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Giovani e democrazia: oltre i luoghi comuni

Il prof. Andrea Bonanomi presenta il Rapporto Giovani 2025: uno sguardo approfondito sulla partecipazione politica giovanile, tra disillusione, nuovi linguaggi e voglia di cambiamento

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di Maria Grazia Figlia e Lorenzo Zaffina

Nella seconda giornata del Festival Trame, si è svolto l’incontro con Andrea Bonanomi, docente della facoltà di Psicologia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano,  che ha presentato il Rapporto Giovani 2025, parlandone con la giornalista Maria Chiara Caruso in collaborazione con il Sistema Bibliotecario Lametino.
Il rapporto, a cura dell’Osservatorio Giovani dell’Istituto Toniolo, affronta la situazione giovanile in Italia ripercorrendo quattro aree tematiche: formazione, lavoro, partecipazione politica e benessere psico-sociale.

Il titolo dell’evento: “Democrazia e partecipazione”, è anche il tema del capitolo del Rapporto curato dal prof. Bonanomi, che si concentra sulla relazione che i giovani hanno con la democrazia e la politica. Una relazione che troppo spesso viene stereotipata dall’opinione pubblica, dai media e dalla classe politica che etichettano i giovani come disinteressati e indifferenti, ma non fanno nulla per affrontarne le cause.
L’analisi proposta, invece, va ad indagare a fondo i motivi di questo comportamento, permettendo di ridefinire quest’ultimo alla luce di dati concreti acquisiti secondo diverse metodologie di ricerca.

La chiave di lettura è capire cosa si intende per partecipazione politica: se le generazioni passate hanno una definizione basata su standard rigidi, come l’esercizio del diritto di voto e la vita di partito, i giovani invece hanno una visione più ampia che comprende attivismo, scelte consapevoli e sostenibili, confronto e cittadinanza attiva.

La motivazione principale che porta all’indifferenza è la disillusione nei confronti della classe  politica, che non li rappresenta. L’astensionismo al voto giovanile è spiegato dal loro diverso profilo di valori rispetto alle altre generazioni: l’interesse al voto è presente, ma se manca un’offerta soddisfacente e un coinvolgimento attivo, si crea inevitabilmente disaffezione e rinuncia. 

Cos’è che vogliono i giovani? Vogliono mettersi in gioco e chiedono di essere valorizzati sulla base delle loro competenze e dei loro ideali, essere coinvolti dando un contributo concreto alla comunità.

Per il futuro della situazione politica i giovani individuano due strade antitetiche: da un lato la politica del leader forte e carismatico che risolva tutti i problemi, espressione di una rassegnazione totale da parte della cittadinanza; dall’altro c’è la voglia di rivoluzionare il concetto di democrazia e proporne una che sia sociale, partecipata, inclusiva, che coinvolga orizzontalmente le specificità di tutti i cittadini.

Chiude l’incontro un messaggio di speranza, una speranza attiva che contempli la democrazia non come qualcosa che si eredita, ma come qualcosa da esercitare e rigenerare: la chiave di questa rigenerazione sono proprio i giovani.

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