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	<title>Trame 5 &#187; Calabria | Trame 5</title>
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	<description>Trame Festival il primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie</description>
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		<title>Per evitare di doverlo scoprire, un bel giorno, leggendo un articolo su Fortune.</title>
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		<pubDate>Sat, 02 Apr 2016 08:20:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Caro Direttore, pochi giorni fa Andrea Di Consoli, su questo giornale, lanciava la proposta &#8220;che tutti i grandi eventi e appuntamenti culturali italiani, d&#8217; ora in avanti, abbiano un piccolo gemello anche in Calabria&#8221;. Di Consoli pensa a un grande progetto nazionale che affianchi le iniziative culturali calabresi, &#8220;paese per paese, scuola per scuola, un&#8217; associazione culturale dopo l&#8217; altra&#8221;. Insomma, una sorta di piano Marshall culturale per strappare la Calabria al senso di abbandono e di immobilismo, al cono d&#8217; ombra che impedisce a questa regione di avere una voce capace di farsi sentire in tutta Italia. Dal giorno in cui Di Consoli ha scritto il suo articolo, circa una settimana fa, in realtà c&#8217; è stata una notizia che ha portato la Calabria sulla ribalta internazionale. Non è stato un giornale o una tv italiana a parlarne, ma la rivista Fortune che ha inserito il sindaco di Riace, Domenico Lucano, tra le cinquanta persone più influenti al mondo. Strano destino quello della Calabria di finire sul palcoscenico globale, rimanendo pressoché ignota alla platea nazionale. Del sindaco di Riace, ad esempio, si era occupato Wim Wenders, in un suo film di alcuni anni fa girato in Calabria, mentre il [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Direttore,<a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2016/04/LUNIT_02-04-2016.png"><img class="  wp-image-2226 alignleft" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2016/04/LUNIT_02-04-2016-200x300.png" alt="L'UNIT_02-04-2016" width="200" height="301" /></a></p>
<p>pochi giorni fa Andrea Di Consoli, su questo giornale, lanciava la proposta &#8220;che tutti i grandi eventi e appuntamenti culturali italiani, d&#8217; ora in avanti, abbiano un piccolo gemello anche in Calabria&#8221;. Di Consoli pensa a un grande progetto nazionale che affianchi le iniziative culturali calabresi, &#8220;paese per paese, scuola per scuola, un&#8217; associazione culturale dopo l&#8217; altra&#8221;.<br />
Insomma, una sorta di piano Marshall culturale per strappare la Calabria al senso di abbandono e di immobilismo, al cono d&#8217; ombra che impedisce a questa regione di avere una voce capace di farsi sentire in tutta Italia.<br />
Dal giorno in cui Di Consoli ha scritto il suo articolo, circa una settimana fa, in realtà c&#8217; è stata una notizia che ha portato la Calabria sulla ribalta internazionale. Non è stato un giornale o una tv italiana a parlarne, ma la rivista Fortune che ha inserito il sindaco di Riace, Domenico Lucano, tra le cinquanta persone più influenti al mondo. Strano destino quello della Calabria di finire sul palcoscenico globale, rimanendo pressoché ignota alla platea nazionale. Del sindaco di Riace, ad esempio, si era occupato Wim Wenders, in un suo film di alcuni anni fa girato in Calabria, mentre il suo lavoro di ripopolamento del paese attraverso l&#8217; integrazione, in patria non riscuote grandi clamori.<br />
C&#8217; è un problema, dunque. Ha ragione Di Consoli: c&#8217; è un difetto di potenza della voce che arriva dalla Calabria, un pregiudizio sulla qualità dei fatti selezionati e, infine, un deficit sull&#8217; eco nazionale di questi fatti. I fatti di Calabria, purtroppo, restano dentro la Calabria. Tranne alcuni eccezioni, non riescono a risuonare in tutta Italia.<br />
In quasi tutti i casi, si ripete l&#8217; effetto &#8220;bronzi di Riace&#8221;: due opere straordinarie che dopo l&#8217; iniziale febbre collettiva, una volta collocate nel museo di Reggio Calabria finirono nel dimenticatoio di un patrimonio negletto o misconosciuto.<br />
È colpa della Calabria? Forse sì. Ma non può bastare la buona volontà, lo spirito d&#8217; abnegazione e l&#8217; energia personale se attorno alle iniziative calabresi non riescono a raggrumarsi risorse e collaborazioni di livello nazionale. Faccio un piccolo esempio che conosco molto bene (ne parlo come parte in causa e interessata). Da sei anni a Lamezia Terme si svolge &#8220;Trame&#8221; festival di libri sulle mafie, iniziativa unica nel suo genere. Cinque giorni di incontri (quest&#8217; anno dal 15 al 19 giugno), decine di ospiti, libri, musica, teatro e numerose altre iniziative nel corso dell&#8217; anno, in Calabria e nel resto d&#8217; Italia. Una manifestazione che vede, soprattutto, il coinvolgimento di centinaia di giovani volontari non solo calabresi e una notevole partecipazione di pubblico e di ospiti di spessore.<br />
Il festival ha partner culturali prestigiosi &#8211; Treccani, Premio Campiello, Pisabook, Noirfest, Legambiente e molti altri &#8211; ma con difficoltà riesce a trovare sponsor economici nazionali (a eccezione di una recente collaborazione con Confcommercio).<br />
Dove sono Alitalia, Eni, Enel, Tim, Vodafone, tanto per citare alcuni gruppi presenti in molti eventi? Dove sono quelle fondazioni e quelle istituzioni che per finalità di statuto dovrebbero incoraggiare le iniziative del sud, riuscendo a offrire visibilità nazionale? Non ci sono. La spiegazione è semplice. Non ci sono perché in Calabria non è redditizio investire nemmeno in pubblicità o in mecenatismo. La Calabria non paga.<br />
Non quanto la Sicilia o la Puglia o la Campania, per restare nel sud. La Calabria non è glam.<br />
