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	<title>Trame 5 &#187; roberto paolo | Trame 5</title>
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	<description>Trame Festival il primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie</description>
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		<title>La Fondazione Trame al Consiglio aperto della seconda Municipalità di Napoli</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Oct 2015 06:19:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 30 settembre scorso a Napoli, presso il piazzale della stazione della metropolitana di Salvator Rosa, a due passi da via Romaniello, luogo in cui fu assassinato Giancarlo Siani, si è tenuto un Consiglio aperto, straordinario della II Municipalità di Napoli dedicata alla sua memoria e “alla costruzione di saperi e azioni per l&#8217;affermazione della legalità”. Erano presenti, tra gli altri, i giornalisti Arnaldo Capezzuto e Roberto Paolo, Armando Caputo, presidente della Fondazione Trame e Maria Pia Tucci responsabile della Comunicazione della fondazione calabrese, Geppino Fiorenza presidente del comitato scientifico della Fondazione Polis ed Enrico Tedesco segretario della stessa, alunni e docenti del Liceo G.B. Vico (che frequentò Giancarlo) ed una rappresentanza del Liceo A. Genovesi, assessori, consiglieri e il Presidente della municipalità Francesco Chirico con il Presidente della Commissione cultura Gianluca de Vincentiis. A fare da moderatore il consigliere di Municipalità Alfonso Gentile. Dal dibattito è emerso il consueto interrogativo che le persone si pongono da anni: “Denunciare? E poi chi ci protegge? Dobbiamo tutti diventare eroi come Giancarlo Siani?”. Nell&#8217;affrontare l&#8217;argomento, il giornalista Roberto Paolo ha affermato che lo Stato aiuta ma noi dobbiamo fare la nostra parte, non per gli altri o per “fare l’eroe”, ma per [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #333399">Il 30 settembre scorso a Napoli, presso il piazzale della stazione della metropolitana di Salvator Rosa, a due passi da via Romaniello, luogo in cui fu assassinato Giancarlo Siani, si è tenuto un Consiglio aperto, straordinario della II Municipalità di Napoli dedicata alla sua memoria e “alla costruzione di saperi e azioni per l&#8217;affermazione della legalità”. Erano presenti, tra gli altri, i giornalisti Arnaldo Capezzuto e Roberto Paolo, Armando Caputo, presidente della Fondazione Trame e Maria Pia Tucci responsabile della Comunicazione della fondazione calabrese, Geppino Fiorenza presidente del comitato scientifico della Fondazione Polis ed Enrico Tedesco segretario della stessa, alunni e docenti del Liceo G.B. Vico (che frequentò Giancarlo) ed una rappresentanza del Liceo A. Genovesi, assessori, consiglieri e il Presidente della municipalità Francesco Chirico con il Presidente della Commissione cultura Gianluca de Vincentiis. A fare da moderatore il consigliere di Municipalità Alfonso Gentile.</span></h3>
<p><span style="color: #000080">Dal dibattito è emerso il consueto interrogativo che le persone si pongono da anni: “Denunciare? E poi chi ci protegge? Dobbiamo tutti diventare eroi come Giancarlo Siani?”. Nell&#8217;affrontare l&#8217;argomento, il giornalista Roberto Paolo ha affermato che lo Stato aiuta ma noi dobbiamo fare la nostra parte, non per gli altri o per “fare l’eroe”, ma per noi stessi e per un futuro senza soprusi e sofferenze.</span></p>
<p><span style="color: #000080">Fulcro della giornata quindi l’importanza di non sottostare alla criminalità organizzata anche quando questa sembra essere l’unica via, puntando soprattutto all’educazione alla legalità fatta tra i banchi di scuola.</span></p>
