“Casamonica. Viaggio nel mondo parallelo del clan che ha conquistato Roma” è stato presentato nel Chiostro di San Domenico dall’autore Nello Trocchia affiancato dal giornalista Rai Francesco D’Ayala. Un’inchiesta unica, il primo ritratto della famiglia criminale a capo di Roma. Tutti conoscevano i Casamonica ancor prima del 2015 – quando i media ci hanno raccontato ogni particolare del funerale di Vittorio Casamonica – ma le istituzioni si sono sempre limitate a considerarli come un fenomeno minore. Intanto il clan prosperava ed edificava un impero, accreditandosi come agenzia criminale di servizi che unificava la periferia disagiata e i salotti bene della Capitale. 

Proprio attraverso delle testimonianze inedite e dei resoconti giudiziari, Trocchia è riuscito a mostrare una città malata e in fin di vita, che lo Stato non riesce a rianimare. 

Ma chi sono i Casamonica? «Attualmente – spiega l’autore – sono il clan autonomo più potente del Lazio». Hanno iniziato dedicandosi all’usura, prima come manovalanza addetta al recupero crediti, poi acquistando direttamente i clienti da altri usurai. Sono divenuti ben presto innominabili. Hanno scelto le vittime della loro usura, le hanno circuite con la tecnica della lagnazione e ne hanno preso totalmente il controllo con la violenza che istiga all’omertà. Nonostante questo sono sempre in libertà, quasi incensurati, così come gli imprenditori con cui fanno affari, intonsi da ogni misura cautelare. 

Secondo il racconto di un pentito di’ndrangheta, Massimiliano Fazzari, il clan dei Casamonica controllava il traffico di droga anche dal carcere di Rebibbia, nelle cosiddette aree verdi a cui avevano libero accesso. Si tratta, dunque, di un’associazione criminale che non è seconda a nessuno. 

Una delle loro armi più forti è la lingua con cui parlano tra di loro: il sinti è un idioma incomprensibile, che con il tempo ha adottato diverse espressioni di dialetti regionali, primo fra tutti l’abruzzese. Colpire il clan attraverso le intercettazioni è quasi impossibile. Gli interpreti sono pochi, per di più sottopagati, non protetti e impauriti. Senza le traduzioni non possono esserci elementi probatori. 

I Casamonica presentano tutte le caratteristiche di una mafia moderna, che si rapporta senza intermediari ai narcos e alla mafia più potente del nostro Paese, la ‘ndrangheta. 

Viene spontaneo chiedersi come mai nella capitale si sia ignorata la presenza della mafia e dei  clan? «Perché non si deve combattere ciò che non si nomina» risponde Trocchia.

A nulla sono serviti gli abbattimenti delle ville, che si sono rivelati un semplice spettacolo mediatico e non una vittoria dello Stato. Distruggere non è mai una vittoria piena. «Non bastano le ruspe per dare un segnale di sconfitta». Per ogni villa confiscata e abbattuta ce ne è un’altra grande il doppio pronta a diventare la nuova dimora dei membri della casata padrona di Roma.