Per questo il progetto di Andrea Di Consoli è necessario. Ma per diventare utile deve funzionare in due direzioni. Le grandi manifestazioni culturali dovrebbero &#8220;adottare&#8221; le iniziative calabresi per sostenerle e incoraggiarle. Ma, nello stesso tempo, le piccole iniziative calabresi dovrebbero trovare ospitalità nelle grandi platee nazionali (penso, ad esempio, al Salone del Libro, al Festival di Mantova, al Festival del Giornalismo di Perugia, alla Mostra del Cinema o al Festival di Roma) per dare valore a una regione non abbastanza cool, secondo i parametri di investitori, pubblicitari, gruppi aziendali. Ma, soprattutto, per far sapere che esiste la Calabria. Per evitare di doverlo scoprire, un bel giorno, leggendo un articolo su Fortune.</p>
<p>Gaetano Savatteri -Direttore Artistico Trame festival, su L´Únitá 2 Aprile 2016, pag 16</p>
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		<title>#TrameOff Cagliari. I libri aiutano a leggere il mondo.</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2015 09:28:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lettura sociale del sud che si è ribellato, ha mantenuto il lavoro e guarda al futuro. I libri aiutano a leggere il mondo, il mondo a Sud, quello che si ribella alla &#8216;ndrangheta e che l&#8217;ha combattuta e la combatte con la denuncia e la cultura. Il lavoro nel cuore il tema di quest&#8217;anno della sesta edizione del festival sardo e significativo è  il titolo dell&#8217;incontro che traduce in poche parole l&#8217;essenza del racconto di vita di Maria Teresa Morano e Gaetano Saffioti: &#8220;Il mestiere di vivere liberi&#8221;,  accompagnati dalla lettura di &#8220;Generazione Rosarno&#8221; (Melampo editore) con la sua autrice, la giornalista Serena Uccello, che dal palchetto della sala della Mediateca Mediterraneo di Cagliari snocciolano gli interrogativi di partenza: si può essere imprenditori in Calabria e dire di no alla ‘ndrangheta? Si può nascere in una famiglia di mafia eppure scegliere una strada alternativa e rigettare la violenza?Si può vivere in un territorio senza opportunità e rivendicarne con orgoglio il riscatto? Hanno raccontato il possibile. Le loro storie fatte di denuncia e di vita, di impegno che continua e che promuove la libertà di vivere e fare impresa al Sud, in Calabria, dove probabilmente si fa più fatica, si rischia di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p>La lettura sociale del sud che si è ribellato, ha mantenuto il lavoro e guarda al futuro. <a title="IL MESTIERE DI VIVERE LIBERI – Trame Festival venerdì 20 novembre alla MEM di Cagliari" href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/11/18/il-mestiere-di-vivere-liberi-trame-festival-venerdi-20-novembre-alla-mem-di-cagliari/">I libri aiutano a leggere il mondo</a>, il mondo a Sud, quello che si ribella alla &#8216;ndrangheta e che l&#8217;ha combattuta e la combatte con la denuncia e la cultura.</p>
<p>Il lavoro nel cuore il tema di quest&#8217;anno della sesta edizione del festival sardo e significativo è  il titolo dell&#8217;incontro che traduce in poche parole l&#8217;essenza del racconto di vita di Maria Teresa Morano e Gaetano Saffioti: &#8220;Il mestiere di vivere liberi&#8221;,  accompagnati dalla lettura di &#8220;Generazione Rosarno&#8221; (Melampo editore) con la sua autrice, la giornalista Serena Uccello, che dal palchetto della sala della Mediateca Mediterraneo di Cagliari snocciolano gli interrogativi di partenza: si può essere imprenditori in Calabria e dire di no alla ‘ndrangheta? Si può nascere in una famiglia di mafia eppure scegliere una strada alternativa e rigettare la violenza?Si può vivere in un territorio senza opportunità e rivendicarne con orgoglio il riscatto?</p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1850" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/TRAME-2-copia-300x200.jpg" alt="#TrameOff_ Cagliari_20.11.2015" width="300" height="200" /></p>
<p>Hanno raccontato il possibile. Le loro storie fatte di denuncia e di vita, di impegno che continua e che promuove la libertà di vivere e fare impresa al Sud, in Calabria, dove probabilmente si fa più fatica, si rischia di essere sotto scorta, come lo è Gaetano Saffioti,  si rischiano ricordi di scorte e di processi a viso aperto di Maria Teresa Morano.</p>
<p>Ma si rischia anche la possibilità di raccontare, come accade oggi, storie di impresa possibile, di Cultura nuova, di educazione che passa attraverso questi insegnamenti importanti di libertà, fatti anche di libri e di cultura per combattere le mafie.</p>
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		<title>&#8220;RACCONTARE LA MAFIA IN UN LIBRO&#8221;. ANZI IN TRE.</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Nov 2015 11:12:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Raccontare la mafia in un libro”. Anzi in tre. Gaetano Savatteri, Roberto Paolo, Sebastiano Ardita, La camorra che uccise Giancarlo Siani e l´indagine ancora aperta,  scritta nell&#8217;inchiesta de “Il caso non è chiuso”, la “Mafia Capitale” di Carminati e lo scandalo degli affiliati senza la coppola che fanno affari con la politica e gli imprenditori della Capitale e non solo,  la Catania dei salotti e degli intrecci mafia-politica passando per i corridoi dei salotti buoni della Milano del Sud nei tre incontri che hanno animato la sessione mattutina del Pisa book festival e destato interesse e partecipazione, nella sala Fermi del Palazzo dei congressi di Pisa offrendo nuovi spunti di conversazione sull&#8217;affannoso e attuale tema delle mafie. La Giornalista Candida Virgone ha condotto il matinée letterario di Trame Off, in una disamina puntuale su Mafia Capitale con Gaetano Savatteri che svela i punti di convergenza dell’invisibile organizzazione criminale romana con Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra con Mafia Capitale. L’atto d’accusa della Procura di Roma (Melampo) a pochi giorni dall´avvio del processo capitolino. L´omicidio Siani e i retroscena della controinchiesta di Roberto Paolo, autore de “Il caso non è chiuso. La verità sull’omicidio Siani (Castelvecchi)” è stata l´occasione per porre l´accento su un modo di condurre il mestiere [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><strong>“Raccontare la mafia in un libro</strong>”. Anzi in tre. <strong>Gaetano Savatteri, Roberto Paolo, Sebastiano Ardita,</strong> La camorra che uccise Giancarlo Siani e l´indagine ancora aperta,  scritta nell&#8217;inchiesta de “Il caso non è chiuso”, la “Mafia Capitale” di Carminati e lo scandalo degli affiliati senza la coppola che fanno affari con la politica e gli imprenditori della Capitale e non solo,  la Catania dei salotti e degli intrecci mafia-politica passando per i corridoi dei salotti buoni della Milano del Sud nei tre incontri che hanno animato la sessione mattutina del Pisa book festival e destato interesse e partecipazione, nella <strong>sala Fermi del Palazzo dei congressi di Pisa</strong> offrendo nuovi spunti di conversazione sull&#8217;affannoso e attuale tema delle mafie.</p>
