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	<title>Trame 5 &#187; &#8216;ndrangheta | Trame 5</title>
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	<description>Trame Festival il primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie</description>
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		<title>Premio Ambrosoli 2015 a Gaetano Saffioti. “Esempi invisibili” di integrità, responsabilità e professionalità</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Nov 2015 10:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oggi 23 novembre 2015 a Milano,  Piccolo Teatro &#8211; Sala Grassi, Via Rovello 2, dalle ore 18.30 alle 21.00 avrà luogo la cerimonia di consegna dei riconoscimenti del Premio Giorgio Ambrosoli, giunto quest’anno alla quarta edizione. Il Premio Giorgio Ambrosoli assegna riconoscimenti al valore degli “esempi invisibili”, persone che si siano contraddistinte per la difesa dello stato di diritto &#8211; in particolare della Pubblica Amministrazione e delle imprese &#8211; tramite la pratica dell&#8217;integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di &#8220;contesti ambientali&#8221;, o di improprie pressioni contro la legalità nel contesto in cui hanno operato. La Giuria ha assegnato il Premio Giorgio Ambrosoli a Renata Fonte, assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del Comune di Nardò protagonista della tutela del Parco Naturale di Porto Selvaggio in Salento, a Gaetano Saffioti, imprenditore calabrese e testimone chiave di giustizia nelle inchieste contro la &#8216;ndrangheta, e a Sandro Donati, allenatore di atletica leggera e figura di riferimento nella lotta internazionale al doping. Il Premio, promosso da Transparency International Italia e dalla famiglia Ambrosoli, è sostenuto da Confcommercio – Imprese per l’Italia, si svolge sotto l&#8217;Alto Patronato del Presidente della Repubblica, con il Patrocinio del Comune di Milano e della Camera di Commercio di Milano, l&#8217;adesione di Fondazione Rete Imprese Italia e [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<blockquote>
<p style="text-align: justify">Oggi 23 novembre 2015 a <strong>Milano</strong>,  Piccolo Teatro &#8211; Sala Grassi, Via Rovello 2, dalle ore 18.30 alle 21.00 avrà luogo la cerimonia di consegna dei riconoscimenti del <strong>Premio Giorgio Ambrosoli</strong>, giunto quest’anno alla quarta edizione.<br />
Il Premio Giorgio Ambrosoli assegna riconoscimenti al valore degli “esempi invisibili”, <strong>persone che si siano contraddistinte per la difesa dello stato di diritto</strong> &#8211; in particolare della Pubblica Amministrazione e delle imprese &#8211; <strong>tramite la pratica dell&#8217;integrità, della responsabilità e della professionalità, pur in condizioni avverse a causa di &#8220;contesti ambientali&#8221;</strong>, <strong>o di improprie pressioni contro la legalità nel contesto in cui hanno operato.</strong></p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify">La Giuria ha assegnato il Premio Giorgio Ambrosoli a Renata Fonte, assessore alla cultura e alla pubblica istruzione del Comune di Nardò protagonista della tutela del Parco Naturale di Porto Selvaggio in Salento, a <strong>Gaetano Saffioti, imprenditore calabrese e testimone chiave di giustizia nelle inchieste contro la &#8216;ndrangheta</strong>, e a Sandro Donati, allenatore di atletica leggera e figura di riferimento nella lotta internazionale al doping.</p>
<p style="text-align: justify">Il Premio, promosso da <strong>Transparency International Italia e dalla famiglia Ambrosoli, è </strong><strong>sostenuto da Confcommercio – Imprese per l’Italia, </strong>si svolge sotto<strong> l&#8217;Alto Patronato del </strong><strong>Presidente della Repubblica, </strong>con il<strong> Patrocinio del Comune di Milano e della Camera di </strong><strong>Commercio di Milano, </strong>l&#8217;adesione di<strong> Fondazione Rete Imprese Italia e del Piccolo Teatro di </strong><strong>Milano e d’Europa.</strong></p>
<p style="text-align: justify">Alla cerimonia interverranno <strong>Annalori Ambrosoli,</strong> Presidente di Premio Giorgio Ambrosoli, <strong>Virginio Carnevali</strong>, Presidente Transparency Italia, <strong>Anna Lapini</strong>, componente di giunta incaricata per legalità e sicurezza Confcommercio-Imprese per l&#8217;Italia.</p>