<p><span style="color: #000080">A questo proposito è stato annunciato, da parte della Fondazione Trame, l’avvio di un programma di diffusione in alcuni istituti (per ora!) di libri, in modo che gli studenti possano approfondire i temi di mafia e corruzione e scoprire le persone che ogni giorno combattono per debellarle. Trame, infatti, porterà la sua “missione” di sensibilizzazione anche al di fuori della Calabria, con la realizzazione di incontri presso queste scuole che saranno un’importante opportunità per mettere a confronto il punto di vista dei più giovani, il loro modo di concepire la presenza della criminalità organizzata nella vita quotidiana e nel territorio con quelli che sono stati e sono i protagonisti di queste lotte.</span></p>
<p><span style="color: #000080">Nella settimana del trentesimo anniversario dalla scomparsa del giornalista eroe e in occasione degli eventi organizzati per ricordarlo, molti esponenti della lotta contro l’illegalità hanno ancora una volta voluto sensibilizzare le persone, soprattutto i giovani, unica vera speranza, ad impegnarsi ogni giorno nel risanare quella che è ormai divenuta una delle più evidenti e brucianti ferite d&#8217;Italia.</span></p>
<p><span style="color: #000080">Alessia ed Eleonora</span></p>
<p><span style="color: #000080"><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/10/Napoli_30.09.2015.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-1721" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/10/Napoli_30.09.2015-300x199.jpg" alt="Napoli_30.09.2015" width="300" height="199" /></a></span></p>
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		<title>Giancarlo Siani. IL MATTINO-05.04.1985</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Sep 2015 19:50:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[camorra]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo siani]]></category>
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		<description><![CDATA[Il Mattino &#8211; 05.04.1985 &#8211; SEQUESTRATA SU ORDINE DELLA MAGISTRATURA LA LISTA CHE RAGGRUPPA I SENZA-LAVORO &#60;&#60;STORICI&#62;&#62; DI TORRE ANNUNZIATA. Giancarlo Siani. Questo articolo di Giancarlo Siani è una rarità. Non è mai stato reso pubblico prima e non è contenuto in nessuna delle due antologie di scritti del giovane giornalista ucciso dalla camorra. Fu pubblicato nel “Mattino” del 5 aprile 1985, cinque mesi prima che Siani venisse assassinato. Nell&#8217;articolo si tocca il tema delle cooperative di disoccupati di Torre Annunziata che stavano nascendo per usufruire degli stessi incentivi pubblici e degli stessi meccanismi delle cooperative di ex detenuti già esistenti a Napoli, che macinavano miliardi di lire di contributi pubblici. Siani svolge nell&#8217;articolo un’analisi accurata del fenomeno, muove dubbi sui nomi degli iscritti alle liste di disoccupati e, nelle ultime righe, avanza il sospetto che queste cooperative possano essere controllate dalla camorra. Era effettivamente così ma nessuno lo aveva mai scritto prima, nessuno all&#8217;epoca lo sospettava. Solo un anno dopo, nella primavera del 1986, grazie al pentito Antonio Ferrara, l’allora sostituto procuratore Francesco Greco aprì una maxi-inchiesta che portò in carcere una ottantina di persone, tra colletti bianchi ed esponenti di vertice del clan Giuliano di Forcella. Lo stesso clan che, secondo il collaboratore di giustizia Ferrara, un anno prima aveva tentato [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h5 style="text-align: justify">Il Mattino &#8211; 05.04.1985 &#8211; SEQUESTRATA SU ORDINE DELLA MAGISTRATURA LA LISTA CHE RAGGRUPPA I SENZA-LAVORO &lt;&lt;STORICI&gt;&gt; DI TORRE ANNUNZIATA. Giancarlo Siani.</h5>
<p><span id="more-1684"></span></p>
<blockquote>