<p style="text-align: justify">La Giornalista <strong>Candida Virgone</strong> ha condotto il matinée letterario di Trame Off, in una disamina puntuale su Mafia Capitale con <b>Gaetano Savatteri</b> che svela i punti di convergenza dell’invisibile organizzazione criminale romana con Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra con <b>Mafia Capitale. L’atto d’accusa della Procura di Roma (Melampo)</b> a pochi giorni dall´avvio del processo capitolino.</p>
<p style="text-align: justify">L´omicidio Siani e i retroscena della controinchiesta di <b>Roberto Paolo</b>, autore de <b>“Il caso non è chiuso. La verità sull’omicidio Siani (Castelvecchi)”</b> è stata l´occasione per porre l´accento su un modo di condurre il mestiere di Giornalista e sul ruolo dell´inchiesta nel campo dell´informazione. Roberto Paolo ha raccontato, così come fa nel suo libro i motivi e l´iter che ha rimesso in gioco, riaprendo di fatto un fascicolo, il Caso Siani.</p>
<p style="text-align: justify">Ha chiuso la rassegna letteraria marchio Trame Off il Magistrato <b>Sebastiano Ardita</b>, <b>“Catania Bene. Storia di un modello mafioso che è diventato dominante (Mondadori) Mafia 2.0. </b></p>
<p><b><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/thumb_WP_20151108_10_56_42_Pro_1024.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1789" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/thumb_WP_20151108_10_56_42_Pro_1024-300x169.jpg" alt="thumb_WP_20151108_10_56_42_Pro_1024" width="300" height="169" /></a></b></p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/thumb__MG_0739_1024.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1774" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/thumb__MG_0739_1024-300x200.jpg" alt="thumb__MG_0739_1024" width="300" height="200" /></a></p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/thumb_WP_20151108_12_46_14_Rich_1024.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1794" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/thumb_WP_20151108_12_46_14_Rich_1024-300x169.jpg" alt="thumb_WP_20151108_12_46_14_Rich_1024" width="300" height="169" /></a></p>
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		<title>TRAMEOFF AL PISA BOOK FESTIVAL “RACCONTARE LA MAFIA IN UN LIBRO”  PISA &#8211; PALAZZO DEI CONGRESSI  Domenica 8 novembre ore 10.00 Sala Nervi</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/11/01/trameoff-al-pisa-book-festival-raccontare-la-mafia-in-un-libro-pisa-palazzo-dei-congressi-domenica-8-novembre-ore-10-00-sala-nervi/</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2015 09:55:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Trame Festival conferma la partnership con il Pisa Book Festival, la fiera dell&#8217;editoria indipendente che si svolgerà nella città della torre pendente dal 6 all’8 novembre 2015 presso il Palazzo dei Congressi. Ci eravamo lasciati così: “Un pezzetto di Trame.5, piccolo ma significativo, arriverà a Pisa a novembre e andrà ad arricchire il programma culturale del festival con tre superbi incontri targati Trame.5 e qualcuno di quei giovani favolosi che hanno decretato il successo della manifestazione a Lamezia si unirà alla favolosa squadra del  Pisa book festival 2015&#8243; Tre incontri a marchio TrameOFF per “RACCONTARE LA MAFIA IN UN LIBRO”. Coordinati da Candida Virgone in collaborazione con Trame, l’unico Festival Europeo dei libri sulle mafie, che si svolge ogni anno a Lamezia Terme e giunto alla quinta edizione. Nella sessione mattutina di domenica 8 novembre a Pisa, daranno avvio ai lavori, nella cornice dalla sala Nervi del Palazzo dei Congressi, Armando Caputo, presidente della Fondazione Trame, Anna Lapini, presidente di Confcommercio Toscana, membro della giunta nazionale della confederazione con delega alla legalità e Lucia Della Porta, direttrice del Pisa Book Festival. A seguire, alle ore 10:30 Gaetano Savatteri svela i punti di convergenza dell’invisibile organizzazione criminale romana con Cosa Nostra, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/10/PISABOOK_LOGOBLU.png"><img class="alignnone wp-image-1733 size-medium" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/10/PISABOOK_LOGOBLU-300x232.png" alt="PISABOOK_LOGOBLU" width="300" height="232" /></a></p>
<h3><span style="color: #3b3737">Trame Festival conferma la partnership con il Pisa Book Festival, la fiera dell&#8217;editoria indipendente che si svolgerà nella città della torre pendente dal 6 all’8 novembre 2015 presso il Palazzo dei Congressi.</span></h3>
<h3><span style="color: #3b3737">Ci eravamo lasciati così: “Un pezzetto di Trame.5, piccolo ma significativo, arriverà a Pisa a novembre e andrà ad arricchire il programma culturale del festival con tre superbi incontri targati Trame.5 e qualcuno di quei giovani favolosi che hanno decretato il successo della manifestazione a Lamezia si unirà alla favolosa squadra del  Pisa book festival 2015&#8243;</span></h3>
<h3><span style="color: #3b3737">Tre incontri a marchio TrameOFF per “RACCONTARE LA MAFIA IN UN LIBRO”.</span></h3>
<p><span style="color: #333333">Coordinati da Candida Virgone in collaborazione con Trame, l’unico Festival Europeo dei libri sulle mafie, che si svolge ogni anno a Lamezia Terme e giunto alla quinta edizione.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Nella sessione mattutina di <b>domenica 8 novembre a Pisa,</b> daranno avvio ai lavori, nella cornice dalla <b>sala Nervi del Palazzo dei Congressi</b>, <b>Armando Caputo, presidente della Fondazione Trame, Anna Lapini, presidente di Confcommercio Toscana, membro della giunta nazionale della confederazione con delega alla legalità e Lucia Della Porta, direttrice del Pisa Book Festival.</b></span></p>
