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	<title>Trame 5 &#187; Mafia | Trame 5</title>
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	<description>Trame Festival il primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie</description>
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		<title>GIANCARLO SIANI: GLI ATTI PROCESSUALI TUTTI ON LINE</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/09/20/giancarlo-siani-gli-atti-processuali/</link>
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		<pubDate>Sun, 20 Sep 2015 19:33:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Tommaso De Pace]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo siani]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[“La Fondazione Trame lancia l’archivio della memoria civile” ORDINANZE E SENTENZE, DONATE DAL GIORNALISTA ROBERTO PAOLO ALLA FONDAZIONE TRAME, CONSULTABILI DA OGGI 23 SETTEMBRE A TRENT&#8217;ANNI DALL&#8217;OMICIDIO DEL GIORNALISTA Onorare Giancarlo Siani è un dovere ed un impegno. Nel suo trentennale la Fondazione Trame grazie al lavoro di ricerca di Roberto Paolo e ad un accordo con il giornalista napoletano, autore del libro-inchiesta &#8220;Il caso non è chiuso. La verità sul&#8217;omicidio Siani” (Castelvecchi editore, 2014) ha deciso di onorare il proprio impegno nei confronti dell&#8217;informazione pubblicando sul sito di Trame Festival gran parte dei documenti giudiziari del &#8220;il caso Siani&#8221;. I documenti saranno on-line in versione consultabile dal 23 settembre 2015, in una sezione speciale, che si arricchirà nel tempo, a disposizione di quanti per motivi di studio o di lavoro, o di curiosità civile, siano interessati a una vicenda che continua a far discutere, con alcune zone d’ombra. “Dopo aver posto al centro dell’edizione numero cinque di Trame.Festival la Mehari di Giancarlo, simbolo dei Giovani favolosi, il tema dell’ultima edizione del festival, adesso  il nostro omaggio al cronista precario e libero passa per questa strada. E’ un viaggio che continua, nel segno della libertà di informazione”. L’archivio digitale, dal 23 [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify"><strong>“La Fondazione Trame lancia l’archivio della memoria civile”</strong></h5>
<h5 style="text-align: justify"><strong>ORDINANZE E SENTENZE, DONATE DAL GIORNALISTA ROBERTO PAOLO ALLA FONDAZIONE TRAME, CONSULTABILI DA OGGI 23 SETTEMBRE </strong><strong>A TRENT&#8217;ANNI DALL&#8217;OMICIDIO DEL GIORNALISTA</strong></h5>
<p style="text-align: justify">Onorare <strong>Giancarlo Siani</strong> è un dovere ed un impegno. Nel suo trentennale la <strong>Fondazione Trame</strong> grazie al lavoro di ricerca di <strong>Roberto Paolo</strong> e ad un accordo con il giornalista napoletano, autore del libro-inchiesta &#8220;<em>Il caso non è chiuso. La verità sul&#8217;omicidio Siani” (Castelvecchi editore, 2014) </em>ha deciso di onorare il proprio impegno nei confronti dell&#8217;informazione pubblicando sul sito di <strong>Trame Festival</strong> gran parte dei documenti giudiziari del &#8220;il caso Siani&#8221;.<span id="more-1616"></span></p>
<p style="text-align: justify">I documenti saranno on-line in versione consultabile dal <strong>23 settembre 2015</strong>, in una sezione speciale, che si arricchirà nel tempo, a disposizione di quanti per motivi di studio o di lavoro, o di curiosità civile, siano interessati a una vicenda che continua a far discutere, con alcune zone d’ombra.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify">“Dopo aver posto al centro dell’edizione numero cinque di Trame.Festival la Mehari di Giancarlo, simbolo dei <em>Giovani favolosi</em>, il tema dell’ultima edizione del festival, adesso  il nostro omaggio al cronista precario e libero passa per questa strada. E’ un viaggio che continua, nel segno della libertà di informazione”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">L’archivio digitale, dal 23 settembre consultabile sul sito <a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/giancarlo-siani-gli-atti-processuali-pagina/">www.tramefestival.it</a>,  è l&#8217;unico che raccoglie e rende disponibili a tutti, per la prima volta, i documenti assolutamente inediti del travagliato cammino delle indagini e dei processi sull&#8217;omicidio del giornalista napoletano Giancarlo Siani, ucciso dalla camorra il 23 settembre 1985.</p>
<p style="text-align: justify">Questo archivio vuole essere un contributo alla memoria di questo martire civile, vittima a soli 26 anni della barbarie mafiosa, e un invito allo studio e all&#8217;approfondimento delle risultanze processuali, che ancora oggi non hanno fatto piena luce e fugato ogni dubbio su tanti aspetti controversi di quello che fu non solo la drammatica e violenta morte di un giovane innocente, ma anche un gravissimo attentato alla libertà di tutti gli italiani e alla nostra democrazia.</p>
<p style="text-align: justify">“I documenti pubblicati in questa prima fase sono forse i più importanti della storia processuale dell&#8217;omicidio Siani, &#8211; dichiara <strong>Roberto Paolo</strong> &#8211; ma sono pur tuttavia solo una parte dei ventuno provvedimenti giudiziari che hanno costellato questa vicenda processuale durata oltre quindici anni. Altri documenti saranno aggiunti nel prossimo futuro. Ma quello che si può già trovare nell&#8217;archivio rappresenta comunque il nucleo fondamentale a cui qualsiasi studioso, storico, giornalista, avvocato, studente, può attingere per comprendere qualcosa in più su come si sono svolti i fatti”.</p>
<p style="text-align: justify">Sulla base dei risultati dell&#8217;inchiesta giornalistica di Roberto Paolo, la Procura di Napoli ha ritenuto di dover riaprire le indagini sull&#8217;omicidio di Giancarlo Siani per verificare se tutti i mandanti e gli esecutori materiali dell&#8217;assassinio siano stati identificati e perseguiti”.</p>
<p style="text-align: justify"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/giancarlo-siani-gli-atti-processuali-pagina/"><strong>GIANCARLO SIANI: ECCO GLI ATTI PROCESSUALI consultabili da oggi 23 settembre:</strong></a></p>