<p style="text-align: left"><strong><span style="color: #333399"><a style="color: #333399" href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/09/Giancarlo-Siani.-IL-MATTINO-05.04.1985.pdf" target="_blank">Questo articolo di Giancarlo Siani è una rarità.</a></span></strong></p>
<p style="text-align: left">Non è mai stato reso pubblico prima e non è contenuto in nessuna delle due antologie di scritti del giovane giornalista ucciso dalla camorra. Fu pubblicato nel “Mattino” del 5 aprile 1985, cinque mesi prima che Siani venisse assassinato. Nell&#8217;articolo si tocca il tema delle cooperative di disoccupati di Torre Annunziata che stavano nascendo per usufruire degli stessi incentivi pubblici e degli stessi meccanismi delle cooperative di ex detenuti già esistenti a Napoli, che macinavano miliardi di lire di contributi pubblici. Siani svolge nell&#8217;articolo un’analisi accurata del fenomeno, muove dubbi sui nomi degli iscritti alle liste di disoccupati e, nelle ultime righe, avanza il sospetto che queste cooperative possano essere controllate dalla camorra. Era effettivamente così ma nessuno lo aveva mai scritto prima, nessuno all&#8217;epoca lo sospettava. Solo un anno dopo, nella primavera del 1986, grazie al pentito Antonio Ferrara, l’allora sostituto procuratore Francesco Greco aprì una maxi-inchiesta che portò in carcere una ottantina di persone, tra colletti bianchi ed esponenti di vertice del clan Giuliano di Forcella. Lo stesso clan che, secondo il collaboratore di giustizia Ferrara, un anno prima aveva tentato di esportare a Torre Annunziata il meccanismo delle liste di disoccupati in combutta con il clan Gionta. Proprio come aveva scritto Giancarlo Siani.</p>
<p style="text-align: left">Il giornalista Roberto Paolo, che ha scovato questo reperto e lo ha donato alla Fondazione Trame, riporta questi fatti nel suo libro “Il caso non è chiuso. La verità sull&#8217;omicidio Siani” (Castelvecchi editore), nel quale avanza l’ipotesi che proprio questo articolo abbia determinato i clan Gionta e Giuliano ad uccidere Giancarlo Siani.</p>
</blockquote>
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		<title>IN ALTO A SINISTRA</title>
		<link>https://www.tramefestival.it/cms/2015/2015/09/24/in-alto-a-sinistra/</link>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2015 11:05:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Maria Pia Tucci]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Fondazione Trame]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo siani]]></category>
		<category><![CDATA[roberto paolo]]></category>
		<category><![CDATA[tramefestival]]></category>

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		<description><![CDATA[Lo hanno colpito alla schiena. Come solo i vili sanno fare. &#8220;Sai chi era Giancarlo Siani?&#8221; Me lo chiese per la prima volta Roberto Conte, con quel suo fare apparentemente cinico e distratto, che chi lo conosce impara ad amare, facendomi notare il posto privilegiato della sua libreria in cui aveva posto &#8220;Fortapàsc&#8221; di Dino Risi e &#8220;Le parole di una vita&#8221; la raccolta degli scritti giornalistici di Giancarlo Siani, lo stesso libro che Paolo Siani aveva sotto braccio il 17 luglio arrivando a Lamezia Terme per inaugurare la quinta edizione di TrameFestival. #trame5 &#8220;I giovani favolosi&#8221; con la Mehari di Giancarlo Siani a fare da guida al viaggio di chi sceglie un posto in piazza per ascoltare e per parlare di mafie, per combatterle con l&#8217;unica arma possibile: la Cultura e l’informazione. Agli occhi è concesso il vedere le idee, come un miraggio dell&#8217;anima. Al FARE si deve il rispetto di attuarle, guardarle da lontano e di condividerlo o no. Da quella domanda distratta in alto a sinistra sul mio desk compare nella barra dei preferiti Giancarlo Siani: Cronista libero, Martire della verità. Chi era Giancarlo Siani? lo scrissi dopo poco a commento di un servizio di una &#8220;tv di strada&#8221;, all&#8217;indomani di [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<div class="gmail_default">
