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	<title>Trame 3 &#187; mafia | Trame 3</title>
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		<title>Le mafie dalla A alla Z</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2013 13:54:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[enciclopedia mafie]]></category>
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		<description><![CDATA[È stato un incontro affollato e partecipato quello per la presentazione del Dizionario enciclopedico delle mafie al Trame Festival 2013. A presenziare c’erano l’autore principale, Claudio Camarca, e alcuni rappresentanti dei 74 co-autori: il magistrato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto al tribunale di Reggio Calabria, il giornalista Giuseppe Baldessarro e lo storico e scrittore Isaia Sales, uno dei più grandi studiosi di mafie in Italia. Si tratta di 4700 voci, figlie del lavoro di analisi della magistratura, 110 punti aggiuntivi di approfondimento, 5000 nomi e cognomi di criminali sistematicamente collocati. Ma ci sono anche le personalità che questi criminali li hanno combattuti oltre che le centinaia di vittime accertate.  Viene definita un’opera enciclopedica adatta a tutti. È per gli esperti che trattano il tema come magistrati, forze dell’ordine o giornalisti &#8211; “ne ho una copia in redazione accanto al mio computer” – confida uno degli autori, Giuseppe Baldessaro. È per chi non sa nulla di mafie e vuole cominciare ad avvicinarsi all’argomento, perché è scritto in maniera semplice e comprensibile. È adatto anche, infine, a chi ne sa qualcosa ma vorrebbe approfondire. Troppo spesso per spiegare le mafie vengono oggi utilizzati luoghi comuni o inesattezze, ma per comprenderle profondamente è necessario [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>È stato un incontro affollato e partecipato quello per la presentazione del <i>Dizionario enciclopedico delle mafie</i> al Trame Festival 2013. A presenziare c’erano l’autore principale, Claudio Camarca, e alcuni rappresentanti dei 74 co-autori: il magistrato Nicola Gratteri, procuratore aggiunto al tribunale di Reggio Calabria, il giornalista Giuseppe Baldessarro e lo storico e scrittore Isaia Sales, uno dei più grandi studiosi di mafie in Italia.<span id="more-5877"></span></h3>
<p>Si tratta di 4700 voci, figlie del lavoro di analisi della magistratura, 110 punti aggiuntivi di approfondimento, 5000 nomi e cognomi di criminali sistematicamente collocati. Ma ci sono anche le personalità che questi criminali li hanno combattuti oltre che le centinaia di vittime accertate.  Viene definita un’opera enciclopedica adatta a tutti. È per gli esperti che trattano il tema come magistrati, forze dell’ordine o giornalisti &#8211; “ne ho una copia in redazione accanto al mio computer” – confida uno degli autori, Giuseppe Baldessaro. È per chi non sa nulla di mafie e vuole cominciare ad avvicinarsi all’argomento, perché è scritto in maniera semplice e comprensibile. È adatto anche, infine, a chi ne sa qualcosa ma vorrebbe approfondire.</p>
<p>Troppo spesso per spiegare le mafie vengono oggi utilizzati luoghi comuni o inesattezze, ma per comprenderle profondamente è necessario ripartire dalle domande più banali. “Cosa sono le mafie e da che nascono?”, si è chiesto dunque il professor Isaia Sales. Le mafie sono un fenomeno spiegabile storicamente ma laddove non si riesce a risolvere un problema la colpa viene spesso attribuita alle vittime del problema stesso. Questo è stato fatto e si fa ancora oggi, quando si dice che le mafie sono un fenomeno culturale, legato &#8211; ad esempio &#8211;  alla mancanza di senso civico degli abitanti di una zona particolare. Ma le mafie al nord allora, come si spiegherebbero? La mafia invece è storia, e riguarda l’Italia tutta. Deriva dal successo della violenza privata, un successo garantito dal proliferare di relazioni con il potere e con le classi dirigenti che non hanno contrastato ma al contrario sfruttato l’utilità di questa violenza privata. In sostanza ha proliferato dove è riuscita a farsi  Stato, per questo – spiega Sales &#8211; in molti altri paesi la criminalità non è diventata mafia. Certo dobbiamo interrogarci quotidianamente sul nostro comportamento, su quanto le nostre azioni possano influire o meno sul rafforzamento del potere mafioso. Così nelle parole dell’autore principale, Claudio Camarca, “questa è una guerra che ci riguarda tutti, non possiamo lasciare che persone come Nicola Gratteri combattano in prima linea da sole.&#8221;</p>