<ul>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/giancarlo-siani-gli-atti-processuali-pagina/">Ordinanza di proscioglimento per Ciro Giuliano, Giorgio Rubolino, Giuseppe Calcavecchia e Alfonso Agnello,<strong> 22 dicembre 1988</strong></a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/giancarlo-siani-gli-atti-processuali-pagina/">Ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Gionta Valentino, Nuvoletta Lorenzo, Nuvoletta Angelo e altri,<strong> 23 ottobre 1995</strong></a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/giancarlo-siani-gli-atti-processuali-pagina/">Sentenza di primo grado contro mandanti ed esecutori del delitto Siani emessa dalla C<strong>orte d&#8217;Assise di Napoli, seconda sezione, 14 aprile 1997</strong></a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/giancarlo-siani-gli-atti-processuali-pagina/">Sentenza di secondo grado contro mandanti ed esecutori del delitto Siani emessa con data <strong>7 luglio 1999 prima sezione</strong> dalla <strong>Corte d&#8217;Assise d&#8217;Appello di Napoli</strong></a></li>
<li style="text-align: justify"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/giancarlo-siani-gli-atti-processuali-pagina/">Sentenza di primo grado contro Ferdinando Cataldo. <strong>Corte d&#8217;Assise di Napoli, quinta sezione, pubblicata il 5 luglio 1999</strong></a></li>
</ul>
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		<title>Noi, gli uomini di Falcone</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/noi-gli-uomini-di-falcone-2/</link>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 17:54:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[23 maggio 1992. Data di una delle stragi più cruente avvenute in Italia per mano della criminalità organizzata, quella di Capaci. Centinaia sono state le pubblicazioni a riguardo ma quello che questo libro offre è il racconto diretto dei protagonisti di quel periodo. “Noi, gli uomini di Falcone” è un’opera importante, formata da fatti reali e storici raccontati a mo’ di romanzo, scritto da Angiolo Pellegrini comandante della sezione antimafia di Palermo in quel delicato periodo, con la collaborazione del giornalista Francesco Condoluci, in cui si ripercorre la storia di uomo, duro ma anche molto solidale con i suoi uomini e di una Palermo surreale, quasi da Far West. “In questo libro vengono ricordate le pagine più brutte e più belle della vicenda siciliana, descritte attraverso i protagonisti visti da vicino: i buoni, i cattivi, i nomi noti e i tanti ragazzi che nell’oscurità e nell’anonimato non si sono mai arresi”. Pellegrini ci racconta, in un’epopea dai toni pacati, le vicende dei magistrati Chinnici e Falcone, dei Salvo, “padroni della Sicilia” e vera e propria rappresentazione della mafia cha fa impero, di Buscetta grazie al quale lo Stato e i suoi magistrati hanno compreso e conosciuto il sistema di Cosa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">23 maggio 1992. Data di una delle stragi più cruente avvenute in Italia per mano della criminalità organizzata, quella di Capaci. Centinaia sono state le pubblicazioni a riguardo ma quello che questo libro offre è il racconto diretto dei protagonisti di quel periodo. </span></h3>
<p><span id="more-1449"></span></p>
<p>“Noi, gli uomini di Falcone” è un’opera importante, formata da fatti reali e storici raccontati a mo’ di romanzo, scritto da Angiolo Pellegrini comandante della sezione antimafia di Palermo in quel delicato periodo, con la collaborazione del giornalista Francesco Condoluci, in cui si ripercorre la storia di uomo, duro ma anche molto solidale con i suoi uomini e di una Palermo surreale, quasi da Far West.</p>
<p>“In questo libro vengono ricordate le pagine più brutte e più belle della vicenda siciliana, descritte attraverso i protagonisti visti da vicino: i buoni, i cattivi, i nomi noti e i tanti ragazzi che nell’oscurità e nell’anonimato non si sono mai arresi”.</p>
<p>Pellegrini ci racconta, in un’epopea dai toni pacati, le vicende dei magistrati Chinnici e Falcone, dei Salvo, “padroni della Sicilia” e vera e propria rappresentazione della mafia cha fa impero, di Buscetta grazie al quale lo Stato e i suoi magistrati hanno compreso e conosciuto il sistema di Cosa Nostra, ma anche delle enormi difficoltà riscontrate da lui e i suoi colleghi: la mancanza di uomini e mezzi sufficienti, di sostegno da chi invece dovesse darglielo, il dissenso dalla popolazione locale che era ormai abituata alla presenza asfissiante della mafia tanto da non accorgersi dei paletti imposti da quest’ultima e che anzi le riconosceva l’unica occasione lavorativa, tanto da venir poi ritenuto responsabile di portare la parola mafia in quelle realtà in cui, secondo molti, non era mai esistita.</p>
<p>Per portare avanti le sue indagini c’era bisogno di uomini fidati e Pellegrini mise insieme un gruppo di fedelissimi, la cosiddetta banda del Capitano Billy The Kid e fece ciò che molti non avevano avuto il coraggio di fare: compilare un rapporto che parlava di mafia, raccontando cosa in realtà fosse e chi comandasse, trovando sempre sostegno in un uomo: il giudice Falcone.</p>
<h3>Le foto di Mario Spada per Trame Festival</h3>

<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/noi-gli-uomini-di-falcone-2/img_8423/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_8423-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Angiolo Pellegrini, Silvio Messinetti e Francesco Condoluci" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/noi-gli-uomini-di-falcone-2/img_8404/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_8404-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_8404" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/noi-gli-uomini-di-falcone-2/img_8400/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_8400-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_8400" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/noi-gli-uomini-di-falcone-2/img_8394/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_8394-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_8394" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/21/noi-gli-uomini-di-falcone-2/img_8381/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_8381-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_8381" /></a>