<p><span style="color: #333333">A seguire, alle ore 10:30 <b>Gaetano Savatteri</b> svela i punti di convergenza dell’invisibile organizzazione criminale romana con Cosa Nostra, ‘ndrangheta e camorra con <b>Mafia Capitale. L’atto d’accusa della Procura di Roma (Melampo)</b> per poi passare il testimone a <b>Roberto Paolo</b>, il giornalista napoletano autore de <b>“Il caso non è chiuso. La verità sull’omicidio Siani (Castelvecchi)”</b> per un focus sull’ attuale situazione della camorra nel Napoletano.</span></p>
<p><span style="color: #333333">A trent’anni dall’omicidio di Giancarlo Siani, <b>i documenti giudiziari,</b> di cui lo stesso Roberto Paolo si è avvalso per la stesura del libro-inchiesta sul cronista napoletano ucciso dalla camorra sono, <b>dal 23 settembre scorso on line e scaricabili sul sito  </b><b>www.tramefestival.it</b><b>.</b></span></p>
<p><span style="color: #333333">Alle 12:30 sarà il magistrato <b>Sebastiano Ardita</b> a raccontare la <b>“Catania Bene. Storia di un modello mafioso che è diventato dominante (Mondadori) Mafia 2.0</b>, ovvero il connubio morbido tra società bene e società mafiosa della raggiante Catania.</span></p>
<p><span style="color: #333333">#TrameOFF   <a class="twitter-hashtag pretty-link js-nav" href="https://twitter.com/hashtag/pisabookfest13?src=hash" target="_blank"><s>#</s><b>pisabookfest13</b></a></span></p>
<p><span style="color: #333333">Da quest’anno. strutturato in tappe OFF, Trame è diventato un format itinerante, contenuti e protagonisti  di TrameFestival dei libri sulle mafie <i>fuori porta</i> per fare esperienza di confronto e contaminazione positiva con altre realtà culturali.</span></p>
<p><span style="color: #333333">Dopo l’importante presenza a Parigi che vede Trame Festival annoverato tra i più importanti Festival Europei insieme ad oltre 700 compagni di viaggio di tutta Europa e presentato nella prima guida Europe for Festivals Festivals for Europe <b>2015/2016</b> EFFE &#8211; community – progetto pilota promosso dall’EFA (the European Festivals Association) e sostenuto dalla Commissione Europea per l’Educazione, la Cultura, il Multilinguismo e la Gioventù <b>raggruppa oltre 700 festival culturali</b> che si tengono annualmente in 31 paesi del Vecchio continente.</span></p>
<p><span style="color: #333333">La tappa <i>TrameOFF Napoli</i> dove è stato avviato un percorso di sensibilizzazione alla lettura contro le mafie nelle scuole che ricadono nella seconda Municipalità;  la partecipazione al Festival della Letteratura di Santa Maria Capua Vetere, è ora il momento di <a href="http://www.pisabookfestival.com/" target="_blank">Pisa Book Festival</a>.</span></p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/Gaetano-Savatterijpg.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1747" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/Gaetano-Savatterijpg-300x200.jpg" alt="Gaetano Savatterijpg" width="300" height="200" /></a></p>
<p><i>Lamezia Terme</i> (CZ), 01 novembre 2015</p>
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		<title>La Fondazione Trame al Consiglio aperto della seconda Municipalità di Napoli</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 06:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 30 settembre scorso a Napoli, presso il piazzale della stazione della metropolitana di Salvator Rosa, a due passi da via Romaniello, luogo in cui fu assassinato Giancarlo Siani, si è tenuto un Consiglio aperto, straordinario della II Municipalità di Napoli dedicata alla sua memoria e “alla costruzione di saperi e azioni per l&#8217;affermazione della legalità”. Erano presenti, tra gli altri, i giornalisti Arnaldo Capezzuto e Roberto Paolo, Armando Caputo, presidente della Fondazione Trame e Maria Pia Tucci responsabile della Comunicazione della fondazione calabrese, Geppino Fiorenza presidente del comitato scientifico della Fondazione Polis ed Enrico Tedesco segretario della stessa, alunni e docenti del Liceo G.B. Vico (che frequentò Giancarlo) ed una rappresentanza del Liceo A. Genovesi, assessori, consiglieri e il Presidente della municipalità Francesco Chirico con il Presidente della Commissione cultura Gianluca de Vincentiis. A fare da moderatore il consigliere di Municipalità Alfonso Gentile. Dal dibattito è emerso il consueto interrogativo che le persone si pongono da anni: “Denunciare? E poi chi ci protegge? Dobbiamo tutti diventare eroi come Giancarlo Siani?”. Nell&#8217;affrontare l&#8217;argomento, il giornalista Roberto Paolo ha affermato che lo Stato aiuta ma noi dobbiamo fare la nostra parte, non per gli altri o per “fare l’eroe”, ma per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #333399">Il 30 settembre scorso a Napoli, presso il piazzale della stazione della metropolitana di Salvator Rosa, a due passi da via Romaniello, luogo in cui fu assassinato Giancarlo Siani, si è tenuto un Consiglio aperto, straordinario della II Municipalità di Napoli dedicata alla sua memoria e “alla costruzione di saperi e azioni per l&#8217;affermazione della legalità”. Erano presenti, tra gli altri, i giornalisti Arnaldo Capezzuto e Roberto Paolo, Armando Caputo, presidente della Fondazione Trame e Maria Pia Tucci responsabile della Comunicazione della fondazione calabrese, Geppino Fiorenza presidente del comitato scientifico della Fondazione Polis ed Enrico Tedesco segretario della stessa, alunni e docenti del Liceo G.B. Vico (che frequentò Giancarlo) ed una rappresentanza del Liceo A. Genovesi, assessori, consiglieri e il Presidente della municipalità Francesco Chirico con il Presidente della Commissione cultura Gianluca de Vincentiis. A fare da moderatore il consigliere di Municipalità Alfonso Gentile.</span></h3>
<p><span style="color: #000080">Dal dibattito è emerso il consueto interrogativo che le persone si pongono da anni: “Denunciare? E poi chi ci protegge? Dobbiamo tutti diventare eroi come Giancarlo Siani?”. Nell&#8217;affrontare l&#8217;argomento, il giornalista Roberto Paolo ha affermato che lo Stato aiuta ma noi dobbiamo fare la nostra parte, non per gli altri o per “fare l’eroe”, ma per noi stessi e per un futuro senza soprusi e sofferenze.</span></p>
