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	<title>Trame 5 &#187; Manoela Patti | Trame 5</title>
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	<description>Trame Festival il primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie</description>
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		<title>Cose mai viste. Le mafie sono luoghi molto comuni.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 17:26:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[fabio truzzolillo]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
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		<category><![CDATA[storia di mafia]]></category>
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		<description><![CDATA[Durante queste giornate di festival Palazzo Nicotera ha ospitato il workshop “Cose mai viste. Le mafie sono luoghi molto comuni” a cura di Fabio Truzzolillo ricercatore calabrese e Manoela Patti, ricercatrice in Storia Contemporanea e autrice di “La mafia alla sbarra. I processi fascisti a Palermo”. I due storici hanno raccontato alcuni momenti poco noti o addirittura sconosciuti della storia criminale di Calabria e Sicilia. Hanno rivelato che la storia delle due mafie presenta molti punti di contatto e alcune differenze. Lo scarto più lampante è sicuramente il silenzio che, a differenza della mafia siciliana, ha avvolto la ‘ndrangheta. La congregazione calabrese, per molto tempo addirittura, non ha avuto un nome con il quale la società civile potesse identificarla. Il suo battesimo pubblico lo ha ricevuto solo nel 1955, dopo settant&#8217;anni di piena attività. Emersa dalle carcerari del regno d&#8217;Italia, la ‘ndrangheta ha attecchito nel territorio calabrese sempre di più e, pur provenendo dai bassifondi, è riuscita a creare legami con piccoli e medi proprietari e amministratori spregiudicati che non si sono fatti scrupolo di utilizzare, a propri fini, la violenza mafiosa. Tra le Cose mai viste raccontate da Fabio Truzzolillo, attoniti lascia la storia dell&#8217;incendio del tribunale di Reggio Calabria [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Durante queste giornate di festival Palazzo Nicotera ha ospitato il workshop “Cose mai viste. Le mafie sono luoghi molto comuni” a cura di Fabio Truzzolillo ricercatore calabrese e Manoela Patti, ricercatrice in Storia Contemporanea e autrice di “La mafia alla sbarra. I processi fascisti a Palermo”.</span></h3>
<p><span id="more-1228"></span></p>
<p>I due storici hanno raccontato alcuni momenti poco noti o addirittura sconosciuti della storia criminale di Calabria e Sicilia. Hanno rivelato che la storia delle <em>due</em> mafie presenta molti punti di contatto e alcune differenze. <strong>Lo scarto più lampante è sicuramente il silenzio che, a differenza della mafia siciliana, ha avvolto la ‘ndrangheta</strong>. La congregazione calabrese, per molto tempo addirittura, non ha avuto un nome con il quale la società civile potesse identificarla. Il suo battesimo pubblico lo ha ricevuto solo nel 1955, dopo settant&#8217;anni di piena attività. Emersa dalle carcerari del regno d&#8217;Italia, la ‘ndrangheta ha attecchito nel territorio calabrese sempre di più e, pur provenendo dai bassifondi, è riuscita a creare legami con piccoli e medi proprietari e amministratori spregiudicati che non si sono fatti scrupolo di utilizzare, a propri fini, la violenza mafiosa.</p>
<p>Tra le <strong><em>Cose mai viste</em></strong> raccontate da Fabio Truzzolillo, attoniti lascia la storia dell&#8217;incendio del tribunale di Reggio Calabria appiccato, nel 1919, da alcuni &#8216;ndranghetisti, nei confronti del quale pochissimi sono stati gli approfondimenti sui giornali e praticamente nullo l&#8217;interessamento del potere centrale. D&#8217;altronde in quegli stessi anni un noto avvocato, ex deputato giolittiano, stava curando la riabilitazione giudiziaria, del boss del tempo Michelangelo Campolo, capo del &#8220;Gran Criminale&#8221;, l&#8217;organo di vertice della ndrangheta, come avrebbero scoperto i giudici reggini negli anni &#8217;30.</p>
<p>Dopo l&#8217;excursus calabrese Manoela Patti ha smascherato le contraddizioni e le insufficienze della repressione fascista, evidenziando il carattere strumentale e a volte propagandistico della famosa e spettacolare operazione Mori e raccontando, cosa sconosciuta ai più, alcuni episodi della seconda repressione fascista, durante la quale, cinquant&#8217;anni prima di Buscetta, un collaboratore aveva già rivelato agli inquirenti la complessa struttura della mafia siciliana.</p>