<p>Quello che è successo con la &#8216;ndrangheta calabrese è clamaroso, &#8220;chi si prenderà la responsabilità&#8221; &#8211; si chiede Gratteri &#8211; &#8220;di aver sottovalutato il fenomeno che ha portato alla deriva questa regione?&#8221;. Il grande rafforzamento delle cosche calabresi, continua a spiegare il magistrato, si ebbe in uno dei periodi più drammatici della storia della Calabria, quello dei sequestri di persona. Tempi bui che non hanno mai ricevuto l&#8217;attenzione sistematica che meritavano né dalla politica né dai media. I soldi dei riscatti che venivano da quei rapimenti servirono per comprare la droga da Cosa Nostra e quando il mercato dell&#8217;eroina venne saturato in Italia, la &#8216;ndrangheta era già abbastanza potente per potersi immettere nelle operazioni commerciali del narco-traffico sudamericano. La conquista di fette di mercato internazionale ha ingigantito il potere delle cosche con il benestare delle classi dirigenti. Nella grande opera enciclopedica mancano i nomi di tutti quelli che con il proprio consenso politico o economico ai criminali ne hanno garantito e protetto gli interessi ma, come viene spiegato, &#8220;questa è un&#8217;opera scientifica e non potevamo scrivere tutto quello che sappiamo ma solo ciò che possiamo dimostrare.&#8221;</p>
<p>A conclusione dell&#8217;incontro il pensiero va alle vittime di mafia non riconosciute tali a livello legale, persone che hanno fatto resistenza pagando con la vita. Nomi che dimostrano che &#8211; nonostante tutto &#8211; la vera resistenza alla mafia si fa soprattutto al Sud.</p>

<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/26/le-mafie-dalla-a-alla-z/img_9670/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_9670-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Le mafie dalla A alla Z Claudio Camarca, Nicola Gratteri, Giuseppe Baldessarro, Isaia Sales e Luciano Scalettari" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/26/le-mafie-dalla-a-alla-z/le-mafie-dalla-a-alla-z/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/le-mafie-dalla-A-alla-Z-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="le-mafie--dalla-A-alla-Z" /></a>
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		<title>La nostra guerra non è mai finita</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 20:22:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nei media nazionali non se ne parla ma c’è una parte d’Italia oscurata in cui da anni si combatte una guerra che ha fatto migliaia di morti. È la Calabria di Giovanni Tizian che nel libro “La nostra guerra non è mai finita” intreccia la sua storia personale a quella di una terra martoriata. Bovalino è il paese di origine del giovane giornalista, un piccolo comune nella provincia di Reggio Calabria. In questa terra, la Locride, tra gli anni ’80 e ’90, la stagione dei sequestri ha seminato il terrore. “Da piccolo anche quando giocavo davanti casa, mia madre veniva a prendermi prima che facesse sera” – racconta il giornalista – “per rispettare un coprifuoco che eravamo stati costretti ad autoimporci.” Ma giornali e tv non ne parlavano, a meno che il rapito di turno non fosse un imprenditore di Milano o di Varese, mentre il farmacista o il dottore scomparsi a Bovalino e in altri paesi non facevano notizia. Ancora oggi l’attenzione è molto bassa, e mentre l’informazione guarda altrove la ‘ndrangheta cresce e diventa sempre più potente. “Credo che un indizio importante del disinteresse che colpisce la Calabria”, considera Tizian, “si può notare anche nell’assenza sul posto di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Nei media nazionali non se ne parla ma c’è una parte d’Italia oscurata in cui da anni si combatte una guerra che ha fatto migliaia di morti. È la Calabria di Giovanni Tizian che nel libro “<i>La nostra guerra non è mai finita</i>” intreccia la sua storia personale a quella di una terra martoriata.<span id="more-5822"></span></h3>
<div id="attachment_5827" style="width: 310px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_9377.jpg"><img class="size-medium wp-image-5827" alt="Pif &quot;il testimone&quot;" src="http://www.tramefestival.it/2013/festival/wp-content/uploads/2013/06/IMG_9377-300x200.jpg" width="300" height="200" /></a><p class="wp-caption-text">Pif &#8220;il testimone&#8221;</p></div>
