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La corruzione senza tangenti né partiti: a Trame la nuova radiografia del potere

I giornalisti Bisbiglia e Grasso presentano "La Repubblica delle mazzette": dalle riforme del governo alle ultime inchieste sul Ponte sullo Stretto, ecco come è cambiato il sistema a trent'anni da Mani Pulite.

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Piazza Mazzini ha accolto la Repubblica delle mazzette, la nuova inchiesta scritta a quattro mani dai giornalisti del Fatto Quotidiano, Vincenzo Bisbiglia e Marco Grasso. Il libro approfondisce vari scandali giudiziari che hanno attraversato l'Italia negli ultimi anni, partendo dal caso di Genova e finendo con quello milanese. Il libro è una mappa fondamentale per coloro che vogliono saperne di più delle vicende giudiziarie del nostro paese, a distanza di trent'anni da Mani Pulite.

La presentazione è stata moderata dal giornalista Antonio Ricchio, della Gazzetta del Sud: «il libro racconta dei diversi casi riguardanti la corruzione italiana. Il sistema delle mazzette è cambiato, ma come?»

«La mazzetta oggi non c'è più, abbiamo constatato questo» ha spiegato Vincenzo Bisbiglia: «è diminuita questa modalità, quella delle buste e dell’aggiustamento di pratiche»

Fino a poco tempo fa c'erano i partiti a fare parte di questo sistema, ma oggi non è più così, ha sostenuto Marco Grasso: «per trovare un altro governatore arrestato in Liguria, bisogna tornare agli anni ‘80. Da allora è cambiato tutto». 

Oggi c'è una corruzione senza tangenti e anche senza partiti, che non hanno più il potere di tempo fa. Oggi i singoli politici conducono il gioco. Fondando un partito personalistico, si tira su un’enorme quantità di soldi, più di quanto coglievano i partiti tradizionali, è emerso dalla sua analisi. La figura chiave del partito è venuta meno, quindi ci sono meno anticorpi per contrastare ciò. 

«Sicuramente, c'è però un'inchiesta scoppiata in questi giorni. È quella in atto a Roma, in merito al Ponte sullo Stretto, non abbiamo fatto in tempo a inserirla nel libro» ha svelato il collega. L'inchiesta di cui si narra è quella riguardante alcuni avvocati della Corte dei Conti, che avrebbero fatto pressione affinché si accelerasse il progetto.

«L'inchiesta è partita nel 2023, quando iniziò l'amicizia tra Miele e Saccomanno. Quando la delibera sul Ponte arrivò alla Corte dei Conti, si fece pressione per farla passare» ha spiegato Vincenzo Bisbiglia: «questo avvocato, però, non ha promesso direttamente dei soldi, ma ha promesso incarichi e assunzioni. Per esempio, un incarico in FIGC. La delibera, poi, non è passata. Non sappiamo come andrà a finire, siamo ancora all’inizio».

Chissà con quali strumenti si potrà combattere questa corruzione.

«Prima di trovare risposte, ci vuole una diagnosi che dica le cose come stanno» ha spiegato Marco Grasso: «il governo ha abolito l’abuso d'ufficio, siamo l'unico paese in Europa. È stato depotenziato il reato di traffico d'influenze, sono state ristrette le intercettazioni, poi c’è la legge bavaglio. Gli italiani, comunque, si sono pronunciati in modo netto, dando una scossa alla politica»

Bisogna spingere per chiedere certi cambiamenti legislativi, l’Italia non ha neanche una legge sui conflitti d'interesse e sul contrasto alle lobby. Ci vuole anche un grande movimento culturale, fare rete. Non si può più nemmeno dimostrare che è un reato dare incarichi a persone che sono in conflitti d'interesse.

Fare informazione giudiziaria è divenuto particolarmente difficile nel contesto odierno. Ne è convinto anche Vincenzo Bisbiglia: «È Difficilissimo. Il ministro Corsetto ha denunciato il Domani perché ha pubblicato degli atti che erano già disponibili a tutti. Sta diventando sempre più difficile, perché spesso le procure cercano le fonti dei giornalisti, piuttosto che i fatti»

Se questi episodi si ripetono con frequenza, c'è un problema nella classe politica.
«Da un lato, c'è un problema di struttura nel nostro paese, perché la corruzione avviene quasi sistematicamente» ha proseguito Marco Grasso: «non c'è un sistema che incentiva le parti sane. Anche il crollo del Ponte Morandi ha alle spalle una lunga storia di corruzione».

Le persone, tuttavia, tendono a ridimensionare questi scandali giudiziari quando riguardano anche la loro parte politica.

«Secondo me non c'è più l’indignazione di prima, anche perché quando il M5S è andato al governo, nonostante qualche cosa utile, anche qualche inchiesta lo ha colpito» ha continuato il collega del Fatto: «Credo siano cambiate anche le priorità, è aumentata la voglia di concretezza. Le mazzette spostano appalti, elezioni. È tutta una catena ed è pericoloso. Alla fine è la criminalità organizzata a servirsi di tutto questo»

 Ma la corruzione non riguarda solo il Sud, quindi un certo modo di intendere lo Stato è uguale ovunque.

Marco Grasso ha ripreso la parola: «viviamo un momento regressivo, la riforma della separazione delle carriere era una separazione dei poteri, quello che voleva Licio Gelli. Questa, però, è una tendenza di livello internazionale, una concentrazione dei poteri nelle mani di pochi». Poi ha aggiunto che una delle leggi approvate dal governo, quella di alzare la soglia dell’affidamento di appalti, ha creato le condizioni per assegnare appalti in modo diretto. Non c'è più bisogno di accentrare il potere nelle mani di uno solo.

Vincenzo Bisbiglia, infine, ha risposto anche in merito ad alcune proposte di riforma, come quella del premierato, che sembrano andare proprio dove voleva Licio Gelli: «C’era anche una riforma della Corte dei Conti, oltre al referendum sulla separazione delle carriere. Ora quando ci sono delle inchieste riguardanti politici, il presidente della Corte dei Conti, nominato dal governo, può avocare a sé le indagini. Vengono accentrate così le inchieste contabili, è tutto parte di un disegno politico»

Il sistema delle mazzette è molto cambiato dopo Mani Pulite, oggi i partiti non hanno più il grande potere di un tempo, ma spiccano i singoli personaggi politici, che acquistano più importanza. Un’inchiesta fondamentale per capire il cambiamento della corruzione e degli scandali giudiziari del nostro paese.


 

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