
<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Trame 3 &#187; raffaella calandra | Trame 3</title>
	<atom:link href="https://www.tramefestival.it/cms/2013/tag/raffaella-calandra/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013</link>
	<description>Ecco un altro sito Trame Festival Network</description>
	<lastBuildDate>Wed, 04 May 2016 13:46:24 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=4.1.42</generator>
	<item>
		<title>padri e figlie di mafia</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/padri-figlie-mafia/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/padri-figlie-mafia/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 21 Jun 2013 07:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[enzo ciconte]]></category>
		<category><![CDATA[ombretta ingrascì]]></category>
		<category><![CDATA[raffaella calandra]]></category>
		<category><![CDATA[trame festival 2013]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2013/?p=5942</guid>
		<description><![CDATA[Maria Serraino, a Milano, era chiamata La Signora. Più del marito Rosario Di Giovine o dei figli, era lei a gestire il traffico di droga in zona Piazza Prealpi tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Era scappata dalla Calabria perché la sua famiglia non aveva accettato che si fosse fatta mettere in cinta da una guardia carceraria, da cui aveva avuto il primo di tredici figli: Emilio. “Tra mafiosi si dice che non bisogna mai fidarsi degli ibridi perché in loro c’è il gene del tradimento”, spiega l’esperto Enzo Ciconte durante la presentazione del libro “Confessioni di un padre. Il pentito Emilio Di Giovine racconta la ‘ndrangheta alla figlia” di Ombretta Ingrascì, edito da Melampo. Forse per questa ragione, Emilio non fu mai affiliato al clan pur avendo grandi doti da leader. “Sapeva attirare a sé le persone e si faceva in quattro per i propri uomini. Lui la chiamava generosità, io credo fosse piuttosto strategia organizzativa”, aggiunge Ciconte. Ombretta sembra quasi affascinata quando racconta le mirabolanti evasioni o le avventure amorose di Emilio: “Una volta si innamorò di una modella olandese conosciuta sul volo Barcellona – Zurigo. Poco tempo dopo, scoprì che era la figlia di un [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Maria Serraino, a Milano, era chiamata La Signora. Più del marito Rosario Di Giovine o dei figli, era lei a gestire il traffico di droga in zona Piazza Prealpi tra gli anni Settanta e gli anni Novanta. Era scappata dalla Calabria perché la sua famiglia non aveva accettato che si fosse fatta mettere in cinta da una guardia carceraria, da cui aveva avuto il primo di tredici figli: Emilio.<span id="more-5942"></span></h3>
<p>“Tra mafiosi si dice che non bisogna mai fidarsi degli ibridi perché in loro c’è il gene del tradimento”, spiega l’esperto Enzo Ciconte durante la presentazione del libro “Confessioni di un padre. Il pentito Emilio Di Giovine racconta la ‘ndrangheta alla figlia” di Ombretta Ingrascì, edito da Melampo. Forse per questa ragione, Emilio non fu mai affiliato al clan pur avendo grandi doti da leader. “Sapeva attirare a sé le persone e si faceva in quattro per i propri uomini. Lui la chiamava generosità, io credo fosse piuttosto strategia organizzativa”, aggiunge Ciconte. Ombretta sembra quasi affascinata quando racconta le mirabolanti evasioni o le avventure amorose di Emilio: “Una volta si innamorò di una modella olandese conosciuta sul volo Barcellona – Zurigo. Poco tempo dopo, scoprì che era la figlia di un importante trafficante d’armi. Decise di rimanere in contatto con lei anche al termine della relazione perché gli tornava utile”. È dall’arsenale del clan Di Giovine, infatti, che si riforniscono negli anni Ottanta le famiglie ‘ndranghetiste De Stefano e Condello-Imerti per regolare i loro conti. Nei primi anni Novanta scatta l’operazione Belgio per cui Emilio, sua madre e circa altre novanta persone finiscono in carcere.</p>