<p>Bovalino è il paese di origine del giovane giornalista, un piccolo comune nella provincia di Reggio Calabria. In questa terra, la Locride, tra gli anni ’80 e ’90, la stagione dei sequestri ha seminato il terrore. “Da piccolo anche quando giocavo davanti casa, mia madre veniva a prendermi prima che facesse sera” – racconta il giornalista – “per rispettare un coprifuoco che eravamo stati costretti ad autoimporci.” Ma giornali e tv non ne parlavano, a meno che il rapito di turno non fosse un imprenditore di Milano o di Varese, mentre il farmacista o il dottore scomparsi a Bovalino e in altri paesi non facevano notizia. Ancora oggi l’attenzione è molto bassa, e mentre l’informazione guarda altrove la ‘ndrangheta cresce e diventa sempre più potente. “Credo che un indizio importante del disinteresse che colpisce la Calabria”, considera Tizian, “si può notare anche nell’assenza sul posto di redazioni di una qualunque testata nazionale”.</p>
<p>Anche a livello personale sono anni molto difficili per il giornalista, ma l’episodio che sconvolge la sua vita e quella della sua famiglia è l’omicidio del padre Peppe Tizian per mano della ‘ndrangheta. Era il 23 ottobre del 1989. L’assassinio tutt’oggi non ha trovato un colpevole nonostante anche Giovanni, molti anni dopo, abbia tentato di fare luce sul caso mettendo mano ai fascicoli dell’inchiesta. Racconta che un giorno mentre sua nonna si trovava fuori al palazzo di giustizia di Locri le venne detto che “suo figlio, Peppe, era troppo per bene perché qualcuno riuscisse a trovare una pista”. Giovanni lo chiama il paradosso dell’onestà. Eppure nonostante tutto intravede un messaggio di speranza. Recentemente il luogo del delitto &#8211; un muretto di cemento lungo la strada &#8211; è stato ripulito con la collaborazione delle associazioni “Libera” e “daSud” per lasciare spazio al murale della memoria: “il crimine non paga, la Locride è anti-‘ndrangheta”.</p>
<div id="attachment_5826" style="width: 210px" class="wp-caption alignright"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_9382-e1371933007992.jpg"><img class="size-medium wp-image-5826" alt="Giovanni Tizian" src="http://www.tramefestival.it/2013/festival/wp-content/uploads/2013/06/IMG_9382-e1371933007992-200x300.jpg" width="200" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Giovanni Tizian</p></div>
<p>Qualche anno dopo l’omicidio la famiglia decide di emigrare a Modena nel tentativo di ricostruirsi una vita normale. Nonostante tutto, l’abbandono della Calabria è uno shock, che porta un desiderio di rimozione durato tutto il periodo dell’adolescenza. Ma Giovanni Tizian non vuole davvero dimenticare e più tardi inizia a ricostruire la sua memoria cominciando dalla madre e la nonna, custodi dei ricordi di famiglia. Tornando alle origini inizia a scrivere della sua terra, delle guerre di ‘ndrangheta, dei criminali ma anche dei tanti esempi di resistenza. Come quello di Lollò Cartisano, rapito nel ’93 perché si era rifiutato di pagare il pizzo. Per dieci anni non se ne seppe più nulla finché il suo corpo venne ritrovato ai piedi del monte Pietra Cappa, cuore dell’Aspromonte e della criminalità. Dal 2008 la “Lunga marcia della memoria”, passando per luoghi simbolo, insieme alle testimonianze dei familiari delle vittime di mafia, termina proprio nel posto di ritrovamento del corpo di Cartisano, ai piedi del monte Pietra Cappa. Questo e tanti altri esempi di resistenza sono le realtà in cui confida Giovanni Tizian. Non bisogna lasciarsi sconfiggere dalla rassegnazione perché, nonostante tutto, le conquiste sono state molte. “Oggi a Sud non è più possibile affermare che la mafia non esiste, mentre a Nord” – dove oggi Tizian vive, scrive e racconta di storie di mafie (anche) al Nord – “c’è ancora tanto negazionismo e non ci si rende conto a pieno del problema”.</p>