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		<title>Quali turisti e autoctoni? La forza è il noi collettivo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 21:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;. Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti. Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di La mafia spiegata ai turisti. Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: &#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf"><em>&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;.</em> Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, <em>La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti</em>. </span></h3>
<p><span id="more-1398"></span></p>
<p>Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di <em>La mafia</em> <em>spiegata</em> <em>ai turisti. </em>Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: <em>Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; </em></p>
<p>Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: <em>&#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa anche ad Oslo e Madrid. Vi stiamo rendendo complici di un problema che è anche nostro e la globalizzazione di questi problemi è qualcosa su cui dobbiamo ragionare&#8221;</em>. Forgione esorta a una buona informazione, ad un giornalismo che non subisca il fascino della propaganda, ma che sperimenti il &#8220;gusto dell&#8217;analisi&#8221;, perché &#8220;la forza della &#8216;ndrangheta è non farsi rappresentare&#8221; e nostro è il compito di svelarla.</p>
<p>Di fronte alla dizione usata da Cordova di &#8220;massondrangheta&#8221;, l&#8217;autore restituisce carica semantica alla definizione di &#8216;ndrangheta: <em>&#8220;una organizzazione criminale dinamica che ha avuto bisogno di creare una nuova situazione politica, che ha saputo costruire una duplicità istituzionale&#8221;.</em> Il procuratore, lavorando sulle dichiarazioni di fallimenti, spiega al pubblico di aver scoperto una lunghissima serie di società create apposta per generare buchi fiscali, facendo restare in stallo i debiti demaniali, anche col consenso di Equitalia. Allude in punta di piedi anche al problema dei migranti, oggetto d&#8217;indagini ancora in corso, senza risparmiarsi la denuncia di aporie: &#8220;non è più sufficiente l&#8217;intercettazione. Non siamo ancora in grado di rispondere al salto qualitativo della &#8216;ndrangheta. Occorre un focus sul problema e una cultura dell&#8217;investigazione che si sta formando, ma che non è ancora sufficiente&#8221;. Forgione, lapidariamente, attiva le coscienze: &#8220;Intellettuali non pervenuti. Dov&#8217;è il dibattito sul Mezziogiorno? L&#8217;università, la politica, il giornalismo non se ne occupano.</p>
<p>C&#8217;è un problema della società civile&#8221;. Ci interroga tutti: perché a Gioia Tauro in campagna elettorale nessuno ha pronunciato la parola &#8220;mafia&#8221;, ancora tabuizzata? La politica e la magistratura assicurano autonomia e indipendenza? E noi cittadini cosa siamo disposti a fare? Ad un anno dalle parole di papa Francesco in terra di &#8216;ndrangheta ancora adorazione del male e disprezzo del bene comune. Spagnuolo lamenta la decadenza delle elite in senso gramsciano, ma forse le crisi possono rivelarsi punti di svolta: <em>&#8220;Progressi sono stati fatti nella repressione, nel ruolo della stampa e dell&#8217;informazione. La &#8216;ndrangheta non vive più nel cono d&#8217;ombra, ma c&#8217;è anche bisogno di una cultura critica. Se questa viene meno la lotta è solo repressione e azione penale. La società è fatta da un noi collettivo e non da tanti io individuali&#8221;</em>.</p>
<p>Il veleno che si fa farmaco, dalla fine un nuovo inizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Non è solo cosa nostra, perché la mafia non è un fenomeno meridionale.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 21:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[Uno storico, un sociologo e un giornalista. Tre punti di vista differenti sul tema unitario dell&#8217;infiltrazione mafiosa nel Nord Italia. L&#8217;operazione Infinito, fatta in maniera congiunta dalle procure di Milano e Reggio Calabria, è stata uno spartiacque.Per Giampiero Rossi, autore di La regola. Giorno per giorno la &#8216;ndrangheta in Lombardia, &#8220;l&#8217;inchiesta è stata una sorpresa non per i cronisti, ma per la gente dell&#8217;hinterland milanese, che ha preso coscienza che la forma mentis mafiosa ha impermeato gli imprenditori del nord&#8221;. Entra poi in media re: &#8220;La mafia non spunta dal nulla, la storia del radicamento delle mafie al Nord origina almeno dagli anni 50, dal flusso migratorio, ma la classe dirigente ha cercato di non riconoscerlo, per strumentalizzazioni o per opportunità. L&#8217;arrivo di questa metastasi, cancro o virus, com&#8217;è stata definita, non è stata un&#8217;invasione, s&#8217;è chiaramente scoperto che nell&#8217;imprenditoria lombarda brianzola, cuore pulsante dell&#8217;economia, c&#8217;era una domanda di mafia&#8221;. Rocco Sciarrone, sociologo e docente all&#8217;Università di Torino, originario della piana di Gioia Tauro, sottolinea che il suo libro, Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali, è il risultato di una ricerca sociologica, un lavoro collettivo durato più di 2 anni&#8221;, partendo dall&#8217;evidenza giudiziaria, andando poi sul campo a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Uno storico, un sociologo e un giornalista. Tre punti di vista differenti sul tema unitario dell&#8217;infiltrazione mafiosa nel Nord Italia. L&#8217;operazione Infinito, fatta in maniera congiunta dalle procure di Milano e Reggio Calabria, è stata uno spartiacque.<span style="line-height: 1.5">Per Giampiero Rossi, autore di</span><em style="line-height: 1.5"> La regola. Giorno per giorno la &#8216;ndrangheta in Lombardia</em><span style="line-height: 1.5">, &#8220;l&#8217;inchiesta è stata una sorpresa non per i cronisti, ma per la gente dell&#8217;hinterland milanese, che ha preso coscienza che la forma mentis mafiosa ha impermeato gli imprenditori del nord&#8221;. </span></span><span id="more-1263"></span></h3>
