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	<title>Trame 5 &#187; turismo calabria | Trame 5</title>
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	<description>Trame Festival il primo evento culturale in Italia dedicato ai libri sulle mafie</description>
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		<title>Quali turisti e autoctoni? La forza è il noi collettivo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Jun 2015 21:27:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;. Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti. Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di La mafia spiegata ai turisti. Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: &#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h3><span style="color: #4186bf"><em>&#8220;Questo è il primo libro che, chi voglia avvicinarsi al tema &#8216;ndrangheta, deve leggere: fornisce in modo snello tutta una serie di verità rispetto al fenomeno&#8221;.</em> Così esordisce Claudio Cordova, giornalista de Il Dispaccio riferendosi al libro di Francesco Forgione, deputato e presidente della Commissione parlamentare antimafia, <em>La &#8216;ndrangheta spiegata ai turisti</em>. </span></h3>
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<p>Un titolo accattivante, ironicamente amaro, che origina da un mafia-tour: &#8220;qualche mese fa un grande tour operator americano, per organizzare visite a Palermo, aveva scelto come guida il figlio di Provenzano. A un figlio non si può chiedere di rinnegare il padre in quanto padre, ma in quanto boss&#8221; spiega l&#8217;autore del libello edito da Di Girolamo, sulla scia di <em>La mafia</em> <em>spiegata</em> <em>ai turisti. </em>Un dialogo immaginario tra lo scrittore e un generico turista, che si conclude con un invito: <em>Buon viaggio in una terra bellissima&#8230; </em></p>
<p>Ad intervenire nel dibattito anche Mario Spagnuolo, procuratore di Vibo Valentia: <em>&#8220;Iniziamo a ragionare con la testa di chi viene qui e si proietta in questa realtà, che vede estranea fino ad un certo punto, ma soprattutto a comunicare loro che la mafia non è un problema calabrese, ma sta diventando mondiale. L&#8217;operazione di contrasto al crimine organizzato simbolicamente si fa anche ad Oslo e Madrid. Vi stiamo rendendo complici di un problema che è anche nostro e la globalizzazione di questi problemi è qualcosa su cui dobbiamo ragionare&#8221;</em>. Forgione esorta a una buona informazione, ad un giornalismo che non subisca il fascino della propaganda, ma che sperimenti il &#8220;gusto dell&#8217;analisi&#8221;, perché &#8220;la forza della &#8216;ndrangheta è non farsi rappresentare&#8221; e nostro è il compito di svelarla.</p>
<p>Di fronte alla dizione usata da Cordova di &#8220;massondrangheta&#8221;, l&#8217;autore restituisce carica semantica alla definizione di &#8216;ndrangheta: <em>&#8220;una organizzazione criminale dinamica che ha avuto bisogno di creare una nuova situazione politica, che ha saputo costruire una duplicità istituzionale&#8221;.</em> Il procuratore, lavorando sulle dichiarazioni di fallimenti, spiega al pubblico di aver scoperto una lunghissima serie di società create apposta per generare buchi fiscali, facendo restare in stallo i debiti demaniali, anche col consenso di Equitalia. Allude in punta di piedi anche al problema dei migranti, oggetto d&#8217;indagini ancora in corso, senza risparmiarsi la denuncia di aporie: &#8220;non è più sufficiente l&#8217;intercettazione. Non siamo ancora in grado di rispondere al salto qualitativo della &#8216;ndrangheta. Occorre un focus sul problema e una cultura dell&#8217;investigazione che si sta formando, ma che non è ancora sufficiente&#8221;. Forgione, lapidariamente, attiva le coscienze: &#8220;Intellettuali non pervenuti. Dov&#8217;è il dibattito sul Mezziogiorno? L&#8217;università, la politica, il giornalismo non se ne occupano.</p>
<p>C&#8217;è un problema della società civile&#8221;. Ci interroga tutti: perché a Gioia Tauro in campagna elettorale nessuno ha pronunciato la parola &#8220;mafia&#8221;, ancora tabuizzata? La politica e la magistratura assicurano autonomia e indipendenza? E noi cittadini cosa siamo disposti a fare? Ad un anno dalle parole di papa Francesco in terra di &#8216;ndrangheta ancora adorazione del male e disprezzo del bene comune. Spagnuolo lamenta la decadenza delle elite in senso gramsciano, ma forse le crisi possono rivelarsi punti di svolta: <em>&#8220;Progressi sono stati fatti nella repressione, nel ruolo della stampa e dell&#8217;informazione. La &#8216;ndrangheta non vive più nel cono d&#8217;ombra, ma c&#8217;è anche bisogno di una cultura critica. Se questa viene meno la lotta è solo repressione e azione penale. La società è fatta da un noi collettivo e non da tanti io individuali&#8221;</em>.</p>
<p>Il veleno che si fa farmaco, dalla fine un nuovo inizio.</p>
<p>&nbsp;</p>
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