<p>Un deficit di memoria storica e civile, questa la conclusione comune dei due storici, ha favorito per troppo tempo il rafforzamento del fenomeno mafioso. L&#8217;antimafia in Italia non può essere solo emergenziale, ma deve essere un percorso di conoscenza e consapevolezza collettiva.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Padrini e picciotti in camicia nera</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 07:52:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Fabrizio Truzzolillo]]></category>
		<category><![CDATA[fascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Gigi Restivo]]></category>
		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
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		<category><![CDATA[trame5]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio Coco]]></category>

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		<description><![CDATA[Il fascismo riuscì davvero a debellare la mafia? Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli alleati strinsero un accordo con la malavita organizzata? Questi alcuni degli argomenti affrontati con Manoela Patti ricercatrice in Storia Contemporanea e autrice di “La mafia alla sbarra. I processi fascisti a Palermo” e Fabio Truzzolillo ricercatore calabrese, il tutto coordinato dallo speaker radiofonico Gigi Restivo. È solo a partire dagli anni ’80 che si inizia a analizzare la mafia come un qualunque fenomeno storiografico: spulciando archivi e lavorando sulle fonti. Una storia, quella dell’organizzazione criminale, che risale agli anni ‘20 del 1800; una struttura precedente alla stessa Repubblica italiana (non sorprendiamoci quindi se lo Stato riesce a sopravvivere solo “collaborando” con le organizzazioni criminali). Per questo motivo è importate studiare e capire la storia delle organizzazioni criminali, a dimostrazione del fatto che non è un semplice fenomeno culturale. Il libro di Manoela Patti si sofferma sul particolare periodo storico che vede da un lato la mafia e dall’altro il fascismo. La repressione fascista alla mafia ha avuto sicuramente maggiore pubblicità, come sottolinea Truzzolillo, rispetto alla ‘ndrangheta, che non ha avuto divulgazione pubblica della conoscenza a livello giudiziario che ha così creato l’impressione che non ci sia [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Il fascismo riuscì davvero a debellare la mafia? Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli alleati strinsero un accordo con la malavita organizzata? Questi alcuni degli argomenti affrontati con Manoela Patti ricercatrice in Storia Contemporanea e autrice di “La mafia alla sbarra. I processi fascisti a Palermo” e Fabio Truzzolillo ricercatore calabrese, il tutto coordinato dallo speaker radiofonico Gigi Restivo.</span></h3>
<p><span id="more-1213"></span></p>
<p>È solo a partire dagli anni ’80 che si inizia a analizzare la mafia come un qualunque fenomeno storiografico: spulciando archivi e lavorando sulle fonti. Una storia, quella dell’organizzazione criminale, che risale agli anni ‘20 del 1800; una struttura precedente alla stessa Repubblica italiana (non sorprendiamoci quindi se lo Stato riesce a sopravvivere solo “collaborando” con le organizzazioni criminali). Per questo motivo è importate studiare e capire la storia delle organizzazioni criminali, a dimostrazione del fatto che non è un semplice fenomeno culturale.</p>
<p>Il libro di Manoela Patti si sofferma sul particolare periodo storico che vede da un lato la mafia e dall’altro il fascismo. La repressione fascista alla mafia ha avuto sicuramente maggiore pubblicità, come sottolinea Truzzolillo, rispetto alla ‘ndrangheta, che non ha avuto divulgazione pubblica della conoscenza a livello giudiziario che ha così creato l’impressione che non ci sia materiale sufficiente, quando in realtà per la mafia siciliana i reperti diventarono fondamentali durante i processi. Nonostante questo, è solo nel 1982 che la mafia diventa reato in quanto tale.</p>
<p>Punto cruciale dell’intervento l’operazione Mori (prefetto mandato da Mussolini in Sicilia col compito di eliminare il problema mafia). Riuscì davvero a reprimere la mafia? Il punta di vista fascista promuoveva lo stretto collegamento tra democrazia e mafia, evidenziando invece la differente posizione del regime. In realtà nel ’24 il regime fascista si servì di numerose amicizie mafiose durante le elezioni, fu solo successivamente, conquistato davvero il potere, che procedette ad una campagna di repressione violentissima. Decisione, questa, non solo propagandistica ma anche politica: consolidatosi, il regime non poteva permettersi di avere sul territorio una presenza così forte.</p>

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