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		<title>Politici e malandrini, la politica e i legami con le mafie</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Jun 2013 12:08:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[I legami che storicamente esistono tra politica e mafia non sono certo una novità e le cronache giudiziarie ci regalano enormi spunti di riflessione per entrare nel pieno delle connivenze che invadono il territorio italiano.  Il libro di Enzo Ciconte, presentato a Palazzo Nicotera, analizza ed approfondisce esattamente il rapporto esistente tra politica e mafia, entrando in particolare nel merito di quelle interconnessioni che collegano la ‘ndrangheta calabrese con pezzi di politica deviata del nord ma anche fuori i confini nazionali. “Politici e malandrini” è, infatti, il titolo del volume di Ciconte raccontato e spiegato al pubblico di Trame3 da Francesco Forgione (già Presidente della Commissione Antimafia) e dal giornalista Filippo Vetri. Il testo, edito da Rubbettino Editore, sottolinea la grande capacità con cui i boss calabresi sono riusciti nel corso degli anni a divenire parte integrante di quella politica che ha scelto la subalternità ai mafiosi per accrescere i proprio interesse. Un legame costruito tramite la corruzione, intesa  come collante strategico  per dare vita ad un modello di società basato sulle necessità e le richieste della ‘ndrangheta. Cosche calabresi protagoniste, quindi, di scelte politiche fondamentali per il paese, che in alcuni casi sono arrivate addirittura a scegliere e selezionare [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>I legami che storicamente esistono tra politica e mafia non sono certo una novità e le cronache giudiziarie ci regalano enormi spunti di riflessione per entrare nel pieno delle connivenze che invadono il territorio italiano. <span id="more-5795"></span></h3>
<p>Il libro di Enzo Ciconte, presentato a Palazzo Nicotera, analizza ed approfondisce esattamente il rapporto esistente tra politica e mafia, entrando in particolare nel merito di quelle interconnessioni che collegano la ‘ndrangheta calabrese con pezzi di politica deviata del nord ma anche fuori i confini nazionali. “Politici e malandrini” è, infatti, il titolo del volume di Ciconte raccontato e spiegato al pubblico di Trame3 da Francesco Forgione (già Presidente della Commissione Antimafia) e dal giornalista Filippo Vetri. Il testo, edito da Rubbettino Editore, sottolinea la grande capacità con cui i boss calabresi sono riusciti nel corso degli anni a divenire parte integrante di quella politica che ha scelto la subalternità ai mafiosi per accrescere i proprio interesse. Un legame costruito tramite la corruzione, intesa  come collante strategico  per dare vita ad un modello di società basato sulle necessità e le richieste della ‘ndrangheta.<br />
Cosche calabresi protagoniste, quindi, di scelte politiche fondamentali per il paese, che in alcuni casi sono arrivate addirittura a scegliere e selezionare la classe politica da presentare alle elezioni sia politiche che amministrative. Basti pensare agli innumerevoli comuni sciolti per mafia dalla Lombardia fino alla Sicilia. Al nord la ‘ndrangheta ha la costante di rimanere invisibile, opaca, di essere un unicum con quella borghesia mafiosa che brinda e cena con i importanti politici nazionali. A differenza della mafia siciliana e della camorra, la ‘ndrangheta ha avuto rapporti con uomini politici di ogni schieramento, assicurandosi una piena protezione. Il libro di Ciconte, però, va oltre teorizzando anche quell’incrocio perfetto tra diversi elementi che detengono il timone della rotta italiana in perfetto equilibro: ‘ndrangheta, magistratura, politica e massoneria, passando per i servizi segreti ed agenti esteri operanti in Italia.<br />
La ‘ndrangheta vuole essere stato, vuole sostituirsi alla stato e cerca, quindi, un rapporto di internità con lo stato, operando un modello di controllo del territorio che arriva fin dentro agli uffici dei comuni italiani.</p>
<p>Ma oltre a quella politica collusa con la mafia, esiste anche una grossa fetta di politici che fanno semplicemente  il loro dovere, agendo nel rispetto delle regole e di quei cittadini onesti che hanno scelto di votarli. Uno dei capitoli del libri si chiama, infatti, proprio Signor No ed è una chiaro e dettagliato elenco di coloro che hanno scelto di non piegarsi e denunciare, di fare politica pulita senza aver bisogno di costruire la propria carriera amministrativa sulle scelte della mafia.</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8507.jpg"><br />
</a> <a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8765.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5799" alt="politici e malandr" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8765.jpg" width="612" height="408" /></a></p>
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