<h2 style="text-align: justify" align="center">Lo hanno colpito alla schiena. Come solo i vili sanno fare.</h2>
<h2>&#8220;Sai chi era Giancarlo Siani?&#8221; Me lo chiese per la prima volta Roberto Conte, con quel suo fare apparentemente cinico e distratto, che chi lo conosce impara ad amare, facendomi notare il posto privilegiato della sua libreria in cui aveva posto &#8220;Fortapàsc&#8221; di Dino Risi e &#8220;Le parole di una vita&#8221; la raccolta degli scritti giornalistici di Giancarlo Siani, lo stesso libro che Paolo Siani aveva sotto braccio il 17 luglio arrivando a Lamezia Terme per inaugurare la quinta edizione di TrameFestival.</h2>
<p>#trame5 &#8220;I giovani favolosi&#8221; con la Mehari di Giancarlo Siani a fare da guida al viaggio di chi sceglie un posto in piazza per ascoltare e per parlare di mafie, per combatterle con l&#8217;unica arma possibile: la Cultura e l’informazione.</p>
<p>Agli occhi è concesso il vedere le idee, come un miraggio dell&#8217;anima. Al FARE si deve il rispetto di attuarle, guardarle da lontano e di condividerlo o no.</p>
<p>Da quella domanda distratta <em>in alto a sinistra</em> sul mio desk compare nella barra dei preferiti <em>Giancarlo Siani: Cronista libero, Martire della verità</em>.</p>
<p>Chi era Giancarlo Siani? lo scrissi dopo poco a commento di un servizio di una &#8220;tv di strada&#8221;, all&#8217;indomani di un video girato da Salvatore Sparavigna a Torre Annunziata.</p>
<p><strong><span style="text-decoration: underline">Chi era Giancarlo Siani?</span></strong></p>
<p><i>Scrivere. Perché la scrittura  concede dignità alla memoria. Perché le parole sono macigni che imprimo orme pesanti su cui camminare. Indagare la realtà in cui si vive ha lo stesso valore dell’amore per il luogo in cui si abita.</i></p>
<p><i>Sdoganare i falsi miti per creare nuove prospettive e concedersi ancora il lusso di sognare.</i></p>
<p><i>Conoscere le debolezze di una società e denunciarle, indagarle. Sapere che il suo contrario sono l’onestà, il lavoro pulito, la Politica non inquinata dalle mafie.  Sapere che solo su sul contrario si può costruire il futuro, un futuro libero e che ti concede di non rinunciare ai profumi della terra in cui sei nato.</i></p>
<p><i>Ma se la paura supera il senso della memoria e peggio ancora quello del riscatto, se la negazione del sapere e della conoscenza continuano a vincere sul coraggio della parola a chi serve un urlo di parata?  Quanto lontani si è dalla vicina verità dei fatti che raccontava Giancarlo?</i></p>
<p><i>Se il rischio rimane un complemento di termine su cui costruire fantastici progetti di “recupero” che a fatica producono benessere sociale, alla domanda &#8216;Chi era Giancarlo Siani?&#8217; ci sarà sempre qualcuno che non correrà “il rischio”e si coprirà la faccia e si tapperà la bocca.</i></p>
<p><i>Però si prova a camminare insieme, a lottare, a chiedere che il lavoro venga rispettato, che nessuno venga a bussare alla tua porta per chiederti “la decima” in cambio di una fantomatica protezione. Nessuno ha il diritto di speculare sulle  giornate passate a guadagnare onestamente la dignità. Perché il lavoro è dignità. È un dovere verso se stessi e verso gli altri.   Ma a quanto pare anche questo è soggetto ad amnesia.</i></p>
