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	<title>Trame 3 &#187; massimo bray | Trame 3</title>
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		<title>questa terra diventerà bellissima</title>
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		<pubDate>Wed, 26 Jun 2013 22:35:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Forse è questo, allora. Abbiamo inseguito per anni un modello che non ci apparteneva, pensando di essere sbagliati. Un po’ come il brutto anatroccolo che non sa di essere cigno”. Con questa metafora Marino Sinibaldi, direttore di Radio Tre, interpreta le parole del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray, alla sua prima intervista pubblica rilasciata in occasione del Festival Trame.  Tra ricordi personali al sapore di ricottine e al profumo di carta, il Ministro Bray cerca di tracciare un percorso di uscita dalla crisi per l’economia italiana che leghi cultura e turismo. &#8220;Attorno a me vedo tante macerie, scusate se uso un termine forte. Dobbiamo invece ripartire valorizzando i nostri simboli”, spiega. Tra questi include i Bronzi di Riace, lasciandosi sfuggire la promessa che “presto rialzeranno la testa. Stiamo individuando quattro siti su cui intervenire per rilanciare il Mezzogiorno”. C’è una parola che ritorna spesso: bellezza. Non soltanto riferendosi all’ultimo film di Paolo Sorrentino che Bray ha apprezzato perché “rende l’immagine della Città Eterna”, ma soprattutto per parlare dei cittadini italiani “sempre migliori dei propri governanti”. Per fare un esempio, attinge a un episodio avvenuto quando lavorava come redattore per la Treccani: “Volevo far uscire con [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>“Forse è questo, allora. Abbiamo inseguito per anni un modello che non ci apparteneva, pensando di essere sbagliati. Un po’ come il brutto anatroccolo che non sa di essere cigno”. Con questa metafora Marino Sinibaldi, direttore di Radio Tre, interpreta le parole del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Massimo Bray, alla sua prima intervista pubblica rilasciata in occasione del Festival Trame. <span id="more-5852"></span></h3>
<p>Tra ricordi personali al sapore di ricottine e al profumo di carta, il Ministro Bray cerca di tracciare un percorso di uscita dalla crisi per l’economia italiana che leghi cultura e turismo. &#8220;Attorno a me vedo tante macerie, scusate se uso un termine forte. Dobbiamo invece ripartire valorizzando i nostri simboli”, spiega. Tra questi include i Bronzi di Riace, lasciandosi sfuggire la promessa che “presto rialzeranno la testa. Stiamo individuando quattro siti su cui intervenire per rilanciare il Mezzogiorno”. C’è una parola che ritorna spesso: bellezza. Non soltanto riferendosi all’ultimo film di Paolo Sorrentino che Bray ha apprezzato perché “rende l’immagine della Città Eterna”, ma soprattutto per parlare dei cittadini italiani “sempre migliori dei propri governanti”. Per fare un esempio, attinge a un episodio avvenuto quando lavorava come redattore per la Treccani: “Volevo far uscire con un giornale un’enciclopedia dantesca, ma nessuno credeva che avrebbe funzionato. Con l’appoggio di Roberto Benigni, è arrivato in edicola vendendo più di 52mila copie”.</p>
<p>Il problema è, dunque, di antropologia culturale. Per questa ragione il ministro Bray non esita a mettersi dalla parte dei professionisti del Maggio Musicale Fiorentino, confidando che domani (lunedì 24 giugno) si riunirà con il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Filippo Patroni Griffi per garantire la sopravvivenza dello storico teatro. Il ministro sottolinea i vantaggi economici derivanti dalla difesa della cultura, quantificati in un ricavo di 15 euro per ogni 2 investiti.</p>
<p>“Da quando sono entrato nell’esecutivo, ricevo centinaia di segnalazioni. Mi piacerebbe poter dare ascolto a tutti, ma per farlo il governo dovrebbe durare 3 anni e 6 mesi”, provoca prima di aggiungere: “Sarebbe bello cambiasse anche questo modo miope di fare politica. Sarebbe bello poter fare azioni di lungo raggio”. Le parole del ministro suggeriscono che, per andare avanti, bisogna voltarsi indietro. Rimpiange la scomparsa delle cartiere, definisce la piccola editoria “un’eccellenza da salvaguardare” insieme alle piccole librerie. Invitato dal sindaco di Lamezia Terme Gianni Speranza a provare i formaggi calabresi, Bray ricorda un posto lungo la strada che va all’aeroporto dove “si mangiano dei panini buonissimi”. I volontari lametini del Festival Trame si sorprendono e ridono sentendolo citare un posto a loro conosciuto.</p>
<p>Con loro il ministro Massimo Bray chiede di scattarsi una foto, dopo i saluti del sindaco, del presidente della Associazione Italiana Editori (AIE) Marco Polillo e di Armando Caputo, presidente dell’associazione antiracket di Lamezia Terme.</p>
<p>&nbsp;</p>
<blockquote class="twitter-tweet"><p>A <a href="https://twitter.com/search?q=%23Lamezia&amp;src=hash">#Lamezia</a> con i ragazzi di <a href="https://twitter.com/tramefestival">@TrameFestival</a> <a href="http://t.co/YoQkoOkK5K">pic.twitter.com/YoQkoOkK5K</a></p>