<p style="text-align: justify"><span style="color: #3366ff"><em>La diretta streaming sarà visibile su <a title="www.premiogiorgioambrosoli.it" href="http://www.premiogiorgioambrosoli.it/" target="_blank">www.premiogiorgioambrosoli.it</a></em></span><br />
Per ulteriori info sul premio <a href="http://www.confcommercio.it/-/quarta-edizione-per-il-premio-giorgio-ambrosoli" target="_blank">Confcommercio Imprese per l&#8217;Italia</a></p>
<p><img class="alignnone size-medium wp-image-1861" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/11/AMBROSOLI_2015_2_BIDDAU-200x300.jpg" alt="AMBROSOLI_2015_2_BIDDAU" width="200" height="300" /></p>
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		<title>Quali turisti e autoctoni? La forza è il noi collettivo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 21:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;. Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti. Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di La mafia spiegata ai turisti. Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: &#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf"><em>&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;.</em> Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, <em>La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti</em>. </span></h3>
<p><span id="more-1398"></span></p>
<p>Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di <em>La mafia</em> <em>spiegata</em> <em>ai turisti. </em>Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: <em>Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; </em></p>
<p>Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: <em>&#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa anche ad Oslo e Madrid. Vi stiamo rendendo complici di un problema che è anche nostro e la globalizzazione di questi problemi è qualcosa su cui dobbiamo ragionare&#8221;</em>. Forgione esorta a una buona informazione, ad un giornalismo che non subisca il fascino della propaganda, ma che sperimenti il &#8220;gusto dell&#8217;analisi&#8221;, perché &#8220;la forza della &#8216;ndrangheta è non farsi rappresentare&#8221; e nostro è il compito di svelarla.</p>
<p>Di fronte alla dizione usata da Cordova di &#8220;massondrangheta&#8221;, l&#8217;autore restituisce carica semantica alla definizione di &#8216;ndrangheta: <em>&#8220;una organizzazione criminale dinamica che ha avuto bisogno di creare una nuova situazione politica, che ha saputo costruire una duplicità istituzionale&#8221;.</em> Il procuratore, lavorando sulle dichiarazioni di fallimenti, spiega al pubblico di aver scoperto una lunghissima serie di società create apposta per generare buchi fiscali, facendo restare in stallo i debiti demaniali, anche col consenso di Equitalia. Allude in punta di piedi anche al problema dei migranti, oggetto d&#8217;indagini ancora in corso, senza risparmiarsi la denuncia di aporie: &#8220;non è più sufficiente l&#8217;intercettazione. Non siamo ancora in grado di rispondere al salto qualitativo della &#8216;ndrangheta. Occorre un focus sul problema e una cultura dell&#8217;investigazione che si sta formando, ma che non è ancora sufficiente&#8221;. Forgione, lapidariamente, attiva le coscienze: &#8220;Intellettuali non pervenuti. Dov&#8217;è il dibattito sul Mezziogiorno? L&#8217;università, la politica, il giornalismo non se ne occupano.</p>
<p>C&#8217;è un problema della società civile&#8221;. Ci interroga tutti: perché a Gioia Tauro in campagna elettorale nessuno ha pronunciato la parola &#8220;mafia&#8221;, ancora tabuizzata? La politica e la magistratura assicurano autonomia e indipendenza? E noi cittadini cosa siamo disposti a fare? Ad un anno dalle parole di papa Francesco in terra di &#8216;ndrangheta ancora adorazione del male e disprezzo del bene comune. Spagnuolo lamenta la decadenza delle elite in senso gramsciano, ma forse le crisi possono rivelarsi punti di svolta: <em>&#8220;Progressi sono stati fatti nella repressione, nel ruolo della stampa e dell&#8217;informazione. La &#8216;ndrangheta non vive più nel cono d&#8217;ombra, ma c&#8217;è anche bisogno di una cultura critica. Se questa viene meno la lotta è solo repressione e azione penale. La società è fatta da un noi collettivo e non da tanti io individuali&#8221;</em>.</p>
