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	<title>Trame 4 &#187; libri trame4 tramefestival | Trame 4</title>
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	<description>Festival dei libri sulle mafie</description>
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		<title>Le mani sulla città. Cinquant&#8217;anni dopo</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 21:19:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[news]]></category>
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		<category><![CDATA[libri trame4 tramefestival]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Le mani sulla città&#8221; è il tema con cui il festival Trame ha scelto di raccontare la crescita delle mafie nelle grandi città, e a cinquant’anni di distanza dall’uscita del film di Francesco Rosi, Trame Festival ripropone una discussione su questa pellicola sempre più attuale. A parlarne il regista Mimmo Calopresti e la giornalista Fulvia Caprara, che partendo dall&#8217;opera di Rosi e da alcuni suoi interventi aprono anche ad una riflessione più generale sul linguaggio cinematografico, arrivando a chiedersi perché oggi manchi il coraggio, fatta eccezioni per rari casi che però non hanno la potenza del film di Rosi, di raccontare realtà scomode, come potrebbe essere la situazione dell&#8217;Ilva di Taranto in tutte le sue tragiche sfaccettature. È però anche vero, come emerge dalla chiacchierata, che la difficoltà di raccontare certe storie e di usare un certo linguaggio è dato anche da spettatori diseducati dalle nuove tecnologie allo sforzo comprensivo insito in certe forme narrative, dove il senso della storia può essere fraintesa e sovraccaricata di falsi valori. Riscoprire una certa moralità nel produrre film è la strada che Calopresti indica, nelle battute conclusive, &#8220;in fondo questo è proprio un bel mestiere per raccontare il mistero e la magia della realtà&#8221;. &#160; &#160;]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>&#8220;Le mani sulla città&#8221; è il tema con cui il festival Trame ha scelto di raccontare la crescita delle mafie nelle grandi città, e a cinquant’anni di distanza dall’uscita del film di Francesco Rosi, Trame Festival ripropone una discussione su questa pellicola sempre più attuale.<span id="more-7017"></span></h1>
<p>A parlarne il regista Mimmo Calopresti e la giornalista Fulvia Caprara, che partendo dall&#8217;opera di Rosi e da alcuni suoi interventi aprono anche ad una riflessione più generale sul linguaggio cinematografico, arrivando a chiedersi perché oggi manchi il coraggio, fatta eccezioni per rari casi che però non hanno la potenza del film di Rosi, di raccontare realtà scomode, come potrebbe essere la situazione dell&#8217;Ilva di Taranto in tutte le sue tragiche sfaccettature.</p>
<p>È però anche vero, come emerge dalla chiacchierata, che la difficoltà di raccontare certe storie e di usare un certo linguaggio è dato anche da spettatori diseducati dalle nuove tecnologie allo sforzo comprensivo insito in certe forme narrative, dove il senso della storia può essere fraintesa e sovraccaricata di falsi valori.</p>
<p>Riscoprire una certa moralità nel produrre film è la strada che Calopresti indica, nelle battute conclusive, &#8220;in fondo questo è proprio un bel mestiere per raccontare il mistero e la magia della realtà&#8221;.</p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2014/wp-content/uploads/sites/5/2014/06/casello.jpg"><img class="size-medium wp-image-7039 aligncenter" src="http://www.tramefestival.it/cms/2014/wp-content/uploads/sites/5/2014/06/casello-300x135.jpg" alt="casello" width="300" height="135" /></a></p>
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		<title>Al via la quarta edizione di Trame Festival</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Jun 2014 16:01:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