<p><span style="line-height: 1.5">Entra poi in media re: &#8220;La mafia non spunta dal nulla, la storia del radicamento delle mafie al Nord origina almeno dagli anni 50, dal flusso migratorio, ma la classe dirigente ha cercato di non riconoscerlo, per strumentalizzazioni o per opportunità. L&#8217;arrivo di questa metastasi, cancro o virus, com&#8217;è stata definita, non è stata un&#8217;invasione, s&#8217;è chiaramente scoperto che nell&#8217;imprenditoria lombarda brianzola, cuore pulsante dell&#8217;economia, c&#8217;era una domanda di mafia&#8221;. Rocco Sciarrone, sociologo e docente all&#8217;Università di Torino, originario della piana di Gioia Tauro, sottolinea che il suo libro, </span><em style="line-height: 1.5">Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali</em><span style="line-height: 1.5">, è il risultato di una ricerca sociologica, un lavoro collettivo durato più di 2 anni&#8221;, partendo dall&#8217;evidenza giudiziaria, andando poi sul campo a raccogliere dati e fare interviste. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.5">Significativo il titolo, dove non si parla di mafie &#8220;al&#8221; Nord, ma &#8220;del&#8221; Nord: &#8220;storicamente le mafie non sono un fenomeno del Mezzogiorno, piuttosto i primi processi di espansione territoriale delle mafie riguardano le aree del Mezzogiorno&#8221;. Nella metodologia adottata dal team l&#8217;obiettivo di fondo è stato capire i meccanismi con cui le mafie si riproducono nel tempo e nello spazio. &#8220;Per molto tempo la tesi dominante era che la mafia fosse un fenomeno territoriale: la &#8216;ndrangheta ci può essere in Calabra, non altrove. Ad essere mafiosa non è l&#8217;individuo ma il contesto&#8221;. Si è rivelata tesi erronea, al pari delle attuali metafore del contagio, per cui la mafia è un virus che invade il corpo sano, e dell&#8217;esercito che invade un territorio vergine colonizzando. Sempre netta è la polarità noi-loro, l&#8217;idea dell&#8217;alterità che non ci appartiene. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.5">Sciarrone si sente di rifiutare ogni posizione mafiocentrica: &#8220;per chi si occupa di mafia è come se tutto le ruotasse attorno, invece dobbiamo trovare delle variabili indipendenti che cercano di spiegarci il fenomeno&#8221;. Lo studio di Sciarrone indaga le mafie in aree &#8220;non tradizionali&#8221;: Lombardia, Piemonte,  Ponente ligure, Reggio Emilia, Toscana e Veneto, dando vita a un quadro comparato del Centro-nord. &#8220;In alcune delle aree studiate non c&#8217;è stato solo il negazionismo, ma anche il malfunzionamento delle forze dell&#8217;ordine o della magistratura, dell&#8217;antimafia. La mafia può divenire un alibi per non guardare ad altri fenomeni&#8221;. Il sociologo sposta poi il focus altrove: &#8220;è giusto conferire complessità a questo fenomeno, dovremmo però capire i processi e anche i punti di debolezza, non solo di forza delle mafie. Le mafie vanno in zone in cui ci sono pratiche già diffuse di illegalità, conta moltissimo l&#8217;accoglienza della mafia da parte del Nord&#8221;. Attenzione merita anche la configurazione di aree grigie: territori non di piena e diffusa illegalità, ma di più completa e pericolosa commistione tra legale e illegale, dove non basta centrare l&#8217;attenzione solo sui mafiosi ma anche sugli altri attori, quali politici e imprenditori. Michele Albanese, del Quotidiano del Sud, interroga infine lo scrittore Isaia Sales su cosa dovrebbe fare la società civile. Si sente rispondere che &#8220;se ci fosse piena consapevolezza che le mafie sono un problema dell&#8217;Occidente, e non del Sud, questo aiuterebbe anche a superare il contrasto. Siamo ancora lontani dallo studiare il fenomeno al Nord, per cui questi libri sono fondamentali&#8221;. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.5">Una forma mentis ancora arretrata dunque, sebbene il fenomeno della mafia al Nord sia stato studiato abbastanza bene e in fretta, mentre al Sud ha richiesto decenni. &#8220;Il problema però non riguarda gli studi, ma chi deve spostare l&#8217;analisi sulle mafie. È un&#8217;opportunità quello che sta accadendo al Nord, abbiamo la possibilità di spostare l&#8217;asse che ha caratterizzato la percezione del fenomeno mafie&#8221;. Sales riconosce una fase di negazionismo che portava Letizia Moratti ad usare eufemismi: &#8220;si dice criminalità organizzata e non mafia perché la prima non si riproduce immediatamente, mentre le mafie si, segnalano subito che c&#8217;è qualcosa che non va. Accettare che le mafie non siano extra-moenia significa dover riflettere sulla società del Nord, perché se un fenomeno è complesso la cosa più semplice è dare responsabilità alle vittime&#8221;. L&#8217;intento didascalico giunge chiaro: l&#8217;Italia del Centro-nord non può più rispondere a Cosa nostra &#8220;è cosa vostra&#8221; e per ostacolare un&#8217;economia drogata si deve ripartire da un&#8217;analisi economica delle mafie.</span></p>