<p>— Massimo Bray (@massimobray) <a href="https://twitter.com/massimobray/statuses/348890557352914945">June 23, 2013</a></p></blockquote>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>l&#8217;intervento del Ministro Massimo Bray a Lamezia Terme</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 13:04:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trame.3, il Festival dei libri contro le mafie organizzato a Lamezia Terme, giunto alla terza edizione, si è affermato come un momento importante per la vita culturale e civile della Calabria e del Paese; e importante l’edizione di quest’anno è anche per l’attenzione speciale riservata alle donne: a quelle donne cioè che, in vari ruoli, si sono impegnate nel contrasto e nella lotta alla criminalità organizzata. Si tratta di un segnale significativo, che si inserisce nel contesto di un’attenzione sempre crescente, anche da parte della politica, nei confronti del contributo specificamente femminile alle realtà migliori del nostro vivere associato. Il ruolo, importantissimo, che è proprio della letteratura, o più in generale della Cultura, in un ambito così complesso, difficile, spesso drammatico e talora purtroppo – come sappiamo – tragico quale è quello della lotta contro le mafie si declina a mio avviso in tre ambiti, che sono ben sintetizzati nel binomio programmatico del Festival Trame: “voglia di denuncia e di risveglio delle coscienze”. Il primo ambito è quello della divulgazione, cioè appunto della denuncia: non c’è bisogno di ricordare il successo di Gomorra per dimostrare che il contributo di un’opera di tipo autoriale e creativo, non importa se di saggistica [&#8230;]]]></description>
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<p dir="ltr"><a href="http://www.tramefestival.it/2013/questa-terra-diventera-bellissima/" target="_blank">Trame</a>.3, il Festival dei libri contro le mafie organizzato a Lamezia Terme, giunto alla terza edizione, si è affermato come un momento importante per la vita culturale e civile della Calabria e del Paese; e importante l’edizione di quest’anno è anche per l’attenzione speciale riservata alle donne: a quelle donne cioè che, in vari ruoli, si sono impegnate nel contrasto e nella lotta alla criminalità organizzata. Si tratta di un segnale significativo, che si inserisce nel contesto di un’attenzione sempre crescente, anche da parte della politica, nei confronti del contributo specificamente femminile alle realtà migliori del nostro vivere associato.<span id="more-5861"></span></p>
<p dir="ltr">Il ruolo, importantissimo, che è proprio della letteratura, o più in generale della Cultura, in un ambito così complesso, difficile, spesso drammatico e talora purtroppo – come sappiamo – tragico quale è quello della lotta contro le mafie si declina a mio avviso in tre ambiti, che sono ben sintetizzati nel binomio programmatico del Festival Trame: “voglia di denuncia e di risveglio delle coscienze”.</p>
<p dir="ltr">Il primo ambito è quello della divulgazione, cioè appunto della denuncia: non c’è bisogno di ricordare il successo di Gomorra per dimostrare che il contributo di un’opera di tipo autoriale e creativo, non importa se di saggistica o di narrativa, alla sensibilizzazione dell’opinione pubblica nazionale può essere altrettanto decisivo, e talora forse più efficacemente incisivo, di quello – che certamente viene prima e resta ovviamente imprescindibile – dei mezzi e dei canali più propriamente informativi.</p>
<p>Il secondo ambito è quello che vorrei definire critico-conoscitivo: l’apporto della riflessione critica o della rielaborazione artistica resta fondamentale per quel “risveglio delle coscienze” che è giustamente l’obiettivo di questa come di ogni iniziativa culturale che abbia per oggetto il tema delle mafie, e si ponga quindi anche il problema del contrasto alla percezione di esse, all’interno così come all’esterno delle zone che ne sono maggiormente coinvolte, come qualcosa di connaturato a quelle realtà o comunque di impossibile da sradicare.</p>
<p dir="ltr">Il terzo ambito, infine, è quello propriamente formativo, in riferimento a quelle ‘coscienze’ che ancora non hanno bisogno di essere ‘risvegliate’, ma che devono imparare a riconoscere fin dal loro formarsi un orizzonte diverso: e anche in questo ambito la forza della letteratura, o più in generale dell’espressione artistica, può non certo sostituire, ma estendere e amplificare in misura significativa l’azione dei mezzi di informazione.</p>
<p dir="ltr">Come ho già accennato, non è un ruolo che riguardi esclusivamente la produzione letteraria, sia essa di taglio saggistico o narrativo: assai opportunamente l’edizione di quest’anno del Festival Trame apre all’arte, al teatro, alla musica, al cinema, ma anche alla televisione (non occorre certo ricordare qui ciò che ha significato, soprattutto i primi anni, uno sceneggiato come La piovra nel creare una sensibilità verso questi temi presso un pubblico molto più ampio di quello cosiddetto ‘acculturato’): in questo senso credo che si possa parlare, come auspicio, di una alleanza delle culture, ognuna con il proprio apporto specifico dal punto di vista delle forme della comunicazione, contro la criminalità organizzata.</p>
<p dir="ltr">Un’alleanza in vista di un riscatto, di un rinnovamento, di un risveglio: è il tema di cui si parla nell’incontro di oggi, dedicato al “futuro” e alla “speranza”, sotto il segno della frase che tutti ricordiamo, quasi un testamento spirituale affidato da Paolo Borsellino a Rosaria Schifani, vedova di una delle vittime della strage di Capaci: “Non bisogna abbandonare la Sicilia perché questa terra diventerà bellissima”. Fare sì che questa profezia si realizzi è compito delle istituzioni, della politica e della società civile; ma è compito anche della Cultura, vale a dire di tutti quegli intellettuali che abbiano gli strumenti, le competenze e la determinazione per offrire un loro specifico, importante contributo a questa causa decisiva per il futuro del nostro Paese.</p>
</blockquote>
<p dir="ltr"><strong>[questo post è tratto dall&#8217;intervento dal<a href="http://www.massimobray.it/" target="_blank"> blog </a>del ministro Massimo Bray e raccoglie il suo intervento, pronunciato nel corso della serata conclusiva dell&#8217;Edizione 2013 del Festival Trame]</strong></p>
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