di Carmen Critelli
Tra gli incontri più intensi della giornata di ieri al Trame Festival, grande attenzione ha suscitato il panel “Il lato oscuro della Germania”, un confronto lucido e approfondito sul radicamento delle mafie in territorio tedesco e sulle sfide poste dal crimine organizzato transnazionale.
A moderare l’incontro è stato Mickael Brown, che ha introdotto il dibattito partendo da un evento simbolico nella memoria collettiva tedesca: la Strage di Duisburg, il massacro di Ferragosto del 2007 che portò all’attenzione pubblica tedesca la presenza dell’ndrangheta nel Paese.
A confrontarsi sul tema sono stati Ruggero Scatturro, Anna Sergi e Judith Eisenger.
Ruggero Scatturro ha offerto una lettura ampia del fenomeno, evidenziando come il crimine organizzato in Germania non possa essere ridotto esclusivamente alle mafie italiane. Clan albanesi, turchi, libanesi, caucasici e gruppi criminali autoctoni convivono infatti in un ecosistema criminale articolato e strutturale. Il suo intervento ha sottolineato un concetto centrale: il crimine organizzato segue le opportunità economiche, sociali e politiche offerte dai territori. In questo senso, la Germania ha rappresentato per decenni un ambiente particolarmente favorevole, grazie alla sua stabilità economica e istituzionale.
Anna Sergi ha invece approfondito il caso dell’ndrangheta, proponendo una lettura lontana da semplificazioni. L’organizzazione, ha spiegato, non va interpretata come una struttura monolitica che “si sposta” da un luogo a un altro, bensì come una realtà fluida e transnazionale che esiste contemporaneamente in più territori. L’ndrangheta in Germania, quindi, non è semplicemente una proiezione di quella calabrese, ma una presenza radicata che si sviluppa lungo traiettorie migratorie storiche, consolidate già dagli anni Settanta.
Particolarmente interessante il passaggio dedicato alle dinamiche interne tra i clan: gruppi che in Calabria mantengono relazioni limitate possono invece cooperare in Germania per ragioni strategiche e operative. Una rete criminale che si adatta ai contesti locali, conservando però forti legami culturali, familiari e territoriali con la Calabria.
A chiudere il panel è stata Judith Eisenger, che ha portato la prospettiva dell’antimafia sociale in Germania attraverso l’esperienza di mafianeindanke, associazione nata a Berlino subito dopo la strage di Duisburg. La sua testimonianza ha raccontato come la reazione della società civile sia nata dalla volontà di contrastare non solo la criminalità organizzata, ma anche stereotipi e semplificazioni sull’Italia e sugli italiani all’estero.
Eisenger ha inoltre evidenziato alcune criticità del sistema tedesco nel contrasto alle mafie: l’assenza di una normativa specifica sull’associazione mafiosa, la mancanza di strumenti efficaci di confisca preventiva e l’assenza di un modello strutturato di riutilizzo sociale dei beni confiscati, come invece avviene in Italia.
L’incontro ha restituito un quadro complesso ma chiaro: la presenza mafiosa in Germania non è un fenomeno emergenziale né episodico, bensì una realtà consolidata che richiede strumenti legislativi adeguati, cooperazione internazionale e una forte consapevolezza civile.
Il dibattito di Trame ha così acceso i riflettori su una dimensione spesso sottovalutata del fenomeno mafioso: la sua capacità di attraversare confini, adattarsi ai contesti e radicarsi ben oltre i territori d’origine.