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		<title>Il fango e la speranza: la solitudine e il coraggio delle donne in un romanzo al femminile</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 07:44:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<category><![CDATA[assunta macrì]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<description><![CDATA[La sceneggiatrice de I cento passi presenta un romanzo al femminile che vede come protagoniste due donne agli antipodi, due metà del cielo. Vittoria Bollani: magistrato dall&#8217;alto valore etico che viene dal nord e inizia la sua carriera in Calabria. Assunta Macrì: vedova di un soldato di &#8216;ndrangheta, vive all&#8217;insegna dell&#8217;anti-etica mafiosa. Legalità e corruzione, indagini e vendette, giustizia e sangue. Il coraggio: loro comune denominatore. Monica Zapelli ammette &#8220;di non sentire in alcun modo il fascino del crimine. Dietro quest&#8217;istinto femminile c&#8217;è una verità: sotto la mafia si vive male&#8220;. La donna tuttavia, ricorda Gabriella Reillo, presidente di Corte d&#8217;Appello di Catanzaro, &#8220;è affiliata al pari dell&#8217;uomo&#8221;, anche se &#8220;in una situazione d&#8217;omertà generale, nel momento della disperazione, chi motiva sono sorelle, madri, mogli. La donna in questi frangenti reagisce, o perché più svincolata, o più travolta, o perché ha più coraggio&#8221;. Il libro della Zapelli parte da eventi di cronaca, inseriti poi in una narrazione sempre attuale, permettendo d&#8217;affrontare questioni quali l&#8217;applicazione del sistema di confisca dei beni, l&#8217;occupazione mal gestita dallo Stato, la solitudine di chi contrasta i poteri. Il fango diviene il Leitmotiv che simboleggia la circolarità degli eventi: &#8220;è come se noi, rispetto alla corruzione, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">La sceneggiatrice de <em>I cento passi</em> presenta un romanzo al femminile che vede come protagoniste due donne agli antipodi, due metà del cielo. Vittoria Bollani: magistrato dall&#8217;alto valore etico che viene dal nord e inizia la sua carriera in Calabria. Assunta Macrì: vedova di un soldato di &#8216;ndrangheta, vive all&#8217;insegna dell&#8217;anti-etica mafiosa. Legalità e corruzione, indagini e vendette, giustizia e sangue. Il coraggio: loro comune denominatore. </span></h3>
<p><span id="more-1209"></span></p>
<p>Monica Zapelli ammette &#8220;<em>di non sentire in alcun modo il fascino del crimine. Dietro quest&#8217;istinto femminile c&#8217;è una verità: sotto la mafia si vive male</em>&#8220;. La donna tuttavia, ricorda Gabriella Reillo, presidente di Corte d&#8217;Appello di Catanzaro, &#8220;è affiliata al pari dell&#8217;uomo&#8221;, anche se &#8220;in una situazione d&#8217;omertà generale, nel momento della disperazione, chi motiva sono sorelle, madri, mogli. La donna in questi frangenti reagisce, o perché più svincolata, o più travolta, o perché ha più coraggio&#8221;. Il libro della Zapelli parte da eventi di cronaca, inseriti poi in una narrazione sempre attuale, permettendo d&#8217;affrontare questioni quali l&#8217;applicazione del sistema di confisca dei beni, l&#8217;occupazione mal gestita dallo Stato, la solitudine di chi contrasta i poteri. Il fango diviene il Leitmotiv che simboleggia la circolarità degli eventi: &#8220;è come se noi, rispetto alla corruzione, svuotassimo il mare con un cucchiaio, il paese resta con le stesse impurità. Il fango è l&#8217;incontro tra un sentimento che Vittoria ha nell&#8217;occuparsi di questi reati e un teatro in cui va in scena sempre lo stesso spettacolo, cambiano solo attori e costumi&#8221;.</p>
<p>La solitudine accompagna il coraggio, colorandosi di sfumature diverse: ci si può sentire sole perché bloccate in un matrimonio combinato, ma anche indagando sulle storie di mafia. La Zapelli definisce queste ultime &#8220;le persone giovani che in solitudine rappresentano un mondo fatto di valori. C&#8217;è nel libro un elogio della solitudine: i momenti in cui siamo soli sono quelli in cui siamo costretti a conoscere il mondo perché dobbiamo uscire da noi. Nell&#8217;andare verso gli altri scopriamo qualcosa di noi stessi&#8221;. Alla domanda della giornalista Anna Rocca sulla scelta del magistrato di togliere i figli alle madri di &#8216;ndrangheta, la scrittrice fa una manifestazione di poetica: &#8220;non è interessante parlare di reati, ma raccontare qualcosa che sottenda le domande universali che riguardano la vita delle persone. Nel 2008 inciampai in una notizia senza clamore riguardante una sentenza della procura di Reggio Calabria, che aveva tolto i figli al boss De Stefano. M&#8217;è sembrato interessante perché rimandava a una domanda universale: di chi sono i figli? Oggettivamente il destino dei bambini è l&#8217;affiliazione. Il tribunale dei minori di Reggio è andato avanti: se una famiglia di &#8216;ndrangheta commette un reato, può fare l&#8217;immediato allontanamento dalla Calabria e mettere i ragazzi in comunità, mantenendo i rapporti con la famiglia d&#8217;origine.</p>
<p>È un modo di lavorare mostrando anche il volto di uno Stato amico&#8221;. Ha aggiunto poi la Reillo che &#8220;c&#8217;è bisogno di un&#8217;attività educativa nelle scuole, solo la repressione non è sufficiente&#8221;. L&#8217;apparente critica del libro alle istituzioni scolastiche si fa dunque incoraggiamento: &#8220;Dobbiamo avere il coraggio di dire che la nostra antimafia sia all&#8217;altezza delle nostre intenzioni, le lezioni sulla legalità nelle scuole vanno fatte bene, altrimenti sono controproducenti&#8221; conclude Monica Zapelli congedando il lettore, nel finale del suo libro, con un messaggio di speranza rivolto al futuro: &#8220;il magistrato salverà la vita di una persona, che non è quella che s&#8217;aspettava. Quando si va nella direzione giusta forse non si trova quello che si stava cercando, ma la vita ci fa regali inaspettati&#8221;.</p>
<h4>Le foto di Mario Spada per Trame Festival</h4>

<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/19/il-fango-e-la-speranza-la-solitudine-e-il-coraggio-delle-donne-in-un-romanzo-al-femminile/img_7741/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7741-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gabriella Reillo presidente di sezione della Corte d&#039;Appello di Catanzaro" /></a>
