di Roberto Fortugno
Il giornalista e inviato di Domani Nello Trocchia ha presentato il suo ultimo libro, un’inchiesta sulla criminalità albanese, che ha acceso i riflettori sulle capacità delle mafie di divenire sempre più globali.
Presente all’incontro, ma collegato in video-chiamata, anche il procuratore di Prato, Luca Tescaroli, che ha affermato: «Il termine è una provocazione efficace, perché nessuno dovrebbe mai essere considerato invincibile. La criminalità albanese è lo specchio del dinamismo che le altre realtà criminali già vantano nel nostro paese. I componenti di questi gruppi sono ritenuti soggetti affidabili dai vertici della criminalità organizzata italiana. I gruppi albanesi investono nel nostro paese in plurimi settori, sono cresciuti anche sul piano criminale. Alcuni narcotrafficanti internazionali hanno iniziato a collaborare con la giustizia, facendo emergere come gli albanesi si siano tramutati in broker, abbiano preso il controllo di porti in diversi paesi e siano ritenuti affidabili»
Il giornalista e vice direttore del quotidiano Domani, Giovanni Tizian, ha anche accennato alle ultime vicende giudiziarie, relative in particolare all’archiviazione della posizione di Marcello Dell'Utri nell’inchiesta sui mandanti esterni delle stragi del ‘92.
Il procuratore Tescaroli ha risposto così: «Tutto quello che è stato fatto credo sia stato fatto in modo corretto. Nel merito della vicenda non intendo dire nulla». Il procuratore, dunque, ha salutato, facendo i complimenti all'autore per il libro inchiesta.
Il direttore artistico di Trame e giornalista Giovanni Tizian ha proseguito: «La commissione antimafia sembra in balia di teorie assurde. Non ci si accorge che in Albania si regalano milioni di euro per costruire dei centri quasi vuoti, che costituiscono anche uno spreco di denaro»
Ha preso la parola l'autore, Nello Trocchia: «C’è un elemento sfuggito a molti sul quale è calato il silenzio. Le istituzioni tacciono su un elemento chiave, cioè la concessione di 120 milioni di euro al governo albanese, al quale non è stato richiesto nulla. Il magistrato Francesco Mannoi ha lavorato sulle mafie albanesi e ha fatto notare che la normativa albanese non ha la capacità di incidere come dovrebbe. Questo silenzio è legato anche ai rapporti politici. La commissione antimafia, purtroppo, sembra volersi occupare solo del rapporto mafia-appalti»
Giovanni Tizian ha incalzato: «Tu nel libro fai uno scoop importante, si parla di una riunione su un’isola sperduta, dove oltre ai boss c'era anche qualche esponente del governo Rama»
Nello Trocchia ha risposto: «Si, nel 2019 la DIA accennava a tale incontro. In queste settimane assistiamo alle proteste in Albania per contestare il resort del genero del presidente degli USA, Donald Trump. Tra i partecipanti all’incontro c'era anche Artur Shehu, una sorta di mammasantissima della criminalità albanese. Molti dei terreni dove sorgerà quel resort erano proprio suoi. Edi Rama non ha mai risposto alle domande»
Giovanni Tizian ha riunito le diverse personalità citate: «Siamo partiti da un gruppo di corrieri della ‘ndrangheta e siamo giunti al genero di Donald Trump. Diversi mondi si incontrano in questo libro»
Nello Trocchia ha affermato: «I criminali albanesi sono entrati in contatto con quelli italiani. Oltre ad Arbenzoglu, che è uno dei narcotrafficanti più pericolosi, diversi sono i criminali che hanno fatto affari e amicizie con lui. La mafia albanese garantiva servizi alle criminalità organizzate italiane, anche in termini di armi. Un collaboratore di giustizia mi ha raccontato che la seconda guerra di camorra è stata combattuta con le armi albanesi. Le caratteristiche della mafia globale e internazionale rendono difficile contrastare efficacemente questa realtà»
In conclusione, Giovanni Tizian ha detto: «Parlavi di Roma, che è una città che dal punto di vista criminale è dominata da gruppi criminali romani e albanesi. C'è un filo nero che lega molte storie, come quella dell’omicidio di Fabrizio Piscitelli»
Nello Trocchia ha ripreso la parola, concludendo: «La sua agenda è un altro buco nero per la commissione antimafia, perché racconta di tutto. C'è un responsabile dello sport di FDL che non ha negato certe amicizie, si cita il conduttore Pino Insegno che ha fatto una cortesia a Piscitelli. A tal proposito svelo un importante episodio a distanza di anni. Anche parte della nostra categoria va ritenuta responsabile, perché la prima inchiesta su Piscitelli risale al ‘92. Il titolo del libro provoca, ma racconta anche la storia di Dorian Petoku, fintosi tossicodipendente, ma in realtà uno dei pezzi grossi del narcotraffico globale. Oggi è ancora a Dubai e gestisce le partite di affari»