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		<description><![CDATA[Oltre 100 volontari venuti da tutta Italia, 110 ospiti, 50 partecipanti ai workshop, 5 location nella cornice del centro storico di Lamezia Terme, 5 giornate tra libri, film, spettacoli teatrali e musicali. Questi i numeri della quarta edizione di Trame, il Festival dei Libri sulle mafie, al via questo pomeriggio a Lamezia Terme, che per il quarto anno consecutivo lancerà dal cuore della Calabria il messaggio della cultura come mezzo di riscatto dalle mafie e dalla cultura mafiosa, come catalizzatore di democrazia e di risveglio civile. 40 i libri  che saranno presentati nei prossimi giorni con gli interventi di giornalisti e scrittori del panorama nazionale, magistrati, testimoni della lotta quotidiana alla criminalità organizzata. Ad aprire la kermesse, l’installazione site specific  di Renzo Bellanca dal titolo “Trame di parole”, una distesa di libri-scultura alternati a tele-tasselli sui temi del festival, che accoglierà gli ospiti nel Chiostro di San Domenico. L’evento  &#8211;  promosso dalla Fondazione Trame con il patrocinio della Camera dei Deputati e del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti – si è realizzato quest’anno anche grazie alla campagna “#iosostengotrame e tu?”, la campagna di crowdfunding che ha visto tanti dare il proprio contributo volontario all’organizzazione del festival blow up jump house. [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>Oltre 100 volontari venuti da tutta Italia, 110 ospiti, 50 partecipanti ai workshop, 5 location nella cornice del centro storico di Lamezia Terme, 5 giornate tra libri, film, spettacoli teatrali e musicali. <span id="more-6973"></span>Questi i numeri della quarta edizione di Trame, il Festival dei Libri sulle mafie, al via questo pomeriggio a Lamezia Terme, che per il quarto anno consecutivo lancerà dal cuore della Calabria il messaggio della cultura come mezzo di riscatto dalle mafie e dalla cultura mafiosa, come catalizzatore di democrazia e di risveglio civile.</h1>
<p>40 i libri  che saranno presentati nei prossimi giorni con gli interventi di giornalisti e scrittori del panorama nazionale, magistrati, testimoni della lotta quotidiana alla criminalità organizzata. Ad aprire la kermesse, l’installazione <em>site specific</em>  di Renzo Bellanca dal titolo “<em>Trame di parole</em>”, una distesa di libri-scultura alternati a tele-tasselli sui temi del festival, che accoglierà gli ospiti nel Chiostro di San Domenico.</p>
<p>L’evento  &#8211;  promosso dalla Fondazione Trame con il patrocinio della Camera dei Deputati e del Consiglio dell’Ordine Nazionale dei Giornalisti – si è realizzato quest’anno anche grazie alla campagna “#iosostengotrame e tu?”, la campagna di crowdfunding che ha visto tanti dare il proprio contributo volontario all’organizzazione del festival <a href='https://www.eastinflatables.ca/' style="color: black;text-decoration: none">blow up jump house</a>.</p>
<p>Ad aprire la kermesse il direttore artistico Gaetano Savatteri e il presidente dell’ Associazione Antiracket Lamezia Armando Caputo che ha ringraziato tutti i sostenitori del Festival e i volontari “vera anima di Trame da 4 anni”.</p>
<p>Voglia di mettersi in gioco e di “metterci la faccia” per una causa importante come quella della legalità hanno portato giovani da tutta Italia a Lamezia Terme per 5 giorni, alle prese con sedie da sistemare, articoli da scrivere e soprattutto tanta voglia di ascoltare parole e testimonianze di riscatto, di speranza.  C’è chi come Laura Fasanetto,  25 anni,  è venuta da Padova per il primo anno. “Sono convinta”, afferma Laura, “che tornerò a casa con la carica di entusiasmo che mi sarà trasmessa da tutta la grande famiglia di Trame, dai volontari agli ospiti, da uomini e donne che ci mettono la faccia nella lotta quotidiana alla mafia e alla mentalità mafiosa”. C’è chi come Carlotta Tomaselli, 24 anni, viene da Gioia Tauro e collabora con l’ufficio stampa del Festival, convinta che “il cambiamento in Calabria passa da uno scatto di orgoglio delle nuove generazioni, che non dobbiamo soltanto restare in questa terra ma anche prendercene cura, difenderla, valorizzarla”.  Viene da Lamezia Alessandra Renda, 27 anni, al suo secondo anno al Festival, che sottolinea come “Trame sia un’occasione importante per stringere relazioni e accrescere il senso di appartenenza alla propria comunità, per sentirsi cittadini a 360°”</p>