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<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/19/il-fango-e-la-speranza-la-solitudine-e-il-coraggio-delle-donne-in-un-romanzo-al-femminile/img_7763/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7763-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Gabriella Reillo presidente di sezione della Corte d&#039;Appello di Catanzaro" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/19/il-fango-e-la-speranza-la-solitudine-e-il-coraggio-delle-donne-in-un-romanzo-al-femminile/_mg_9908/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_9908-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Monica Zapelli, Dora Anna Rocca, Gabriella Reillo" /></a>

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		<title>Paura, fede e credibilità :come la Chiesa s&#8217;oppone alle mafie</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 21:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
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		<category><![CDATA[Don Giacomo Panizza]]></category>
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		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Mistretta]]></category>
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		<description><![CDATA[Mistretta, autore di Rosario Livatino. L&#8217;uomo, il giudice, il credente, per il secondo anno ospite a Lamezia. A Trame.4 aveva presentato Il miracolo di don Puglisi e torna quest&#8217;anno a raccontare un altro martire di mafia, Livatino, &#8220;il giudice ragazzino&#8221; beatificato su richiesta del vescovo Montenegro. Studiando le sue agende il giornalista ha conosciuto &#8220;quest&#8217;uomo che combatteva la mafia con 3 armi: l&#8217;educazione familiare, la robustezza degli studi giuridici e la fede&#8221;. Accanto a Mistretta Giacomo Panizza, prete bresciano che vive a Lamezia, dal 2002 nel mirino delle cosche, ci racconta i suoi timori: &#8220;La paura va per conto suo, non riesco a telecomandarla, ma penso che se in una vita c&#8217;è paura non è una vita dimezzata&#8221;. Intervistati da Nadia Donato illustrano una Chiesa talvolta divisa: Mistretta ricorda papa Woitila che ha il coraggio per la prima volta di pronunciare la parola &#8220;mafia&#8221; esprimendo una decisa opposizione che darà la morte a Don Pugliesi e Don Diana in date non casuali. Panizza, con La mafia sul collo, sottolinea l&#8217;importanza di mettersi in gioco, anche ammettendo che &#8220;la Chiesa inizia a vedere, sebbene sul tema mafia non guarda ancora in tempo reale&#8221;. Le parole di Livatino: &#8220;quando moriremo non ci [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Mistretta, autore di <em>Rosario Livatino. L&#8217;uomo, il giudice, il credente</em>, per il secondo anno ospite a Lamezia. A Trame.4 aveva presentato <em>Il miracolo di don Puglisi </em>e torna quest&#8217;anno a raccontare un altro martire di mafia, Livatino, &#8220;il giudice ragazzino&#8221; beatificato su richiesta del vescovo Montenegro. Studiando le sue agende il giornalista ha conosciuto &#8220;quest&#8217;uomo che combatteva la mafia con 3 armi: l&#8217;educazione familiare, la robustezza degli studi giuridici e la fede&#8221;.</span></h3>
<p><span id="more-1203"></span></p>
<p>Accanto a Mistretta Giacomo Panizza, prete bresciano che vive a Lamezia, dal 2002 nel mirino delle cosche, ci racconta i suoi timori: &#8220;La paura va per conto suo, non riesco a telecomandarla, ma penso che se in una vita c&#8217;è paura non è una vita dimezzata&#8221;. Intervistati da Nadia Donato illustrano una Chiesa talvolta divisa: Mistretta ricorda papa Woitila che ha il coraggio per la prima volta di pronunciare la parola &#8220;mafia&#8221; esprimendo una decisa opposizione che darà la morte a Don Pugliesi e Don Diana in date non casuali. Panizza, con <em>La mafia sul collo</em>, sottolinea l&#8217;importanza di mettersi in gioco, anche ammettendo che &#8220;la Chiesa inizia a vedere, sebbene sul tema mafia non guarda ancora in tempo reale&#8221;.</p>
<p>Le parole di Livatino: &#8220;quando moriremo non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili&#8221; creano assonanza con il &#8220;prodigioso duello tra morte e vita&#8221; di Panizza, che ci interroga tutti: &#8220;Ma noi nella vita stiamo facendo un prodigioso duello, stiamo combattendo perché la vita sia vita davvero o stiamo passando il calendario? Livatino decide di non andare nel bar dove c&#8217;è il mafioso che offre il caffè. Questo non è eroismo, è la vita normale&#8221;. In chiusura Mistretta parla della vicenda di Elena Canale Valdetara, malata di tumore, donna che vede in sogno un giovane vestito in abiti talari che gli dice solo una frase &#8220;la forza di guarire è dentro di te. Quando la troverai potrai aiutare altri bambini&#8221;. Solo 2 anni dopo scoprirà che era Livatino che la salverà con la sua intercessione.</p>
<p>Panizza ci consegna invece un&#8217;ultima riflessione sul tema cristiano del perdono: &#8220;Quando si vuol parlare di perdono non bisogna mettersi in testa chi perdoniamo, il pensiero deve andare alle vittime e ai parenti. Il tema del perdono è un tema grossissimo che non vuole faciloneria&#8221;.</p>
<h4>Le foto di Mario Spada per Trame Festival</h4>

<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/img_7447/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7447-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Don Giacomo Panizza" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/img_7451/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7451-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Don Giacomo Panizza" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/_mg_9734/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_9734-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Roberto Mistretta" /></a>
