti, è prima di tutto un diario personale quello dello stesso magistrato che inviato a Locri incontra e si confronta un po&#8217; come &#8220;un ragazzo sprovveduto&#8221; la &#8216;ndrangheta.</h3>
<p><span id="more-4598"></span>È un libro che parla della Calabria letta anche attraverso le vicende personali di Cascini ma non limitandosi ad esse. Una Calabria e una Locride in cui spesso manca la speranza che ha lasciato il posto all&#8217;indifferenza e alla rassegnazione. Metafora di una terra senza alcuna regola quella contenuta nel titolo del libro che paragona la Locride al far west. Proprio nella locride è più importante che altrove far rispettare le regole. Le &#8216;ndrine – spesso affiancate da altre forme di criminalità &#8211; presenti sul territorio ricorda il magistrato sono sei, le persone che gravitano intorno alla &#8216;ndrangheta invece sono 5 mila. 5 mila persone che hanno diritto di voto e svolgono un ruolo fondamentale nella vita della comunità locale, ricoprendo posizioni di potere all&#8217;interno della comunità che permette loro di condizionare la comunità nel bene e nel male. L&#8217;ospedale di Locri, conclude il giudice, &#8220;va commissariato da Roma non è possibile farlo dalla Calabria. Non è colpa del singolo è il sistema che non è governabile sul posto ma bisogna avere la serietà di dire come stanno le cose&#8221;.</p>
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		<title>il male del Nord Italia: la quinta mafia</title>
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		<pubDate>Sun, 24 Jun 2012 10:05:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Quale male si annida nel Nord Italia, da sempre ritenuto modello di legalità? E chi gliel’ha portato? Il libro di Marta Chiavari, La quinta mafia. Come e perché la mafia al Nord è fatta anche da uomini del Nord, presentato ieri sera a palazzo Panariti, risponde proprio a queste domande sfatando i falsi miti di un fenomeno mafioso infiltrato in Lombardia perché trapiantato da uomini del Sud, principalmente calabresi. “Se è vero che c’è stato un momento iniziale di infiltrazione – ha spiegato l’autrice grazie alle domande poste da Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna e conversando con il sindacalista Alessandro De Lisi – adesso siamo ben oltre. Il fenomeno mafioso al Nord c’è perché gli imprenditori scelgono di privilegiarlo per convenienza e attecchisce proprio in quel territorio perché forte è il motivo economico. Gli imprenditori hanno capito che è facile ottenere potere, inserirsi nel mondo sano attraverso il metodo mafioso”. La Pellegrini ha sottolineato la difficoltà da parte delle nuove generazioni di riconoscere luoghi e personaggi della mafia nel contesto lombardo, che lungi dall’essere calabresi trapianti, sono uomini che la politica agevola nel matching tra ‘ndrangheta e imprenditoria. Una ‘ndrangheta che se non ammazza, induce al suicidio, dando vita [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Quale male si annida nel Nord Italia, da sempre ritenuto modello di legalità? E chi gliel’ha portato?</h3>
<p style="text-align: justify">Il libro di Marta Chiavari, <em>La quinta mafia. Come e perché la mafia al Nord è fatta anche da uomini del Nord</em>, presentato ieri sera a palazzo Panariti, risponde proprio a queste domande sfatando i falsi miti di un fenomeno mafioso infiltrato in Lombardia perché trapiantato da uomini del Sud, principalmente calabresi. <span id="more-4605"></span><em>“Se è vero che c’è stato un momento iniziale di infiltrazione</em> – ha spiegato l’autrice grazie alle domande poste da Stefania Pellegrini, docente dell’Università di Bologna e conversando con il sindacalista Alessandro De Lisi –<em> adesso siamo ben oltre. Il fenomeno mafioso al Nord c’è perché gli imprenditori scelgono di privilegiarlo per convenienza e attecchisce proprio in quel territorio perché forte è il motivo economico. Gli imprenditori hanno capito che è facile ottenere potere, inserirsi nel mondo sano attraverso il metodo mafioso”</em>.</p>
<p style="text-align: justify">La Pellegrini ha sottolineato la difficoltà da parte delle nuove generazioni di riconoscere luoghi e personaggi della mafia nel contesto lombardo, che lungi dall’essere calabresi trapianti, sono uomini che la politica agevola nel matching tra ‘ndrangheta e imprenditoria. Una ‘ndrangheta che se non ammazza, induce al suicidio, dando vita a un nuovo filone mafioso, con le sue specificità ma allo stesso tempo con le strategie per essere debellato.</p>
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		<title>trame di memoria: il successo di Torino</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 13:13:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[4 incontri, migliaia di persone sedute ad ascoltare le testimonianze portate dagli ospiti di Trame di Memoria. Un successo unico quello degli eventi proposti in occasione del Salone del Libro di Torino. Coordinati da Lirio Abbate tantissimi ospiti e testimonianze per il grande pubblico dell&#8217;evento Torinese. Grazie a chi è venuto al salone del Libro di Torino ed ha seguito almeno uno dei quattro incontri di &#8220;Trame di memoria&#8221; affollando le sale in cui siamo stati a parlare. Grazie per aver ricordato con noi Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Grazie per il lungo, caloroso, interminabile appaluso delle mille persone che l&#8217;ultima sera ci ha salutato. L&#8217;etica è la ricerca di ciò che ci rende autentici, chiama in causa l&#8217;integrità della nostra vita, la nostra responsabilità. Perché l&#8217;etica è nutrimento della democrazia. Si prova disgusto quando, nonostante il sacrificio di vite, viene derisa la legalità e la giustizia. L’Italia ha bisogno di recuperare la memoria e la cultura è uno degli strumenti, se non il principale, che può farlo. C’è bisogno di aria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>4 incontri, migliaia di persone sedute ad ascoltare le testimonianze portate dagli ospiti di Trame di Memoria. Un successo unico quello degli eventi proposti in occasione del Salone del Libro di Torino. Coordinati da Lirio Abbate tantissimi ospiti e testimonianze per il grande pubblico dell&#8217;evento Torinese.