<p>Il veleno che si fa farmaco, dalla fine un nuovo inizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La ‘ndrangheta può essere sconfitta, i riti di affiliazione solo uno “schermo” per nobilitarla</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 18:25:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[«Bisogna stare lontani mille miglia dalla criminalità organizzata, è subdola e nessuno è immune, nemmeno le istituzioni». Il procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo mette in allerta tutti sulla pericolosità della ‘ndrangheta, durante l’incontro “Il santino bruciato”, con protagonista il professore Enzo Ciconte e il suo libro “Riti Criminali”, edito da Rubbettino.  Lombardo fa riferimento anche alla forza invasiva e subdola della ‘ndrangheta, ai giovani che ne subiscono il fascino. L’evento svoltosi all’interno del Chiostro San Domenico è stato moderato dal giornalista Antonio Liotta. La distinzione tra chi è ‘ndranghetista e chi non lo è viene definita dalla condotta morale di ogni individuo, un concetto tanto ovvio quanto fondamentale. Esiste però una linea di demarcazione precisa, i codici di affiliazione di cui si sono forniti gli appartenenti alla criminalità organizzata calabrese nel corso della storia. Enzo Ciconte, docente di “Storia della criminalità organizzata” all’Università di Roma Tre, tratta l’argomento nel volume. Ciconte spiega come i riti di affiliazione, troppo spesso relegati ad un aspetto folkloristico, e quindi sottovalutati, rappresentano invece l’elemento cruciale secondo cui devono passare tutti gli affiliati al sodalizio criminale. Viene sancita un’appartenenza che trascende quelli che sono  valori quali la fede, l’amicizia e l’affetto familiare. Alcuni termini che [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">«Bisogna stare lontani mille miglia dalla criminalità organizzata, è subdola e nessuno è immune, nemmeno le istituzioni». </span></h3>
<p>Il procuratore di Catanzaro Vincenzo Lombardo mette in allerta tutti sulla pericolosità della ‘ndrangheta, durante l’incontro “Il santino bruciato”, con protagonista il professore Enzo Ciconte e il suo libro “Riti Criminali”, edito da Rubbettino.  Lombardo fa riferimento anche alla forza invasiva e subdola della ‘ndrangheta, ai giovani che ne subiscono il fascino. L’evento svoltosi all’interno del Chiostro San Domenico è stato moderato dal giornalista Antonio Liotta.<span id="more-1464"></span></p>
<p>La distinzione tra chi è ‘ndranghetista e chi non lo è viene definita dalla condotta morale di ogni individuo, un concetto tanto ovvio quanto fondamentale. Esiste però una linea di demarcazione precisa, i codici di affiliazione di cui si sono forniti gli appartenenti alla criminalità organizzata calabrese nel corso della storia. Enzo Ciconte, docente di “Storia della criminalità organizzata” all’Università di Roma Tre, tratta l’argomento nel volume. Ciconte spiega come i riti di affiliazione, troppo spesso relegati ad un aspetto folkloristico, e quindi sottovalutati, rappresentano invece l’elemento cruciale secondo cui devono passare tutti gli affiliati al sodalizio criminale.</p>
<p>Viene sancita un’appartenenza che trascende quelli che sono  valori quali la fede, l’amicizia e l’affetto familiare. Alcuni termini che gli ‘ndranghetisti utilizzano mutuano dalla dottrina cattolica, a cominciare dal battesimo. Durante l’incontro Ciconte ha sottolineato però la differenza fondamentale: questi riti determinano chi ha potere di vita o di morte e non c’è possibilità di tornare indietro.</p>
<p>I codici utilizzati, dal momento dell’affiliazione dei picciotti, sono stati analizzati da numerosi autori nel corso degli anni. Sia Ciconte che Lombardo hanno spiegato come la divulgazione sia diventata ora estremamente diffusa, attraverso vari canali. Su Youtube si possono vedere e sentire liberamente le intercettazioni della polizia. Un elemento importante che ha sottolineato il procuratore Lombardo è il relativo interesse di alcune ‘ndrine nel dotarsi necessariamente di tali codici di affiliazione.</p>
<p>Il procuratore di Catanzaro ha infatti spiegato che in alcuni casi è stato appurato che non vengono effettuati assolutamente effettuati  riti, non se ne ritiene il bisogno per creare un “locale” di ‘ndrangheta; nella stessa Lamezia Terme indagini hanno dimostrato che esiste effettivamente un’associazione criminale che ha anzi maggior potere senza seguire codici. Entrambi i relatori sono convenuti nel sostenere che riti e linguaggi cifrati ottocenteschi sono diventati sempre più importanti per gli ‘ndranghetisti trasferiti al nord Italia o all’estero. Il fine ultimo della ‘ndrangheta è quello di legittimare, giustificare, “nobilitare” i propri delitti e tutte le azioni criminose. Il procuratore Lombardo ha chiosato sostenendo che si riuscirà a sgominare il fenomeno della criminalità organizzata quando ognuno di noi capirà che il problema ci riguarda personalmente. La ‘ndrangheta è un male collettivo. Enzo Ciconte ha infine spiegato l’importanza di eventi come il festival “Trame”, fondamentali per determinare quella rivoluzione culturale necessaria a sconfiggere le mafie.</p>