<p><span style="color: #000080">Fulcro della giornata quindi l’importanza di non sottostare alla criminalità organizzata anche quando questa sembra essere l’unica via, puntando soprattutto all’educazione alla legalità fatta tra i banchi di scuola.</span></p>
<p><span style="color: #000080">A questo proposito è stato annunciato, da parte della Fondazione Trame, l’avvio di un programma di diffusione in alcuni istituti (per ora!) di libri, in modo che gli studenti possano approfondire i temi di mafia e corruzione e scoprire le persone che ogni giorno combattono per debellarle. Trame, infatti, porterà la sua “missione” di sensibilizzazione anche al di fuori della Calabria, con la realizzazione di incontri presso queste scuole che saranno un’importante opportunità per mettere a confronto il punto di vista dei più giovani, il loro modo di concepire la presenza della criminalità organizzata nella vita quotidiana e nel territorio con quelli che sono stati e sono i protagonisti di queste lotte.</span></p>
<p><span style="color: #000080">Nella settimana del trentesimo anniversario dalla scomparsa del giornalista eroe e in occasione degli eventi organizzati per ricordarlo, molti esponenti della lotta contro l’illegalità hanno ancora una volta voluto sensibilizzare le persone, soprattutto i giovani, unica vera speranza, ad impegnarsi ogni giorno nel risanare quella che è ormai divenuta una delle più evidenti e brucianti ferite d&#8217;Italia.</span></p>
<p><span style="color: #000080">Alessia ed Eleonora</span></p>
<p><span style="color: #000080"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/10/Napoli_30.09.2015.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1721" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/10/Napoli_30.09.2015-300x199.jpg" alt="Napoli_30.09.2015" width="300" height="199" /></a></span></p>
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		<title>ripercorrendo la strada fatta fin qui // vincitori contest fotografico 10 anni ALA</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 17:46:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un contest fotografico ha ripercorso i dieci anni dell’antiracket lametina il 18 aprile scorso. Il concorso che ha portato i fotografi tra i luoghi simbolo della città, accompagnati dai referenti dell’Associazione  Antiracket Lamezia Onlus. Ecco le tre foto più significative, selezionate dal fotografo ufficiale di Trame Festival  Mario Spada e le motivazioni che lo hanno portato alla scelta. Giuseppe Torcasio (primo classificato) &#160; Nella composizione fotografica: l&#8217;autore ha preso una decisione importante e coerente in tutte le foto presentando un dittico. Oltre a essere un documento, le due immagini dialogano sempre tracciando una linea più profonda, empatica, coi fatti che la stessa foto rappresenta.  Erika Godino (secondo classificato) Ricordo le scarpette rosse di una fiaba di Hans Christian Andersen, qui abbandonate in una vasca da bagno, decontestualizzate. Una fiaba terribile quella di Andersen: chi ha lasciato le scarpe rosse l&#8217;ha fatto come a volersi togliere di dosso una maledizione.  Il luogo dove sono state lasciate ci suggerisce una metafora, una vasca da bagno, un luogo dove il corpo si pulisce, si lava, come se volesse rinforzare il desiderio di liberarsi da qualcosa che fa male.  Alessandro Gabriele (terzo classificato) La foto di Gabriele l’ ho scelta perchè ci fa entrare in un luogo [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Un contest fotografico ha ripercorso i dieci anni dell’antiracket lametina il <strong>18 aprile scorso. </strong>Il concorso che ha portato i fotografi tra i luoghi simbolo della città, accompagnati dai referenti dell’Associazione  Antiracket Lamezia Onlus.</h3>
<p><span id="more-1436"></span></p>
<p>Ecco le tre foto più significative, selezionate dal fotografo ufficiale di Trame Festival  Mario Spada e le motivazioni che lo hanno portato alla scelta.</p>
<h4><strong>Giuseppe Torcasio (primo classificato)</strong></h4>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/foto-1.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1444" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/foto-1.png" alt="foto 1" width="854" height="564" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #4186bf">Nella composizione fotografica: l&#8217;autore ha preso una decisione importante e coerente in tutte le foto presentando un dittico. Oltre a essere un documento, le due immagini dialogano sempre tracciando una linea più profonda, empatica, coi fatti che la stessa foto rappresenta.</span></p>
<h4><strong> Erika Godino (secondo classificato)</strong></h4>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/erika-godino.png"><img class="alignnone size-large wp-image-1445" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/erika-godino-1024x623.png" alt="erika godino" width="610" height="371" /></a></p>
<p><span style="color: #4186bf">Ricordo le scarpette rosse di una fiaba di Hans Christian Andersen, qui abbandonate in una vasca da bagno, decontestualizzate. Una fiaba terribile quella di Andersen: chi ha lasciato le scarpe rosse l&#8217;ha fatto come a volersi togliere di dosso una maledizione.  Il luogo dove sono state lasciate ci suggerisce una metafora, una vasca da bagno, un luogo dove il corpo si pulisce, si lava, come se volesse rinforzare il desiderio di liberarsi da qualcosa che fa male.</span></p>
<h4><strong> Alessandro Gabriele (terzo classificato)</strong></h4>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/alessandro-gabriele.png"><img class="alignnone size-full wp-image-1446" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/alessandro-gabriele.png" alt="alessandro gabriele" width="996" height="662" /></a></p>
<p><span style="color: #4186bf">La foto di Gabriele l’ ho scelta perchè ci fa entrare in un luogo buio, dove l&#8217;equilibrio è fortemente precario, destabilizzato (la foto è tutta inclinata a destra) però sullo sfondo ci fa intravedere una luce, un bagliore, una speranza.</span></p>
