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La mafia è come il virus che contagia, e come il long covid ha conseguenze nel futuro

Paolo Lattanzio, giovane deputato, discute del suo libro “La pandemia mafiosa” con la giornalista Annarosa Macrì

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di Gilberto Villella

La mentalità mafiosa è estremamente radicata nella società Italiana, in particolar modo nelle regioni in cui la divisione economica è più accentuata. Ciò di cui si parla nel libro è una realtà che appartiene a tutti: con l’emergenza pandemica, le mafie hanno giocato un ruolo sempre più visibile nelle nostre vite quotidiane, hanno saputo infiltrarsi nelle necessità di tutti,nei vuoti dei cittadini per arricchirsi e ha portato molti imprenditori a cercare aiuto nelleorganizzazioni criminalicon il fine di acquisire gradualmente ogni tipo di attività. La conseguenza è che le imprese che si affidano alle mafie annientano la prospettiva di vita e il futuro delle prossime generazioni.

Il concetto di antimafia sociale non sussiste senza il riconoscimento dei diritti, è un valore che non è presente neanche nel mondo dell’istruzione, tale che rimane solo un ricordo storico senza entrare nel cambiamento quotidiano.

Occorre quindi integrare la didattica e, sottolinea Lattanzio, sensibilizzare i giovani verso una presa di coscienza per non aver paura di esporsi. Tale acquisizione è applicabile anche in altri ambienti frequentati dai giovani, come per esempio le realtà sportive e gli stadi, prima che lo facciano le organizzazioni criminali infiltrandosi.

Alla domanda della giornalista Annarosa Macrì sulla possibilità che Trame concluda la propria attività nell’utopica speranza che la mafia svanisca, lo scrittore sottolinea come sia necessaria che le attività di Trame vadano avanti perché la storia non si ripeta.

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