<h4>Le foto di Mario Spada per Trame Festival</h4>

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<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/20/la-ndrangheta-puo-essere-sconfitta-i-riti-di-affiliazione-solo-uno-schermo-per-nobilitarla/_mg_0161/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/MG_0161-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="_MG_0161" /></a>
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<a href='https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/06/20/la-ndrangheta-puo-essere-sconfitta-i-riti-di-affiliazione-solo-uno-schermo-per-nobilitarla/img_8265/'><img width="290" height="290" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/06/IMG_8265-290x290.jpg" class="attachment-thumbnail" alt="IMG_8265" /></a>

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		<title>Non è solo cosa nostra, perché la mafia non è un fenomeno meridionale.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Jun 2015 21:53:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno storico, un sociologo e un giornalista. Tre punti di vista differenti sul tema unitario dell&#8217;infiltrazione mafiosa nel Nord Italia. L&#8217;operazione Infinito, fatta in maniera congiunta dalle procure di Milano e Reggio Calabria, è stata uno spartiacque.Per Giampiero Rossi, autore di La regola. Giorno per giorno la &#8216;ndrangheta in Lombardia, &#8220;l&#8217;inchiesta è stata una sorpresa non per i cronisti, ma per la gente dell&#8217;hinterland milanese, che ha preso coscienza che la forma mentis mafiosa ha impermeato gli imprenditori del nord&#8221;. Entra poi in media re: &#8220;La mafia non spunta dal nulla, la storia del radicamento delle mafie al Nord origina almeno dagli anni 50, dal flusso migratorio, ma la classe dirigente ha cercato di non riconoscerlo, per strumentalizzazioni o per opportunità. L&#8217;arrivo di questa metastasi, cancro o virus, com&#8217;è stata definita, non è stata un&#8217;invasione, s&#8217;è chiaramente scoperto che nell&#8217;imprenditoria lombarda brianzola, cuore pulsante dell&#8217;economia, c&#8217;era una domanda di mafia&#8221;. Rocco Sciarrone, sociologo e docente all&#8217;Università di Torino, originario della piana di Gioia Tauro, sottolinea che il suo libro, Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali, è il risultato di una ricerca sociologica, un lavoro collettivo durato più di 2 anni&#8221;, partendo dall&#8217;evidenza giudiziaria, andando poi sul campo a [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Uno storico, un sociologo e un giornalista. Tre punti di vista differenti sul tema unitario dell&#8217;infiltrazione mafiosa nel Nord Italia. L&#8217;operazione Infinito, fatta in maniera congiunta dalle procure di Milano e Reggio Calabria, è stata uno spartiacque.<span style="line-height: 1.5">Per Giampiero Rossi, autore di</span><em style="line-height: 1.5"> La regola. Giorno per giorno la &#8216;ndrangheta in Lombardia</em><span style="line-height: 1.5">, &#8220;l&#8217;inchiesta è stata una sorpresa non per i cronisti, ma per la gente dell&#8217;hinterland milanese, che ha preso coscienza che la forma mentis mafiosa ha impermeato gli imprenditori del nord&#8221;. </span></span><span id="more-1263"></span></h3>
<p><span style="line-height: 1.5">Entra poi in media re: &#8220;La mafia non spunta dal nulla, la storia del radicamento delle mafie al Nord origina almeno dagli anni 50, dal flusso migratorio, ma la classe dirigente ha cercato di non riconoscerlo, per strumentalizzazioni o per opportunità. L&#8217;arrivo di questa metastasi, cancro o virus, com&#8217;è stata definita, non è stata un&#8217;invasione, s&#8217;è chiaramente scoperto che nell&#8217;imprenditoria lombarda brianzola, cuore pulsante dell&#8217;economia, c&#8217;era una domanda di mafia&#8221;. Rocco Sciarrone, sociologo e docente all&#8217;Università di Torino, originario della piana di Gioia Tauro, sottolinea che il suo libro, </span><em style="line-height: 1.5">Mafie del Nord. Strategie criminali e contesti locali</em><span style="line-height: 1.5">, è il risultato di una ricerca sociologica, un lavoro collettivo durato più di 2 anni&#8221;, partendo dall&#8217;evidenza giudiziaria, andando poi sul campo a raccogliere dati e fare interviste. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.5">Significativo il titolo, dove non si parla di mafie &#8220;al&#8221; Nord, ma &#8220;del&#8221; Nord: &#8220;storicamente le mafie non sono un fenomeno del Mezzogiorno, piuttosto i primi processi di espansione territoriale delle mafie riguardano le aree del Mezzogiorno&#8221;. Nella metodologia adottata dal team l&#8217;obiettivo di fondo è stato capire i meccanismi con cui le mafie si riproducono nel tempo e nello spazio. &#8220;Per molto tempo la tesi dominante era che la mafia fosse un fenomeno territoriale: la &#8216;ndrangheta ci può essere in Calabra, non altrove. Ad essere mafiosa non è l&#8217;individuo ma il contesto&#8221;. Si è rivelata tesi erronea, al pari delle attuali metafore del contagio, per cui la mafia è un virus che invade il corpo sano, e dell&#8217;esercito che invade un territorio vergine colonizzando. Sempre netta è la polarità noi-loro, l&#8217;idea dell&#8217;alterità che non ci appartiene. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.5">Sciarrone si sente di rifiutare ogni posizione mafiocentrica: &#8220;per chi si occupa di mafia è come se tutto le ruotasse attorno, invece dobbiamo trovare delle variabili indipendenti che cercano di spiegarci il fenomeno&#8221;. Lo studio di Sciarrone indaga le mafie in aree &#8220;non tradizionali&#8221;: Lombardia, Piemonte,  Ponente ligure, Reggio Emilia, Toscana e Veneto, dando vita a un quadro comparato del Centro-nord. &#8220;In alcune delle aree studiate non c&#8217;è stato solo il negazionismo, ma anche il malfunzionamento delle forze dell&#8217;ordine o della magistratura, dell&#8217;antimafia. La mafia può divenire un alibi per non guardare ad altri fenomeni&#8221;. Il sociologo sposta poi il focus altrove: &#8220;è giusto conferire complessità a questo fenomeno, dovremmo però capire i processi e anche i punti di debolezza, non solo di forza delle mafie. Le mafie vanno in zone in cui ci sono pratiche già diffuse di illegalità, conta moltissimo l&#8217;accoglienza della mafia da parte del Nord&#8221;. Attenzione merita anche la configurazione di aree grigie: territori non di piena e diffusa illegalità, ma di più completa e pericolosa commistione tra legale e illegale, dove non basta centrare l&#8217;attenzione solo sui mafiosi ma anche sugli altri attori, quali politici e imprenditori. Michele Albanese, del Quotidiano del Sud, interroga infine lo scrittore Isaia Sales su cosa dovrebbe fare la società civile. Si sente rispondere che &#8220;se ci fosse piena consapevolezza che le mafie sono un problema dell&#8217;Occidente, e non del Sud, questo aiuterebbe anche a superare il contrasto. Siamo ancora lontani dallo studiare il fenomeno al Nord, per cui questi libri sono fondamentali&#8221;. </span></p>
<p><span style="line-height: 1.5">Una forma mentis ancora arretrata dunque, sebbene il fenomeno della mafia al Nord sia stato studiato abbastanza bene e in fretta, mentre al Sud ha richiesto decenni. &#8220;Il problema però non riguarda gli studi, ma chi deve spostare l&#8217;analisi sulle mafie. È un&#8217;opportunità quello che sta accadendo al Nord, abbiamo la possibilità di spostare l&#8217;asse che ha caratterizzato la percezione del fenomeno mafie&#8221;. Sales riconosce una fase di negazionismo che portava Letizia Moratti ad usare eufemismi: &#8220;si dice criminalità organizzata e non mafia perché la prima non si riproduce immediatamente, mentre le mafie si, segnalano subito che c&#8217;è qualcosa che non va. Accettare che le mafie non siano extra-moenia significa dover riflettere sulla società del Nord, perché se un fenomeno è complesso la cosa più semplice è dare responsabilità alle vittime&#8221;. L&#8217;intento didascalico giunge chiaro: l&#8217;Italia del Centro-nord non può più rispondere a Cosa nostra &#8220;è cosa vostra&#8221; e per ostacolare un&#8217;economia drogata si deve ripartire da un&#8217;analisi economica delle mafie.</span></p>
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		<title>Paura, fede e credibilità :come la Chiesa s&#8217;oppone alle mafie</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Jun 2015 21:49:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[antimafia]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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		<category><![CDATA[Don Giacomo Panizza]]></category>
