di Serena Notaro
Un Manifesto con San Luca, e non “per San Luca”, è stato presentato durante la terza giornata di Trame Festival. La scelta della preposizione “con” non è casuale: le voci che lo comporranno – spiega Francesco Donnici, giornalista e ricercatore – nasceranno dal dialogo con chi quel territorio lo conosce dall’interno, lo vive quotidianamente e ne interpreta le istanze. L’obiettivo è costruire una narrazione plurale, capace di restituire la complessità di una comunità troppo spesso raccontata in modo parziale, distorto o, in alcuni casi, del tutto ignorata.
Il Manifesto non intende negare la realtà di San Luca né rimuoverne le criticità; al contrario, si propone di promuovere uno sguardo più ampio e consapevole sul territorio, liberando la comunità dal peso di stereotipi che la criminalizzano e dall’ombra di una criminalità che si presenta, utilizzando il termine di Anna Sergi – criminologa e docente dell’Università di Bologna – e Rosario Rocca – ex sindaco di Benestare ed ex presidente del Comitato dei sindaci della Locride – «mamma» e punto di riferimento sociale.
San Luca è al centro del progetto perché rappresenta un caso emblematico, per certi versi amplificato, di dinamiche che interessano anche i territori limitrofi. Il Manifesto, tuttavia, si rivolge a tutte le realtà che vivono condizioni analoghe. Sergi descrive con chiarezza il circolo vizioso che si genera in questi contesti: la marginalità e la percezione di abbandono da parte delle istituzioni alimentano nella popolazione risentimento e rabbia, che possono sfociare in una vera e propria ideologia anti-Stato. Questo sentimento, a sua volta, finisce per rafforzare la ’ndrangheta, che non è soltanto «un problema criminale di strada», come spesso viene ridotta nel dibattito pubblico, ma piuttosto «un processo di radicalizzazione di un certo tipo di norme, comportamenti e disvalori».
Nel corso della presentazione, Rocca e Carmen Bagalà – direttrice della Caritas di Locri – hanno offerto il loro punto di vista sulla realtà della Locride. Secondo l’ex sindaco, le comunità locali vivono una condizione di vittimismo estremo, alimentata dall’interiorizzazione di uno stigma. Questa rabbia profonda si intreccia con una politica che, nel tempo, ha trasformato il dubbio sull’assenza delle istituzioni in una certezza consolidata.
Bagalà spiega che la carenza di servizi essenziali e l’insufficienza di personale nelle amministrazioni locali fanno sì che, in molti casi, sia più semplice rivolgersi alla criminalità organizzata che allo Stato, poiché la prima è in grado di offrire risposte rapide e concrete. In un contesto in cui i diritti vengono percepiti come favori, si crea un terreno particolarmente fertile per l’espansione della ’ndrangheta.
L'intento del Manifesto è anche quello di sostenere chi è disposto a risignificare questi luoghi e a ricostruire una trama sociale. «Se nessuno corre il rischio e si assume il coraggio di dare voce a una San Luca o a una Locride diversa – afferma Rocca – prevale l’altro codice, quello criminale».
Al termine dell’incontro è stato lanciato un appello alla partecipazione al Manifesto, rivolto a chiunque condivida questa prospettiva e voglia contribuire con idee e proposte.