<hr />
<p>Si ringrazia per la partecipazione: sezione aurea (Lamezia Terme), circolo fotografico (Lamezia Terme), instagramer (Lamezia Terme), l’impronta (Cosenza), ladri di luce (Cosenza), cromatica (Catanzaro), il consigliere nazionale FIAF (federazione italiana associazioni fotografiche) Attilio Lauria .</p>
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		<title>Omicidio Siani: i retroscena di Giovanni Brusca</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 15:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[giancarlo siani]]></category>
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		<description><![CDATA[Giovanni Brusca sa qualcosa dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino di Napoli, ucciso il 23 settembre 1985. Brusca, il luogotenente di Totò Riina che premette il tasto del telecomando per azionare la carica di tritolo a Capaci che uccise Giovanni Falcone, sarebbe già stato sentito dai magistrati della procura di Napoli che hanno riaperto l’indagine sull&#8217;uccisione del giovane cronista. La rivelazione è stata fatta dal giornalista Roberto Paolo, autore del libro   Il caso non è chiuso. La verità sull&#8217;omicidio Siani, pubblicato da Castelvecchi, presentato in un incontro del festival. Un reportage giornalistico che ha fatto riaprire l&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio di Giancarlo Siani. Brusca è stato ascoltato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, secondo quanto ha spiegato Roberto Paolo, perché era in contatto con il clan Nuvoletta di Marano affiliato a Cosa Nostra.  Brusca, infatti, spesso andava in trasferta dalla Sicilia nella tenuta dei Nuvoletta per insegnare ai camorristi come sciogliere le persone nell’acido. “Insegnava praticamente come fare, una sorta di tutorial diabolico”, dice Roberto Paolo. Muovendo dalla sentenza di condanna degli assassini di Siani, nella quale si parla di movente “camorristico mafioso”, i magistrati avrebbero già ascoltato Brusca, attualmente collaboratore di giustizia, per sapere se sappia qualcosa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Giovanni Brusca sa qualcosa dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino di Napoli, ucciso il 23 settembre 1985. Brusca, il luogotenente di Totò Riina che premette il tasto del telecomando per azionare la carica di tritolo a Capaci che uccise Giovanni Falcone, sarebbe già stato sentito dai magistrati della procura di Napoli che hanno riaperto l’indagine sull&#8217;uccisione del giovane cronista.</h3>
<p><span id="more-1396"></span></p>
<p>La rivelazione è stata fatta dal giornalista Roberto Paolo, autore del libro   <em>Il caso non è chiuso. La verità sull&#8217;omicidio Siani</em>, pubblicato da Castelvecchi, presentato in un incontro del festival. Un reportage giornalistico che ha fatto riaprire l&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio di Giancarlo Siani.</p>
<p><strong>Brusca è stato ascoltato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, secondo quanto ha spiegato Roberto Paolo, perché era in contatto con il clan Nuvoletta di Marano affiliato a Cosa Nostra.  Brusca, infatti, spesso andava in trasferta dalla Sicilia nella tenuta dei Nuvoletta per insegnare ai camorristi come sciogliere le persone nell’acido. “Insegnava praticamente come fare, una sorta di tutorial diabolico”, dice Roberto Paolo.</strong></p>
<p>Muovendo dalla sentenza di condanna degli assassini di Siani, nella quale si parla di movente “camorristico mafioso”, i magistrati avrebbero già ascoltato Brusca, attualmente collaboratore di giustizia, per sapere se sappia qualcosa o se conosca nuovi retroscena del delitto. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, il clan Nuvoletta sarebbe stato spinto a eliminare Siani anche dietro richiesta dei corleonesi di Cosa Nostra che chiedevano conto e ragione del fatto che Valentino Gionta fosse stato arrestato nella tenuta dei Nuvoletta.</p>
<p>Per dare una risposta agli alleati della Cosa Nostra siciliana, i Nuvoletta avrebbero deciso di uccidere Siani, il primo e l’unico giornalista che aveva scritto in un suo articolo che Gionta era stato “venduto” dagli stessi Nuvoletta. Un segnale per sgomberare il campo da ogni sospetto. Brusca, secondo Roberto Paolo, potrebbe avere avuto conversazioni successive o precedenti all’omicidio con gli affiliati del clan di Marano in grado di gettare nuova luce sull’omicidio.</p>
<p>La quinta edizione del festival Trame è dedicato proprio a Giancarlo Siani, la cui Mehari esposta in piazza San Domenico è diventata il simbolo di questa cinque giorni di incontri, dibattiti e spettacoli intitolati ai “Giovani favolosi”: ragazzi come Siani che hanno dato il loro impegno, e la loro vita, nella lotta alle mafie.</p>
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		<title>“Per amore del mio popolo non tacerò”. La morte di Don Peppe Diana</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 10:58:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 19 marzo del 1994, giorno del suo onomastico, muore Don Peppe Diana. Ucciso dalla camorra nella chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe, comune del casertano. Ci raccontano la sua storia al Festival Raffaele Sardo autore di “Don Peppe Diana. Un martire in terra di camorra”, Augusto Di Meo amico e testimone dell’omicidio e Sandro Ruotolo giornalista e collaboratore di Michele Santoro che dal maggio di quest’anno e sotto scorta per le minacce di morte ricevute da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, clan di rilevo a Casal di Principe. Don Peppino non era un prete qualunque, era uno che il suo territorio lo conosceva bene, soprattutto chi ci viveva. È per questo che fu ucciso, perché voleva combattere le organizzazioni criminali del suo paese. Una voce fuori dal coro che stava diventando troppo forte e rappresentativa, punto di ritrovo per tutti coloro che non volevano più sottostare alla camorra. Come in ogni terra di mafia che si rispetti, le prime notizie della vicenda gettarono fango sul sacerdote (la mafia usa sempre la delegittimazione in questi casi), ma ciò non bastò ed oggi il vero operato di Don Peppe Diana viene riportato da giornalisti e scrittori. Come ricorda [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Il 19 marzo del 1994, giorno del suo onomastico, muore Don Peppe Diana. Ucciso dalla camorra nella chiesa San Nicola di Bari a Casal di Principe, comune del casertano. Ci raccontano la sua storia al Festival Raffaele Sardo autore di “Don Peppe Diana. Un martire in terra di camorra”, Augusto Di Meo amico e testimone dell’omicidio e Sandro Ruotolo giornalista e collaboratore di Michele Santoro che dal maggio di quest’anno e sotto scorta per le minacce di morte ricevute da Michele Zagaria, boss dei Casalesi, clan di rilevo a Casal di Principe.</span></h3>
