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	<title>Trame 3 &#187; salvatore lupo | Trame 3</title>
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		<title>giardini ai palazzi, storia di Cosa Nostra a Piana dei Colli</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 08:51:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
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		<description><![CDATA[C’era una volta Piana dei Colli: un nome che è quasi un ossimoro, come ricorda lo storico della mafia Salvatore Lupo. La Piana si colloca oggi nella periferia di Palermo, mangiata negli anni dalla speculazione edilizia; sul finire dell’Ottocento, invece, nei suoi fondi si coltivavano gli agrumi. Un giro d’affari a cui presto si interessò quella che poi è diventata Cosa Nostra. Vittorio Coco, allievo di Lupo, nel libro “La mafia dei giardini. Storia delle cosche della Piana dei Colli” riscopre le origini agresti della criminalità organizzata. Come un archeologo, Coco ha scavato nei documenti dell’Archivio di Stato per ricostruire i primi insediamenti mafiosi nelle più importanti aziende agricole dell’epoca. La maggior parte delle carte è stata prodotta dal prefetto Cesare Mori, mandato dal regime fascista a sgominare la mafia palermitana. “La repressione di alcuni gruppi portò allora all’emersione di nuove famiglie. Il grande colpo alla mafia è stato dato dalla democrazia negli anni Novanta, non dalla dittatura”, assicurano entrambi gli storici. Salvatore Lupo, in particolare, ci tiene a dire che “Il nemico è vincibile. Se ci raccontiamo la storia dell’antimafia come una perenne sconfitta, non andiamo da nessuna parte”. Il ridimensionamento di Cosa Nostra sarebbe coinciso, secondo il professore, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>C’era una volta Piana dei Colli: un nome che è quasi un ossimoro, come ricorda lo storico della mafia Salvatore Lupo. La Piana si colloca oggi nella periferia di Palermo, mangiata negli anni dalla speculazione edilizia; sul finire dell’Ottocento, invece, nei suoi fondi si coltivavano gli agrumi. Un giro d’affari a cui presto si interessò quella che poi è diventata Cosa Nostra. Vittorio Coco, allievo di Lupo, nel libro “La mafia dei giardini. Storia delle cosche della Piana dei Colli” riscopre le origini agresti della criminalità organizzata.</h3>
<p><span id="more-5954"></span></p>
<p>Come un archeologo, Coco ha scavato nei documenti dell’Archivio di Stato per ricostruire i primi insediamenti mafiosi nelle più importanti aziende agricole dell’epoca. La maggior parte delle carte è stata prodotta dal prefetto Cesare Mori, mandato dal regime fascista a sgominare la mafia palermitana. “La repressione di alcuni gruppi portò allora all’emersione di nuove famiglie. Il grande colpo alla mafia è stato dato dalla democrazia negli anni Novanta, non dalla dittatura”, assicurano entrambi gli storici.</p>
<p>Salvatore Lupo, in particolare, ci tiene a dire che “Il nemico è vincibile. Se ci raccontiamo la storia dell’antimafia come una perenne sconfitta, non andiamo da nessuna parte”. Il ridimensionamento di Cosa Nostra sarebbe coinciso, secondo il professore, con l’uscita dal mercato della droga, determinato dalla perdita dell’appoggio statunitense. “E’ lo stato a decidere sulla vita o la morte della criminalità organizzata e il problema principale resta che l’economia globale chiede mafia”, sottolinea. Il giornalista siciliano Piero Melati s’interroga sulla morte del magistrato Scopelliti il 9 agosto del 1991, un omicidio – su cui ancora indaga la procura &#8211; che sarebbe stato orchestrato insieme dal clan di Totò Riina e da varie famiglie calabresi facenti capo ai Mancuso. Crimine che sembra rappresentare, a distanza di anni, il forzoso passaggio di consegne della mafia alla ‘ndrangheta, la più pericolosa attualmente a livello internazionale.</p>
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		<title>Il mondo degli antipartiti, una costante tutta italiana</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Jun 2013 13:47:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Peschiera]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
