di Martina Nisticò e Serena Savatteri
Durante la quinta giornata della quindicesima edizione di “Trame, festival dei libri sulle mafie”, nel Chiostro San Domenico, si è tenuto l’incontro “Dialogo intorno al carcere”, con la giornalista Raffaella Calandra, la provveditrice regionale all’amministrazione penitenziaria della Calabria, Lucia Castellano, la referente dei programmi culturali della rivista “Micromega” Emanuela Marno e il direttore dell’Ufficio interdistrittuale di esecuzione penale esterna Rocco Scicchitano.
Nel corso dell’incontro, è stato presentato il libro di Castellano e Donatella Stasio, “Diritti e castighi. Storie di umanità cancellata in carcere” e lo speciale di Micromega “Dei delitti e delle pene”.
«In questo numero di Micromega, a cui ha contribuito anche Lucia Castellano, ci sono tante riflessioni rispetto alla qualità e alle difficoltà che vive il nostro sistema penitenziario» ha dichiarato Calandra.
Uno dei problemi evidenziati proprio nell’incontro, riguarda il sovraffollamento delle carceri, in quanto si registra un aumento di detenuti su tutto il territorio nazionale: «oggi i numeri dicono questo: parliamo di un sovraffollamento presente forse come mai prima del 2006, quando i detenuti erano 69.000. Ad oggi sono circa 65.000» ha precisato Castellano.
La provveditrice ha inoltre sottolineato l’importanza del recupero dei detenuti, per reinserirli nel contesto sociale in modo che non tornino a delinquere, anche se si tratta di un tema delicato, a causa delle condizioni precarie in cui versano i nostri istituti penitenziari.
Durante il suo intervento, Marno ha evidenziato l’impegno di “Micromega” sul tema della legalità e ha spiegato come i detenuti rappresentino le “risorse umane” delle mafie: «Se non trattati dignitosamente, i detenuti continueranno a rappresentare la forza-lavoro mafiosa: nelle carceri, infatti, ci sono pochi mafiosi, ma molti tossicodipendenti e spacciatori. È proprio il disagio sociale che questi vivono che permette alle mafie di proliferare».
Scicchitano ha poi aggiunto: «il carcere ha una funzione, che è quella dell’inserimento sociale e si basa, quindi, su una sua intima contraddizione. Voler reinserire le persone nella comunità significa non solo responsabilizzare la persona, ma la società stessa».
Nell’ultima parte dell’incontro, Scicchitano e Castellano hanno dichiarato in anteprima di star lavorando a un nuovo progetto di dismissione e reinserimento dei detenuti nella società, restando fedeli ai loro valori in quanto operatori penitenziari.