<p><i>Si prova a far nasce la coscienza civica, l’impegno, la voglia di dire, parlare, scrivere perché gli altri sappiano. Perché lo sdegno diventi collettivo e generi la ribellione a tutte le forme di falsa autorità indiscussa che impedisce al territorio di evolversi e stare al passo con i tempi, generare benessere sociale e lavoro onesto.</i></p>
<p><i>Chi era Giancarlo Siani? Era un giovane giornalista precario, intellettualmente libero e onesto. Scriveva per IL Mattino di Napoli, era corrispondente da Torre Annunziata. Giancarlo Siani,  ucciso dalla camorra il 23 settembre del 1985, aveva 26 anni e la voglia di dare dignità e inchiostro alle parole perché amava le sue strade e non si copriva la faccia e aveva il coraggio di credere, perché è questa la vera sfida: credere nel cambiamento.</i></p>
<p><a href="http://www.lamiastrada.tv/listArticleCollab.php?page=2&amp;ipp=5&amp;idCollab=22&amp;name=maria-pia-tucci" target="_blank">http://www.lamiastrada.tv/listArticleCollab.php?page=2&amp;ipp=5&amp;idCollab=22&amp;name=maria-pia-tucci</a></p>
<p>Oggi a Torre Annunziata la Mehari passa dinuovo tra le strade a fare memoria e a far conoscere. E ci si copre di meno la faccia. Per fortuna.</p>
<p>L&#8217;ho guardato da lontano Paolo Siani a Trame Festival, l&#8217;ho ascoltato da vicino raccontare, seduto con <i>le mani</i> di Guido Scarabottolo alle spalle e rispondere con gli occhi lucidi alla fermezza delle domande di Luisella Costamagna, dopo l&#8217;emozione del reading di Luigi Lo Cascio che aveva sciolinato con intensità le parole, ferme negli eventi, di Giancarlo che scavavano nel buio degli affari e delle commistioni tra camorra, politica e mafia.</p>
<p>E mentre scrivo questo sono sul sito di Trame, da ieri, trent&#8217;anni dopo quei vili colpi alle spalle, gli atti del processo agli esecutori e mandanti, le condanne di quell&#8217;omicidio.</p>
<p>Perché il percorso si arricchisce di Persone e Roberto Paolo, anch&#8217;egli ospite a #Trame.5 ha donato alla Fondazione un fascicolo che noi abbiamo digitalizzato e messo online perché tutti conoscano i fatti. Il dopo. Il percorso di una giustizia, fatta o non ancora compiuta del tutto. La storia consegnerà il mancato, se c’è.</p>
<p>Ma alla storia si deve l&#8217;atto della condivisione. ed è questo che proviamo a FARE.</p>
<h2>Grazie a Roberto Paolo, al suo lavoro che ora è diventato condivisibile. Grazie alla Fondazione Trame, alle intuizioni e alla generosità di chi la compone.</h2>
<h4>&#8230;e tutto mi sembrava andasse<i>&#8230;</i>tra me, le mie parole e la mia anima, <em>in alto a sinistra</em>&#8230;</h4>
<p>Maria Pia Tucci</p>
<h4><i><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/09/InAltoASinistra.jpg"><img class=" size-medium wp-image-1672 alignleft" src="http://www.tramefestival.it/cms/2015/wp-content/uploads/sites/6/2015/09/InAltoASinistra-300x157.jpg" alt="InAltoASinistra" width="300" height="157" /></a></i></h4>
<p>&nbsp;</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Omicidio Siani: i retroscena di Giovanni Brusca</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Jun 2015 15:19:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[giancarlo siani]]></category>
		<category><![CDATA[omicidio Siani]]></category>
		<category><![CDATA[Riina]]></category>
		<category><![CDATA[roberto paolo]]></category>

