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Cambiare pelle per uscire dall'inferno

La storia dell'ex killer Salvatore Cortese nel libro di Antonio Anastasi

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di Roberto Fortugno

 

La ‘ndrangheta sa essere un'organizzazione molto pervasiva, come dimostrano le tante inchieste condotte nel corso degli anni. Un’organizzazione potente, capace anche di attrarre le giovani generazioni, con promesse tuttavia vuote. I cittadini possono informarsi e stare alla larga da questa realtà, ma chi ci entra o ne fa parte non ha vita facile e, per uscirne, è costretto a cambiare pelle. È esattamente ciò che ha fatto il protagonista del nuovo libro inchiesta di Antonio Anastasi, Salvatore Cortese.  Vincenzo Spagnolo, giornalista dell’Avvenire, che per anni si è occupato di ‘ndrangheta, ha elogiato il lavoro intenso del collega Anastasi.   Il libro narra la scelta di uno ‘ndranghetista che ha scelto di cambiare rotta e collaborare con la giustizia, spezzando il legame con la criminalità. La storia si apre con l’immagine del santuario di Polsi, dove si tengono i summit delle cosche. Nella storia spicca la persona di Nicolino Grande Aracri, storico boss del crotonese.  Ma chi è davvero Salvatore Cortese, colui che ha cambiato pelle? è un ex killer della ‘ndrangheta, che per anni ha militato come soldato nell’organizzazione, come braccio destro di Grande Aracri. Ma a un certo punto ha scelto di collaborare con la giustizia. Non si è trattato di una scelta di poco conto, perché la ‘ndrangheta non dimentica.   «Lui sapeva di andare incontro anche all'ostracismo dei familiari, che non accettarono di sottoporsi al trattamento di protezione a loro riservato» ha affermato Anastasi.  Cortese fornì agli inquirenti delle informazioni importantissime. Il giornalista Vincenzo Spagnuolo (Avvenire), che ha moderato la presentazione, sottolinea che anche i tatuaggi sono particolari per i criminali. Inoltre, può accadere che un giovane ragazzo venga agganciato dall’organizzazione criminale calabrese e faccia proprie certe logiche illegali.  «La storia andava conosciuta, a partire da questo grande tatuaggio che rimanda ai miti fondativi della ‘ndrangheta. Questi disegni sono una sorta di tela dell’organizzazione» ha proseguito l'autore. Ma questa realtà sarebbe difficilmente conoscibile senza il ruolo dei collaboratori di giustizia.  Oggi, però, la ‘ndrangheta spara di meno e guadagna di più, anche con accordi e collusioni. Nel processo “Emilia” Cortese ha raccontato queste collusioni, descrivendone le logiche.   «Sono cambiati i reati commessi dalle mafie. Il professore Nicaso ha descritto il declino della Cosa Nostra americana, che compie ancora estorsioni e riciclaggio, mentre altre mafie si evolvono, anche con le tecnologie, investendo in criptovalute» ha rivelato Anastasi.  Cortese si è pentito nonostante la sua piccola condanna da scontare, autoaccusandosi di omicidi per i quali era stato assolto in precedenza. Naturalmente, era conscio dei rischi derivanti dalla sua scelta.   «I genitori furono pedinati, ma gli attentati ai loro danni, fortunatamente, non andarono a segno» ha continuato Anastasi. I valori criminali erano solo una menzogna, di questo si era reso conto Cortese.   Oggi, i social divengono anche strumento di veicolazione di messaggi potenzialmente mafiosi. Ci sono, comunque, molti esempi di cittadinanza attiva, nelle scuole e nelle università.  «Il rimedio, secondo me, è sempre la conoscenza e lo studio del fenomeno mafioso» ha detto l'autore. Anche perché è difficile trovare notizie vere e corrette, soprattutto se di natura giudiziaria.   Querele, atti giudiziari tendono a piovere sui cronisti che fanno il loro mestiere. «Questo ha sostituito l'intimidazione, non più di natura fisica. La maggioranza dei procedimenti aperti contro i giornalisti terminano, però, in assoluzioni» ha spiegato Anastasi. Dunque, sono strumenti che intendono solo mettere a tacere chi fa il proprio mestiere.   Cortese ha anche rapporti con i colletti bianchi, quel mondo criminale sommerso. Tuttavia, pur facendo parte dell’ala militare, Cortese è entrato a fare parte della zona grigia della ‘ndrangheta.   «Anche grossi imprenditori andavano a braccetto con personaggi legati alle cosche. Recenti inchieste hanno sancito che anche al Nord esistono questi legami in diverse zone» ha concluso l'autore.   Salvatore Cortese ha avuto un ruolo importante, poiché è stato vicino al boss Nicolino Grande Aracri. Ma, nonostante ciò, ha scelto una strada diversa. La sua storia è un monito per coloro che pensano che la ‘ndrangheta possa rappresentare un'opportunità. Forse non è mai troppo tardi per chi voglia cambiare strada. Questa è un'altra pelle, la scelta di Salvatore Cortese, ex killer della ‘ndrangheta che ha spezzato l’omertà.

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