“Il termine 'invincibili' è una provocazione efficace, nessuno deve mai essere considerato invincibile”, lo afferma Luca Tescaroli, Procuratore della Repubblica di Prato, intervenuto al Festival dei libri sulle mafie "Trame", in corso a Lamezia Terme fino a domenica 21 giugno, sul tema della mafia albanese e della sua capacità di affermarsi nei traffici criminali internazionali.
“Sicuramente alcuni gruppi criminali sono più difficilmente aggredibili — spiega Tescaroli — ma credo che ci siano le condizioni per porre in essere un contrasto sempre più efficace”.
Secondo il Procuratore, si tratta di "un fenomeno criminale composito”. “La realtà — prosegue Tescaroli — è che la criminalità albanese è lo specchio di quel dinamismo che le realtà criminali, anche di tipo mafioso, hanno nel nostro Paese. Sono fenomeni in evoluzione e sicuramente i gruppi albanesi hanno conquistato spazi criminali lasciati liberi dagli attacchi inferti ai componenti dei gruppi mafiosi storici italiani”.
Tescaroli sottolinea come gli appartenenti a questi gruppi siano “ritenuti soggetti affidabili dagli esponenti dei sodalizi mafiosi storici italiani, come ’ndrangheta, Sacra Corona Unita e camorra” e riescano “anche a interagire in maniera efficace con i gruppi cinesi, che rappresentano l'altra realtà mafiosa che si sta affermando sempre più nel nostro Paese”.
Il Procuratore evidenzia inoltre la capacità di investimento dei gruppi albanesi: “Investono nel nostro Paese in varie direzioni, nei centri storici di alcune delle città più note al mondo e in diversi settori imprenditoriali. Sono sicuramente cresciuti sul piano criminale e non va sottovalutata l’entità di un pericolo che deriva dal non agire. Sulla base degli sforzi investigativi che sono stati effettuati e che sono ancora in corso, e che hanno aperto squarci conoscitivi di sicuro rilievo, alcuni narcotrafficanti albanesi e appartenenti ai gruppi mafiosi tradizionali hanno scelto di collaborare con la giustizia. Sono stati effettuati sequestri di beni — aggiunge Tescaroli — ed è emerso come i soggetti albanesi si siano trasformati in broker che riescono ad avere rapporti e contatti finanziari con i produttori della cocaina in Colombia”.
Secondo Tescaroli, i gruppi albanesi “si sono affermati in diversi Paesi dell’America, come l’Ecuador”, e hanno sviluppato “il controllo dei porti sia in Ecuador, sia in altri Paesi dell’America, sia in Italia”. Si tratta, aggiunge, di soggetti “soprattutto particolarmente efficienti e ritenuti affidabili”.
Rispondendo alla domanda sul rapporto con le organizzazioni criminali cinesi, Tescaroli osserva: “I rapporti ci sono, sono ormai consolidati e dimostrati. Sono due realtà criminali sempre in contatto, che hanno delle specificità che consentono in qualche misura di completare i due gruppi criminali, rafforzando la loro capacità penetrativa e la storia delle loro attività”.
“Per un verso — spiega — i gruppi cinesi hanno la caratteristica di avere elementi di contatto in moltissimi Paesi, non solo europei ma anche in altre nazioni e nel continente americano. Sono in grado di offrire servizi di pagamento attraverso l’impiego di banche illegali. Sono servizi di pagamento che consentono di effettuare i pagamenti di forniture di droga e di merci prodotte da imprese e vendute al nero, senza che ci sia lo spostamento materiale del denaro. I gruppi cinesi svolgono la funzione di intermediari anche per appartenenti ai gruppi albanesi che trafficano e organizzano le importazioni di grossi quantitativi di stupefacenti — afferma Tescaroli — e assicurano il rientro del denaro attraverso varie metodiche che si ispirano alla cosiddetta hawala”.
Il Procuratore descrive anche alcuni meccanismi operativi: “Viene utilizzato normalmente un token, tipo banconote, dove ci sono i numeri delle stesse, che hanno una valenza di individuare esattamente i titolari. Poi, con meccanismi di compensazione tra soggetti che si trovano in altri Paesi, assicurano questo importante servizio che offre ai gruppi cinesi la possibilità di arricchirsi attraverso pagamenti percentuali e dà ai gruppi albanesi o alle strutture mafiose del nostro Paese il vantaggio di avere pagamenti sicuri senza impiegare le loro risorse”.
Per Tescaroli, “entrambi questi gruppi, sia i cinesi sia gli albanesi, sono compenetrati nel tessuto criminale del nostro Paese, pur presentando elementi identitari propri delle loro origini e dei collegamenti che entrambi hanno con determinati contesti”.
Tescaroli richiama, infine, alla dimensione transnazionale del fenomeno: “La criminalità albanese opera con una capacità generale in più Paesi e ha un’attitudine ad agire secondo parametri ispirati alla transnazionalità. Proprio questa peculiarità ha elementi di pericolosità, perché sono gruppi che riescono a incidere nell’ambito dell’attività economica in più Paesi. Riescono a mantenere rapporti con esponenti delle istituzioni — conclude il Procuratore — e a veicolare anche una penetrante capacità di corruzione. Proprio per questo va potenziato il contrasto, che può essere ampliato in tutte le direzioni”.