<span id="more-2430"></span></p>
<blockquote><p>Grazie a chi è venuto al salone del Libro di Torino ed ha seguito almeno uno dei quattro incontri di &#8220;Trame di memoria&#8221; affollando le sale in cui siamo stati a parlare. Grazie per aver ricordato con noi Carlo Alberto Dalla Chiesa, Pio La Torre, Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Paolo Borsellino, Antonio Montinaro, Vito Schifani, Rocco Di Cillo, Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina. Grazie per il lungo, caloroso, interminabile appaluso delle mille persone che l&#8217;ultima sera ci ha salutato.</p>
<p>L&#8217;etica è la ricerca di ciò che ci rende autentici, chiama in causa l&#8217;integrità della nostra vita, la nostra responsabilità. Perché l&#8217;etica è nutrimento della democrazia. Si prova disgusto quando, nonostante il sacrificio di vite, viene derisa la legalità e la giustizia. L’Italia ha bisogno di recuperare la memoria e la cultura è uno degli strumenti, se non il principale, che può farlo. C’è bisogno di aria fresca, di aprire porte e finestre, di rileggere la nostra storia. Un Paese senza passato è condannato a non avere un futuro.</p>
<p>Lirio Abbate, Torino 12 maggio 2012</p></blockquote>
<p>Trame di Memoria è stato reso possibile grazie a: Fondazione Trame, Comune di Lamezia Terme, AIE &#8211; Associazione Italiana Editori, Salone del Libro di Torino e Circolo dei Lettori.</p>
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		<title>Francesco Forgione</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Apr 2011 15:12:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Francesco Forgione politico, scrittore e giornalista, insegna Storia e Sociologia delle organizzazioni criminali all’Università degli Studi de L’Aquila. Ha pubblicato diversi volumi. Ricordiamo tra questi Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica, Editori Riuniti, 2004 e ’Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo. La relazione della Commissione Parlamentare Antimafia, per Bcde, 2008, tradotto in diversi paesi.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Francesco Forgione</strong> politico, scrittore e giornalista, insegna Storia e Sociologia delle organizzazioni criminali all’Università degli Studi de L’Aquila. Ha pubblicato diversi volumi. Ricordiamo tra questi <em>Amici come prima. Storie di mafia e politica nella Seconda Repubblica,</em> Editori Riuniti, 2004 e<em> ’Ndrangheta. Boss luoghi e affari della mafia più potente al mondo. La relazione della Commissione Parlamentare Antimafia</em>, per Bcde, 2008, tradotto in diversi paesi.</p>
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		<title>Enzo Iacopino</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Apr 2011 13:29:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Enzo Iacopino è presidente dell’Odg dal giugno 2010. Giornalista dal 1971, ha lavorato per quotidiani e periodici, occupandosi di giudiziaria, terrorismo e informazione politica. Ha seguito per Il Giorno i presidenti della Repubblica Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro ed è stato per dieci anni capo della redazione romana de Il Mattino, chiamato a tale incarico da Sergio Zavoli.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Enzo Iacopino </strong>è presidente dell’Odg dal giugno 2010. Giornalista dal 1971, ha lavorato per quotidiani e periodici, occupandosi di giudiziaria, terrorismo e informazione politica. Ha seguito per Il Giorno i presidenti della Repubblica Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro ed è stato per dieci anni capo della redazione romana de Il Mattino, chiamato a tale incarico da Sergio Zavoli.</p>
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		<title>Manuela Iatì</title>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 15:07:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Manuela Iatì è giornalista professionista, da cinque anni è il volto della Calabria per Sky tg24. A maggio 2010 ha pubblicato Avvelenati (Città del Sole Edizioni), libro inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi scritto con Giuseppe Baldessarro. Ha vinto diversi premi giornalistici.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Manuela Iatì</strong> è giornalista professionista, da cinque anni è il volto della Calabria per Sky tg24. A maggio 2010 ha pubblicato <em>Avvelenati</em> (Città del Sole Edizioni), libro inchiesta sul traffico internazionale di rifiuti tossici e radioattivi scritto con Giuseppe Baldessarro. Ha vinto diversi premi giornalistici.</p>
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