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		<description><![CDATA[Giovanni Brusca sa qualcosa dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino di Napoli, ucciso il 23 settembre 1985. Brusca, il luogotenente di Totò Riina che premette il tasto del telecomando per azionare la carica di tritolo a Capaci che uccise Giovanni Falcone, sarebbe già stato sentito dai magistrati della procura di Napoli che hanno riaperto l’indagine sull&#8217;uccisione del giovane cronista. La rivelazione è stata fatta dal giornalista Roberto Paolo, autore del libro   Il caso non è chiuso. La verità sull&#8217;omicidio Siani, pubblicato da Castelvecchi, presentato in un incontro del festival. Un reportage giornalistico che ha fatto riaprire l&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio di Giancarlo Siani. Brusca è stato ascoltato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, secondo quanto ha spiegato Roberto Paolo, perché era in contatto con il clan Nuvoletta di Marano affiliato a Cosa Nostra.  Brusca, infatti, spesso andava in trasferta dalla Sicilia nella tenuta dei Nuvoletta per insegnare ai camorristi come sciogliere le persone nell’acido. “Insegnava praticamente come fare, una sorta di tutorial diabolico”, dice Roberto Paolo. Muovendo dalla sentenza di condanna degli assassini di Siani, nella quale si parla di movente “camorristico mafioso”, i magistrati avrebbero già ascoltato Brusca, attualmente collaboratore di giustizia, per sapere se sappia qualcosa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3>Giovanni Brusca sa qualcosa dell’omicidio di Giancarlo Siani, il giornalista del Mattino di Napoli, ucciso il 23 settembre 1985. Brusca, il luogotenente di Totò Riina che premette il tasto del telecomando per azionare la carica di tritolo a Capaci che uccise Giovanni Falcone, sarebbe già stato sentito dai magistrati della procura di Napoli che hanno riaperto l’indagine sull&#8217;uccisione del giovane cronista.</h3>
<p><span id="more-1396"></span></p>
<p>La rivelazione è stata fatta dal giornalista Roberto Paolo, autore del libro   <em>Il caso non è chiuso. La verità sull&#8217;omicidio Siani</em>, pubblicato da Castelvecchi, presentato in un incontro del festival. Un reportage giornalistico che ha fatto riaprire l&#8217;inchiesta sull&#8217;omicidio di Giancarlo Siani.</p>
<p><strong>Brusca è stato ascoltato dai magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, secondo quanto ha spiegato Roberto Paolo, perché era in contatto con il clan Nuvoletta di Marano affiliato a Cosa Nostra.  Brusca, infatti, spesso andava in trasferta dalla Sicilia nella tenuta dei Nuvoletta per insegnare ai camorristi come sciogliere le persone nell’acido. “Insegnava praticamente come fare, una sorta di tutorial diabolico”, dice Roberto Paolo.</strong></p>
<p>Muovendo dalla sentenza di condanna degli assassini di Siani, nella quale si parla di movente “camorristico mafioso”, i magistrati avrebbero già ascoltato Brusca, attualmente collaboratore di giustizia, per sapere se sappia qualcosa o se conosca nuovi retroscena del delitto. Secondo l’ipotesi degli inquirenti, il clan Nuvoletta sarebbe stato spinto a eliminare Siani anche dietro richiesta dei corleonesi di Cosa Nostra che chiedevano conto e ragione del fatto che Valentino Gionta fosse stato arrestato nella tenuta dei Nuvoletta.</p>
<p>Per dare una risposta agli alleati della Cosa Nostra siciliana, i Nuvoletta avrebbero deciso di uccidere Siani, il primo e l’unico giornalista che aveva scritto in un suo articolo che Gionta era stato “venduto” dagli stessi Nuvoletta. Un segnale per sgomberare il campo da ogni sospetto. Brusca, secondo Roberto Paolo, potrebbe avere avuto conversazioni successive o precedenti all’omicidio con gli affiliati del clan di Marano in grado di gettare nuova luce sull’omicidio.</p>
<p>La quinta edizione del festival Trame è dedicato proprio a Giancarlo Siani, la cui Mehari esposta in piazza San Domenico è diventata il simbolo di questa cinque giorni di incontri, dibattiti e spettacoli intitolati ai “Giovani favolosi”: ragazzi come Siani che hanno dato il loro impegno, e la loro vita, nella lotta alle mafie.</p>
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