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Dietro le quinte della lotta antimafia

Il Maxiprocesso raccontato da Pietro Grasso

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di Ludovica Di Rende e Sabrina Muraca

 

Al quarantesimo anniversario dal Maxiprocesso a Cosa Nostra, Trame Festival ha l’onore di ospitare nuovamente Pietro Grasso, giudice a latere del Maxiprocesso ed ex Presidente del Senato. Prima dell’incontro, il magistrato ha incontrato i Volontari che hanno avuto il piacere e l’opportunità di dialogare con lui ponendogli domande sulle vicende più significative della sua vita, come i ruoli che ha ricoperto, le emozioni che ha provato, il coraggio con cui ha superato le tante sfide che la vita gli ha posto davanti. 

Questa sera si è tenuta la presentazione del suo nuovo libro “‘U Maxi, dentro il processo a Cosa Nostra”, che racconta le vicende della più grande inchiesta contro la mafia della storia, che vide 475 imputati, 19 ergastoli, 2665 anni di carcere complessivi ma anche 114 assoluzioni, con cui si affermò il metodo Falcone e si capì, grazie anche alle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Buscetta, quanto Cosa Nostra non fosse solo esistente, ma che avesse anche un’organizzazione piramidale e tentacolare.

Nel momento in cui gli è stato proposto di ricoprire la carica di giudice a latere al fianco di Giovanni Falcone, Grasso si accorse che, se avesse acconsentito, la sua vita sarebbe cambiata drasticamente. Dopo essersi confrontato con la sua famiglia e accettato l’incarico, Falcone lo mise alla prova mostrandogli una stanza stracolma di faldoni che avrebbe dovuto studiare, e questa è proprio l’immagine che l’autore ha scelto di utilizzare per la copertina.

Nel libro sono raccontati momenti drammatici, ma anche retroscena comici e inediti, come quando l’imputato Salvatore Contorno, dal momento che esponeva le sue dichiarazioni esclusivamente in dialetto siciliano, obbligato a parlare in italiano, disse con tono beffardo “Qualche parola se esce ce la calo”, o quando la giuria non potè entrare in aula minacciata da un “attacco di mandarini” da parte degli incriminati, o ancora quando, per rallentare l’andamento del processo, molti finsero crisi epilettiche, malattie o persino ingerendo chiodi.

Secondo quanto dichiarato da Grasso, il momento in cui interiorizzò la portata di ciò che stesse continuando fu quando entrò in aula Buscetta, uno dei principali esponenti della mafia siciliana, che mise in crisi le dichiarazioni di tutti gli altri imputati, soprattutto dopo il celebre dibattito Buscetta-Calò.

Questo anniversario ci responsabilizza su come, nonostante le iniziali perplessità (a partire dallo scrittore Sciascia), il Maxiprocesso risulti ancora una pagina importante della storia della lotta contro la mafia. Ancora oggi, Grasso porta con sé l'accendino donatogli da Giovanni Falcone, metafora della scintilla della lotta alla mafia, e di come debba essere ancora presente nel cuore delle nuove generazioni.

 

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