<p>Emilio Di Giovine decide di diventare un collaboratore di giustizia nel 2003, dopo aver ricevuto dalla sua ultimogenita una lettera in cui si lamenta di sentirsi orfana. “La sorella Rita mi giurava che da lui non avrei mai saputo niente, ma l’istinto paterno l’ha portato a parlare”. Ombretta Ingrascì, nel libro, lo lascia parlare in prima persona della sua vita: da bambino rimescolava il sangue caldo del maiale appena squartato, i suoi lo chiamavano irriducibile; ora è l’infame della famiglia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/21/padri-figlie-mafia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>donne guardiane del futuro</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/donne-guardiane-del-futuro/</link>
		<comments>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/donne-guardiane-del-futuro/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2013 16:16:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Donne e mafie]]></category>
		<category><![CDATA[francesca chirico]]></category>
		<category><![CDATA[maria teresa morano]]></category>
		<category><![CDATA[raffaella calandra]]></category>
		<category><![CDATA[trame festival 2013]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.tramefestival.it/2013/?p=5683</guid>
		<description><![CDATA[Io parlo, prima persona femminile con risvolto plurale. Io parlo voce del verbo dignità. Dopo 20 anni di antiracket con punto di partenza Cittanova, Maria Teresa Morano racconta il suo impegno al femminile, da donna libera e consapevole. Donna e figlia che ha scelto e che insieme a tante mogli e donne ha segnato il passo alla stagione del cambiamento. Una forza plurale, quella del gruppo di denuncia. Donne generose, consapevoli del ruolo di “guardiane del futuro”. Partono le provocazioni in seno al dibattito e Raffaella Calandra mette sul tavolo l’esperienza solidale delle donne calabresi nei confronti di “mamma coraggio”, incatenata per ottenere la liberazione del figlio Cesare, rapito in Aspromonte, e quella di Liliana Esposito Carbone, vicina di casa, coetanea, collega, madre e figlia… troppo per essere circondata dalla stessa solidarietà riservata a quella donna venuta dal nord. Troppo specchio di qualcosa un qualcosa che ti “costringe” all’imitazione e non solo all’ammirazione. Ma Maria Teresa Morano rivendica con forza quella libertà di azione personale, niente a che vedere con una donna incatenata a schemi restrittivi, umilianti che rappresentano uno stereotipo inesistente, non vissuto, non provato, non conosciuto né riconosciuto nelle sue numerose compagne di viaggio.]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Io parlo, prima persona femminile con risvolto plurale. Io parlo voce del verbo dignità. Dopo 20 anni di antiracket con punto di partenza Cittanova, Maria Teresa Morano racconta il suo impegno al femminile, da donna libera e consapevole.<span id="more-5683"></span></h3>
<p>Donna e figlia che ha scelto e che insieme a tante mogli e donne ha segnato il passo alla stagione del cambiamento. Una forza plurale, quella del gruppo di denuncia. Donne generose, consapevoli del ruolo di “guardiane del futuro”. Partono le provocazioni in seno al dibattito e Raffaella Calandra mette sul tavolo l’esperienza solidale delle donne calabresi nei confronti di “mamma coraggio”, incatenata per ottenere la liberazione del figlio Cesare, rapito in Aspromonte, e quella di Liliana Esposito Carbone, vicina di casa, coetanea, collega, madre e figlia… troppo per essere circondata dalla stessa solidarietà riservata a quella donna venuta dal nord. Troppo specchio di qualcosa un qualcosa che ti “costringe” all’imitazione e non solo all’ammirazione. Ma Maria Teresa Morano rivendica con forza quella libertà di azione personale, niente a che vedere con una donna incatenata a schemi restrittivi, umilianti che rappresentano uno stereotipo inesistente, non vissuto, non provato, non conosciuto né riconosciuto nelle sue numerose compagne di viaggio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>https://www.tramefestival.it/cms/2013/2013/06/20/donne-guardiane-del-futuro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