<p><a href="http://www.tramefestival.it/cms/2014/wp-content/uploads/sites/5/2014/06/IMG_0831.jpg"><img class="alignnone size-medium wp-image-6976" src="http://www.tramefestival.it/cms/2014/wp-content/uploads/sites/5/2014/06/IMG_0831-300x135.jpg" alt="IMG_0831" width="300" height="135" /></a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Malerba</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 12:55:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[libri trame4 tramefestival]]></category>
		<category><![CDATA[trame4]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Malerba&#8221;, erba cattiva: lo chiamavano così nel paese siciliano dove è nato. La sua storia comincia quando, ragazzino, viene spedito in Germania per allontanarlo da una giovinezza scapestrata. Ad Amburgo si inserisce in un ambiente di night e belle donne. Con le carte è abilissimo: al tavolo verde bara e si arricchisce. Coltiva nuove amicizie, scopre il sesso e il lusso. La Sicilia sembra lontanissima. Ma il destino lo richiama. Dopo il servizio militare, a vent&#8217;anni, torna al paese: un&#8217;immersione negli affetti famigliari prima di ripartire per la Germania. Ma proprio la sera precedente alla partenza resta ferito nella strage con cui comincia lo sterminio dei suoi parenti: un regolamento di conti mafioso nello stile più atroce. Fugge, sconvolto, ma presto scopre che Cosa Nostra ha affidato il compito di ucciderlo a uno dei suoi amici d&#8217;infanzia&#8230; Questa è la storia di un giovane uomo che sente di dover fronteggiare da solo lo sterminio della propria famiglia. Di un uomo che non ha fiducia nello Stato, né in alcuna altra istanza morale capace di contenere la ferocia umana. Di un uomo che scampa per miracolo a quattro agguati e decide di rinunciare a tutto, anche all&#8217;amore, per vendicare i suoi [&#8230;]]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>&#8220;Malerba&#8221;, erba cattiva: lo chiamavano così nel paese siciliano dove è nato. La sua storia comincia quando, ragazzino, viene spedito in Germania per allontanarlo da una giovinezza scapestrata. Ad Amburgo si inserisce in un ambiente di night e belle donne.</h1>
<p>Con le carte è abilissimo: al tavolo verde bara e si arricchisce. Coltiva nuove amicizie, scopre il sesso e il lusso. La Sicilia sembra lontanissima. Ma il destino lo richiama. Dopo il servizio militare, a vent&#8217;anni, torna al paese: un&#8217;immersione negli affetti famigliari prima di ripartire per la Germania. Ma proprio la sera precedente alla partenza resta ferito nella strage con cui comincia lo sterminio dei suoi parenti: un regolamento di conti mafioso nello stile più atroce. Fugge, sconvolto, ma presto scopre che Cosa Nostra ha affidato il compito di ucciderlo a uno dei suoi amici d&#8217;infanzia&#8230; Questa è la storia di un giovane uomo che sente di dover fronteggiare da solo lo sterminio della propria famiglia. Di un uomo che non ha fiducia nello Stato, né in alcuna altra istanza morale capace di contenere la ferocia umana. Di un uomo che scampa per miracolo a quattro agguati e decide di rinunciare a tutto, anche all&#8217;amore, per vendicare i suoi cari e sopravvivere. Giuseppe Grassonelli, che assume in queste pagine il nome fittizio di Antonio Brasso (suo &#8220;nome di battaglia&#8221; negli anni della guerra di mafia), ci racconta la storia della sua vita breve e intensissima: segnata dalla morte e dalla cesura dell&#8217;arresto, all&#8217;età di ventisette anni. L&#8217;ebbrezza dell&#8217;illegalità, l&#8217;orrore indicibile di un intero sistema di relazioni nel quale la vita umana e la dignità individuale non hanno alcun valore, ma tutto è clan, affiliazione o infamia, emergono in queste pagine con potenza sinistra. A parlarcene è la voce di un uomo radicalmente cambiato dall&#8217;esperienza della detenzione <a href='https://www.east-inflatables.co.nz/e106063-mechanical-bull.html' style="color: black;text-decoration: none">mechanical bull</a>. Giuseppe Grassonelli non si pente, non collabora con la giustizia e sconta dunque la pena durissima dell&#8217;ergastolo ostativo. Comincia a leggere, a studiare, fino a laurearsi e a diventare un detenuto modello. Per raccontare la propria storia si affida al cronista che anni prima aveva seguito la sua &#8220;guerra&#8221; come giornalista per una TV privata: Carmelo Sardo, che con efficacia e partecipazione ci conduce attraverso queste pagine. Per provare a capire. Perché le parole, e la memoria, sono l&#8217;arma più potente contro la silenziosa omertà del male.</p>
<p><em>Malerba</em> è un libro di <a title="Carmelo Sardo" href="http://www.tramefestival.it/cms/2014/carmelo-sardo/" target="_blank">Carmelo Sardo</a> e Giuseppe Grassonelli edito da<a href="http://www.librimondadori.it" target="_blank"> Mondadori</a>.</p>
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		<title>Vent’anni contro. Dall’eredità di Falcone e Borsellino alla trattativa</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Jun 2014 09:57:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator><![CDATA[Alessandra Renda]]></dc:creator>
				<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[libri trame4 tramefestival]]></category>

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		<description><![CDATA[«È tutto finito; non c’è più niente da fare»: le parole di Antonino Caponnetto dopo l’assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta rappresentano la disperazione di un’intera nazione. Vent’anni dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, la mafia però non ha vinto. Nonostante che molti misteri siano ancora irrisolti e molti retroscena siano oscuri. Nonostante gli attacchi ripetuti alla magistratura, le polemiche violente, i rapporti ambigui tra politica e criminalità, i silenzi della società civile, la disillusione inflatable slide. In queste pagine troviamo le inchieste e i processi più clamorosi, gli imputati eccellenti e le pedine, le storie dei pentiti, il racconto di come il nostro paese sia stato invaso di capitali che hanno radici mafiose. Una mafia che in questi anni ha cambiato pelle, ha ucciso sempre meno e riciclato sempre di più. Che si è mossa senza rumore. Vent’anni contro. Dall’eredità di Falcone e Borsellino alla trattativa è un libro di Gian Carlo Caselli e Antonio Ingroia a cura di Maurizio De Luca edito da Laterza.  ]]></description>
				<content:encoded><![CDATA[<h1>«È tutto finito; non c’è più niente da fare»: le parole di Antonino Caponnetto dopo l’assassinio di Paolo Borsellino e della sua scorta rappresentano la disperazione di un’intera nazione.</h1>
<p>Vent’anni dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio, la mafia però non ha vinto. Nonostante che molti misteri siano ancora irrisolti e molti retroscena siano oscuri. Nonostante gli attacchi ripetuti alla magistratura, le polemiche violente, i rapporti ambigui tra politica e criminalità, i silenzi della società civile, la disillusione <a href='https://www.east-inflatables.co.uk/e103-inflatable-slide.html' style="color: black;text-decoration: none">inflatable slide</a>. In queste pagine troviamo le inchieste e i processi più clamorosi, gli imputati eccellenti e le pedine, le storie dei pentiti, il racconto di come il nostro paese sia stato invaso di capitali che hanno radici mafiose. Una mafia che in questi anni ha cambiato pelle, ha ucciso sempre meno e riciclato sempre di più. Che si è mossa senza rumore.</p>
<p><strong><br />
</strong><em>Vent’anni contro. Dall’eredità di Falcone e Borsellino alla trattativa </em>è un libro di <a title="Gian Carlo Caselli" href="http://www.tramefestival.it/cms/2014/gian-carlo-caselli/" target="_blank">Gian Carlo Caselli</a> e <a title="Antonio Ingroia" href="http://www.tramefestival.it/cms/2014/antonio-ingroia/" target="_blank">Antonio Ingroia</a> a cura di Maurizio De Luca edito da<a href="http://www.laterza.it" target="_blank"> Laterza</a>.</p>
<p><strong> </strong></p>
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