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Tra terra e libertà, la strada come spazio dell’incontro

L'antropologo Mauro Minervino presenta a Trame Festival una riflessione sul valore dello spazio pubblico e del movimento contro la chiusura domestica.

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di Serena Notaro

 

 

Nel corso dell’ultima giornata di Trame Festival, nella cornice di Pan&Quotidiano, in Piazza Mazzini, l’antropologo Mauro Minervino ha presentato il libro Le strade, la vita. Storie, luoghi, antropologie (Morcelliana-Scholé), dialogando con i giornalisti Antonio D’Orrico e Vinicio Leonetti.
Nel volume, Minervino si interroga sull’importanza delle strade nelle nostre vite, intese come luoghi di incontro con l’altro e di scoperta di sé. Lo fa non solo affrontando il tema da una prospettiva antropologica, ma anche ripercorrendo alcune delle più significative rappresentazioni della strada nella letteratura, nel cinema e nella musica.
Tra i numerosi riferimenti evocati nel libro, si passa da Italo Calvino, che compie il proprio percorso di autodeterminazione attraverso ripetute fughe da casa, come racconta ne La strada di San Giovanni, fino a Il sorpasso di Dino Risi, film in cui Vittorio Gassman e Jean-Louis Trintignant attraversano l’Italia a bordo di una Lancia Aurelia in un viaggio reale e metaforico, osservando la trasformazione del paese dall’Italia del dopoguerra a quella del boom economico. Il percorso tocca poi On the Road di Jack Kerouac, testo simbolo della Beat Generation, scritto suggestivamente su un rotolo di carta lungo circa 36 metri, che restituisce l’idea della continuità del viaggio, per arrivare infine a La strada di Federico Fellini, in una costellazione di opere che mostrano come la strada sia stata raccontata e interpretata in forme e contesti differenti.
In tutti questi casi il viaggio rappresenta una modalità di inventare se stessi, come insegna anche la vicenda di Don Chisciotte. Secondo Minervino, «ogni generazione scopre se stessa attraverso l’appropriazione di uno spazio che non è quello domestico». La piazza è un luogo emblematico: è lì che si diventa persone. Non c’è storia senza allontanamento, pur nella prospettiva di un ritorno. Il viaggio serve a sfondare il muro dell’ignoto. Non è un caso che, nei viaggi di ritorno, la strada sembri sempre più breve: è il segno di una conoscenza maturata, di un ignoto che non è più tale.
Durante l’incontro è stato ripreso anche il tema di questa edizione di Trame, “Terra e libertà”. Le strade, ha osservato l’antropologo, non sono semplici spazi di transito, ma luoghi dell’azione umana e politica in cui si costruiscono relazioni, si compiono scelte e si ridefiniscono i propri orizzonti. Per Minervino, infatti, il movimento e l’incontro rappresentano strumenti fondamentali di crescita e comprensione del mondo: chiudersi entro i confini del proprio spazio domestico o della propria comunità significa rinunciare a quel confronto con l’altro che rende possibile una conoscenza più profonda della realtà.

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