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<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/_mg_9745/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_9745-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Don Giacomo Panizza" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/_mg_9749/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_9749-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Don Giacomo Panizza" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/_mg_9760-copia/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_9760-Copia-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Don Giacomo Panizza" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/_mg_9771/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_9771-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="_MG_9771" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/img_7509/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7509-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Don Giacomo Panizza, Nadia Donato e Roberto Mistretta" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/paura-fede-e-credibilita-come-la-chiesa-soppone-alle-mafie/_mg_9784/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_9784-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="Nadia Donato e Roberto Mistretta" /></a>

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		<title>Pio La Torre: l&#8217;uomo che vide la mafia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 20:53:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
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		<description><![CDATA[Pio La Torre: la sua eredità, le sue lotte, la sua umanità; protagonista di uno spazio per la seconda giornata di Trame 5, un appuntamento che ha proposto la testimonianza del figlio del sindacalista siciliano, Franco La Torre, storico ed esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato a lungo in Medio Oriente, Mediterraneo e Africa, membro del comitato scientifico dell’osservatorio sulla legalità della Fillea-Cgil e responsabile di Libera Europa. Supporto concreto della memoria dedicata a La Torre, un libro edito da Melampo: Sulle ginocchia. Pio La Torre una storia, scritto dal figlio, sul quale insieme all’autore ha chiacchierato la giornalista Raffaella Calandra, inviata di Radio24 e de IlSole24ore, da febbraio 2012 vicedirettore della scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano. In quest’opera Franco racconta il padre e la figura di un uomo che inevitabilmente si lega alla storia della lotta alla criminalità organizzata, ricordando ovviamente la legge Rognoni- La Torre, che introduceva il reato di associazione mafiosa, approvata solo dopo l’omicidio del politico avvenuto il 30 aprile del 1982 ma che di fatto faceva della mafia un problema concreto contro il quale finalmente si poteva opporre uno strumento altrettanto concreto, di La Torre è proposto nel testo anche tutto il percorso [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Pio La Torre: la sua eredità, le sue lotte, la sua umanità; protagonista di uno spazio per la seconda giornata di Trame 5, un appuntamento che ha proposto la testimonianza del figlio del sindacalista siciliano, Franco La Torre, storico ed esperto di cooperazione internazionale, ha lavorato a lungo in Medio Oriente, Mediterraneo e Africa, membro del comitato scientifico dell’osservatorio sulla legalità della Fillea-Cgil e responsabile di Libera Europa.</span></h3>
<p><span id="more-1197"></span></p>
<p>Supporto concreto della memoria dedicata a La Torre, un libro edito da Melampo: <em>Sulle ginocchia. Pio La Torre una storia</em>, scritto dal figlio, sul quale insieme all’autore ha chiacchierato la giornalista Raffaella Calandra, inviata di Radio24 e de IlSole24ore, da febbraio 2012 vicedirettore della scuola di giornalismo “Walter Tobagi” di Milano.</p>
<p>In quest’opera Franco racconta il padre e la figura di un uomo che inevitabilmente si lega alla storia della lotta alla criminalità organizzata, ricordando ovviamente la legge Rognoni- La Torre, che introduceva il reato di associazione mafiosa, approvata solo dopo l’omicidio del politico avvenuto il 30 aprile del 1982 ma che di fatto faceva della mafia un problema concreto contro il quale finalmente si poteva opporre uno strumento altrettanto concreto, di La Torre è proposto nel testo anche tutto il percorso politico e le tante battaglie che Pio intraprese prima della sua uccisione, nonché gli scritti dal 1946 al 1982.</p>
<p>Hanno poi trovato spazio nella lunga conversazione, apprezzata dai tanti che hanno riempito la Piazzetta San Domenico, anche alcune riflessioni, per esempio sulla scarsa attenzione che si è riservato alla memoria e soprattutto all’eredità politica di Pio La Torre, quasi a farlo divenire un martire dimenticato, una distrazione colpevole che ha privato di spunti importanti di crescita, non è mancata inoltre una critica ad una politica che spesso limita il suo agire alla sola commemorazione.</p>
<h4>Le foto di Mario Spada per il Festival Trame</h4>

<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/pio-la-torre-luomo-che-vide-la-mafia/img_7526/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7526-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7526" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/pio-la-torre-luomo-che-vide-la-mafia/img_7529/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7529-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7529" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/pio-la-torre-luomo-che-vide-la-mafia/img_7564-copia/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7564-Copia-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7564 - Copia" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/pio-la-torre-luomo-che-vide-la-mafia/img_7585/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7585-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7585" /></a>
<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/18/pio-la-torre-luomo-che-vide-la-mafia/img_7586/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_7586-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_7586" /></a>

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		<title>A TRAME.5 Tony Gentile, il reporter che nel 1992 scattò la foto del secolo. La sua mostra a Lamezia Terme dal 17 al 22 giugno</title>