<p><span id="more-1422"></span></p>
<p>Don Peppino non era un prete qualunque, era uno che il suo territorio lo conosceva bene, soprattutto chi ci viveva. È per questo che fu ucciso, perché voleva combattere le organizzazioni criminali del suo paese. Una voce fuori dal coro che stava diventando troppo forte e rappresentativa, punto di ritrovo per tutti coloro che non volevano più sottostare alla camorra. Come in ogni terra di mafia che si rispetti, le prime notizie della vicenda gettarono fango sul sacerdote (la mafia usa sempre la delegittimazione in questi casi), ma ciò non bastò ed oggi il vero operato di Don Peppe Diana viene riportato da giornalisti e scrittori. Come ricorda Ruotolo la memoria è molto importante, ma ancor di più è la crescita di una cultura della legalità, che avviene spesso anche attraverso i libri come questo.</p>
<p>Oggi Casal di Principe ha voglia di riscatto, lo si deduce dai fatti: gli arresti dei capi, i pentimenti, il nuovo assetto amministrativo, in più tra qualche giorno sarà inaugurata in una villa sequestrata alla camorra la mostra “La luce vince l’ombra”, con opere provenienti degli Uffizi di Firenze, dalle Reggia di Caserta, dal Museo di Capodimonte. Finalmente dopo venti anni si vedono i cambiamenti, come afferma Di Meo, forse perché i giovani vogliono vivere una realtà diversa.</p>
<p><em> “Qui la camorra ha perso. Ora si ricomincia. Dove eravamo rimasti?”</em></p>
<h4>Le foto di Mario Spada per Trame Festival</h4>

<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/per-amore-del-mio-popolo-non-tacero-la-morte-di-don-peppe-diana/img_7816/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7816-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7816" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/per-amore-del-mio-popolo-non-tacero-la-morte-di-don-peppe-diana/img_7848/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7848-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7848" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/per-amore-del-mio-popolo-non-tacero-la-morte-di-don-peppe-diana/img_7858/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7858-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7858" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/per-amore-del-mio-popolo-non-tacero-la-morte-di-don-peppe-diana/img_7867/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7867-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7867" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/per-amore-del-mio-popolo-non-tacero-la-morte-di-don-peppe-diana/img_7881/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7881-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7881" /></a>
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		<title>Quali turisti e autoctoni? La forza è il noi collettivo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 21:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;. Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti. Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di La mafia spiegata ai turisti. Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: &#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf"><em>&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;.</em> Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, <em>La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti</em>. </span></h3>
<p><span id="more-1398"></span></p>
<p>Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di <em>La mafia</em> <em>spiegata</em> <em>ai turisti. </em>Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: <em>Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; </em></p>
<p>Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: <em>&#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa anche ad Oslo e Madrid. Vi stiamo rendendo complici di un problema che è anche nostro e la globalizzazione di questi problemi è qualcosa su cui dobbiamo ragionare&#8221;</em>. Forgione esorta a una buona informazione, ad un giornalismo che non subisca il fascino della propaganda, ma che sperimenti il &#8220;gusto dell&#8217;analisi&#8221;, perché &#8220;la forza della &#8216;ndrangheta è non farsi rappresentare&#8221; e nostro è il compito di svelarla.</p>
<p>Di fronte alla dizione usata da Cordova di &#8220;massondrangheta&#8221;, l&#8217;autore restituisce carica semantica alla definizione di &#8216;ndrangheta: <em>&#8220;una organizzazione criminale dinamica che ha avuto bisogno di creare una nuova situazione politica, che ha saputo costruire una duplicità istituzionale&#8221;.</em> Il procuratore, lavorando sulle dichiarazioni di fallimenti, spiega al pubblico di aver scoperto una lunghissima serie di società create apposta per generare buchi fiscali, facendo restare in stallo i debiti demaniali, anche col consenso di Equitalia. Allude in punta di piedi anche al problema dei migranti, oggetto d&#8217;indagini ancora in corso, senza risparmiarsi la denuncia di aporie: &#8220;non è più sufficiente l&#8217;intercettazione. Non siamo ancora in grado di rispondere al salto qualitativo della &#8216;ndrangheta. Occorre un focus sul problema e una cultura dell&#8217;investigazione che si sta formando, ma che non è ancora sufficiente&#8221;. Forgione, lapidariamente, attiva le coscienze: &#8220;Intellettuali non pervenuti. Dov&#8217;è il dibattito sul Mezziogiorno? L&#8217;università, la politica, il giornalismo non se ne occupano.</p>
