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Salvatore Aversa e Lucia Precenzano: una memoria che continua a interrogare la città

La cerimonia in Cattedrale ricorda il poliziotto "di strada" e l'insegnante uccisi nel 1992: un monito contro la rassegnazione e il servilismo.

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Il 4 gennaio 1992, a Lamezia Terme, la ’ndrangheta colpì con una violenza feroce e simbolica lo Stato e la società civile, assassinando il Sovrintendente Capo della Polizia di Stato Salvatore Aversa e sua moglie Lucia Precenzano, insegnante conosciuta e stimata. Un duplice delitto senza testimoni, eseguito da killer professionisti ancora senza nome, che segnò profondamente la storia della città e dell’intero Paese, nello stesso anno delle stragi mafiose di Palermo.

A 34 anni da quell’agguato, il 4 gennaio 2026, la Polizia di Stato ha promosso, come per ogni anniversario, una commemorazione dei coniugi Aversa a Lamezia Terme. Alla presenza dei figli Walter, Paolo e Giulia, dei familiari e di numerose autorità civili, militari e giudiziarie, la celebrazione Eucaristica si è svolta nella Chiesa Cattedrale dei Santi Pietro e Paolo ed è stata officiata dal Cappellano della Polizia di Stato, don Alessandro Nicastro.

Nell’omelia, il Cappellano ha richiamato con forza il valore testimoniale del sacrificio di Salvatore e Lucia, sottolineando come una giustizia piena non possa prescindere dal superamento di una mentalità alimentata dal servilismo e dalla rassegnazione. Il loro sacrificio, ha affermato, dimostra che «è possibile un altro modo di vivere», fondato sulla difesa quotidiana della legalità.

Il Questore di Catanzaro ha ricordato la figura professionale di Salvatore Aversa, responsabile della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Lamezia Terme, poliziotto “di strada”, profondamente legato al territorio e al suo lavoro investigativo. Una commemorazione che, ogni anno, riapre una ferita mai rimarginata, ma che al tempo stesso ribadisce come il sacrificio dei coniugi Aversa resti un modello fondamentale a difesa della legalità e del bene comune.

La cerimonia, accompagnata da un coro polifonico e dalla partecipazione dell’Associazione Nazionale della Polizia di Stato e delle organizzazioni sindacali, si è conclusa con la deposizione di un cuscino di fiori presso la lapide commemorativa collocata accanto alla Cattedrale, nella sede dell’ex Commissariato di P.S. di Corso Numistrano.

Nel corso della celebrazione è stato ricordato anche l’impegno della Fondazione Trame e delle realtà civiche nate negli anni come risposta concreta alla violenza mafiosa. Don Alessandro Nicastro ha invitato a non vivere questi appuntamenti come un rituale automatico, ma come un’occasione di verifica collettiva:
«Ogni anno sembra che celebriamo un automatismo, ma non è la stessa cosa. È un momento per fare una ricognizione e capire cosa si fa in questa città nella lotta alla criminalità».

Il sacerdote ha poi posto una domanda che resta centrale: «Da allora ad oggi, in questi 34 anni, cosa è cambiato?». La risposta è stata lucida e insieme incoraggiante: la coscienza civile è cresciuta, anche se le famiglie che controllano il territorio sono rimaste spesso le stesse. Tuttavia, la città ha reagito: imprenditori hanno preso coscienza, è nata l’Associazione antiracket, è nato il Festival Trame.

Un messaggio forte, ha sottolineato don Nicastro, «che ci è stato consegnato da Salvatore e Lucia», in una città che, nonostante tutto, «ha gli anticorpi per reagire»

 

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