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		<pubDate>Mon, 25 May 2015 09:40:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Capaci]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Falcone]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Paolo Borsellino]]></category>
		<category><![CDATA[strage]]></category>
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		<description><![CDATA[È il 23 maggio del 1992, l’autostrada è la A29, quella che oggi, è chiusa per un tratto e che impedisce il normale transito dei veicoli da e verso Palermo. Chili di tritolo fanno esplodere le auto su cui viaggiano Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, Vito Schifani, Rocco di Cillo e Antonio Montinaro. In quel giorno di ventitré anni fa, come in una guerra civile ci si ritrova tra macerie di asfalto e lamiere. Esplodono i corpi, assieme alle cose. Tutt’intorno ora è il silenzio assordante di cinque vite saltate in aria. Cronisti, inviati speciali, immagini, parole, suoni, entrano nelle case, rimangono per sempre nella memoria di ognuno di noi, che dall’altra parte dello schermo guardiamo e inermi, ma solo  per poco,  riceviamo la notizia. Totò Riina e i suoi compari non sanno di aver innescato una bomba ben più pericolosa, quella delle coscienze dei giovani, degli uomini e delle donne, dei palermitani onesti. Sì, dei palermitani onesti, degli Italiani che di Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio e poi ancora di Paolo, Emanuela, Agostino, Vincenzo, Walter, Claudio e di tutte le vittime della ferocia mafiosa ne avevano stimato la vita e ora ne piangevano la morte. Lenzuoli bianchi su Palermo, [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/05/httpwww.tonygentile.itprojectla-stampa-del-negativo-di-falcone-e-borsellino29092014.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-330" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/05/httpwww.tonygentile.itprojectla-stampa-del-negativo-di-falcone-e-borsellino29092014-300x190.jpg" alt="Lo stampatore Luciano Corvaglia controlla lo sviluppo della foto di Falcone e Borsellino" width="300" height="190" /></a></strong></p>
<p><strong>È il 23 maggio del 1992, l’autostrada è la A29, quella che oggi, è chiusa per un tratto e che impedisce il normale transito dei veicoli da e verso Palermo.</strong></p>
<p><strong>Chili di tritolo fanno esplodere le auto su cui viaggiano Francesca Morvillo e Giovanni Falcone, Vito Schifani, Rocco di Cillo e Antonio Montinaro.</strong></p>
<p>In quel giorno di ventitré anni fa, come in una guerra civile ci si ritrova tra macerie di asfalto e lamiere. Esplodono i corpi, assieme alle cose. Tutt’intorno ora è il silenzio assordante di cinque vite saltate in aria.</p>
<p>Cronisti, inviati speciali, immagini, parole, suoni, entrano nelle case, rimangono per sempre nella memoria di ognuno di noi, che dall’altra parte dello schermo guardiamo e inermi, ma solo  per poco,  riceviamo la notizia.</p>
<p>Totò Riina e i suoi compari non sanno di aver innescato una bomba ben più pericolosa, quella delle coscienze dei giovani, degli uomini e delle donne, dei palermitani onesti. Sì, dei palermitani onesti, degli Italiani che di Giovanni, Francesca, Vito, Rocco, Antonio e poi ancora di Paolo, Emanuela, Agostino, Vincenzo, Walter, Claudio e di tutte le vittime della ferocia mafiosa ne avevano stimato la vita e ora ne piangevano la morte.</p>
<p>Lenzuoli bianchi su Palermo, lenzuoli bianchi all’indomani della strage di Capaci, perché un segno bisognava darlo, perché bisognava scendere in strada e dimostrare che non era finita lì, che non ci si arrendeva alle prepotenze, che lo Stato si doveva assumere l’impegno di rispondere per il massacro di quei figli e servitori, che aveva il dovere di difendere e l’obbligo di condannare e che i cittadini si volevano riappropriare del loro ruolo civico.</p>
<p>Oggi a Palermo c’è una Piazza della Memoria con incisi i nomi sulle scale, un Aeroporto  internazionale che da Punta Raisi ha cambiato nome ed  è diventato l’aeroporto Falcone e Borsellino. Chi giunge in questo “<em>non luogo</em>” è accolto dal  sorriso dei due magistrati siciliani “esplosi” sul tritolo della mafia nel 1992, a distanza di cinquantasette giorni l’uno dall’altro, in quella foto si parlano e sorridono. E’ lo scatto del giovane reporter de <em>il giornale di Sicilia </em>Tony Gentile che il 27 marzo del 1992 era a palazzo Trinacria di Palermo per seguire la candidatura alla Camera dei deputati di Giuseppe Ayala. C’erano anche Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, in quel palazzo storico nel quartiere di nascita di Paolo, la Kalsa. L’ Italia il 5 e il 6 aprile andrà alle urne, ci saranno le politiche, il Palazzo di giustizia di Milano è il fulcro dell’inchiesta <em>Mani pulite</em>.</p>
<p>Tony Gentile scatta. «Magari la usiamo un altro giorno», gli dicono. Ma all’indomani delle stragi, che hanno ridotto in mille pezzi uomini e cose, quel sorriso, quel dialogo confidenziale è diventato l’icona per eccellenza della lotta alle mafie, a tutte le mafie, quelle che si combattono con le Leggi e che istituiscono reati che prevedono condanne.</p>
<p><strong>Tony Gentile, con una mostra fotografica sarà a TRAME festival a Lamezia  durante l&#8217;edizione del 2015, dal 17 al 21 giugno prossimi, qui presenterà il libro “La guerra &#8211; una storia siciliana” (ed. postcart).  </strong></p>
<p><strong>Le lenzuola con gli elaborati delle scuole lametine saranno il prodotto del percorso “TRAME a scuola, il mio impegno contro le mafie”.  Segni di una collettiva memoria e di una comprensione sociale nuova scaturita dalle stragi del ’92.</strong></p>
<p>In ogni città, o quasi, c’è un albero Falcone, una scuola, una via, intitolata a  Giovanni falcone e Paolo Borsellino, agli uomini e donne saltati in aria sul tritolo, come in guerra. Quei nomi oggi, titolari di luoghi, di germogli, di passi, sono il frastuono dei giovani che da quel giorno credono che “Gli uomini passano, le idee restano. Restano le loro tensioni morali e continueranno a camminare sulle gambe di altri uomini.”</p>
<p>Maria Pia Tucci</p>
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