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		<category><![CDATA[Lamezia Terme]]></category>
		<category><![CDATA[livatino]]></category>
		<category><![CDATA[Mafia]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Mistretta]]></category>
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		<description><![CDATA[Mistretta, autore di Rosario Livatino. L&#8217;uomo, il giudice, il credente, per il secondo anno ospite a Lamezia. A Trame.4 aveva presentato Il miracolo di don Puglisi e torna quest&#8217;anno a raccontare un altro martire di mafia, Livatino, &#8220;il giudice ragazzino&#8221; beatificato su richiesta del vescovo Montenegro. Studiando le sue agende il giornalista ha conosciuto &#8220;quest&#8217;uomo che combatteva la mafia con 3 armi: l&#8217;educazione familiare, la robustezza degli studi giuridici e la fede&#8221;. Accanto a Mistretta Giacomo Panizza, prete bresciano che vive a Lamezia, dal 2002 nel mirino delle cosche, ci racconta i suoi timori: &#8220;La paura va per conto suo, non riesco a telecomandarla, ma penso che se in una vita c&#8217;è paura non è una vita dimezzata&#8221;. Intervistati da Nadia Donato illustrano una Chiesa talvolta divisa: Mistretta ricorda papa Woitila che ha il coraggio per la prima volta di pronunciare la parola &#8220;mafia&#8221; esprimendo una decisa opposizione che darà la morte a Don Pugliesi e Don Diana in date non casuali. Panizza, con La mafia sul collo, sottolinea l&#8217;importanza di mettersi in gioco, anche ammettendo che &#8220;la Chiesa inizia a vedere, sebbene sul tema mafia non guarda ancora in tempo reale&#8221;. Le parole di Livatino: &#8220;quando moriremo non ci [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf">Mistretta, autore di <em>Rosario Livatino. L&#8217;uomo, il giudice, il credente</em>, per il secondo anno ospite a Lamezia. A Trame.4 aveva presentato <em>Il miracolo di don Puglisi </em>e torna quest&#8217;anno a raccontare un altro martire di mafia, Livatino, &#8220;il giudice ragazzino&#8221; beatificato su richiesta del vescovo Montenegro. Studiando le sue agende il giornalista ha conosciuto &#8220;quest&#8217;uomo che combatteva la mafia con 3 armi: l&#8217;educazione familiare, la robustezza degli studi giuridici e la fede&#8221;.</span></h3>
<p><span id="more-1203"></span></p>
<p>Accanto a Mistretta Giacomo Panizza, prete bresciano che vive a Lamezia, dal 2002 nel mirino delle cosche, ci racconta i suoi timori: &#8220;La paura va per conto suo, non riesco a telecomandarla, ma penso che se in una vita c&#8217;è paura non è una vita dimezzata&#8221;. Intervistati da Nadia Donato illustrano una Chiesa talvolta divisa: Mistretta ricorda papa Woitila che ha il coraggio per la prima volta di pronunciare la parola &#8220;mafia&#8221; esprimendo una decisa opposizione che darà la morte a Don Pugliesi e Don Diana in date non casuali. Panizza, con <em>La mafia sul collo</em>, sottolinea l&#8217;importanza di mettersi in gioco, anche ammettendo che &#8220;la Chiesa inizia a vedere, sebbene sul tema mafia non guarda ancora in tempo reale&#8221;.</p>
<p>Le parole di Livatino: &#8220;quando moriremo non ci sarà chiesto se siamo stati credenti, ma credibili&#8221; creano assonanza con il &#8220;prodigioso duello tra morte e vita&#8221; di Panizza, che ci interroga tutti: &#8220;Ma noi nella vita stiamo facendo un prodigioso duello, stiamo combattendo perché la vita sia vita davvero o stiamo passando il calendario? Livatino decide di non andare nel bar dove c&#8217;è il mafioso che offre il caffè. Questo non è eroismo, è la vita normale&#8221;. In chiusura Mistretta parla della vicenda di Elena Canale Valdetara, malata di tumore, donna che vede in sogno un giovane vestito in abiti talari che gli dice solo una frase &#8220;la forza di guarire è dentro di te. Quando la troverai potrai aiutare altri bambini&#8221;. Solo 2 anni dopo scoprirà che era Livatino che la salverà con la sua intercessione.</p>
<p>Panizza ci consegna invece un&#8217;ultima riflessione sul tema cristiano del perdono: &#8220;Quando si vuol parlare di perdono non bisogna mettersi in testa chi perdoniamo, il pensiero deve andare alle vittime e ai parenti. Il tema del perdono è un tema grossissimo che non vuole faciloneria&#8221;.</p>
<h4>Le foto di Mario Spada per Trame Festival</h4>

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