		<category><![CDATA[antipartiti]]></category>
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		<description><![CDATA[Nella piazzetta San Domenico nel centro di Lamezia Terme, ieri sera è stato presentato ad un numeroso ed attento pubblico il libro dello storico Salvatore Lupo dal titolo “Antipartiti. Il mito delle nuova politica nella storia della Repubblica”, edito dalla casa editrice Donzelli.  Una interessante conversazione tra il direttore artistico del Festival, Gaetano Savatteri e lo stesso Lupo che partendo da un’attenta analisi dell’attuale situazione politica italiana, hanno discusso sul ruolo degli anti partiti nella società nostrana, costruendo, quindi, delle osservazioni politico storiografiche considerando già il ruolo di alcuni gruppi ed organizzazioni ottocentesche, passando per i grandi partiti di massa del novecento, fino ad oggi dove il ruolo dei partiti è considerato marginale rispetto alla grande partecipazione alla vita pubblica di movimenti ed associazioni. Un ruolo e un modello politico certamente non nuovo quello degli anti partiti ma che, come sostiene lo storico Lupo, è ormai una costante che si ripete in modo ciclico nella cultura politica italiana. Gli stessi grandi partiti, ad iniziare dal Partito Nazionale Fascista, si presentarono alle masse come una novità, come il nuovo che si allontanava dai vecchi schemi partitici dell’epoca. Stesso discorso per l’innovazione politica aziendale portata avanti da Berlusconi e dai suoi alleati [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Nella piazzetta San Domenico nel centro di Lamezia Terme, ieri sera è stato presentato ad un numeroso ed attento pubblico il libro dello storico Salvatore Lupo dal titolo “Antipartiti. Il mito delle nuova politica nella storia della Repubblica”, edito dalla casa editrice Donzelli. <span id="more-5815"></span><!--more--></h3>
<p><span style="font-size: 13px">Una interessante conversazione tra il direttore artistico del Festival, Gaetano Savatteri e lo stesso Lupo che partendo da un’attenta analisi dell’attuale situazione politica italiana, hanno discusso sul ruolo degli anti partiti nella società nostrana, costruendo, quindi, delle osservazioni politico storiografiche considerando già il ruolo di alcuni gruppi ed organizzazioni ottocentesche, passando per i grandi partiti di massa del novecento, fino ad oggi dove il ruolo dei partiti è considerato marginale rispetto alla grande partecipazione alla vita pubblica di movimenti ed associazioni.</span></p>
<p>Un ruolo e un modello politico certamente non nuovo quello degli anti partiti ma che, come sostiene lo storico Lupo, è ormai una costante che si ripete in modo ciclico nella cultura politica italiana.<br />
Gli stessi grandi partiti, ad iniziare dal Partito Nazionale Fascista, si presentarono alle masse come una novità, come il nuovo che si allontanava dai vecchi schemi partitici dell’epoca. Stesso discorso per l’innovazione politica aziendale portata avanti da Berlusconi e dai suoi alleati a partire dal 1994, la cui discesa in campo coincide con la fine dei grandi partiti di massa e con lo svuotamento della forma partito classicamente intesa. Un ragionamento che non poteva non includere anche il Movimento Cinque Stelle, grandissima novità dell’attuale panorama politico.<br />
Ogni rivoluzione politica o culturale in atto nel territorio italiano ha avuto, quindi secondo Lupo, un movimento anti partitico che successivamente  ha indossato, anche inconsapevolmente, i panni del partito agendo come tale e mantenendo difetti e pregi di questa forma organizzativa.<br />
Al termine una considerazione e una domanda che Salvatore Lupo si pone e che ha girato al pubblico di Trame: “e se la retorica antipartitica fosse non la soluzione, ma il problema della vita politica italiana dell’ultimo ventennio?</p>
<p style="text-align: center"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8483.jpg"><img class="aligncenter  wp-image-5817" alt="antipartiti salvatore lupo gaetano savatteri" src="http://www.tramefestival.it/cms/2013/wp-content/uploads/sites/4/2013/06/IMG_8483.jpg" width="612" height="408" /></a></p>
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