<p>C&#8217;è un problema della società civile&#8221;. Ci interroga tutti: perché a Gioia Tauro in campagna elettorale nessuno ha pronunciato la parola &#8220;mafia&#8221;, ancora tabuizzata? La politica e la magistratura assicurano autonomia e indipendenza? E noi cittadini cosa siamo disposti a fare? Ad un anno dalle parole di papa Francesco in terra di &#8216;ndrangheta ancora adorazione del male e disprezzo del bene comune. Spagnuolo lamenta la decadenza delle elite in senso gramsciano, ma forse le crisi possono rivelarsi punti di svolta: <em>&#8220;Progressi sono stati fatti nella repressione, nel ruolo della stampa e dell&#8217;informazione. La &#8216;ndrangheta non vive più nel cono d&#8217;ombra, ma c&#8217;è anche bisogno di una cultura critica. Se questa viene meno la lotta è solo repressione e azione penale. La società è fatta da un noi collettivo e non da tanti io individuali&#8221;</em>.</p>
<p>Il veleno che si fa farmaco, dalla fine un nuovo inizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La ‘ndrangheta può essere sconfitta, i riti di affiliazione solo uno “schermo” per nobilitarla</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 18:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Bisogna stare lontani mille miglia dalla criminalità organizzata, è subdola e nessuno è immune, nemmeno le istituzioni». Il procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo mette in allerta tutti sulla pericolosità della ‘ndrangheta, durante l’incontro “Il santino bruciato”, con protagonista il professore Enzo Ciconte e il suo libro “Riti Criminali”, edito da Rubbettino.  Lombardo fa riferimento anche alla forza invasiva e subdola della ‘ndrangheta, ai giovani che ne subiscono il fascino. L’evento svoltosi all’interno del Chiostro San Domenico è stato moderato dal giornalista Antonio Liotta. La distinzione tra chi è ‘ndranghetista e chi non lo è viene definita dalla condotta morale di ogni individuo, un concetto tanto ovvio quanto fondamentale. Esiste però una linea di demarcazione precisa, i codici di affiliazione di cui si sono forniti gli appartenenti alla criminalità organizzata calabrese nel corso della storia. Enzo Ciconte, docente di “Storia della criminalità organizzata” all’Università di Roma Tre, tratta l’argomento nel volume. Ciconte spiega come i riti di affiliazione, troppo spesso relegati ad un aspetto folkloristico, e quindi sottovalutati, rappresentano invece l’elemento cruciale secondo cui devono passare tutti gli affiliati al sodalizio criminale. Viene sancita un’appartenenza che trascende quelli che sono  valori quali la fede, l’amicizia e l’affetto familiare. Alcuni termini che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">«Bisogna stare lontani mille miglia dalla criminalità organizzata, è subdola e nessuno è immune, nemmeno le istituzioni». </span></h3>
<p>Il procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo mette in allerta tutti sulla pericolosità della ‘ndrangheta, durante l’incontro “Il santino bruciato”, con protagonista il professore Enzo Ciconte e il suo libro “Riti Criminali”, edito da Rubbettino.  Lombardo fa riferimento anche alla forza invasiva e subdola della ‘ndrangheta, ai giovani che ne subiscono il fascino. L’evento svoltosi all’interno del Chiostro San Domenico è stato moderato dal giornalista Antonio Liotta.<span id="more-1464"></span></p>
<p>La distinzione tra chi è ‘ndranghetista e chi non lo è viene definita dalla condotta morale di ogni individuo, un concetto tanto ovvio quanto fondamentale. Esiste però una linea di demarcazione precisa, i codici di affiliazione di cui si sono forniti gli appartenenti alla criminalità organizzata calabrese nel corso della storia. Enzo Ciconte, docente di “Storia della criminalità organizzata” all’Università di Roma Tre, tratta l’argomento nel volume. Ciconte spiega come i riti di affiliazione, troppo spesso relegati ad un aspetto folkloristico, e quindi sottovalutati, rappresentano invece l’elemento cruciale secondo cui devono passare tutti gli affiliati al sodalizio criminale.</p>
<p>Viene sancita un’appartenenza che trascende quelli che sono  valori quali la fede, l’amicizia e l’affetto familiare. Alcuni termini che gli ‘ndranghetisti utilizzano mutuano dalla dottrina cattolica, a cominciare dal battesimo. Durante l’incontro Ciconte ha sottolineato però la differenza fondamentale: questi riti determinano chi ha potere di vita o di morte e non c’è possibilità di tornare indietro.</p>
<p>I codici utilizzati, dal momento dell’affiliazione dei picciotti, sono stati analizzati da numerosi autori nel corso degli anni. Sia Ciconte che Lombardo hanno spiegato come la divulgazione sia diventata ora estremamente diffusa, attraverso vari canali. Su Youtube si possono vedere e sentire liberamente le intercettazioni della polizia. Un elemento importante che ha sottolineato il procuratore Lombardo è il relativo interesse di alcune ‘ndrine nel dotarsi necessariamente di tali codici di affiliazione.</p>
<p>Il procuratore di Catanzaro ha infatti spiegato che in alcuni casi è stato appurato che non vengono effettuati assolutamente effettuati  riti, non se ne ritiene il bisogno per creare un “locale” di ‘ndrangheta; nella stessa Lamezia Terme indagini hanno dimostrato che esiste effettivamente un’associazione criminale che ha anzi maggior potere senza seguire codici. Entrambi i relatori sono convenuti nel sostenere che riti e linguaggi cifrati ottocenteschi sono diventati sempre più importanti per gli ‘ndranghetisti trasferiti al nord Italia o all’estero. Il fine ultimo della ‘ndrangheta è quello di legittimare, giustificare, “nobilitare” i propri delitti e tutte le azioni criminose. Il procuratore Lombardo ha chiosato sostenendo che si riuscirà a sgominare il fenomeno della criminalità organizzata quando ognuno di noi capirà che il problema ci riguarda personalmente. La ‘ndrangheta è un male collettivo. Enzo Ciconte ha infine spiegato l’importanza di eventi come il festival “Trame”, fondamentali per determinare quella rivoluzione culturale necessaria a sconfiggere le mafie.</p>
<h4>Le foto di Mario Spada per Trame Festival</h4>

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